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una lettura che sconvolge

di vertigine (08/06/2004 - 11:55)

Horcinus Orca di Stefano D’Arrigo

di Rossano Astremo

La letteratura degli anni ’70 ritorna in tutta la sua forza dirompente in questa stagione editoriale, come risulta evidente  dalla ripubblicazione di un’ opera fondamentale di quegli anni, l’Horcinus Orca di Stefano D’Arrigo, uscito per Rizzoli. Horcynus Orca rappresenta, a metà degli anni Settanta, quando la "restaurazione" nella narrativa è più che evidente, una voce dissonante, la testimonianza del persistere di un orientamento sperimentalistico. L’autore riesce a creare una lingua inusitata e quasi inesistente basandosi non solo su un sostrato dialettale siciliano ma anche sulla lingua colta: questo materiale linguistico viene però sottoposto a forzature, fusioni, invenzioni per attingere quella dimensione epico-fantastica che è la costante di quest'opera.  Bisogna guardarsi, però,  dal ridurre Horcynus Orca soltanto a un'operazione stilistica: si tratta invece, con le sue milletrecento pagine (un dato non proprio secondario...), di un'opera di notevole complessità tematica, di un raro esempio di epos moderno. Impostato su una situazione epica - il ritorno, il nostos - Horcynus Orca descrive le vicissitudini di 'Ndrja Cambrìa, nocchiero semplice della fu regia Marina che, sbandato dopo I'8 settembre 1943, cerca di ritornare al suo paese sulla costa siciliana e dalla Calabria deve attraversare lo stretto, lo "scill'e cariddi". Le realtà che affronta si trasformano, nelle pagine di D'Arrigo, in una narrazione mitica e simbolica: le donne che esercitano il contrabbando del sale tra Sicilia e Calabria diventano "femminisse", "deisse”, divinità di natura ferina; la traversata dello stretto diventa un viaggio nella memoria dell'infanzia; il ritorno al paese la scoperta dì un mondo stravolto e deformato, specie per l'inquietante apparizione sulla riva della mostruosa Orca. 'Ndrja però non disarma, s'impegna per riportare quel mondo stravolto all'ordine antico, vuol costruire una barca da pesca come una volta, partecipa come capovogatore a una regata; ma durante gli allenamenti, la sua barca si avvicina troppo a una portaerei inglese al largo dei porto di Messina, e 'Ndrja, colpito in fronte da una pallottola, sprofonda «per sempre nelle tenebre». Stefano D'Arrigo rappresenta uno di quegli esempi letterari in cui l'arte ha fagocitato la vita, cancellandola, annientandola, mettendola pericolosamente in ombra. Stefano D'Arrigo, scomparso silenziosamente prima ancora che il mondo editoriale potesse accorgersi pienamente di lui e del suo genio, ci lascia in eredità uno dei più magici e visionari romanzoni di questo secolo.
Un'esperienza che, riappropriandosi dell'intuizione di Joyce del viaggio inteso come dimensione di conoscenza e di illuminazione, trasforma la stretta striscia di mare che costituisce lo Stretto di Messina in una realtà onirica, epica, suggestiva quanto lo era stata quella di Ulisse e dei grandi, antichi viaggiatori antichi.

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comunicato stampa_venerdì 11 giugno, ore 21

di vertigine (08/06/2004 - 11:15)

COMUNICATO STAMPA

 

  

senza respiro

di rossano astremo

 

 

 Venerdì 11 giugno, presso il Fondo Verri di Lecce, in via Santa Maria del Paradiso 8, ci sarà la presentazione di Senza Respiro, plaquette poetica di Rossano Astremo, primo numero di “i quaderni di vertigine”, collana poetica stampata in carta riciclata e con testi non protetti da copyright. “Stampare i propri testi con carta riciclata è un dovere morale”, dice l’autore, “visto gli episodi di continuo massacro a cui sono sottoposti le foreste di tutto il pianeta per la produzione della carta. L’assenza di copyright nasce dall’esigenza di eliminare la paternalità autoriale sulla propria opera”. Nel corso della serata interverranno Mauro Marino, operatore culturale del Fondo Verri, e lo scrittore Luciano Pagano, curatore della rivista on line www.musicaos.it. In conclusione, una performance poetica con voce di Rossano Astremo e suoni di Ciro Nacci

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