l'informazione ammoscia cazzi
ROSSANO ASTREMO
28/09/2004
(prima della liberazione delle due simone)

POEMA DEI TEMPI CHE CORRONO
(L’INFORMAZIONE AMMOSCIA CAZZI)
spengo la radio, la scaglio dalla finestra, la vedo librare,
il cielo ringrazia, sospira nell’etere, vibra, s’incarna,
un nuovo giorno si mostra, cattivo, indocile, tutto mi fa schifo,
ho gli arti di questo corpo che respingo distrutti, aperti,
passo i giorni a leggere quotidiani, a prestare la mia attenzione molesta
a tg, mentre l’ultimo dei kings of convenience sussurra
la disarmonia di questo pianeta al limite della deflagrazione.
l’informazione, come già scritto, colla a picco, rivolta verso
l’inferno, tutto ha il suo risvolto antitetico, tutto è dramma,
tutti hanno occhi sgranati, capovolti, macellati da uomini
con coltelli taglienti, appena affilati, logorroici e sanguigni,
carneficina è il nome da dare a questa sazietà di morte.
ho delle bandiere rosse che hanno accumulato la polvere della dimenticanza,
dovrei ricominciare a rispolverarle, come si rispolvera un daino
imbalsamato nei cambiamenti di stagione, nei quali si dà vita
ai giorni delle grandi pulizie, le stesse che l’america bushiana
ha deciso di mettere in atto contro il diverso da sé.
ma siamo in vena di retorica, oggi più che mai, perché si scrive di getto,
tutti dovremmo scrivere di getto, elidere le sovrastrutture razionali
che ci fottono, senza riavvolgere il nastro della memoria e pescare
tra i libri liceali il capitale di marx, il concetto di sovrastruttura
è metatemporale, supera le pagine sgualcite di manuali giallastri di
filosofia politica, sovrastruttura è ciò che facciamo perché è
a noi imposto, il lavoro è a noi imposto perché dobbiamo produrre,
sempre di più, sempre di più, produrre per arricchirsi,
per avere denti d’oro da sostituire alle carie prodotte
da cibi avariati che tanto ci piacciono, che mangiamo in dosi
spudorate nei nostri convegni in cui parliamo del nulla,
di cazzi e fiche che si agognano, sorseggiando vino rosso
prodotto da contadini nostrani, imbottigliato da aziende vinicole
di pordenone, verona, novara, strane mescolanze di logiche imprenditoriali.
sono ubriaco, come ubriachi si è quando si passa la giornata
a correggere articolo di sport scritti su carta straccia da novantenni
dal cazzo moscio, con penna stilografica consunte,
la loro verità su moduli calcistici, sul lecce di zeman,
sulla goduria del 4-3-3, sull’inutile ricorrere al vecchiume del 4-4-2
in un’epoca in cui ciò che conta è lo spettacolo, vedete, una roma
senza capello, senza emerson e zebina, ha perso colpi, perché non bastano
i cassano e i totti, genio e sregolatezza post-maradoniana, è necessario
avere uno spogliatoio unito, ciò che conta è l’unione della squadra,
ciò che conta è avere bene in mente che il calcio è divertimento, e
con sicignano, cassetti, giacomazzi, bojinov il divertimento è orgasmo che dura.
sono ubriaco, ma come si fa a pretendere la sobrietà quando per pagare
l’affitto si è costretti a fare pure il ghost-writer, a scrivere articoli per conto terzi,
come si fa a non essere ubriachi pensando che l’unica cosa che sai fare
non ti dà il pane, che il mondo sta andando a rotoli e tu sei solo
una comparsa, un fantasma che non è degno di lapidi intarsiate.
sono un ubriaco dal cazzo moscio, con il corriere sgualcito tra le mani,
in questo autunno che non promette nulla di buono.






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