scarica la carne muore sino al 31 gennaio
Rossano Astremo, La carne muore, scaricabile sino al 31 gennaio su www.musicaos.it

Visto i consensi ricevuti da più parti, continuerà ad essere scaricabile gratuitamente sino al 31 gennaio dal sito www.musicaos.it, curato da Luciano Pagano e Stefano Donno, il pdf di La carne muore, il primo romanzo di Rossano Astremo. Dalla messa in rete del romanzo, avvenuta l’11 dicembre, il sito www.musicaos.it ha ricevuto nei primi dieci giorni oltre mille contatti. Del romanzo si sono occupati numerosi siti letterari, Carmilla (www.carmillaonline.com), sito curato dallo scrittore Valerio Evangelisti, Poiein (www.poiein.it), Coolclub (www.coolclub.it), e molti blog letterari, da quello di Loredana Lipperini (www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog), giornalista di Repubblica, a quello di Enzo Mansueto (www.livejournal.com/users/enzo_mansueto/), critico letterario del Corriere del Mezzogiorno, da uno dei blog più visitati in Italia, quello di Manila Benedetto, in arte Princess Proserpina (www.pproserpina.net) a quelli di Mauro Marino (leparoledidentro.splinder.com) e Roberto Lucchi (rififi.clarence.com). Le ragioni di una simile ricezione da parte dei lettori sono strettamente connesse e alla novità dell’operazione e alla particolarità della storia che, senza troppi peli sulla lingua, mette allo scoperto i limiti del Salento da copertina di riviste patinate. È il primo esperimento di romanzo elettronico interamente ambientato nel Salento. La carne muore ricostruisce la storia dello scrittore di Melpignano Edoardo Vittore, morto suicida nel 1993, prima che il piccolo paese diventasse il punto di riferimento del turismo culturale salentino. Nell’estate del 2003, un giovane giornalista leccese, Leo Monsanto, redattore della rivista La cultura del sud, cerca di ripercorrere gli ultimi giorni di vita dello scrittore Vittore, giungendo a degli esiti del tutto inaspettati. Chiunque è interessato, può inviare una recensione, una riflessione, una stroncatura del romanzo all’email rossanoastremo@libero.it, che verrà pubblicata sul blog personale dello scrittore vertigine.clarence.com, in costante aggiornamento, e sul sito www.musicaos.it. Ciò che emerge da questa operazione culturale è che è possibile fare letteratura oltrepassando i circuiti minati delle logiche editoriali, è possibile fare letteratura rinunciando al copyright sulla propria opera, è possibile fare letteratura rinunciando alla presenza autoriale ingombrante, lasciando parlare solamente l’opera.
extra
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Poesia del dissenso
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| Poesia Italiana contemporanea | |
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by Rossano Astremo, Fabio Ciofi, Gianmario Lucini, Erminia Passannanti | |
| “Lasciandosi alle spalle l’opposizione fra due poetiche dominanti e apparentemente incompatibili – da un lato “l’oltranzismo politico inoffensivo” (Fortini) delle avanguardie, dall’altro una tradizione di poesia “impegnata” spesso inefficace – i testi di Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti si aprono a influenze nuove e diverse, difficilmente riconducibili a nette contrapposizioni. Nascono così linguaggi poetici nuovi ed incisivi, caratterizzati da una grande ricchezza espressiva e linguistica, che combinano registri diversi e spesso antitetici. [...] Nei “poeti del dissenso” il riuso della tradizione mira a rendere più limpida la comunicazione con il lettore. Non stupisce peraltro che molte delle “poesie del dissenso” proposte da Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti risentano dell’influenza dei pastiche linguistici e concettuali delle nuove avanguardie degli anni ’90. [...]. Colpiscono innanzitutto i frequenti riferimenti critici ad un potere politico indecifrabile e assoluto, monolitico e minaccioso, per il quale “il trasform- arsi del consenso in ignoranza è la condizione della sopravvivenza” (Passannanti, Desiderio delle masse). Per i “poeti del dissenso”, confrontarsi con questo potere non è più una questione di scelte politiche, né tanto meno di dichiarazioni di poetica. Nel mondo descritto da Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti la conoscenza della miseria e della sofferenza altrui non è più il “privilegio” dell’artista in cerca di orfici misteri... ” Florian Mussgnug, UCL, London | |
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ISBN: 1-904744-85-0
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su la carne muore
massimiliano zambetta e il caso astremo, date uno sgaurdo qui, sul giornale elettronico di enzo mansueto
su la carne muore(tra orecchiette e vino primitivo)

O notevolissimo colendissimo Astremo,
io vorria che tu, Lapo Ming et io, fussimo già a quista ora cheta assisi a una fragrante bettola su una qualche sponda ionica ad argumentare sulle umane cose et i passabili destini dello universo, trincando da galantuomi del liquor di ginepro, che sappi essere tra i molti lo mio favorito per le sue virtute et pregi. Ah, come l'anima mia ne sarebbe esilarata!! E invece ancora qua sto, nella biblioteca bergamasca, e a <la carne che more> posso dedicarci solo qualche attimo, e a quisto proposito io vorria renderti grazia dell'attestato sdi estima che tu mi riporti in exergo, a mino che nun si tratti di errore di omonimia e quel Giglio non sia io ma un altro,ma ora che ci penso anch'io sono un altro. Quell'altro leggerà <la carne sfaldantesi>, (lugubre nomea della carne che invece sappiamo esser l'unico oggetto universo chi nun sia destinato a rovina ma che sia prestato a resurrezione e trasfigurazione) appena dalle prealpi sarà risalito nell'acuminato Appennino, e dalla sua cima aggricciata potria egli dedicar lo tempo necessario a visionare questo funereo apologo sulla contemporaneità che finisce male per essere contemporanea a se medesima. Nel frattempo ti saluto e ti sogno, aureolato di paioli debordanti di orecchiette alla grottagliese e pappardelle alla otrantina e di femmine debordanti a loro volte di sontuosi carni vivissime et altri allegrissimi apparati (tienimi ferme le altre due che vivono con te, non te le fa scappa'!)
A presto
Gianluca Gigliozzi
su la carne muore

su la carne muore (via sms)

- Mi prende…non so se è per l’atmosfera ke sei riuscito a catturare perfettamente o x cm hai strutturato l’intreccio, x cm sono scritte le pag di vittore, x cm in molti punti nascondi verri…x ora in diretta questo è quello che mi sta suscitando.
- Mio dio fantastico! Non sono riuscita a staccarmi fin all fine! Vai! Tempestami di domande!
- Aspetti positivi: uno) oltre quelli ke ti ho già det, completamente rapita dai passi di Vittore, dove penso ke emergi tu nella maniera più naturale e più forte. due) come sei riuscito a strutturarlo, queste storie parallele ke ti conducono alla stessa soluzione, l’inserimento di articoli, opinioni, recensioni, evitando la semplice narrazione. tre) la forza di scrittura che emerge in molti punti. quattro) il racconto di fini inelutabili…
- cinque) le provocazioni molto finemente celate… ke devo dirti ancora? Carina la presenza di questo primitivo rosso… Aspetti negativi: soprattutto, anzi solo nelle prime pagine, ci sono punti dove si sente una perdita di tono, tipo in qualche dialogo o qualche frase che avresti potuto rendere più particolare o altre togliere proprio perché un po’ ripetitive, un’altra cosa, a volte un inserimento forzato, non fluido, di informazioni (culturali)… boh, se mi viene in mente altro te lo dico…ma mi è piaciuto per come…
- riesce a tenerti incollata ai fogli fino alla fine… le sensazioni forti, mai banali che ti dà…credo che poi siano gli ingredienti principali per le quali un romanzo piace… Aiah! Mi sta facendo male il pollice…
Annalisa Piccione
su la carne muore

allora rossano,
ho letto il romanzo, in parte in tram e metro, in parte nei buchi che questo lavoro mi concede (ieri ho lavorato fondamentalmente dalle 17 alle 19, vabbe'...).
Partiamo dal bello del testo: la struttura articolata, la voce narrante che ha un tono diverso da quella del romanzo nel romanzo, il finale con i testi inediti, gli articoli dei giornali, le poesie.
Poi, amichevolmente, senza salire su nessuna cattedra (che nessuno mi offre, maledetti...), mi sento di dirti su cosa lavorerei se il romanzo l'avessi scritto io. Mi sembra più utile, o se non altro diverso, tanto i complimenti e le attestazioni di sensibilità li hai avuti.
Quello che rivedrei, ma è un problema mio, sono i dialoghi che mi sembrano troppo ordinati, tipo: "andiamo a bere una birra rossa doppio malto", in un contesto informale direi "beviamo una media rossa?".
La stessa cosa in certe espressioni tipo: "non sto facendo una manovra da manuale"; non so, in un contesto incasinato andrebbe meglio (ma sempre per me e per certi miei problemi con frasi come "splendida cornice", "sottoscritto" ecc.) "sto facendo una cazzata"; e ancora, "birre da 66 cl", non so: birrette?, peroncini?
Così come alcuni personaggi tipo l'ultimo tipografo: vado a memoria, sembra presentato come una persona che ragiona con lo stomaco e le mani, si sofferma sul frinire dei grilli, mi sembra tirato, o almeno sorprendente. Approfitterei di certi personaggi per tirare fuori espressioni in dialetto o sgrammaticature tipiche di quando si traduce letteralmente dal dialetto all'italiano, e anche situazioni locali e tipiche del Salento, ora che va molto il glocal e Camilleri...
Per esempio, i grilli li farei immaginare alla voce narrante descrivendo il contesto di lavoro dello scrittore e del tipografo.
Questo se al posto tuo ci fossi io, nei limiti della mia immaginazione.
Poi il romanzo c'è, le descrizioni di certi luoghi, contesti e situazioni mancano al resto dell'Italia.
Da parte mia, scriverò un pezzo per il Corriere sul romanzo ma soprattutto delle ragioni della pubblicazione (limitata nel tempo, approvo!) on-line. Poi che quelli del Corriere me lo pubblichino o meno è un altro problema.
A presto,
Massimiliano Zambetta
su la carne muore

Caro Rossano,
Ho avuto modo tramite Musicaos, di leggere il tuo romanzo “La carne muore”.A dire il vero l’ho “tracannato” tutto d’un fiato, volevo farti i miei complimenti.Ho avuto l’impressione leggendolo, di avere sotto gli occhi fotogramma per fotogramma, una sequenza d’immagini pazzesche, tale è stata la forza delle tue parole, da rendere “viva” ogni situazione.Leo, Roberta erano reali, così come il resto della storia, ho avuto la sensazione di esserci caduta dentro, di poterne uscire fuori solo all’ultima pagina, solo alla fine di quanto hai scritto.Non so quanto possa valere questa mia opinione, ci tenevo comunque a renderla a te.Pagine concrete, controverse, eppure poetiche, di quella poesia che si coglie nelle piccole cose, che non è lampante subito, ma che c’è, quella che è dietro “l’involucro” della quotidianità, che sta a noi rompere per arrivare al “cuore”. A te e al tuo romanzo và il merito di far diventare esperienza di chi legge tutto quanto, e di riuscire a catturare l’attenzione, almeno la mia sicuramente.
irene leo
per chi non avesse ancora scaricato la carne muore, eccovi l'indirizzo: www.musicaos.it/testi/lacarnemuore/lacarnemuore.pdf
su la carne muore

per chi non avesse ancora scaricato la carne muore, eccovi l'indirizzo: www.musicaos.it/testi/lacarnemuore/lacarnemuore.pdf
su la carne muore

Ciao Rossano,
sono Giovanni Padrenostro, ho letto il tuo romanzo ?la carne muore?.
È ottimo, interessante e avvincente.
Il racconto ossessivo di VITTORE mi ha colpito profondamente.
Forse perché esco da una storia lancinante, forse perché provo lo stesso
eterno dolore.
Anche se il racconto presenta uno stile a volte semplice e poco descrittivo(
cosa che non mi dispiace affatto.) per essere il tuo primo romanzo devo
dire che è ben riuscito.
Molto azzeccata l?idea di armonizzare la vicenda riportando in appendice
articoli sulla scomparsa dello scrittore e sue poesie inedite. Un metodo
che rafforza la presenza del suo modo di scrivere sperimentale e provocatorio.
Perché anche se al centro della vicenda c?è l?ossessione dello scrittore
per questa ?femme fatale? che avvolge con il suo fascino anche il giornalista
TEO ( splendido il finale dove il dolore per la scomparsa della ragazza
e l?ossessione per il suo corpo si trasferiscono come per una maledetta
maledizione dalle pagine sofferte di VITTORE alla coscienza del giornalista
che attraversa lo stesso percorso corrosivo dell?autore.) è la scrittura
di VITTORE la forza del racconto.
Quel volume che non riesce a trovare un adeguata casa editrice pronta a
pubblicarlo si erge a emblema stesso della solitudine vissuta dallo scrittore,
solitudine che come detto si riflette nel suo dolore per un amore non corrisposto,
nella sua sofferta scrittura, nella solitudine di chi ( il giornalista)
ha condiviso l?amore per la stessa donna che anche se in diverse circostanze
scompare e dall?emarginazione che sovrasta alcuni artisti snobbati dall?elite
culturale.
Quelle frasi, quelle parole rimbombano come un ossessione nel mio cervello,
non posso far a meno di rileggerle.
Ho sempre seguito con interesse le tue poesie che ogni volta mi entrano
dentro e questo romanzo ha dimostrato che godi di un ottimo talento.
La scelta di mettere il romanzo on-line per non scendere a compromessi(
scelta pienamente condivisa) dimostra che nella tua persona non c?è solo
talento.
P.S. non ho resistito alla tentazione e ho scritto pochi versi che ti allego.
LA MIA OSSESIONE PRENDE IL TUO NOME
Il ricordo della sua vorace vagina si insinua tra le concavità delle mie ossa, schiacciante peso frantuma la cartilagine del mio pensiero, si fa strada come un siero tra i selciati delle mie vene, tra la secca pelle del mio incessante piagnisteo, tra la folta nebbia del roteante rimpianto che si fa carne.
Sono stato risucchiato tra i folti pelli della solitudine, che ti intorpidisce, che fra le sue cosce ti stringe, maledetta ti protegge, ti regge.
Avvinghiato come un demone agonizzante tra le calde cosce delle mie pareti, delle luride lenzuola che trattengono i miei lancinanti vomiti, che non contengono il caldo sapore del tuo miele, che cova nel mio intestino il suo forziere, che si accomoda come un clandestino, friggo l’anima. Mi sento inzuppato di bruttura e miseria come un cane rabbioso con la bocca schiumante e un calice sprezzante.
Ho l’intestino in fiamme, brulicante, infettato, buco senza carne, che fa fatica a fuggire dalle mie mutande.
Appiccicato al mio viso ancora il calore del tuo seme, stagnante sul mio alone di parole, che scivola sul mio esile corpo che pulsa pensieri, emette sospiri, brusii. I capelli sfibrati al tocco del tuo alito mortale che tra le pareti risale, appare e scompare per poi affiorare come una madre impietosa, perdono la loro vita condotti a spegnersi sulle sponde delle rive dello scolo stinto del mio destino.
Mi ritrovo sommesso, con la vita di riflesso, con vino rosso nella corteccia, con il cuore scoperto, aperto, sanguinante, urlante, tra le pieghe delle reminiscenze scalciante.
Aperto ai colpi agonizzanti degli spilli della follia, delle fruste del tuo ruggire, del tuo sussurrare, del tuo leccare, del tuo bagnare.
L’anima bagnata serpeggia tra le pareti corporali, flebile, lenta, sinuosa, corrosiva, attenta. Attanaglia con rabbia, schiaccia le fragili ossa, morde e divora, sputa e risorge. Sento scricchiolare le membrane, i tessuti scalcinati, gli occhi ammaestrati all’insonnia. Avverto il catrame che invade il cuore, masticando conquista la vetta. Voglio solo dormire e tra le tue tette vomitare il mio dolore.
Non mi abbandona il cigolio pressante del mio fantasma, le urla disperate del mio maledetto coinquilino, i gemiti delle mie visioni. Ti vedo, ti sento, correre tra i corridoi delle mie stanze, arrivare su camere già visitate, camminare nuda con indosso i tuoi stivali, muoverti senza indugio, velocemente, lentamente, mentre divori il mio sesso, porgermi la tua voragine, farmi scalare il tuo monte, roteare il fondoschiena, depositare nettare infettato, dagli dei rifiutato.
su la carne muore (+o-)

Carissimo Rossano,
avendo letto l'altro giorno in un trafiletto sul "Corriere del Mezzogiorno" della pubblicazione in rete del primo romanzo ambientato in Salento, appena rientrato a Bologna ho cercato di recuperare il testo. Ti ho consacrato tutta questa mattinata, inizialmente per curiosità, poi per solidarietà con la tua dichiarazione di principio sulle ragioni che ti hanno spinto a pubblicare sulla rete, successivamente affascinato dal dipanarsi della tua storia e del personaggio che rimanda ad altre figure della nostra terra. Degli autori che menzioni nelle "Note" introduttive, conosco soltanto Antonio Verri, ma so anche per esperienza diretta che molti artisti salentini di "spessore" non solo non trovano spazio nel panorama culturale italiano, ma anche nella loro terra faticano a sopravvivere o sono snobbati dalla critica. Sono amico dell'artista salentino Vito Mazzotta (nel film "Italian sud-est" è quel personaggio dalla lunga barba quasi bianca che all'inizio del film prende il treno e alla fine del film si immerge nel laghetto della cava di bauxite a Otranto) attraverso il quale ho avuto modo di conoscere (non personalmente, ma intellettualmente) la figura di Antonio Verri (e proprio sabato sera eravamo a cena al Mocambo di Sternatia e Mazzotta ricordava di essere stato proprio lui ad aggiungere alla parete la foto del critico Umberto Palamà mentre attraversa una tela-a simboleggiare sia il superamento della pittura, del segno, del "quadro" da appendere ad una parete, che il desiderio di mettere l'uomo al centro dell'opera d'arte) e conosco le sue pene e le sue amarezze per il silenzio che circonda il suo percorso intellettuale che trova affinità solo nella elaborazione filosofica di Emanuele Severino, il quale si rivolge a lui con queste parole: "Illustre Maestro....". Ma si sa, nessuno è profeta in patria...
vito paticchio







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