Ciao sono vertigine
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Archivio Giugno 2004

poesie all'interno del romanzo inedito

di vertigine (30/06/2004 - 19:00)

(entro la fine di quest'anno spero di dare alle stampe il mio primo romanzo frenesia delle natiche. quest testi sono presenti all'interno del romanzo. buona lettura).

Rossano Astremo

1.

Cosa è rimasto da raccogliere?

Cosa è rimasto da respirare?

Quest’oggi sto male,

mi guardo riflesso nello specchio

grigio che mi toglie ogni sapore,

che mi impedisce di ansimare,

non posso far altro che nascondere

la mia testa sotto il materasso

di paglia e seta.

Cosa è rimasto da raccogliere?

Forse solo i limpidi battiti del proprio cuore

da aprire e impollinare,

per poi nuovamente germogliare,

nel lontano amore da ricercare.

2.

Con questo sole faccio fatica

ad alzare le mie mani

posate sul mio pene eretto della nostalgia.

Ho la testa che in cerchio mi uccide,

ho la testa che perde sapori mai prima colti,

ho la testa sbilenca per il troppo vino bevuto,

ho la testa che morde per la masturbazione

continua, per la masturbazione iterata,

pensando a te, al tuo culo acido,

ai tuoi seni santi, alla tua fica beata

che vorrei tanto venerare,

mentre il sole consuma ogni mio briciolo

di sanità, ogni mio briciolo di equilibrio mentale.

3.

Striscio per strada con il ritmo

dei cani randagi ad accompagnare

i miei passi consumati

nel febbrile movimento dei muscoli contratti.

Striscio per strada e non ho nulla da dire,

vi giuro, nulla da aggiungere

a quanto masticato quest’oggi,

con terribili incubi mattutini

che mi ammazzano e mi colpiscono

feroci dietro la nuca,

con il pensiero della morte che mi ossessiona,

con il pensiero della morte che sguscia via

e s’impossessa del mio corpo di vetro,

del mio corpo di scheletro dal fegato rigonfio.

4.

Sei entrata nella mia vita di soppiatto,

con i tuoi neri capelli

il tuo corpo di cristallo

e la tua verginità prorompente,

la tua verginità provocante,

la tua verginità, a tratti, disarmante.

Ora non posso fare più a meno di te

e soffro per questo

vincolo che mi hai imposto,

per queste catene con le quali mi hai cinto,

e piango mentre sono nel piccolo

bagno di questa casa che mi soffoca,

pensando continuamente alla mia morte,

senza niente da mangiare,

aspettando con straziante ansia la tua venuta,

per guardarti un’altra volta, forse l’ultima volta.

5.

Raccogliere vermi del mio giardino

mi fa sentire meno solo,

in questa mattina dove il tempo stenta a passare,

dove Melpignano è desolata,

senza nessuno che passa dalla mia casa

per un saluto, per una parola,

anche smozzicata, anche farfugliata,

da scambiare.

Raccogliere vermi del mio giardino,

è rimasto da fare questo,

aspettando la tua venuta,

aspettando che il tuo corpo posi leggero

sulla mia sedia, aspettando

di poter leccare il punto preciso

sul quale hai poggiato il tuo culo,

per assaporare anche solo un attimo del tuo sapore.

Ho il ventre che mi scoppia dal dolore,

ma prima di divenire cenere

donami per un briciolo di eternità

lo splendore pulsante che si cela tra le tue cosce,

anche solo per un briciolo di eternità.

6.

Solo pochi istanti,

solo altri pochi istanti

e oggi sarei saltato addosso a te,

con il mio sesso ti avrei cosparsa di sperma,

perché ti desidero sino a star male,

ti desidero senza freno,

ti desidero e non posso farci nulla

e ciò che mi fa andare avanti

è sapere che prima o poi accadrà,

prima o poi sarai mia,

aprirai le tue gambe alla mia ossessione

e questo mi fa andare avanti

e questa è divenuta la mia unica ragione di vita.

7.

Sei andata via,

è successo pochi attimi fa.

Volevo solo leccarti tra le cosce,

ma tu non hai voluto,

tu, spaventata, sei fuggita

e ora perché trascinarmi,

perché continuare a trascinarmi

in questo mondo che non mi appartiene,

in questo mondo al quale non appartengo?

Ora che sei andata via

il profumo della cenere,

di questa cenere che mi donerà solo morte,

diviene asfissiante,

penetra con ritmo tra le mie tempie

di latta e plastica.

Sei andata via e

ora poggio il mio capo unto di disperazione

sugli spigoli della mia pazzia.

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