toma ritorna
/Dopo la raccolta delle firme partita da Maglie, “Il Canzoniere della Morte” torna nelle librerie
//Salvatore Toma ed Einaudi, rinasce un amore
/// I versi del poeta magliese continueranno ad echeggiare nelle nostre menti e i suoi testi a brillare nelle nostre librerie
di Rossano Astremo
Dopo la raccolta delle firme, partita da Maglie, ma diffusasi in altri paesi e città del Salento e d’Italia, “Il Canzoniere della Morte” di Salvatore Toma è stato ristampato dalla casa editrice torinese dell’Einaudi. Salvatore Toma, nato a Maglie nel 1951, è morto all’età di trentasei anni nel 1987, a causa di problemi d’alcolismo. Toma è stato uno dei principali esponenti, assieme ad Antonio Verri, dell’avanguardia poetica salentina cominciata alla fine degli anni ’70 e protrattasi per tutto il decennio successivo. Da ragazzo aveva frequentato il liceo classico “Capece”, ma senza completare il ciclo di studi. Ben sei sono statele raccolte di poesia pubblicate tra il 1970 e il 1983: “Poesie”, “Ad esempio una vacanza”, “Poesie scelte”, “Un anno in sospeso”, “Ancora un anno” e “Forse ci siamo”. La fama di Salvatore Toma, però, ha ricevuto una sorta di consacrazione dal lavoro di Maria Corti, notissima filologa, che nel 1999 curò per Einaudi, appunto, la raccolta postuma “Il Canzoniere della Morte”. Il titolo richiama alla mente la costante presenza nell’autore si un pensiero, di un’ossessione, di un proposito: il suicidio come mezzo per squarciare le ombre e ricongiungersi con l’eterno. Toma, però, non si suicidò, come la Corti ha affermato nell’introduzione alla raccolta, preferì piuttosto lasciarsi morire, perché voleva provare quel brivido della sfida alla morte. L’interessante operazione culturale, in grado di estendere la conoscenza della poesia dello scrittore magliese oltre i confini salentini, si scontra con i limiti di una logica editoriale che ha messo fuori catalogo il testo, poco tempo dopo la sua pubblicazione. Eppure i testi poetici dell’Einaudi escono con una tiratura minima di tremila copie, raggiungendo le cinquemila copie quando a pubblicare sono autori come Alda Merini, Patrizia Valduga, Cesare Viviani. Risulta improbabile che uno scrittore sconosciuto al resto d’Italia potesse avere venduto un simile numero di copie. Il mistero s’infittisce. Le librerie, nonostante le richieste, non ricevono più dalle catene distributrici il testo. Chi è riuscito ad acquistare il libro subito dopo la sua pubblicazione può ritenersi un privilegiato. Si cerca di correre ai ripari. Una delle case editrici più interessanti del territorio, la Manni, chiede all’Einaudi la possibilità di acquistare i diritti del libro, accontentando così, le pressanti richieste di un numero cospicuo di lettori. L’Einaudi non accetta tale richiesta. Nel corso del 2003 parte da Maglie, paese natale dello scrittore, una raccolta di firme da presentare alla casa editrice torinese, volta alla richiesta della ripubblicazione di “Il Canzoniere della Morte”. La raccolta di firme si espande a macchia d’olio, toccando vari centri del Salento, ma raggiungendo altre zone d’Italia. A Como, un nucleo di intellettuali, capeggiati dal giornalista Pietro Berra, allievo di Maria Corti, si batte per la “causa Toma”, raccogliendo un numero non indifferente di adesioni. L’Einaudi non poteva non rispondere a questa piccola sollevazione popolare che da Maglie attraversava l’intera penisola per raggiungere Como. Il resto della storia è nota. L’Einaudi ha ripubblicato “Il Canzoniere della Morte”. Le ragioni del ritiro del testo dal catalogo ufficiale della casa editrice restano oscure, c’è chi afferma che il testo sia stato stampato in una tiratura limitata, poiché l’Einaudi non si aspettava un simile successo, o addirittura che un tot di copie in magazzino siano state mandata al macero. Non sarebbe una novità per i poeti salentini, anche molte copie della raccolta di Vittorio Bodini uscita per Mondadori sono improvvisamente scomparse dai magazzini della casa editrice. Al di là di tutte le dietrologie fumose dell’editoria nazionale, ciò che ora importa è essersi impossessati nuovamente di una delle perle poetiche del ‘900 letterario salentino. Diventa necessario, a questo punto, portare il testo alla conoscenza di un pubblico di lettori più ampio. Il primo passo è stato fatto il 14 ottobre, a Lecce, presso la Libreria Einaudi di Giovanni Cerra, dove Giuliana Coppola, giornalista e amica dello scrittore scomparso, ha presentato al pubblico con la solita dedizione e passione che la contraddistingue la nuova uscita del libro. La città di Maglie ha vinto la sua battaglia. I versi di Salvatore Toma continueranno ad echeggiare nelle nostre menti e i suoi testi a brillare nelle nostre librerie.
l'ultimo numero di nuovi argomenti
Avere 50 anni e non dimostrarli, sembra essere questo il segreto di “Nuovi Argomenti”, una delle riviste letterarie più interessanti e stimolanti presente in Italia. Tutto ha avuto inizio nel 1953 quando Alberto Moravia e Alberto Carocci decisero di dare vita al progetto ambizioso di una rivista in grado di riuscire ad esprimere letteratura in grado essere strumento di rappresentazione fedele del reale, arma non belligerante di manifestazione dei mali e delle storture della società e della politica italiana. Da quel 1953 si sono succeduti molti intellettuali nella direzione della rivista, oltre a Moravia e Carocci, non si può dimenticare Pasolini o l’attuale direttore responsabile Enzo Siciliano. La forza di Siciliano, in questa quinta serie della rivista, va vista soprattutto nella sua capacità di circondarsi nel lavoro redazionale da alcune delle migliori forze dell’intellighenzia letteraria italiana, Mario Desiati, Lorenzo Pavolini, Emanuele Trevi, Flavio Santi, Antonio Riccardi, Marco Monica, Vincenzo Pardini. Ogni numero della rivista ha una sua prima sezione tematica. L’ultimo numero, il ventisettesimo della quinta serie, in distribuzione da pochi giorni, ha come sottotitolo tematico Live. Nell’introduzione si legge: “Live è un contenitore di scritture su quel che stiamo vivendo: c’è il lavoro, c’è l’amore, c’è la politica, c’è l’impegno civile, c’è la realtà italiana ed europea di questo momento difficile e dilaniante dove anche quei valori civili che sembravano acquisiti come la pace e come il rispetto dell’uomo vengono esse in crisi dalle guerre umanitarie”. E in Live ci sono i racconti di alcuni di quegli scrittori trentenni che stanno rivoluzionando il modo di fare e di recepire scrittura, faccio riferimento a Francesco Pacifico, che è presente nella rivista con il suo L’abbonamento, a Marco Archetti, Distanza, Distanzae, e al barese Massimiliano Zambetta, con il suo post-pirandelliano Il naso. Non è un caso che Zambetta sia presente per la seconda volta negli ultimi tre numeri della rivista. Non è neanche un caso che il numero di autori pugliesi ospitati dalla rivista aumenti numero dopo numero, segno della crescita della qualità della letteratura nella nostra regione. Riferendomi al racconto di Zambetta ho usato la definizione di post-pirandelliano, poiché come l’Uno, nessuno e centomila di Pirandello, nel racconto dello scrittore barese il meccanismo narrativo si mette in moto partendo da un dettaglio minimo del nostro corpo, proprio il naso. Se per Vitangelo Moscarda, protagonista del romanzo pirandelliano, a generare una sorta di crisi interiore è la curvatura del suo naso, nel racconto di Zambetta, per il protagonista è proprio l’intervento di rinoplastica della moglie, finalizzato ad eliminare l’eccitante asimettria del naso a generare una crollo emotivo dalle conseguenze incontrollabili. Un racconto davvero di ottima fattura, che lascia ben presagire per l’esordio romanzesco di Zambetta fissato per il 2005, con la casa editrice peQuod. Nella sezione Scritture è presente un altro scrittore pugliese, il poeta di Martina Franca Michelangelo Zizzi, con un estratto dell’opera inedita Caduta Occidentale dal titolo Nella città desolata. Eccovene un estratto: “Nella caduta occidentale così/ saremo, Sofia, resteremo/ come si strama la ferita/ nelle officine della moltiplicazione/ genica dei grattacieli delle ferite delle finestre/ aprendoci varchi tra grumi/ di sangue che s’apprende come il pane/ ad arene dei tori infilzi in carne/ o alle cucine delle torri/ che s’inzolfano di fumose idee/ sulla fine del mondo lisergica”. La poesia di Zizzi è cerebrale, barocca, densa sia nella forma che nei contenuti. La letteratura pugliese è in ottime mani. Esulando dal discorso di Nuovi Argomenti, non si possono dimenticare i recenti romanzi di Nicola Lagioia per Einaudi, di Francesco Dezio per Feltrinelli, di Gianrico Carofiglio per Rizzoli. Non ci resta che attendere la crescita di questo movimento denso di aspettative e speranze.
rossano astremo






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