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vertigine, 25 novembre_wuming1&lagioia, forma e sostanza

di vertigine (25/11/2004 - 19:19)

Vertigine, settimanale di precarietà letteraria, a cura di Rossano Astremo

 

 

0.

Premessa senza metodo

di Rossano Astremo

 

Il blog vertigine.clarence.com è nato nel luglio del 2003 come contenitore d’informazioni di un progetto editoriale ideato nello stesso momento, il periodico cartaceo Vertigine, giunto al suo quarto numero. Nell’editoriale del primo numero di Vertigine misi in evidenza l’importanza di considerare la rivista un cantiere aperte di collaborazioni, sperimentazioni, discussioni. La linea del piccolo periodico si è andata definendo col passare dei mesi, soffermandosi sulla necessità di affrontare per ogni numero un tema nel tentativo di sviscerarlo per quanto possibile dalle 16 pagine formato A 4 della rivista. Il blog diventa quindi spazio aperto per tutti, continuando a pubblicare periodicamente il formato cartaceo di Vertigine (prossimo numero previsto per gli inizi del 2005, con un cd allegato in tiratura limitata di 300 copie, dedicato alle performance poetiche sonore contemporanee).  Mandate il vostro materiale alla mia email, rossanoastremo@libero.it, racconti, poesie, recensioni critiche feroci, e soprattutto commentate altrettanto ferocemente gli scritti che via via, con cadenza per lo più settimanale, inserirò. Per ogni altro chiarimento o per insultarmi al telefono, lascio il mio cellulare 347 5206564.

 

1.

Sulle mie letture del 2004

di Rossano Astremo

 

Quanti libri avrò letto in questo 2004? Siamo alla fine del suo undicesimo mese e già mi sento in vena di raccogliere tutto in scatoloni da non disperdere nel nulla che si adagia nello spazio. Una media di due libri a settimana, per quattro settimane, otto libri, per undici mesi, 88 libri, arrotondiamo per difetto, in un anno avrò masticato una ottantina di libri. Se mi chiedessero, non so per quale ragione, magari un’intervista per quella rete privata dove c’è una trasmissione condotta da una folle dai capelli mori con tanta voglia di cazzo, ripeto, se mi chiedessero quali libri letti in questi mesi porterai nel tuo cuore per l’eternità  risponderei New Thing di Wu Ming 1 e Occidente per principianti di Nicola Lagioia. Per due ragioni diverse. Il romanzo solista di Roberto Bui (Wu Ming 1) ha un suo elemento funzionale nella costruzione “architettonica” dell’intreccio, romanzo corale che unisce molteplici narratori in grado di donare al testo varietà di toni, ritmo, azione, senza perdere nemmeno per un attimo la duplice C che rende un romanzo degno di essere chiamato tale, ossia la coerenza e la coesione del tutto. Alla forma di Wu Ming 1 unisco la sostanza di Occidente per principianti, road movie che vede tre strampalati individui alla ricerca del primo amore di Rodolfo Valentino, ma che è anche un atto d’accusa contro la spettacolarizzazione della nostra informazione, ma che è anche il manifesto della generazione dei nati negli anni ’70, figli di u precariato senza via d’uscita, ma che non ci lascia in un vuoto di speranza, concludendosi all’interno di un ristorante cinese, in quell’11 settembre per tutti davvero indimenticabile.

 

2.

Estratti dall'intervista di Sonia Langmut al "reverendo" Mahamid Zuwarah della Real Church of the Mother Plane, 6 giugno 1967 (Fondo Brooklynite/Langmut c/o Brooklyn Public Library)

Tratto da New Thing

Wu Ming 1

 

ZUWARAH. L'Aereo Madre fu lanciato in orbita il 3 gennaio del 1930 e la sua missione non coincide con quella descritta dagli apòstati attendisti della pretesa Nation of Islam. Già oggi, e non nel Giorno del Giudizio, l'Aereo Madre sta operando per difendere le genti dell'Africa, dell'Asia e della colonia interna americano-babilonese. Solo che i fratelli e le sorelle lassù in orbita devono andarci cauti. I radar dell'uomo bianco non possono trovare l'Aereo Madre perché usa antichi e impenetrabili sistemi di occultamento, ma c'è sempre un rischio, quindi ci vuole discrezione... Per questo hanno mandato quaggiù nella Babilonia americana i lemuri, li hanno mandati a Prospect Park, che è il centro del pianeta...

LANGMUT.Vuole dire che nel cuore di Brooklyn in questo momento ci sono dei mammiferi che secondo gli zoologi esistono solo in Madagascar?

ZUWARAH. Sì, e conducono durissimi attacchi psichici contro gli apòstati e gli attendisti in seno alla colonia interna americano-babilonese...

LANGMUT. In cosa consistono questi "attacchi psichici"?

ZUWARAH. Prima dovrei spiegarti perché la pretesa Nation of Islam è uno pseudo-culto di traditori ed eretici, nemici della vera religione. So che quello che sto per dire ti offenderà, in quanto donna bianca, ma è giusto che anche voi honkies sappiate quali sono le vostre origini...  Voi siete stati creati in laboratorio da un intelligentissimo e malvagio uomo nero, Yacub, vergogna della sua stirpe. Seimilacinquecentosettanta anni fa, Yacub viveva nel paradiso terrestre, insieme a tutti gli altri uomini e donne nere, ma cominciò a fare orribili esperimenti genetici, e la sua comunità lo esiliò più a Ovest, nel mare Egeo, sull'isola di Patmos. Fu lì che Yacub creò la stirpe dell'uomo bianco.

LANGMUT. Ma questo che c'entra coi lemuri e col Figlio di Whiteman?

ZUWARAH. C'entra, perché quello che voi chiamate "figlio di Whiteman" non è affatto figlio dell'uomo bianco, ma è il risultato di un contro-esperimento benigno e più recente, che ha compensato almeno in parte i danni fatti da Yacub... L'uomo nero ha due geni, uno forte e uno debole. Quello forte è chiamato "gene scuro", quello debole "gene chiaro"...

LANGMUT. Lei ha qualche prova a sostegno di quanto sta affermando?

ZUWARAH. E' scritto nella Bibbia, anche se in forma allegorica. Per i suoi esperimenti, Yacub aveva a disposizione 59.999 seguaci, esiliati insieme a lui. Cominciò a farli incrociare, selezionando via via esemplari in cui era dominante il gene chiaro. Incrociando tra loro questi ultimi, ottenne esemplari dalla pelle sempre più chiara, dai geni deboli e di intelligenza limitata, perché il loro cervello pesava soltanto centottanta grammi. Erano però spregiudicati e privi di morale, si abbassavano a sfogare i più bassi istinti. Presto furono la maggioranza della popolazione dell'isola. Dopo la morte di Yacub, su Patmos non c'era più un solo uomo nero. Quando l'isola non potè più contenere gli uomini bianchi, molti di questi emigrarono in Europa. Il resto è una triste storia. Le armate dei bianchi attaccarono addirittura il paradiso terrestre. Questo accadde grossomodo cinquemila anni fa. Prima della rovina, dal paradiso terrestre decollò l'Aereo Madre, a cui fu affidata la redenzione delle razze di colore...

LANGMUT. Non ha detto che l'Aereo Madre è in orbita dal 1930?

ZUWARAH. Infatti, ma prima ha vagato nel cosmo per millenni.  Sull'Aereo Madre, i fratelli e le sorelle fecero l'esperimento contrario a quello di Yacub, selezionando uomini e donne sempre più forti e longevi, tanto da diventare quasi immortali. Nello spazio, questi super-umani conobbero altre specie, tra cui una razza superiore i cui animali domestici erano intelligentissimi, dotati di poteri psicocinetici e in tutto e per tutto identici ai nostri lemuri. Gli alieni donarono alcuni di questi animali all'equipaggio dell'Aereo Madre, che li addomesticò e ne fece gli "arcangeli", i propri emissari sulla Terra. Uno di questi lemuri, Gabriele, fondò l'unica e vera religione...

LANGMUT. Mi sfugge il legame con la Nation of Islam e con tutto il resto...

ZUWARAH. Il finto nero Elijah Poole, che si fa chiamare Elijah Muhammad, è un traditore perché si attribuisce un ruolo semi-divino, da Profeta, quando l'unico Profeta è l'innominabile incoronato dall'arcangelo Gabriele, e il Profeta non si può rappresentare nelle sue fattezze mentre Elijah si lascia fotografare e filmare e ci sono suoi ritratti in ogni sede della pretesa Nation of Islam. L'Aereo Madre ha mandato sulla Terra gli arcangeli per risistemare le cose. Coi loro poteri telecinetici disturbano le riunioni della pretesa Nation of Islam, fanno cadere i ritratti del finto nero Poole dalle pareti... Quello che voi chiamate il "figlio di Whiteman" è in realtà l'angelo sterminatore, il lemure-principe, colui che compie la necessaria opera di pulizia...

LANGMUT. Tuttavia, nessuna delle vittime del Figlio di Whiteman aderiva alla Nation of Islam...

ZUWARAH. Questo è quello che sostiene l'uomo bianco, noi della Real Church of the Mother Plane abbiamo altre informazioni.

LANGMUT. Poco fa, parlava di "attendismo" e del ruolo dell'Aereo Madre...

ZUWARAH. Il finto nero Poole insegna che, una settimana prima del giorno del giudizio, l'Aereo Madre darà indicazioni agli uomini giusti su come e dove nascondersi, poi farà partire millecinquecento aerei che bombarderanno il pianeta finché non resteranno vivi solo i giusti. L'America brucerà in un lago di fuoco per 390 anni e si raffredderà solo dopo 610 anni. I neri costruiranno la nuova civiltà. Ma gli arcangeli ci hanno detto che è una menzogna: "Libertà ora!", dicono loro. Perché aspettare migliaia di anni per porre fine alla cattività americano-babilonese? [...]

 

 

 

3.

tratto da Occidente per principianti

di Nicola Lagioia

 

A mezzogiorno sono nella casa dei miei, con i calzini spaiati e un paio di jeans infilati sopra i pantaloni del pigiama, in un salotto pieno di parenti, con la testa che mi gira ed è con gli occhi accesi e la testa ripetutamente sfondata da mille pensieri che faccio passare le mie dita e le mie labbra sul cadavere di mia madre, le tocco gli zigomi, le bacio la fronte e penso, come ogni persona a cui sia morta la madre, che non la rivedrò e mi domando, come tutte le persone piegate sul cadavere della propria madre, che cosa sia questo corpo all’interno del quale alcuni organi insistono su un inutile lavoro di assestamento, ci sono liquidi che iniziano a ristagnare, e strane fuoriuscite, la crescita inspiegabile delle unghie  e dei capelli, mi chiedo cosa rappresenti questa cosa che ho ancora la testardaggine di chiamare “mia madre” (…)

 

 

 

4.

Poetry slam, 27 novembre, Campi Salentina

 

Si svolgerà sabato 27 novembre, presso l’Istituto Calasanzio di Campi Salentina, il primo Poetry Slam del Salento, all’interno della decima edizione della Città del Libro. Ad organizzarlo il folle operatore culturale Mauro Marino. A gestire l’impeto organico dei 16 poeti il critico e scrittore barese Enzo Manzueto. Il premio al vincitore una pubblicazione con la Lupa Pensa Editore. Ci sarò anche io. Il mio secondo poetry dopo quello dello scorso luglio a Castellana Grotte, vinto dall’amico Luciano pagano (sarà presente anche lui). Altra gente che vorrei ricordare, gli amici Giuseppe Semeraro, Ilaria Seclì, Vito Antonio Conte, Oronzo De Cataldo, Tiziano Serra, Giovanni Santese. Il tutto parte alle ore 20. Accorrete. Si prevede il linciaggio a suon di versi. E non solo.

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extra #4

di vertigine (25/11/2004 - 11:11)

Michele Trecca, L’albergo delle storie, materiali critici di narrativa italiana contemporanea e qualcos’altro (Palomar, 2004). Domani sera Michele Trecca a partire dalle ore 20, 30 sarà a Lecce, presso la Libreria Icaro.

 

 

di Rossano Astremo

 

Un libro necessario quello di Michele Trecca, L’albergo delle storie, materiali critici di narrativa italiana contemporanea e qualcos’altro (Palomar, 2004). Necessario principalmente per la luce nuove con la quale illumina le strade buie della critica letteraria nostrana. Nel libro di Michele Trecca si respirano a pieni polmoni ventate d’aria pronte a sventrare la senescenza di certa critica accademica. Il testo è una raccolta di recensioni di opere narrative scritte dallo stesso autore che vanno dal 1995 sino al 2003, costruita per lo più con materiali intessuti quotidianamente sulla Gazzetta del Mezzogiorno e ripuliti dalle scorie del tempo, in cui si rispetta il duplice vincolo alfabetico e cronologico. Carla Benedetti nel suo Il tradimento dei critici (Bollati Boringhieri, 2002) accusa apertamente la casta dei critici di essersi arresa al ricatto postmoderno del gioco combinatorio ironico e nichilista come unica possibilità di una letteratura contemporanea che di fatto non avrebbe più la forza ed anzi dovrebbe programmaticamente rinunciare all’ambizione della verità accontentandosi di sopravvivere alla propria morte con banali e spettacolari endovene di fiction contenute entro i limiti di galateo con il mondo esterno. Il testo di Trecca può leggersi come prosecuzione del discorso introdotto dalla Benedetti e finalizzato ad una nuova rinascita della critica letteraria: “La critica letteraria – scrive Trecca – deve trovare un linguaggio nuovo, contiguo e non incommensurabile rispetto al proprio oggetto. Essa, cioè, non può più fingere di parlare il linguaggio unidimensionale della ragione, è ora che valorizzi la componente emotiva dei propri discorsi fino a conseguire quella tonalità logopatica che può risollevarla da certo grigiore depressivo. Ammetterne il fondamento passionale non sminuisce l’attendibilità di scelte, ipotesi e valutazioni. Seguire l’andamento rapsodico di sollecitazioni istintive è prova di onestà e non di debolezza. Usare linguaggi d’altri mondi può servire a dribblare una noiosa e inutile autoreferenzialità.” Questo può considerarsi una sorta di manifesto del critico militante. All’interno del testo, nell’arco di tempo di un decennio letterario, vengono passati al setaccio le opere narrative dei migliori narratori italiani contemporanei, passando dal trio rock d’inizi anni ’90, Enrico Brizzi, autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Giuseppe Culicchia, Tutti giù per terra, e Silvia Ballestra, Compleanno dell’iguana, sino ad arrivare alla vogue pulp dell’antologia dell’Einaudi Cannibali, legata ai nomi di Niccolò Ammaniti, Andrea Pincketts e Aldo Nove. Michele Trecca mostra una certa predilezione critica ed estetica per quella letteratura che definisce a trazione anteriore, ossia quella letteratura che, con la sua valenza dialettale, fisica e corporale, gioiosamente beffarda e ironica, oppure sentimentale e tragica, azzera le gerarchie e ricombina gli elementi in una cooperazione attiva con i prodotti di consumo, in particolare  quelli dei media, come spettacoli televisivi, film, musica, immagini della pubblicità. Non a caso Trecca è stato anche curatore di due importanti antologie di scrittori meridionali, Sporco al sole (Besa, books brothers, 1998) e Avant sud (Gruppo editoriale protagonisti, zerozerosud, 2002), grazie alle quali sono emersi i nomi di autori importanti dell’attuale letteratura pugliese, Livio Romano, Francesco Dezio, Annalucia Lomunno. In L’albergo delle storie le stroncature non sono mai taglienti e cattive, tanto per intenderci non seguono lo stile del cecchinaggio di Roberto Cotroneo all’interno delle pagine dell’Espresso, ma ironiche e distese (basta leggere le recensioni a Senza sangue di Alessandro Baricco e Rispondimi del bersaglio più ambito della critica italiana Susanna Tamaro). Un libro, quello di Trecca, scritto con un linguaggio semplice, dinamico e accattivante, senza le complicazioni sintattiche di certa penne della critica accademica che, come se non bastasse, affollano le terze pagine di quotidiani nazionali.

 

 

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extra#3

di vertigine (24/11/2004 - 11:27)

voce, lipperini, lagioia

alcune riflessioni sparse sulla tre giorni organizzata dai presidi del libro, dal fondo verri, dalla libreria icaro di lecce con la collaborazione della rivista vertigine e del sito letterario musicaos. grande affluenza per la performance di lello voce, sabato 20 novembre al teatro astragali di lecce. più di 50 persone per assistere allo spettacolo nel quale si mescolavano video, suoni, e vocalità d'assalto di uno dei più stralunati sperimentatori della nostra poesia. voce ha presentato il suo nuovo lavoro, il cd fast blood. maggiore potenzilità avrebbe espresso con la presenza dei musicisti. il libero fluire della base ha tolto potenzialità al lavoro di voce. il testo di apertura puù considerarsi un manifesto della merda nella quale viviamo. politicamente scorretto. per fortuna. domenica sera è stata la volte della notte dei blogger, l'antologia degli scrittori della rete, edita da einaudi. erano presenti la curatrice dell'antologia, loredana lipperini e una delle autrici la folle pugliese manila benedetto. poca gente, una ventina di persone, a causa del cattivo tempo, un fastidioso nevischio nella lecce della calura antelitteram. lunedì l'evento più atteso dal sottoscritto, la presentazione di occidente per principianti di nicola lagioia. una quarantina di persone. lagioia è una persona stupenda, non ne avevo dubbi, oltre ad essere un intellettuale che stimo da sempre. occidente per principianti è il libro più cazzuto che ho letto nel 2004 assieme a new thing di wu ming1. grazie a tutti coloro i quali sono intervenuti.

rossano astremo

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EXTRA #2

di vertigine (22/11/2004 - 11:08)

Lunedì 22 novembre, (presso il Fondo Verri) tema saranno le nuove forme di narrazione con Nicola Lagioia che presenta il suo Occidente per principianti (Einaudi)  un “road movie”, incalzante come una caccia all'uomo. Un ghost writer senza prospettive, un regista inseguito dai creditori e una studentessa di cinema bella e infedele si mettono sulle tracce dell'unica persona in grado di testimoniare l'iniziazione sentimentale dell'“uomo più desiderato del suo tempo”, l’amante di Rodolfo Valentino, con l'obiettivo di strappare un'intervista. Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. Ha esordito con il romanzo Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (minimum fax, 2001 - Premio Lo Straniero). Sempre per minimum fax ha curato, insieme a Christian Raimo, l'antologia di letteratura italiana La qualità dell'aria.

[ info: Mauro Marino 333 3841113 – 0832 304522 ]

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extra

di vertigine (20/11/2004 - 19:13)

INTERVISTA A LOREDANA LIPPERINI, LA NOTTE DEI BLOGGER (EINAUDI STILE LIBERO)

di Rossano Astremo

Manila e Tiziano

(manila benedetto e tiziano scarpa)

Sono giornalisti e scrittori. O aspiranti tali. O, semplicemente, persone (non necessariamente giovani e giovanissime) che hanno scoperto un modo di scrivere, farsi leggere, conoscersi, scambiarsi idee. Il blog, da web log, nasce nel 1997 e si afferma clamorosamente in America nel 2000 e in Italia nel 2002. In parole poverissime, il blog è un sito personale che usa un software tale da rendere possibile il suo allestimento e il suo aggiornamento anche a chi non possiede nozioni di informatica. Oggi i blogger italiani sono circa centomila, e il numero è destinato ad aumentare.

Denominatore comune: sentirsi portatori di un nuovo linguaggio (e di nuovi contenuti), di una way of writing che si differenzia da quella fin qui conosciuta non soltanto per la sua «gratuità», per il suo essere svincolata da qualsiasi finalità, ma per il fortissimo senso di appartenenza che la caratterizza. I blogger sono una «comunità di io», che alimenta e accarezza il narcisismo dei singoli ma lo rende parte di un orgoglioso tutto.

La sfida dell’antologia “La notte dei blogger”, edita dall’Einaudi, che sarà presentata domenica 21 novembre, a partire dalle 20,30, presso il Fondo Verri di Lecce, è stata quella di chiedere ad alcuni di loro di cimentarsi con un altro mezzo, il libro, e con la forma del racconto, affrontandola con lo stesso mood e con la stessa visione che caratterizza, quotidianamente, i loro «post».

Sono in maggioranza donne e ragazze, le più attive e spesso le più innovative, e hanno un’età compresa fra i sedici e i trent’anni. Ma non mancano gli autori più maturi, che si nascondono dietro un nickname per raccontare di sé e del mondo quello che nella gabbia della scrittura professionale non potrebbero dire. Ecco i nickname dei blogger presenti nell’antologia “La notte dei blogger”: ARKANGEL , ERIADAN, GOMITOLO, LIVEFAST, LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDO MACCHIANERA, PAROLA DELLA LO, PERSONALITA’ CONFUSA, THE PETUNIAS,

LAPIZIA, PRINCESS PROSERPINA, ROBBA, SAI TENERE UN SEGRETO?, SASAKIFUJIKA, SE STASERA SONO QUI, SHOEGAZER, UNDERBREATH, ZAZIE.

Abbiamo sentito Loredana Lipperini, curatrice dell’antologia, che sarà presente a Lecce assieme a Manila Benedetto, in arte Princess Proserpina, blogstar di Castellana Grotte, curatrice di uno dei blog più logevi della rete, www.pproserpina.net. Loredana, lei e la casa editrice Einaudi avete rotto quella sottile linea rossa che divideva il blog dai libri. Perchè? Voglia di realizzare i sogni latenti di ogni blogger, di dimostrare che non c'è un così grande divario tra blog e carta o semplicemente fiuto per un prodotto che avrebbe di certo venduto? “Non so se si possa e debba parlare di divisione fra blog e libri. Personalmente, non ho mai avuto la sensazione che fra mezzi di comunicazione vecchi e nuovi esistano cesure nette. Semmai, credo che oggi venga offerta a tutti la possibilità di utilizzarne diversi, anche contemporaneamente: e questa è una grande occasione di libertà. Detto questo, credo che il divario fra blog e carta ci sia, eccome: infatti agli autori dell’antologia è stato chiesto non di scegliere fra i propri post già apparsi su Internet, ma di utilizzare la forma canonica della scrittura “per” la carta, ovvero il racconto. L’idea di partenza è stata proprio questa: diciotto persone che quotidianamente si cimentano con la scrittura narrano per un pubblico di lettori cartacei.”La mossa è stata giusta, il libro sta vendendo, e la gente ne parla. Ma molti blogger l'hanno presa come un tradimento. se l'aspettava? e cosa produrrà nel futuro quest'antologia: un "pericoloso" precedente o la demolizione dei canoni inviolati della blogosfera?“Mi aspettavo reazioni anche dure. L’accusa di tradimento mi ha invece sorpresa, proprio perché non considero la blogosfera un mondo separato dai mass-media ma, semmai, una formidabile punta avanzata. Quanto al futuro, difficile fare previsioni. Ma continuo a non sentirmi una demolitrice di canoni altrui.”Gli autori del libro sono tra i blogger più amati. Con quale criterio sono stati scelti?“Con due criteri, fondamentalmente: la loro potenzialità narrativa e la diversità degli stili. Non era pensabile (e non sarebbe stata onesta) un’antologia-manifesto che puntasse ad una innovazione del linguaggio secondo un canone unico. Penso che i racconti siano, sì, innovativi: non perché demoliscano la poetica dei padri letterari, ma perché sono portatori di un senso di appartenenza, e di comunità, fino a questo momento inedito.”Lei, lo dice anche nella prefazione, è una lettrice di blog. Che differenza nota tra la scrittura su carta e la scrittura su blog?“Una, fondamentale: chi scrive sul blog conta su un feedback immediato con i suoi lettori. Su carta è impossibile.”Pensa che la possibilità che dà il blog di vivere il rapporto diretto tra autore e lettore attraverso i commenti, dia più maturità alla scrittura o la inibisca?“Anche qui, dipende dai casi. Ma più che di maturità o di inibizione parlerei di familiarità. A un blogger difficilmente sarebbe permessa l’ascesa in cattedra, come spesso avviene per gli scrittori. O i critici. O i giornalisti stessi.”Nel libro si nota un'alternanza di stili e contenuti. è una vostra scelta, ma non pensate che questo disorienterà il lettore?No, non credo. Quasi tutte le antologie sono disomogenee, salvo rare eccezioni.” Che idea si farà del blog il lettore a digiuno di cultura internet dopo aver letto il libro?“Forse quella più corretta: un luogo dove si scrive.”Pensa che usciranno autori di successo da questo libro?“Intanto il libro ha proposto diciotto autori, e questo mi sembra già un successo. Poi, certo, l’augurio è che molti continuino a scrivere e a pubblicare. In Italia questa avventura ha provocato parecchio rumore: altrove è già nella logica delle cose che l’editoria cerchi e trovi nuovi scrittori nella blogosfera.”Si aprirà un blog dopo questa avventura?“Stavo per aprirlo prima, mi sono fermata perché temevo che la cosa apparisse come un gesto opportunistico, ci ho nuovamente ripensato e probabilmente quando uscirà questa intervista il blog ci sarà già. E che Dio mi perdoni.”

 

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vertigine, 17 novembre_ siamo tutti presidiati!

di vertigine (17/11/2004 - 11:11)

Vertigine, incursioni settimanali di precarietà letteraria, a cura di Rossano Astremo

Vertigine, 17 novembre_ Siamo tutti presidiati!

foto di un esperimento di scrittura medianica, realizzato in trance lucida, da due soli soggetti, facendo scorrere una tavoletta e sfera

 

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Premessa senza metodo

di Rossano Astremo

 

Il blog vertigine.clarence.com è nato nel luglio del 2003 come contenitore d’informazioni di un progetto editoriale ideato nello stesso momento, il periodico cartaceo Vertigine, giunto al suo quarto numero. Nell’editoriale del primo numero di Vertigine misi in evidenza l’importanza di considerare la rivista un cantiere aperto di collaborazioni, sperimentazioni, discussioni. La linea del piccolo periodico si è andata definendo col passare dei mesi, soffermandosi sulla necessità di affrontare per ogni numero un tema nel tentativo di sviscerarlo per quanto possibile nelle 16 pagine formato A 4 della rivista. Da oggi il blog diventa quindi spazio aperto per tutti, pur continuando a pubblicare periodicamente il numero cartaceo di Vertigine (prossimo numero previsto per gli inizi del 2005, con un cd allegato in tiratura limitata di 300 copie, dedicato alle performance poetiche sonore contemporanee).  Mandate il vostro materiale alla mia email, rossanoastremo@libero.it, racconti, poesie, recensioni critiche feroci, e soprattutto commentate altrettanto ferocemente gli scritti che via via, con cadenza per lo più settimanale, inserirò. Per ogni altro chiarimento o per insultarmi al telefono, lascio il mio cellulare 347 5206564.

 

1.

IL SIGNOR GHIRO, LA SIGNORA TARTARUGA E LA SIGNORINA TALPA

ovvero La Favola delle Scorze.

di Luciano Pagano

www.musicaos.it

musicaos@libero.it

 

C’erano una volta un ghiro, una talpa ed una tartaruga che vivevano in un bosco. Tutti e tre vivevano della ricchezza che offriva il bosco, ognuno disponendo di quanto abbisognava per crescere sé ed i suoi cuccioli, senza mai temere nulla, né i rigori del freddo inverno, né la torrida estate, che nel bosco era peggiore dell’inverno, e che mieteva vittime soprattutto tra le tribù di scolopendre. Le scolopendre infatti amavano trascorrere le stagioni in casa, bighellonando e senza fare alcunché di interessante, non curandosi degli altri animali, né delle talpe, né delle tartarughe né tantomeno dei ghiri. Ebbene un giorno, poco prima che giungesse la stagione del letargo, Signora Tartaruga incontrò il Signor Ghiro, l’incontro avvenne in un negozio di elettrodomestici dove i due erano andati a comperare due coperte elettriche per sopportare meglio l’inverno. Parlarono del più e del meno Signora Tartaruga e Signor Ghiro, alla fine scoprendo di coltivare entrambi la passione per l’incisione delle tavole e delle scorze di legno. ‘Ma Signor Ghiro, se proprio vuole saperlo, anche la Signorina Talpa si dedica allo stesso passatempo e proprio durante l’inverno, proprio come noi! Perché non ci incontriamo tutti quanti sotto il cavo del grande albero, potremo confrontare insieme le nostre scorze, magari dormiremo di meno, però impareremo sicuramente qualche tecnica segreta di cui non siamo ancora a conoscenza, ci potremmo scambiare le scorze’. Il Signor Ghiro tirò un forte respiro e rispose così alla Signora Tartaruga ‘Cara Signora Tartaruga’, il Signor Ghiro alternava le sue parole a lunghi sbadigli ‘sarei ben lieto di trascorrere a questo modo l’inverno, pensi, conosco certi animaletti amici miei, che abitano nel bosco oltre la collina, che intagliano le scorze come noi, incidendovi sopra ogni sorta di GhiriGoro, mi perdoni il gioco di parole, sa, so essere un burlone quando voglio; ebbene Signora Tartaruga, potremmo chiamare ad adunata tutti i miei amici Ghiri per confrontare insieme le nostre scorze’. La Signora Tartaruga aveva quasi le lacrime agli occhi, erano anni che incideva le scorze nel bosco e non si era mai confrontata con nessuno a quel modo, rispose così al Ghiro: ‘allora facciamo così, lei chiamerà i suoi amici Ghiri del bosco oltre la collina ed io farò altrettanto con le mie amiche Tartarughe, alle Talpe ci penserà la Signorina Talpa, alla quale manderemo subito un messaggio con un Cricetino – ehi criceto! vieni qui un secondo, porta questo messaggio alla Talpa, dille che domani notte sotto il cavo del Grande Albero ci troveremo tutti a confrontare le nostre scorze, mi raccomando – caro Signor Ghiro in quanto a lei, abbiamo avuto proprio una bella idea, arrivederci a domani notte!’. Il Signor Ghiro si congedò dalla Signora Tartaruga, acquistò la sua copertina elettrica e si rimise sulla via di casa. Sulla via del ritorno gli parve di notare strani segni sul terreno, non poteva credere ai suoi occhi, erano tracce lasciate dalle scolopendre. Le scolopendre erano la causa della colite che il Ghiro provava negli ultimi anni, all’inizio aveva fatto conoscenza di alcune di loro, a causa del loro interesse per le scorze intagliate, l’unica cosa che fastidiava il Ghiro e che invece faceva godere le scolopendre consisteva in questo: esse amavano stendersi negli intagli che il Ghiro faceva nelle scorze, approfittando del calore presente nelle fessure del legno e dormendo aggrovigliate in esse, in poche parole quello che per il Ghiro era una passione, cioè intagliare le scorze e fare a cambio di scorze con gli altri Ghiri che abitava oltre la collina costituiva invece per le scolopendre un passatempo. A questo punto della favola è necessario fornire una spiegazione. Il Signor Ghiro, quando incominciò ad intagliare le scorze, tanti anni fa, non sapeva a chi rivolgersi per sapere se le sue scorze erano belle o brutte, più belle o brutte di altre, meglio o peggio intagliate, in quel periodo si rivolse proprio alle scolopendre che allora gestivano il commercio delle scorze vergini o intagliate, il Ghiro, povero ingenuo, pensava che le scolopendre, ben addentro all’arte della vendita e dell’intaglio delle scorze, fossero in grado di dargli i consigli giusti. Ebbene il Ghiro, una volta rivoltosi a qualcuna di queste scolopendre ebbe una risposta singolare, le scolopendre non smettevano di elogiare le scorze del Ghiro, eppure quando il Ghiro portava in giro le sue scorze e le mostrava ad i suoi amici Ghiri le scolopendre non assistevano mai alla presentazione delle scorze. Il Ghiro, per quanto fosse un animale sbadiglione e per quanto fosse mosso unicamente da passione era sconcertato, ‘ma come’ pensava ‘parlano così bene delle mie scorze eppure non condividono mai con me questo piacere dell’intagliare?’.

Passarono un po’ di anni, il Signor Ghiro per un periodo della sua vita aveva addirittura deciso di non intagliare di più le sue scorze, pensando che l’inverno fosse oramai fatto per dormire. Finché un giorno le scolopendre, scoprendo la bellezza delle sue scorze, forse non eccelsa, e l’abilità con cui il Signor Ghiro, con l’aiuto della Signorina Talpa e della Signora Tartaruga continuava ad intagliarle e a mostrarle in giro, insomma le scolopendre fecero irruzione nella casa del Ghiro e lo privarono delle sue scorze. Da quel giorno per il Signor Ghiro cominciarono i ‘giorni della colite’, il Signor Ghiro non faceva in tempo a mostrare le sue scorze che subito una scolopendra entrava nelle fessure facendosi appartamento, persino gli gnomi del bosco, osservando le scorze da lontano, credevano che la forma delle scorze fosse dovuta alla presenza di una scolopendra al loro interno e non all’abilità del Ghiro nell’intagliarle. Questo gioco durò per molti mesi, finché un giorno il Signor Ghiro, andando al mercato, non vide un capannello di persone agitarsi, tutte ferme e ritte ad ascoltare qualcuno. Il Signor Ghiro si fece strada sgomitando tra gli astanti finché non si ritrovò di fronte ad uno spettacolo ributtante, una scolopendra si era conficcata all’interno di una delle sue scorze e non riusciva più ad uscirne. La scolopendra, rossa in viso, continuava a dire che la scorza era bellissima e che lì dentro si stava proprio bene e che aveva fatto proprio un bel lavoro, però, e questo lo capiva il Signor Ghiro soltanto, da quella scorza non sarebbe più uscita, proprio perché la chiave della scorza era opera del Ghiro, ed a nulla sarebbero valse la tracotanza e la maleducazione. La scolopendra continuava ad agitarsi, chi si trovava nei suoi paraggi rischiava di irritarsi in ogni momento, tuttavia da quella scorza non c’era via d’uscita. Il Signor Ghiro si voltò ad uno degli gnomi che osservavano questo triste spettacolo e disse ‘che cosa sta succedendo? Cosa ci fa una scolopendra dentro una delle mie scorze?’, lo gnomo rispose ‘ma come una delle sue scorze? E’ un’ora che la scolopendra va dicendo che quella scorza è sua, è un’ora che la scolopendra ripete a tutto il mercato che lei sola, lei e le scolopendre intagliano le scorze, per non parlare delle accuse che le ha lanciato Signor Ghiro, la scolopendra insiste nel dire che lei, Ghiro Caro, non ama le scorze come fanno le scolopendre. Dobbiamo forse chiamare la polizia, Signor Ghiro, la lasci a languire, forse un giorno si pentirà’. Il Signor Ghiro ponderò le parole dello gnomo, incerto sul da farsi, scrollò le spalle e poi, rivolgendosi al caro amico gnomo disse ‘ha proprio ragione, quel che mi importa è incidere le mie scorze, gli gnomi e tutti gli abitanti del bosco mi guarderanno negli occhi e si accorgeranno da uno sguardo che le mie scorze sono pure e non rubano niente a nessuno’. Il Ghiro si voltò e tornò alla sua tana. Alla sera si incontrò con la Signora Tartaruga e la Signorina Talpa, insieme decisero che le loro scorze, anche se artigianali, erano quanto meno scorze sincere, anche uno stupido, al mercato, se ne sarebbe accorto.

 

 

2.

TU SAI, CI STANNO DEGLI IMPICCI

di Paolo Vincenti

 

Tu capisci,

c’è del marcio in questa città

le istituzioni in crisi

c’è chi dice che non si uscirà

da questa emorragia, da questa anoressia

tu capisci,

c’è uno scollamento inspiegabile

c’è un equilibrio precario

si riscrive la Costituzione

c’è un’uguaglianza formale

ed una disparità sostanziale,

nel coro ci sono stonature

tu capisci, dolci labbra

bisogna riflettere

e respirare piano

Tu sai, mette scompiglio

l’amore quando arriva in città

l’amore quando bussa

l’amore quando entra

il suono che si espande

Tu capisci, dolci labbra

bisogna riflettere

e respirare piano

Ci sono stati degli episodi, delle cose

c’è chi dice che la mentalità,

è difficile, non cambierà

e la mafia è come la gramigna

e la legge del più forte ci costringe a tacere

tu capisci,

ho avuto dei presentimenti

guardando il telegiornale,

e quando è tempo di elezioni,

tutti ad offrire caffè corrotti,

a stringere mani, salutare cordiali,

ma la sanità,

c’è chi dice che nessuno la riordinerà

tu capisci,

devo riassettare casa,

mettere ordine nella mia vita,

prima di dirti si

tu sai, può fare male

l’amore quando bussa

l’amore quando entra,

il suono che si espande

Tu capisci, dolci labbra

bisogna chiedere un fisco più giusto

e fare la propria parte

per questo mondo senz’arte

prima di dirti si.

 

3.

La città dalle mura che bruciano (5/ continua)

Romanzo a puntate in uscita ogni venerdì sul settimanale città magazine

di Rossano Astremo

 

Ci furono poi alcuni giorni di assestamento, passati a dialogare con un numero indecifrabile di tutor per avere alcune dritte sui piani di studio, sui corsi da evitare, sugli esami facili da preparare in un paio di notti insonni. Decisi di frequentare le lezioni di Storia Medievale, di Letteratura Inglese, di Sociologia della Letteratura, di Letteratura Comparate e di Storia dei partiti politici. Un lunedì mattina d’ottobre, poi, la mia prima lezione. Il mio destino s’incrociava con quello di Bernardo De Marco, docente di Storia Medievale. Il corso monografico per quell’anno accademico riguardava l’importanza del ruolo dello scriba nei monasteri medievali per la sopravvivenza dei testi latini. Il professore indossava occhialini dal diametro impercettibile, tondi, luminosi, una forma primitiva del modello reso famoso da John Lennon, ma anche una forma ridotta degli occhiali sfoggiati dal Gramsci delle foto più note. Il professore non faceva molti sforzi di concentrazione, si limitava a leggere una sfilza di fogliettini volanti, di annotazioni prese durante le sue ore di studio quotidiano, tra una riunione del Consiglio di Facoltà, la data di un esame, una sessione di laurea, perché la vita di un docente universitario non è quello che voi matricole pensate, tutto fancazzismo e raccomandazioni, la vita di un docente è fatta di privazioni, di sacrifici, di dolori e sofferenze, queste parole uscivano dalla bocca del professorone, curvo su se stesso, dietro un microfono esile, con un’amplificazione minima che impediva di prendere appunti. L’aula era stracolma, tra iscritti a Lettere, Beni Culturali e Lingue, il nostro professorone aveva la sua folta schiera di proseliti, ma l’attenzione non era delle più irreprensibili, un sottile brusio costante ritmava le sue parole strascicate a stento, sino a divenire aperto rumore concertistico quando la sua voce sibilava frasi del tipo “In nomine domini nostri Jesus Christi. Incipit Liber Sacra Matris”. Tutto, ma non frasi in latino. Usciti dal Liceo con i traumi generati dalla consecutio temporum, l’impatto universitario con la lingua di Seneca e Cicerone era devastante, un pugno allo stomaco, un colpo di spada conficcato nel cuore. Io, del resto, ero intento a tradurre alcuni testi dell’ultimo album dei Sonic Youth, avevo intravisto tre file avanti alla mia Giulietta Barbieri, una mia ex compagna di liceo, alla quale avrei chiesto educatamente gli appunti, come del resto era accaduto nei cinque anni precedenti. Le secchione con gobba annessa serviranno pur a qualcosa. Non è che mi importasse molto del ruolo dello scriba nel Medioevo, certo ne capivo l’importanza, molti testi della classicità greca e latina non sarebbero giunti nelle nostre mani senza il loro lavoro certosino di trascrizione, traduzione, conservazione, ma in quel momento la mia testa era uno scatolone di cartone ricolmo delle sensazioni più varie e discordanti. Perché, in fin dei conti, il mio pensiero costante era rivolto alla ragazza incrociata per caso quella sera nel locale frequentato dagli studenti universitari alternativi. C’ero poi ritornato, assieme a Ciro, la settimana successiva, la stessa musica degenere, lo stesso numero infinito di individui, un marasma collettivo di giovinezza appesa al vento, ma della sua presenza neanche il più lontano sentore. Ci sarei ritornato tutte le settimane, ogni volta che ci sarebbe stata la serata nella quale si suonava musica rock, dovevo rivederla, anche solo per un’altra volta, anche per riuscire a dimostrare a Livio e a Ciro che non ero mica impazzito, che avevo davvero incrociato il mio sguardo con la ragazza più bella che avessi mai visto, che non erano visioni generate da abbondanti bevute di vino rancido. Pensieri che in loop, ciclicamente, ritornavano a bombardarmi il cranio, mentre le liriche dei Sonic Youth si trasformavano in sterili traduzioni in lingua italiana, grazie alle nozioni d’inglese apprese nei miei anni da passivo studente liceale, e il loro pessimismo (noi ammazzeremo le ragazze della California) non aiutava a distendere i miei nervi tesi come pelli di tamburi da poco tirate. Gli occhi fissavano la mia mano che distendeva inchiostro sul foglio bianco, poi passavano a scrutare il volto butterato di Giulietta Barbieri, sempre intenta a prendere appunti con una velocità e una dedizione rassicuranti, per poi puntare dritti sulla massa informe di Bernardo De Marco, del quale scrutavo i movimenti ritmati delle sue labbra aperte, senza riuscire a percepirne i suoni. Attendevo con smodata voglia la conclusione di quell'ora di lezione. Nel passaggio del mio sguardo dal professore, intento nella dettatura dei suoi appunti ricolmi di stralci di latinorum, ai foglietti che imbrattavano il posto da me occupato, comparve come ossatura mistica la figura della ragazza del locale, con la lucentezza dei suoi occhi ad accecare i miei. Era solo una visione. La lezione terminò. De Marco abbandonò l’aula senza rivolgere alcun saluto. Avevo forse bisogno di un’aspirina. Sarebbe stato meglio fare ritorno a casa.

 

4.