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Archivio Settembre 2004

l'informazione ammoscia cazzi

di vertigine (29/09/2004 - 18:38)

ROSSANO ASTREMO

28/09/2004

(prima della liberazione delle due simone)

 

POEMA DEI TEMPI CHE CORRONO

(L’INFORMAZIONE AMMOSCIA CAZZI)

 

spengo la radio, la scaglio dalla finestra, la vedo librare,

il cielo ringrazia, sospira nell’etere, vibra, s’incarna,

un nuovo giorno si mostra, cattivo, indocile, tutto mi fa schifo,

ho gli arti di questo corpo che respingo distrutti, aperti,

passo i giorni a leggere quotidiani, a prestare la mia attenzione molesta

a tg, mentre l’ultimo dei kings of convenience sussurra

la disarmonia di questo pianeta al limite della deflagrazione.

l’informazione, come già scritto, colla a picco, rivolta verso

l’inferno, tutto ha il suo risvolto antitetico, tutto è dramma,

tutti hanno occhi sgranati, capovolti, macellati da uomini

con coltelli taglienti, appena affilati, logorroici e sanguigni,

carneficina è il nome da dare a questa sazietà di morte.

ho delle bandiere rosse che hanno accumulato la polvere della dimenticanza,

dovrei ricominciare a rispolverarle, come si rispolvera un daino

imbalsamato nei cambiamenti di stagione, nei quali si dà vita

ai giorni delle grandi pulizie, le stesse che l’america bushiana

ha deciso di mettere in atto contro il diverso da sé.

ma siamo in vena di retorica, oggi più che mai, perché si scrive di getto,

tutti dovremmo scrivere di getto, elidere le sovrastrutture razionali

che ci fottono, senza riavvolgere il nastro della memoria e pescare

tra i libri liceali il capitale di marx, il concetto di sovrastruttura

è metatemporale, supera le pagine sgualcite di manuali giallastri di

filosofia politica, sovrastruttura è ciò che facciamo perché è

a noi imposto, il lavoro è a noi imposto perché dobbiamo produrre,

sempre di più, sempre di più, produrre per arricchirsi,

per avere denti d’oro da sostituire alle carie prodotte

da cibi avariati che tanto ci piacciono, che mangiamo in dosi

spudorate nei nostri convegni in cui parliamo del nulla,

di cazzi e fiche che si agognano, sorseggiando vino rosso

prodotto da contadini nostrani, imbottigliato da aziende vinicole

di pordenone, verona, novara, strane mescolanze di logiche imprenditoriali.

sono ubriaco, come ubriachi si è quando si passa la giornata

a correggere articolo di sport scritti su carta straccia da novantenni

dal cazzo moscio, con penna stilografica consunte,

la loro verità su moduli calcistici, sul lecce di zeman,

sulla goduria del 4-3-3, sull’inutile ricorrere al vecchiume del 4-4-2

in un’epoca in cui ciò che conta è lo spettacolo, vedete, una roma

senza capello, senza emerson e zebina, ha perso colpi, perché non bastano

i cassano e i totti, genio e sregolatezza post-maradoniana, è necessario

avere uno spogliatoio unito, ciò che conta è l’unione della squadra,

ciò che conta è avere bene in mente che il calcio è divertimento, e

con sicignano, cassetti, giacomazzi, bojinov il divertimento è orgasmo che dura.

sono ubriaco, ma come si fa a pretendere la sobrietà quando per pagare

l’affitto si è costretti a fare pure il ghost-writer, a scrivere articoli per conto terzi,

come si fa a non essere ubriachi pensando che l’unica cosa che sai fare

non ti dà il pane, che il mondo sta andando a rotoli e tu sei solo

una comparsa, un fantasma che non è degno di lapidi intarsiate.

sono un ubriaco dal cazzo moscio, con il corriere sgualcito tra le mani,

in questo autunno che non promette nulla di buono.

 

 

 

 

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