VERTIGINE CAMBIA CASA
Vertigine cambia casa. Vertigine cambia impostazione. Più spazio ad interventi
esterni. Poesie. Racconti. Recensioni. Riflessioni. Vertigine continua ad essere
anche una rivista cartacea. Vertigine ama sdoppiarsi. Stiamo lavorando al fascicolo
dal titolo "L´esperienza della lettura". Vertigine vi augura buona permanenza nella
sua nuova dimora. Siete tutti invitati ad essere parte attiva del progetto.
http://vertigine.wordpress.com/
rossanoastremo@libero.it
Posa 'sto libro e baciami

Posta 'sto libro e baciami
39 famose scene d'amore raccontate da altrettanti auori
dalla prefazione del curatore Ivano Bariani:
Questa raccolta è una genialata. Primo perché questa – prendete nota – non è un’antologia di racconti; secondo perché questa è una raccolta di cover. Una cover è quando in musica qualcuno prende una canzone di un altro e la rifà a modo suo. La cover, come il remake nel cinema, è quindi un esercizio estremo di coraggio e di stile. Sposta tutto l’impegno sul come invece che sul cosa, e intanto – di solito – vede un tipo fare il fenomeno di fronte a un gigantesco mostro sacro nel suo genere.
Le cover sono sostanzialmente bugie raccontate benissimo, alle quali nessuno crede.
L’idea era questa: ogni autore doveva cercare di ricordarsi la sua scena d’amore preferita, poi doveva raccontarla a modo suo. La scena d’amore poteva essere parte di un film, di un libro, di una canzone, di una poesia, di un documentario, di una scultura, di una favola oppure di un ricordo (ma abbiamo accettato proposte per altre possibili fonti di scene d’amore). Quello che più ci interessava, ai fini della raccolta che stavamo imbastendo, era che le scene avessero una fonte precisa, e che quella fonte non stesse completamente nell’immaginazione dell’autore. L’altro requisito era che la scena prescelta fosse una scena di amore (per le scene di sesso, le scene di gelosia, le scene di sangue e le scene di caccia che erano anche scene di amore, abbiamo lasciato all’autore il compito di convincerci).
Allora una cosa che dovete assolutamente capire è: quello che avete tra le mani è il risultato dello sforzo di trentanove persone che sembrano persone normali, mentre invece sono persone che se in piena estate si vedono recapitare un invito delirante, quello che fanno è decidere di accettare il rischio di partecipare a questa cosa che non è la solita raccolta di racconti, ma è più una cosa tipo quelle audio-cassette che vendono negli autogrill – con titoli come «Canzoni d’Amore. 30 grandi successi della Radio».
in uscita il 7 febbraio
LIVIO ROMANO
da NIENTE DA RIDERE
E ok, le bambine son con lei. Nicola è a basket. Delle tigri, in cameretta, non c’è più traccia. Niente bagagli, niente ceste issate sulla cima dello scaffale con carrucola improvvisata e lasciate ribaltare sì da creare l’effetto Cascata Di Giocattoli. Sarà venuta la cugina in persona a prenderle. La Tigre Media sarà andata via con la mia promessa mancata di un gioco altissimo. Ma mi conforta il pensiero che posso andare a riparare a questo impegno disatteso a casa loro. Magari un regalo altissimo lo prendo per tutt’e tre le bimbe, penso. Magari uno anche per la madre e uno per il padre, progetto mentre mi sfrego le mani per la contentezza. Magari non subito. Dopodomani. La settimana prossima. Mi presento da loro, e: Sorpresa! Gregorio con una carriola di doni per tutti. Ché alle persone care devi fare dei regali. Devi fare delle sorprese. Vai da loro e gli fai queste sorprese, giubilo mentre appuro che anche nelle altre stanze non vi siano più segni della presenza felina. Poi busso alla stanza di Rosina, cioè al mio studio. Chiedo se mi passano il mio pc. Viene fuori un braccio da gorilla con il portatile in mano. Lo raccolgo senza ribattere. Mi sistemo in cucina. Mi preparo un panino, inserisco nel cellulare la scheda da free-lance e comincio a lavorare alla mia reclame elettorale. In un paio d’ore escogito lo slogan e imposto i manifesti. “Pensaci prima”, è la battuta per la prima serie. Più giù della scritta, profilattici, e spirali, blister di pillole anticoncezionali. Il mio nome scritto piccolissimo e con le iniziali minuscole. Il simbolo dei Verdi quasi impercettibile. Poi una seconda serie di manifesti.
“PROMETTO 5 posti da Guardia Rastrelli di Paperopoli 5 posti da ballerino nano 1 posto da Dirigente Massimo nel Dipartimento Chitarristi Elettrici del Klondike 270 contratti a tempo determinato da Disegnatori Murari Con Vernice Spray”
La grafica è identica alle locandine dei giornali di annunci di lavoro. L’unica differenza è quel “Prometto” iniziale. Mi pare un buon elaborato. Poi appunto idee sul lancio del nome. Sassofonista-sandwich che giri per la città con la scritta “Pensaci prima”, ma nei primi tempi rigorosamente senza il nome del candidato. Liste di varianti allo slogan. “Dai una chance alla tua intelligenza”, “Topolinia libera”, “La città dello swing”. Metto tutti questi files in una cartella pesantissima. Spedisco tutto a Quintino. Sono soddisfatto e impettito, pure se mi chiedo chi pagherà tutto ciò. Mi preparo un caffè con la faccia di uno che ha appena tenuto un concerto di due ore per arpa celtica. Sobbalzo appena trilla il telefonino. Corro a rispondere. È il segretario del rettore dell’Università di Pisciotta. Mi vuole per una conferenza. Chiedo intorno a cosa dovrei intrattenere i convenuti. Mi detta il titolo dell’intevento che avrebbe fatto il relatore se non avesse dato buca solo pochi giorni prima del convegno. “La sindrome ossessivo-compulsiva da gestore di weblog e sue ricadute sullo sviluppo di Comunity networks nei Comuni italiani”. In effetti mesi fa avevo scritto qualcosa su questa nuova possessione, ma non colgo il nesso con le comunità civiche.
Oltre al siparietto davanti al preside, tornato a casa Delia mi notifica che suo fratello Angelo e Rosina sono in camera a “esercitare un’arte che tu hai scordato completamente”. Io non capisco se la polemica è appuntata sul fatto che anche Angelo abbia messo le tende in casa oppure sul fatto che l’uomo abbia ripreso a scopare con la nostra amica o semplicemente che dovremmo chiamare i Carabinieri, far sgombrare la nostra abitazione civile trasformata in ostello e prendere noi a scopare.Poi se ne va di bell’e buono. E non mi risponde al cellulare che per dirmi: “Le bambine sono con me, andiamo al mare, tu fa’ quello che ti pare, non hai da giocare alla politica, oggi?”. In effetti, ce l’avrei. Ieri sera, prima d’andare a dormire, ho letto un’e-mail allarmata di Quintino: Visto che non ti si trova da nessuna parte, forse internet è l’unico modo per comunicarti che devi scegliere lo slogan per la campagna elettorale, e darci la foto per i manifesti e i volantini. Poi dobbiamo fissare gli incontri con i sacerdoti, quelli con le associazioni di categoria, andare a trovare qualche vecchio amico. Gli elettori di sinistra lasciamoli perdere. Quelli tanto votano già Rifondazione. Dobbiamo pescare nell’elettorato moderato. Fatti sentire, ti prego. Qui la posta in gioco è altissima. Stavolta spacchiamo tutto.
-Non lo chieda a me. Inventi qualcosa, una delle sue uscite spiritose. Va bene qualcunque osservazione lei faccia, ovviamente.
Chiedo l’ammontare del cachet. È ottimo.
-Ok, professore, ok ok. Dopodomani alle tredici.
Voi siete qui. Book Party

Segnalo a Roma il 28 gennaio:
“Il primo book party di minimum fax per festeggiare insieme l’uscita della nostra antologia di esordienti!”
VOI SIETE QUI: Sedici esordi narrativi
di e con:
Tiziana Battisti, Duccio Battistrada, Axel Braun, Cristiano De Majo, Barbara Di Gregorio, Marco Di Marco, Maura Gancitano, Tommaso Giagni, Giacomo Giubilini, Babsi Jones, Giancarlo Liviano, Flavia Piccinni, Francesca Ramos, Piero Sorrentino, Giorgio Vasta, Fabio Viola.
Sedici esordienti italiani del 2006, «pescati» nel gigantesco mare delle pubblicazioni cartacee e on-line, vengono proposti in quest’antologia da Mario Desiati come un’ipotesi, una scommessa sul potenziale panorama delle nuove scritture nei prossimi anni, con l’intento di coprire uno spettro, il più possibile ampio, di stili e attitudini. Voi siete qui è l’istantanea di una scena letteraria in movimento, la cartografia provvisoria per orientarsi oggi nei percorsi narrativi di domani.
Rialto Santambrogio
via S. Ambrogio, 4 • Roma
alle 19,30 aperitivo con gli autori
dalle 21,30 dj set Oleg e Mamed
10 euro ingresso, libro* e consumazione
*prezzo di copertina in libreria 12,50 euro
www.minimumfax.com
info@minimumfax.com
una poesia di amelia rosselli

AMELIA ROSSELLI
da Le poesie
Per le cantate che si svolgevano nell'aria io rimavo
ancora pienamente. Per l'avvoltoio che era la tua sinistra
figura io ero decisa a combattere. Per i poveri ed i malati
di mente che avvolgevano le loro sinistre figure di tra
le strade malate io cantavo ancora tarantella la tua camicia
è la più bella canzone della strada. Per le strade odoranti
di benzina cercavamo nell'occhio del vicino la canzone
preferita. Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca io vado cantando amenamente delle
canzoni che non sono per il tuo orecchio casto da cantante
a divieto. Per il divieto che ci impedisce di continuare
forse io perderò te ancora ed ancora - sinché le maree del
bene e del male e di tutte le fandonie di cui è ricoperto
questo vasto mondo avranno terminato il loro fischiare.
il nuovo giap

Giap #6, VIIIa serie - Creare nuovi mondi - 15 gennaio 2007
00. Preambolo: Manituana, marzo 2007
01. Omaggio alle biblioteche: libri, pugnalate e fichi secchi [WM]
02. Create nuovi mondi e nutrirete il cervello [WM2]
03. La particella Mu nella parola "comunismo" [WM]
04. Metà al fascio, metà al duce (intervengono Valerio Evangelisti e Carlo Loiodice)
05. Schedina al Bar Aurora. Un nuovo mp3 della Compagnia Fantasma
06. A proposito di 54: nuova pagina e scritte sui muri
07. feedback dei lettori: iPod, riprendiamoci gli spazi, recensioni on line
08. The Old New Thing. Un'antologia di free jazz curata da WM1
09. Farewell, farewell. Un saluto a Casa Logic
segnalo

A Roma, il 20 gennaio, alle 20:30, si terrà il secondo incontro di lettura di redattori del sito e autori, dopo la data presso la Casa della poesia (23 novembre 2006, Milano). Saranno letti testi in italiano, e traduzioni in italiano di testi comparsi o di prossima pubblicazione su GAMMM.
La sede della lettura è La Camera Verde, via Miani 20, Ostiense, Roma.
Testi di: Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Gianluca Gigliozzi, Marco Giovenale, Giuliano Mesa, Massimo Sannelli, Michele Zaffarano
Traduzioni da: K. Silem Mohammad, Christophe Tarkos, Helmut Heissenbüttel, Rodrigo Toscano, Jeamel Flores-Haboud, Jean-Michel Espitallier
Direzione e cura della jam-session: Giovanni Andrea Semerano, Centro culturale LA CAMERA VERDE
news

Da ieri ho iniziato la mia collaborazione con Booksblog.it, uno dei siti tematici della società editoriale Blogo.it. Un modo altro per parlare di libri e fare informazione. Buona domenica.
R.A.
cosa non va nello sguardo di ammaniti?

Colpi di tuono e lezioni di sguardo
Paolo Nori
questa recensione è apparsa ieri sul quotidiano Il Manifesto
Mi sembra che il modo migliore per dare un'idea del romanzo Colpi al cuore, sottotitolo Come fu girato il padrino, del finlandese Kari Hotakainen (Iperborea 2006, pp. 353, euro 16, traduzione di Tullia Baldassarri Höger Von Högersthal), che ho letto recentemente, sia paragonare l'uso delle sue metafore con quelle del romanzo di Niccolò Ammaniti Come Dio Comanda (Mondadori 2006, pp. 496, euro 19), che ho letto subito dopo. Fare proprio due elenchi.
In Ammaniti: «Cristiano Zena aprì la bocca e si aggrappò al materasso come se sotto ai piedi gli si fosse spalancata una voragine» (p. 7). «Ci fu uno scoppio assordante, e la zuppiera si disintegrò come se fosse stata colpita da un Cruise e rigatoni, schizzi di ragù e pezzi di plastica si sparsero per un raggio di dieci metri» (p. 102). «Dopo mangiato i tre rimasero in coma sul divano» (p. 103). «Ora che era arrivato il grande momento si sentiva sereno come un samurai prima della battaglia» (p. 187). «Si trascinò attraverso l'appartamento in cui sembravano esser passati i lanzichenecchi» (p. 281). «Era completamente zuppo di sudore e il piumino d'oca gli pesava addosso come se fosse sepolto sotto un quintale di terra» (p. 365). «Crollò sul divano sofferente e cominciò a lagnarsi come se gli stessero facendo una rettoscopia» (p. 398). «Il cancro se lo stava mangiando, proprio come una serpe si mangia un uovo» (p. 403). «E lei, a quel punto, come un capretto, un Bambi o quel diavolo che era, cominciò ad agitarsi, a urlare, a dimenarsi, a farfugliare» (p. 429). «Dovevano avere una sessantina d'anni. Una era alta e affilata come una mantide religiosa e l'altra era piccola e verde come un goblin. Il goblin si trascinava dietro un quadrupede che sembrava un diavolo della Tasmania» (p. 439). «Aveva visto i gabbiani volteggiare come avvoltoi che hanno puntato una bestia morta» (p. 446). «Poggiò una mano sul cofano come se fosse stremato da una lunga maratona» (p. 455). «Girò la testa verso la televisione con la velocità di una scimmia da laboratorio sotto oppio» (p. 477).
In Hotakainen: «Gli uomini sono fatti di carta, di acciaio non ce ne sono mai stati» (p. 177). «Coppola si sentiva come uno scolaretto tenuto per mano a cui viene spiegato per la prima volta come si monta un modellino» (p. 190). «Sonny era emozionato, sopra le righe, come una pustola che si irrita al minimo contatto» (p. 216). «L'uomo tenta di chiamare i figli e i nipoti, e la sua voce cigola come la sedia su cui è seduto» (p. 262). «L'uomo aveva replicato che se nel film c'era quella musica e c'erano anche dei massacri sarebbe andato a vederlo più che volentieri e ci avrebbe portato anche il cognato, che non è un patito di film d'azione ma più un tipo da pesca sul ghiaccio» (p. 264). «Per quarant'anni Keränen era sempre riuscito ad andare in bagno quando gli scappava, ora si sentiva come se entrambi i bisognini stessero per finirgli nei pantaloni senza il permesso del legittimo proprietario» (p. 269). «Le donne sono creature indomabili. Sono elettricità e acqua» (p. 281). «Laatikainen le sembrava una foca pronta a tornare alla sua vita originaria sulle rive del Saimaa. Dal naso e dalle orecchie gli spuntavano i peli, e dalla camicia sbottonata compariva un ciuffo di lanugine grigiastra. A parte il reddito, non vedeva altro che lo distinguesse da una foca» (pp. 288-9). «Il film mi piacque, anche se era fatto male. Brando era il migliore, bisognava ammetterlo. Che sia o meno un brav'uomo, recitare sa recitare. Il suo Vito Corleone era come mia nonna, una persona fragile che dice a bassa voce il fatto suo. La nonna passava le ore sulla sedia a dondolo in soggiorno a rammendare le reti da pesca del nonno. La sedia cigolava, e dalla sua bocca uscivano vecchi proverbi. Non erano regole di vita, erano colpi di tuono» (p. 344).
Adesso, a parte le foche, è singolare che l'esperienza di un mio quasi coetaneo finlandese mi sia più familiare dell'esperienza di un mio quasi coetaneo italiano.
A me sotto i piedi non si è mai spalancata una voragine, non ho esperienza diretta di qualcosa disintegrato da un Cruise, non ho mai visto una persona in coma, né un samurai prima della battaglia, né un luogo nel quale erano passati i lanzichenecchi (né un lanzichenecco), non son mai stato sepolto sotto un quintale di terra, non mi hanno mai fatto una rettoscopia, non ho mai visto serpi che mangiano un uovo, né un capretto, un Bambi o quel diavolo che era agitarsi, urlare, dimenarsi, farfugliare. Non ricordo di aver visto una mantide religiosa e non ho idea di cosa sai un goblin, e tantomeno un diavolo della Tasmania, non ho memoria di avvoltoi che puntano una bestia morta, non ho mai fatto una lunga maratona (neanche una breve), non ho idea della velocità con cui gira la testa di una scimmia sotto oppio.
La carta, i modellini, le pustole, il cigolio delle sedie, la pesca, i bisognini, l'elettricità, l'acqua, le conosco. Le foche poco, ma avevo una nonna che parlava così, con dei colpi di tuono.
Un mio amico con cui avevamo parlato poco tempo fa del fatto che i libri si scrivono con gli occhi, mi ha chiamato ieri e mi ha letto al telefono un pezzo di Flannery O'Connor preso da Nel territorio del diavolo, Sul mistero di scrivere (minimum fax 2002, pp. 150, euro 7,50, a cura di Robert e Sally Fitzgerald, edizione italiana a cura di Ottavio Fatica). Oggi sono stato in libreria e ho comprato il libro.
Il pezzo è questo: «La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli... Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un'ottima insegnante. Mi scriveva questo mio amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. Imparare a guardare, infatti, è la base per l'apprendimento di qualsiasi arte, tranne la musica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose».
poesia del dissenso II

POETI: Tommaso Lisa, Luca Paci, Adriano Padua, Massimo Palme, Gabriele Pepe, Daniela Raimondi
JOKER, 2006, ISBN 88-7536-107-X, pp. 98, cm 13x20,5, € 13,00
I testi
Dissenso significa rifiutare una concezione apparentemente democratica della cultura che invece è, sia pure in modo surrettizio e non immediato, violenta e totalitaria. Sembra un gesto poco saggio da parte della poesia, non è pessimismo snobistico affermarlo, quello di chiedere accoglienza ai margini di un sistema che la condanna aprioristicamente a non essere mai presa sul serio. Il dissenso comincia ribaltando questa ironica forma di apartheid con un atto di fede nella parola. Non v’è necessità di rinunciare al dubbio, alla coscienza infelice, alle domande di sempre: al contrario, servono risposte che non cessino di interrogare. Mi auguro che gli autori del dissenso qui antologizzati possano ritrovarsi in questa difficile speranza. Gli elementi a sostegno di un simile auspicio, per fortuna, non mancano.
[Dall’Introduzione di Giampiero Marano]
frammenti di un discorso amoroso
![]()
Un mandarino era innamorato di una cortigiana. "Sarò vostra, - disse lei - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra". Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se ne andò.
(da "Frammenti di un discorso amoroso" di Roland Barthes)
giovani scrittori...
|
Esor-dire |
| Due giorni di conversazioni sul pubblicare la prima volta |
|
Universiade Invernale 2007
18 – 19 gennaio, Torino- Bardonecchia
Ingresso libero
Il 18 e 19 gennaio in occasione dell’Universiade Invernale Torino 2007 la Scuola Holden con il sostegno della Regione Piemonte, organizza Esor-dire, due giorni di eventi e incontri fra Torino e Bardonecchia sulla formazione e il debutto nel mondo dell’editoria, dedicati a scrittori esordienti e aspiranti scrittori under 35.
A Torino: un INCONTRO tra editori e scrittori esordienti in collaborazione con Il Circolo dei Lettori; a Bardonecchia: PROVE D’AUTORE e un TORNEO LETTERARIO con il sostegno del Comune di Bardonecchia.
Esor-dire nasce dall’idea di coniugare l’esperienza pluriennale della Scuola Holden nella didattica per la narrazione con lo spirito delle Universiadi, una manifestazione sportiva e culturale internazionale che mette a confronto giovani talenti con voglia di emergere e di crescere. In questi due giorni gli aspiranti giovani autori avranno l’occasione di incontrare importanti editori italiani che lavorano con gli esordienti, per presentare i loro testi.
Giovedì 18 Gennaio
Circolo dei Lettori, Torino – Via Bogino, 9. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Esor-dire – INCONTRO
a cura della Scuola Holden in collaborazione con il Circolo dei Lettori Una giornata di incontro tra editori italiani sul fenomeno e la "politica degli esordienti".
I temi di discussione:
Per sempre giovani. Quando lo scrittore diventa Dorian Gray Ore 9.30
Ci sono “giovani scrittori” che sono come dei Dorian Gray della letteratura, costretti da un patto luciferino a restare perennemente giovani. Si può parlare di “fenomenologia dell’esordiente”? Esiste uno specifico espressivo dell’esordiente? Discussione intorno alle aspettative dell’editore e del pubblico e sulle regole del mercato editoriale. La geografia dell’editoria Ore 11.30
Per tracciare una mappatura delle scritture, dei toni, dei colori e più in generale una mappatura della geografia editoriale italiana. Cosa c’è e cosa non c’è, cosa non troviamo più in libreria, e perché. Ci sono scritture che sono pressoché del tutto scomparse nella nostra editoria. Lavorare sugli esordienti può essere un modo per ritrovare voci nuove capaci di ampliare la gamma delle sfumature nel panorama letterario? |
www.buran.it
Frammenti di
Gente del Mondo
di Alberto Chimal, Messico
(traduzione di Silvia Di Marco)
Catalogo di popoli e nazioni. ATTACCAMENTO Per gli janr, la morte è lo stadio ultimo e definitivo dell’esistenza. Sin dall’antichità questa credenza li ha spinti a temerla e detestarla e a considerare la conservazione la più elevata, degna e virtuosa tra le arti. In tale disciplina non esistono maestri più grandi degli janr: un cadavere da loro trattato, sottoposto a una qualunque delle tecniche di imbalsamazione che usano, viene effettivamente strappato al ciclo naturale della putrefazione e rimane eternamente com’era al momento della morte, senza alcun deterioramento percettibile. Per intere generazioni, le famiglie custodiscono gelosamente queste “belle mummie” che finiscono inevitabilmente per riempire tutte le città degli janr. Allora gli abitanti vivi sono costretti a emigrare e rimangono solo i morti, tutti schierati per le strade e nelle case, a guardare fuori attraverso porte e finestre: un saluto beffardo al sole che segna il passare dei giorni. Gli llollo dicevano sempre il contrario di quello che pensavano, ragion per cui i nemici più acerrimi si salutavano con grande calore, gli amanti non la smettevano di dirsi addio, i generali ordinavano la carica quando l’esercito doveva ritirarsi e le mamme rimproveravano i figli più obbedienti. Sempre. Tuttavia, numerosi viaggiatori provenienti da ogni regione andavano dagli llollo per sentirli parlare e per vivere in quella maniera così strana, ed è probabile che uno di loro, forse un mercante o un narratore, abbia insegnato loro la menzogna (un’arte sconosciuta e addirittura inconcepibile). Fu così che gli llollo cominciarono a fare confusione: a volte dicevano ciò che pensavano davvero, a volte quello che non pensavano, ben sapendo che nessuno li avrebbe creduti, e, addirittura, a volte parlavano con intenzioni oneste ma senza che nessuno desse loro credito. Finirono col mischiare bugie e verità nei discorsi, nelle azioni e persino nei pensieri; in questo modo divennero uguali a tutti gli altri popoli del mondo e alla fine si dispersero perché, si dice, ormai non riuscivano più a capirsi gli uni con gli altri. Secondo quanto si racconta, da sempre i magok-da si alimentano esclusivamente di carne di yak, latte di yak e patate fritte nel grasso di yak (vivono nelle desolate steppe di Daka, dov’è ancora possibile incontrare questi quadrupedi). Tale dieta millenaria li ha resi un popolo così obeso che, ad esempio, pochi di loro riescono a camminare e ancor meno a correre, e i cavalieri più grossi sono costretti a cavalcare due o addirittura tre cavalli insieme. Tuttavia, come si può vedere dal seguente frammento attribuito allo storico Kschatt de Morrst, questa situazione non impedisce loro di soddisfare i loro animi bellicosi: Alla vigilia di ogni battaglia, negli accampamenti dei magok-da si odono i rumori di un lavoro febbrile. All’alba le catapulte (molto più grandi delle catapulte comuni, con enormi argani di metallo e ceste dal diametro di sette piedi) sono pronte; intere mandrie di yak le portano il più vicino possibile alle postazioni nemiche. Poi, mentre pochi coraggiosi cavalieri inscenano una falsa carica per provocare gli avversari, sopraggiunge il grosso dell’esercito magok-da: guerrieri enormi e rotondi, corazzati, muniti di pugnali crudeli, lunghi archi o temibili alabarde. Con qualche difficoltà i soldati salgono sulle catapulte e poi vengono scagliati lontano, uno ad uno, dagli addetti alle catapulte che, dopo, hanno appena il tempo di tendere le corde, far girare gli argani, caricare il “proiettile” successivo, puntare e sparare di nuovo. È strano e non poco spaventoso vedere i guerrieri magok-da in volo, che a volte girano lentamente su sé stessi e altre volte tengono lo sguardo fisso sui soldati nemici addosso ai quali stanno per cadere; chiunque li vede grida, soprattutto se, oltre a vederli, sente anche i canti di guerra con i quali si accompagnano durante il viaggio nell’aria (un solo guerriero, nello schianto contro il suolo, può uccidere varie decine di soldati nemici. Se sopravvive alla caduta e riesce ancora a muoversi può farne fuori per lo meno un altro centinaio). Sin da piccoli, i magok-da sono abituati a volare: i genitori, per farli addormentare, invece di cullarli tra le braccia li lanciano in aria. Non esiste offesa che li tocchi, cattiva azione che li tormenti o errore che li perseguiti. Vivono nelle foreste di Jaqim, alle intemperie, coperti solo dai capelli e dalla loro stessa pelle, e tutti i giorni sono per loro uno stesso giorno. Sono felici. Sono i qamaq, il Popolo Sorridente, ultimo depositario della magia dell’oblio. Un solo mago li guida e li governa: al mattino si alza presto, prima del sole, e gira tra la sua gente che dorme. Si avvicina a ognuno di loro, senza far rumore, e gli sfiora la fronte. Con un semplice tocco dissipa e fa svanire tutti i ricordi, cosicché quando il dormiente apre gli occhi ammira la foresta con lo sguardo pulito di chi è convinto di vivere ai primordi di tutto il creato. I qamaq assaggiano due volte la stessa pianta velenosa, prendono infinite volte il sentiero più pericoloso, ripetono interminabilmente i gesti temerari, crudeli, inutili. Solo il mago sa e comprende, ed è questo il prezzo che deve pagare per il suo potere, fino al giorno in cui lo passerà a qualcun altro. POESIA Gli aiyunda, abitanti della città di Ondyagu, nell’ovest, sono famosi per questo rituale: tutti i giorni, all’alba, il primo che si sveglia e raggiunge la piazza nel centro di Ondyagu (sulla quale si affacciano tutti gli edifici circostanti, i templi e i palazzi del governo) pronuncia una parola. Poi, la persona più vicina a colui che ha parlato ripete la parola e ne aggiunge un’altra. Poi, qualcun altro ripete ciò che è stato detto aggiungendo un’altra parola, e così via per le strade e le case, dai bambini ai vecchi, dagli uomini alle donne, dagli amici ai nemici, da un capo all’altro della città, per tutto il giorno la catena di parole attraversa Ondyagu, ripetuta di bocca in bocca, ogni volta più lunga. Arrivato il tramonto, la persona cui tocca aggiungere l’ultima parola si dirige verso la piazza. Lì ad attenderla c’è il Gran Archivista della città che scrive su un grosso libro ciò che il “messaggero” gli detta. In calce allo scritto viene apposta la data. Nei secoli, questa usanza degli aiyunda ha dato origine a migliaia di volumi e ciò che in essi è scritto, per un caso o un grandissimo miracolo, è di incomparabile bellezza, sonorità e significato. Da quei libri provengono le prime versioni della Poesía Llorando, della Balada del Hombre de Plata, dell’Agua que había Muerto e dei Cantos del Bien Dudar, che hanno strappato fiumi di lacrime a Karesh il Feroce in persona… Saggi e studiosi di tutto il mondo si recano fino a Ondyagu per leggere i famosi scritti e, unanimemente, coprono di lodi la città e gli abitanti, come se fossero un solo individuo, un solo poeta dal talento incalcolabile.LA VERITÀ
CORAGGIO
LA PACE
un altro haiku

Rimaniamo qui a marcire nel letto,
premi il mio ombelico, voglio capovolgermi:
troppo abbiamo bevuto per solcare l’eterno.
R.A.
una poesia di gianni toti

GIANNI TOTI
Brevidia
(prime vociferazioni per un Contraddizionario)
ricomincerò dalla tua faccia senza faccia tutta dita
perché se dico ti prendo la mano ti tocco
con queste parole che bucano l'aria
se ti prendo la mano se ti dico ti prendo
la mano ti tocco anche con le parole
con cui ti prendo intanto la mano
se sul silenzuolo ci prendiamo tutto
che altro tocchiamo intangibili intatti
là dove si tocca ciò che non si tocca
con la mano e con la parola?
se noi ci scateniamo allo smontaggio del tatto
con silenzi incrociati a verbi scritti
e nomi d'azione e piccole verghe accentuate
che cosa rimonteremo se non quelle catenule
di polpastrelli tenui muscolature lisce?
tre brevi poesie
VITO ANTONIO CONTE
da "DI IMMUTATI RESPIRI"(luca pensa editore, 2006)

come
una foto datata
che riconosci
ma non ti è più dato
di toccare
...
raschiato sino al cuore
raschiato l'amore
il sangue rifluisce
...
di vetro
trasparenza di cielo
nessuna macchia
di febbraio
mandorli in fiore
e neve
dave eggers vs david foster wallace


Vecchia intervista ripescata in cui Dave Eggers e Foster Wallace conversano amabilmente di molte cose: dell'infinito, di matematica, della divulgazione scientifica, ma anche di politica, metodi di scrittura e delle disastrose conseguenze del tabagismo... L’intervista è apparsa sulla prestigiosa rivista mensile di Dave Eggers The Believer.
L'intervista a The Believer (parte I)
libercolo divertente

GIANLUCA COLLOCA
LA VITA SESSUALE DI ALESSANDRO BARICCO
Il libro
Alessandro Baricco non esiste. Quello che vedete molto di frequente in televisione è un attore, pagato dagli autori che si nascondono dietro il nome collettivo di “Alessando Baricco”. Come Wu Ming, avete presente? Se ci pensate bene quel tipo belloccio dalla chioma fluente non assomiglia molto a uno scrittore. Parla anche senza balbettare.
Il vero Alessandro Baricco sono quattro giovinastri piuttosto disperati, ai quali nessuna ragazza la concede. Forse per loro è giunto il momento di calare la maschera e, pur di trombare, rivelare la loro identità: quella di Alessandro Baricco.
il libro che sto leggendo

Tuff e la sua banda
Paul Beatty
In Tuff e la sua banda si parla di un ragazzo un po' cresciuto che vive in East Harlem. La trama parte da un agguato per un giro di droga a cui Winston "Tuff" Foshay scampa per puro miracolo e si dipana nell'arco di pochi mesi fino al momento in cui Tuff si presenterà alle elezioni comunali.
Ma il racconto, pur affrontando momenti di violenza gratuita (come quanto Tuff uccide il cane di un simil-poliziotto) risulta veramente riuscito in quanto affronta in modo ironico e veramente nuovo il tema della violenza giovanile, dell'integrazione razziale e della vita nel suo insieme.
Ma questi argomenti vengono trattati senza tracce di commiserazione ma con un'ironia che fa sorridere davvero ma da anche forti stimoli per pensare, o meglio ripensare il modo (evidentemente sbagliato) con cui questi argomenti sono sempre stati affrontati.
addio ad alessandro parronchi

"La mia poesia è malinconica e triste. Oggi la tristezza non è ammessa. Ci sono solo visi sorridenti. Solo questi visi occupano la scena. Che ci sia da sorridere poi, non so. La mia poesia non sorride, è memoria di ciò che vive od è vissuto, cerca di ritrovarne la traccia e si vorrebbe colorare di speranza".









Ultimi commenti