ruggeri

Per non dimenticare
Claudia Ruggeri, sposa barocca del suo inferno minore
di Rossano Astremo
Otto anni sono passati dal “folle volo” che ha portato via per sempre una delle voci più originali della poesia salentina del Novecento. Claudia Ruggeri, morta suicida all’età di 29 anni, lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua casa leccese, è autrice di un unico poemetto edito, Inferno minore, pubblicato per intero sul numero 39-40 del dicembre 1996 del giornale di poesia “L’Incantiere”, diretto da Walter Vergallo, di un poema inedito )e pagine del travaso e di altre poesie mai pubblicate. A distanza di molti anni, l’interessamento alla poesia della Ruggeri da parte di alcuni critici che operano a Roma, Mario Desiati, redattore di Nuovi Argomenti, Andrea Cortellessa e Mauro Martini, collaboratori di Alias, allegato culturale del Manifesto, è una nota che lascia uno spiraglio per una sua necessaria rivalutazione critica. Non si può negare un certo rammarico per il disinteresse della critica accademica nostrana, la quale non è ancora andata oltre gli studi relativi a Vittorio Bodini, che è morto nel 1970, ma negli ultimi trent’anni di buona scrittura sotto le nostre spesse lenti ne è passata (Salvatore Toma, Antonio Verri e la stessa Ruggeri, appunto). Una laconica giustificazione può attribuirsi alla complessità della poesia di Claudia Ruggeri. Ha scritto Desiati, in un sua riflessione critica sulla poetessa leccese: “Claudia Ruggeri scriveva divinamente. La sua poesia ricca di arrovellamenti lessicali, di figure estreme (il matto in primis), è una piccola epifania postmoderna, dove echeggia una semantica inconsueta che mischia parole di origine trobadorica, iperletteraria, dialettale, straniera, aulica, ma anche quotidiana. Claudia Ruggeri ha inventato una sorta di nuovo barocco, ma senza la sua decadenza.” Eccone, allora, un breve assaggio, tratto dall’Inferno minore, poemetto dedicato a Franco Fortini, poeta stimato dalla Ruggeri, ma lontano anni luce dalla poesia neobarocca della stessa: “cavami da le piume gli insulti lo sfrenìo / la velocità indifferenziata che era danza / o salto, che ormai non muove semplicemente / mi rende probabile; la memoria finta da usare / come un nome, questa memoria insomma divina / indifferente di un calcio e di ossa, di un debole / dèmone mosso a pena a cerchio (leggero leggero / lo spirito ragazzino, e ciò sottile sottile / indistinto, destinato): Dedico a Te questa morte / padula – ché sei l’Arteficiere - ; impiegane / la festa, se pure alza l’Avverso, lo cattura”. Questo è il lamento dell’Uccello colpito, uno dei lamenti che strutturano l’Inferno minore, un poetare tutto sciolto dagli schemi il suo, opera folgorante nella sua novità, che richiede una particolare attenzione da parte del lettore, ma che ammalia, s’inarca, t’imprigiona nella sua spirale di sensi “forti”, folgoranti anche nelle sue proiezioni profetiche: “Del Traghettatore: e volli / il “folle volo” cieca sicura tutta / Volli la fine delle streghe volli // Il chiarore di chi ha gettato gli arnesi / Di memoria di chi sfilò il suo manto / poggiò per sempre il Libro…” Questo testo è tratto dalla plaquette poetica SalentoPoesia ’95. Per chi volesse leggere l’Inferno minore, è disponibile una copia dell’Incantiere che tutto lo contiene nell’emeroteca dell’ateneo leccese. Un primo approccio con la sua poesia, sicuro che in un prossimo futuro sentiremo degnamente parlare della scrittura accecante di Claudia Ruggeri.






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