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Archivio Settembre 2004

11/09

di vertigine (10/09/2004 - 11:21)

La videocamera si muove con lentezza, proiettata verso l’alto, scontrandosi con le velature grigie di un cielo che odora di muschio. Le torri si librano intatte, marmoree, nello spazio incellophanato di New York. La mattina si snoda limpida, nella solita routine di una metropoli tumorale vicina al collasso. La videocamera ruota con lentezza, le torri abbandonano il centro focale dell’inquadratura. Il cielo ora splende corposo, eretto, e solitario. La luce fioca delle prime ore della giornata si incastra tra le striature di cemento e ferro che ritmano la scansione regolare di grattacieli innalzati. La videocamera volteggia nello spazio con velocità siderea, zooma nell’etere, si blocca in estasi. Un aereo cristallino viaggia nitido, deciso verso una delle torri, perpendicolare, sfrenato. Poi l’impatto, sublime nella sua perfezione. Una delle due torri gemelle deflagrata, bucata, erosa nel suo centro. Lo spazio trattiene il fiato. Pochi attimi, poi un nuovo aereo, stessa nitida andatura, veloce, decisa, diretta verso la seconda torre. Le immagini sembrano sfibrate, la videocamere abbandona la sua fermezza, si incrosta. Tutto in un attimo, poi un’esplosione dirompente. Il simbolo dell’America opulenta e intoccabile viene meno, inculato a sangue da forze che non ammettono pietà. La videocamera zooma sulle due torri bucate, piccole sagome nere si affacciano dalle finestre alla ricerca disperata di salvezza, altre sagome si librano nel cielo grigio di una New York ansimante. Corpi volanti, torri in fiamme, tutto sospeso, surreale, da brividi. Poi il crollo delle due torri, geometrico, sequenziale, ritmico. Nubi di fumi, ceneri, frammenti cancerogeni. Pelle, sangue, ossa, piscio di migliaia di individui accumulati nella verticalità venuta meno. La videocamera è distante. Il sangue non lo inquadra, se lo inietta. Poi il buio. Tape end.

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Pasolini e il Sud di Mirko Grasso

di vertigine (10/09/2004 - 11:19)

  

All’interno del panorama letterario salentino contemporaneo, accanto alla crescente schiera di poeti e narratori emergenti, non bisogna dimenticare la presenza di giovani autori che prediligono il momento critico a quello creativo. Uno di questi è Mirko Grasso, originario di Galatone, laureato in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Lecce, collaboratore di diversi quotidiani e periodici. Nel suo primo libro, Pasolini e il Sud, poesia, cinema e società, uscito con la casa editrice Edizioni dal Sud (euro 12, 132 pp.), Grasso si sofferma sull’intellettuale più eclettico e di spessore che il nostro secondo Novecento culturale abbia prodotto, analizzando il legame dello scrittore di Casarsa con il Sud. Scrive Grasso nella Premessa: “La nostra ricerca propone la ricostruzione degli itinerari pasoliniani nel Meridione d’Italia in genere, con una particolare attenzione alla Puglia. Questa regione ha infatti lasciato nell’opera dello scrittore un segno maggiore…Sino ad oggi il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e il Sud-Italia non ha avuto una trattazione organica, pur costituendo un momento fondamentale nella elaborazione poetica dello scrittore. Tramite questo aspetto dell’opera pasoliniana possiamo avere un’immagine particolare del Meridione d’Ialia: uno spaccato di vita nel Sud dalla fine degli anni ’40 al 1975”. Il libro di Grasso si sviluppa seguendo un taglio cronologico e dividendosi in tre parti. La prima parte affronta il rapporto tra Pasolini e il Sud dal 1950 al 1960, con un primo capitolo sul Pasolini critico della letteratura meridionale, un secondo capitolo dedicato ai viaggi dello scrittore nel Meridione d’Italia, divenuti, poi, reportage giornalistici per svariate testate, e un terzo capitolo che si sofferma sui rapporti tra Pasolini e Bodini e i legami esistenti tra “L’esperienza poetica”, rivista curata da Vittorio Bodini, e “Officina”, rivista fondata da Pasolini e Roversi.

La seconda parte del libro di Grasso si ferma a considerare gli anni che vanno dal 1960 al 1970, con un primo capitolo dedicato ai dialoghi con i giovani lettori meridionali prima su “Vie Nuove” e poi sul “Tempo”, e un secondo capitolo dedicato al film inchiesta Comizi d’amore, dove si manifesta apertamente l’arretratezza del Meridione d’Italia nei confronti delle conoscenze e delle abitudini sessuali. Un terzo capitolo è dedicato al Sud nelle vicende de Il Vangelo secondo Matteo e in Poesie in forma di rosa. Ecco cosa scrive Grasso in apertura di questo capitolo: “La disperata ricerca di valori autentici, il mito del popolo che per gli anni ’60 ancora vive nello scrittore, il desiderio di sfuggire al neocapitalismo che ha ormai attanagliato l’Italia centro-settentrionale, inducono Pasolini sempre più frequentemente nel Sud-Italia e nei paesi più depressi dove natura, arcaismo, povertà, eros fossero incontaminati dai guasti dello sviluppo senza progresso”.

La scelta di luoghi quali Potenza, Matera, Barile, Catanzaro, la Sicilia nella valle dell’Etna, la campagna tra Barletta e Taranto, Castel del Monte, Gioia del Colle e Massafra, può comprendersi solo considerando il valore di autenticità che Pasolini attribuiva a questi luoghi.

La terza parte del lavoro di Grasso si sofferma sul Pasolini degli ultimi anni, quello delle Lettere Luterane e degli Scritti Corsari, ed in particolar modo sull’intervento tenuto da Pasolini il 21 ottobre del 1975, pochi giorni prima della sua atroce morte, presso il Liceo Palmieri di Lecce, dal titolo il Volgar’eloquio. Un testo esaustivo quello di Grasso, che colpisce per la linearità della sua prosa, arricchito da un buon apparato fotografico, in grado di illuminarci su un aspetto essenziale della poetica pasoliniana, il suo amore per la primitiva cultura meridionale, appunto, e che ha il pregio di non intestardirsi nella ricerca acuminata di una sintassi spigoloso, consentendo una lettura scorrevole e piacevole.

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