classifica dei libri più venduti di narrativa italiana (da wu ming 2 a genna, la narrativa che conta)
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Titolo |
Autore |
Editore |
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1 |
6 |
Tre metri sopra il cielo |
Federico Moccia |
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2 |
7 |
La prima indagine di Montalbano |
Andrea Camilleri |
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3 |
9 |
La neve se ne frega |
Luciano Ligabue |
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4 |
16 |
Non ti muovere |
Margaret Mazzantini |
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5 |
20 |
Io non ho paura |
Niccolò Ammaniti |
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6 |
30 |
Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire |
Melissa P. |
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7 |
57 |
Il nuovo venuto. Una nuova indagine del commissario Bordelli |
Marco Vichi |
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8 |
60 |
Butta la luna |
Maria Venturi |
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9 |
62 |
Non si muore tutte le mattine |
Vinicio Capossela |
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10 |
89 |
Al di là delle frontiere |
Nini Wiedemann |
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11 |
97 |
Guerra agli umani |
Wu Ming 2 |
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12 |
101 |
Testimone inconsapevole |
Gianrico Carofiglio |
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13 |
111 |
Grand Hotel. Il mondo visto da trentacinque camere d'albergo |
Carlo Rossella |
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14 |
114 |
La strada di Sin |
Romano Battaglia |
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15 |
117 |
Ad occhi chiusi |
Gianrico Carofiglio |
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16 |
118 |
La masseria delle allodole |
Antonia Arslan |
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17 |
129 |
Tre uomini paradossali |
Girolamo De Michele |
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18 |
140 |
Il libraio di Selinunte |
Roberto Vecchioni |
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19 |
142 |
La signorina Tecla Manzi |
Andrea Vitali |
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20 |
147 |
Grande Madre Rossa |
Giuseppe Genna |
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21 |
154 |
Sheol |
Marcello Fois |
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22 |
158 |
Tristano muore. Una vita |
Antonio Tabucchi |
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23 |
184 |
A me piace quella lì |
Lina Sotis |
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24 |
208 |
Almost blue |
Carlo Lucarelli |
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25 |
227 |
Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu notte |
Carlo Lucarelli |
leggo grande madre rossa di genna
In questi giorni sto leggendo Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna (www.miserabili.com). Un testo che mi sta risucchiando. Stilisticamente perfetto. Un thriller che trascende la piatta scrittura di genere divenendo proiettile simbolico che devasta. Ma tornerò più avanti a parlarne. Eccovi l'incipit:
Lo sguardo è a diecimiladuecento metri sopra Milano, dentro il cielo. E’ azzurro gelido e rarefatto qui.
Lo sguardo è verso l’alto, vede la semisfera di ozono e cobalto, in uscita dal pianeta. La barriera luminosa dell’atmosfera impedisce alle stelle di trapassare. C’è l’assoluto astro del sole sulla destra, bianchissimo. Lo sguardo ruota libero, circolare, nel puro vuoto azzurro.
Pace.
Lo sguardo punta ora verso il basso. Verso il pianeta. Esiste la barriera delle nuvole: livide. Lo sguardo accelera.
Penetra nella muraglia delle nubi. Trema nell’impatto, mentre accelera. E’ un inferno freddo qui. Scariche elettriche, condensa ghiacciata, vento fortissimo, scosse, buio livido. Lo sguardo in accelerazione verso il basso si scuote, è ai limiti, la frizione del gelo è incandescente. Sembra di non farcela. All’improvviso un lampo, mentre tutto trema e tracolla. Nel lampo: l’immagine di un umano nudo, arcaico, che batte un terreno rosso con un osso bianco. Un altro lampo, tutto trema al limite. Lo sguardo vede tutto rosso. All’improvviso penetra.
Vuoto.
E’ sopra una città, in pura sospensione. E’ in una bolla. Lo sguardo vede tutta la città. La città è nera, è livida, è opaca, è inquinata. Lo sguardo galleggia sopra la metropoli. Vede emissioni gassose letali e anonime. Lo sguardo bascula, in sospensione, pare navigare, è nel liquido dell’aria. All’improvviso nuovamente accelera. Punta sulla città.
Velocissimo. Lo sguardo punta al centro della città. In accelerazione vertiginosa i palazzi, le strade, gli omìni che camminano, le automobiline che incrociano. Velocissimo. Al centro, la Cattedrale è bianca e nera, verticale. Lo sguardo devia di un minimo gradiente angolare. Non punta alla Cattedrale. Vede l’enorme cubo bianco e nero, geometrico e spaventoso, di un Palazzo. Ci va addosso. Si avvicina il muro accecante e bianco.
Lo scontro è tra una frazione di secondo.
Ecco l’impatto.
Invece penetra. Lo sguardo penetra la parete di marmo bianco. E’ dentro.
E’ in un immenso atrio, gigantesco. Le sagome piccoline umane sono affannate con i documenti in mano e vanno. I pretori bevono con facce tirate i caffè. Lo sguardo esita. Si fissa sul pavimento grigio. Riprende l’accelerazione.
Allucinazione. Risucchio velocissimo.
Lo sguardo trapassa il pavimento.
Lastre e lastre di marmo grigio in sezione, in accelerazione.
Giù, verso il fondo.
Sotterranei, incavi, labirinti orizzontali, tubature, corridoi bui: traforati in accelerazione.
Una svolta brusca. Ora lo sguardo perfora accelerato. Novanta gradi, brusca decelerazione: ora lo sguardo va in orizzontale.
Polvere buia di cantina, molto distante sotto dal pavimento del Palazzo bianco.
Svolte, curve veloci, trapassa una porta. Due. Tre.
Un muro in mattoni antichi: cotto rosso.
Trapassa il muro, lo sguardo.
Buio nitido. Ragni tutt’attorno.
Una scalinata pendente nel vuoto, verso il basso.
Il movimento veloce sicuro dello sguardo penetra nel buio netto.
Incredibilmente: una porta di ferro. Una fessura. Dall’ambiente buio a una nicchia buia. L’aria è immobile.
Lo sguardo procede, in progressione. Ora più lento, quasi automatico.
Non c’è luce. Si trapassa una larga tela di ragno.
Non esiste più aria.
Tutto è immobile e sospeso.
A terra: un pozzo. Lo sguardo: giù nel pozzo.
Più buio del buio, lo sguardo vede tutto.
Cauto, scivola nelle parete viscide, verticali.
All’improvviso: il fondo.
E’ uno spazio di muro circolare. C’è un piccolo altare: pietra essudata, umidissima.
Lo sguardo tenta di perforare sotto l’altare. Rimbalza indietro. Riprova, animale, molleggiato: non passa. Rimbalza sull’immagine di un minuscolo scheletro umano. Lo vede in un lampo. E’ una figura bianca dentro il lampo. Lo sguardo tenta di andare dentro le ossa bianche corrose del piccolo scheletro umano. Niente. Rimabalza indietro.
Lo sguardo riesce dalla pietra essudata gelida dell’altare e ruota su di sé in orizzontale.
Vede.
Di fronte all’altare l’enorme solido ricoperto di carta isolante e nastro adesivo ovunque sembra un enorme armadio, un intero archivio. Un parallelepipedo appoggiato. Lo sguardo supera il rivestimento di carta isolante e nastro adesivo, entra nei metri cubi del solido. E’ di metallo freddo. All’improvviso crepita: è l’elettricità.
Esplode.
Un decimo di secondo dopo, la colonna arancione e azzurra è compressa e invade gli ammezzati sotterranei senza rumore. La compressione è assoluta, tutta l’aria orizzontale è consumata.
Tre decimi di secondo dopo, la bolla è bianca nel punto più intimo, arancione e rossa nell’emisfera che si allarga mangiando l’aria, azzurra e verde nella superficie mobile in allargamento. Inizia a esplodere il rumore della crepa nella roccia e si sbriciolano le architetture in basso.
Nove decimi di secondo dopo, la forza non ha colore e sta premendo da sotto la pavimentazione enorme liscia e grigia del marmo, mentre le persone umane stanno camminando, e il rumore è molto indietro, molto indietro, piani e piani sotto, ed è un rombo inascoltabile, una voce nella materia della pietra.
Un secondo dopo, esplode l’atrio e due secondi dopo tutto è annullato nel suo equilibrio statico e venticinque metri sopra il livello del terreno si spacca in un incendio privo di rumore l’ultimo piano. Le persone umane sono sciolte, in questo istante sembrano cera.
Due secondi dopo, tutto va verso la terra, con immenso fragore di macchina e pietra, stridendo come una lepre viene scuoiata viva.
Pochi secondi dopo, mentre crollano gli ultimi residui e tutto l’immenso palazzo si è piegato su se stesso ed è andato a riempire l’incredibile voragine, come un vulcano lapilli di pietra incandescente schizzano verso l’alto nell’aria in un raggio di trenta chilometri dalla voragine.
Dieci secondi dopo incredibilmente c’è silenzio.
E’ esploso e crollato a Milano il Palazzo della Giustizia.






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