intervista a nicola lagioia/occidente per principianti

INTERVISTA A NICOLA LAGIOIA PER L’USCITA DEL SUO SECONDO ROMANZO “OCCIDENTE PER PRINCIPIANTI” (EINAUDI)
di rossano astremo
Seconda prova narrativa per Nicola Lagioia, scrittore barese trapiantato a Roma, che, dopo “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj “(minimum fax), pubblica con Einaudi “Occidente per principianti”, romanzo massimalista che vuol essere una riflessione sulla società dello spettacolo. Abbiamo sentito lo scrittore per avere maggiori sul romanzo e non solo.
Nicola, per prima cosa, parlaci un po’ della storia del romanzo…
È la storia di una delle tante vittime del giovane precariato intellettuale
italiano (in questo caso si tratta di un ghost writer, una "firma fantasma"
che lavora per un grosso quotidiano nazionale) alle prese con una strana
caccia all'uomo. Nell'estate del 2001 si sparge la voce che la prima amante
di Rodolfo Valentino (e quindi l'unica a poter testimoniare l'educazione
sentimentale dell'uomo più desiderato del suo tempo) sarebbe ancora viva,
presumibilmente ultracentenaria, nascosta in qualche angolo d'Italia. Ma non
si sa precisamente dove, né in realtà se si tratti di una donna o di un
uomo, e nemmeno è chiaro se questa persona esista in carne e ossa o sia
fatta di aria: una semplice bufala mediatica.
Ecco comunque che il "giornalista fantasma" parte sulle tracce di un altro
fantasma, inaugurando così un viaggio allucinato su e giù per la penisola.
Al tema del precariato intellettuale si aggiunge così anche quello
dell'attraversamento di un paese sulle tracce di una leggenda (quella di
Rodolfo Valentino) che si può anche considerare la pietra fondante della
cosiddetta "società dello spettacolo", l'uomo che suo malgrado - prima di
Marilyn, prima di James Dean, ma anche prima dei totalitarismi del XX
secolo - accese la miccia che avrebbe poi portato al delirio spettacolare in
cui tutti oggi siamo immersi fino al collo.
Il romanzo è ambientato nel luglio 2001, il mese del G8 di Genova,
un periodo che anticipa la degenerazione della politica internazionale
(con il crollo delle Twin Towers e la Guerra Globale che ogni giorno diviene più raccapricciante e insostenibile), ma ovviamente il tempo della scrittura del testo è successivo al tempo in cui fatti narrati si svolgono. Considerando la tua esperienza, come è cambiato il ruolo dello scrittore oggi? "Scrivere sul fronte occidentale" richiede una maggiore presa di coscienza "politica"?
Non era mia intenzione scrivere un romanzo politico, non direttamente
almeno. Le chiavi e le eventuali colorazioni politiche penso che possano
arrivare ex post, attenendo più alla dimensione interpretativa che al cuore
vero e proprio del romanzo. In "Occidente per principianti" mi interessava
innanzitutto calare i miei personaggi nel reagente della cosiddetta "Società
dello spettaccolo" per vedere, durante l'attraversamento di questo "mondo
sopra il mondo", come ne sarebbero usciti. Trovo che sia sempre interessante verificare come il principio attivo della nostra umanità, continuamente minacciato ma sopravvissuto - per ora - anche alle tragedie più terribili, riesca ad adattarsi, a modificarsi anche, a seconda del contesto in cui è calato. I
personaggi di Dickens sono minacciati dai primi vagiti della società
industriale. Quelli di Flaubert schiacciati dalla società borghese al suo
apice. Quelli di Kafka sono alle prese con un mondo concentrazionario
miracolosamente individuato dal loro autore qualche anno prima che
l'ingegneria concentrazionaria venisse effettivamente messa a punto. Io ho
cercato di capire come l'umanità del protagonista di "Occidente per
principianti", e così quella di Zelda, di Mario Materia, di Francesco
Giustiniani, di Patrick Scholl (nda gli altri personaggi...) potesse venire
"ridisegnata" dall'apocalisse mediatica che pervade in forma di farsa il
nostro tempo - e che si muove di pari passo con la barbarie della guerra -
come l'umanità dei personaggi potesse rischiare quindi di essere schiacciata
dal contesto storico in cui si trova a esistere e come, eventualmente,
riuscisse a sopravvivervi.
Tu vivi a Roma, ma hai trascorso gran parte della tua vita a Bari. Qual è il tuo punto di vista sulla scrittura in Puglia? Ci sono autori che stimi e autori su cui
punteresti per il futuro?
Vivo a Roma ma sono e mi sento barese, con tutto l'orgoglio e
l'impossibilità di avere un rapporto risolto con la propria città che il
caso comporta. Da qualche anno la Puglia ha cominciato a dare segni di
vitalità culturale che mancavano da non si sa più da quanto. Il primo
"scatto in avanti" lo ha fatto il cinema, con i fratelli Piva e con
Winspeare. La scrittura è seguita a ruota. Penso alle iniziative di Books
Brothers, e poi a Desiati, a De Michele che non ho ancora letto e a
Carofiglio che però mi sembra abbastanza lontano dalle mie corde. Penso
anche a qualche recente iniziativa editoriale come "Contromano" di Laterza,
che finalmente torna a pubblicare gli scrittori, sia pure non in opere di
narrativa. Qualche colpo, insomma, è stato sparato. Ma non bisogna riposare
sugli allori. Bisogna vedere se noi autori saremo all'altezza delle
aspettative che siamo riusciti a creare. E bisogna vedere pure se le
istituzioni (regione, provincia, comuni, perché no gli imprenditori...) si
sveglieranno dall'eutanasia culturale in cui versano dando un qualche tipo
di sostegno a favore della cosiddetta "scena pugliese". Noi, se mi permetti
(anche se in letteratura non è detto che la fatica debba sempre essere
premiata) il culo intanto ce lo stiamo facendo.






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