poesie all'interno del romanzo inedito
(entro la fine di quest'anno spero di dare alle stampe il mio primo romanzo frenesia delle natiche. quest testi sono presenti all'interno del romanzo. buona lettura).
Rossano Astremo
1.
Cosa è rimasto da raccogliere?
Cosa è rimasto da respirare?
Quest’oggi sto male,
mi guardo riflesso nello specchio
grigio che mi toglie ogni sapore,
che mi impedisce di ansimare,
non posso far altro che nascondere
la mia testa sotto il materasso
di paglia e seta.
Cosa è rimasto da raccogliere?
Forse solo i limpidi battiti del proprio cuore
da aprire e impollinare,
per poi nuovamente germogliare,
nel lontano amore da ricercare.
2.
Con questo sole faccio fatica
ad alzare le mie mani
posate sul mio pene eretto della nostalgia.
Ho la testa che in cerchio mi uccide,
ho la testa che perde sapori mai prima colti,
ho la testa sbilenca per il troppo vino bevuto,
ho la testa che morde per la masturbazione
continua, per la masturbazione iterata,
pensando a te, al tuo culo acido,
ai tuoi seni santi, alla tua fica beata
che vorrei tanto venerare,
mentre il sole consuma ogni mio briciolo
di sanità, ogni mio briciolo di equilibrio mentale.
3.
Striscio per strada con il ritmo
dei cani randagi ad accompagnare
i miei passi consumati
nel febbrile movimento dei muscoli contratti.
Striscio per strada e non ho nulla da dire,
vi giuro, nulla da aggiungere
a quanto masticato quest’oggi,
con terribili incubi mattutini
che mi ammazzano e mi colpiscono
feroci dietro la nuca,
con il pensiero della morte che mi ossessiona,
con il pensiero della morte che sguscia via
e s’impossessa del mio corpo di vetro,
del mio corpo di scheletro dal fegato rigonfio.
4.
Sei entrata nella mia vita di soppiatto,
con i tuoi neri capelli
il tuo corpo di cristallo
e la tua verginità prorompente,
la tua verginità provocante,
la tua verginità, a tratti, disarmante.
Ora non posso fare più a meno di te
e soffro per questo
vincolo che mi hai imposto,
per queste catene con le quali mi hai cinto,
e piango mentre sono nel piccolo
bagno di questa casa che mi soffoca,
pensando continuamente alla mia morte,
senza niente da mangiare,
aspettando con straziante ansia la tua venuta,
per guardarti un’altra volta, forse l’ultima volta.
5.
Raccogliere vermi del mio giardino
mi fa sentire meno solo,
in questa mattina dove il tempo stenta a passare,
dove Melpignano è desolata,
senza nessuno che passa dalla mia casa
per un saluto, per una parola,
anche smozzicata, anche farfugliata,
da scambiare.
Raccogliere vermi del mio giardino,
è rimasto da fare questo,
aspettando la tua venuta,
aspettando che il tuo corpo posi leggero
sulla mia sedia, aspettando
di poter leccare il punto preciso
sul quale hai poggiato il tuo culo,
per assaporare anche solo un attimo del tuo sapore.
Ho il ventre che mi scoppia dal dolore,
ma prima di divenire cenere
donami per un briciolo di eternità
lo splendore pulsante che si cela tra le tue cosce,
anche solo per un briciolo di eternità.
6.
Solo pochi istanti,
solo altri pochi istanti
e oggi sarei saltato addosso a te,
con il mio sesso ti avrei cosparsa di sperma,
perché ti desidero sino a star male,
ti desidero senza freno,
ti desidero e non posso farci nulla
e ciò che mi fa andare avanti
è sapere che prima o poi accadrà,
prima o poi sarai mia,
aprirai le tue gambe alla mia ossessione
e questo mi fa andare avanti
e questa è divenuta la mia unica ragione di vita.
7.
Sei andata via,
è successo pochi attimi fa.
Volevo solo leccarti tra le cosce,
ma tu non hai voluto,
tu, spaventata, sei fuggita
e ora perché trascinarmi,
perché continuare a trascinarmi
in questo mondo che non mi appartiene,
in questo mondo al quale non appartengo?
Ora che sei andata via
il profumo della cenere,
di questa cenere che mi donerà solo morte,
diviene asfissiante,
penetra con ritmo tra le mie tempie
di latta e plastica.
Sei andata via e
ora poggio il mio capo unto di disperazione
sugli spigoli della mia pazzia.







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