su la carne muore (+o-)

Carissimo Rossano,
avendo letto l'altro giorno in un trafiletto sul "Corriere del Mezzogiorno" della pubblicazione in rete del primo romanzo ambientato in Salento, appena rientrato a Bologna ho cercato di recuperare il testo. Ti ho consacrato tutta questa mattinata, inizialmente per curiosità, poi per solidarietà con la tua dichiarazione di principio sulle ragioni che ti hanno spinto a pubblicare sulla rete, successivamente affascinato dal dipanarsi della tua storia e del personaggio che rimanda ad altre figure della nostra terra. Degli autori che menzioni nelle "Note" introduttive, conosco soltanto Antonio Verri, ma so anche per esperienza diretta che molti artisti salentini di "spessore" non solo non trovano spazio nel panorama culturale italiano, ma anche nella loro terra faticano a sopravvivere o sono snobbati dalla critica. Sono amico dell'artista salentino Vito Mazzotta (nel film "Italian sud-est" è quel personaggio dalla lunga barba quasi bianca che all'inizio del film prende il treno e alla fine del film si immerge nel laghetto della cava di bauxite a Otranto) attraverso il quale ho avuto modo di conoscere (non personalmente, ma intellettualmente) la figura di Antonio Verri (e proprio sabato sera eravamo a cena al Mocambo di Sternatia e Mazzotta ricordava di essere stato proprio lui ad aggiungere alla parete la foto del critico Umberto Palamà mentre attraversa una tela-a simboleggiare sia il superamento della pittura, del segno, del "quadro" da appendere ad una parete, che il desiderio di mettere l'uomo al centro dell'opera d'arte) e conosco le sue pene e le sue amarezze per il silenzio che circonda il suo percorso intellettuale che trova affinità solo nella elaborazione filosofica di Emanuele Severino, il quale si rivolge a lui con queste parole: "Illustre Maestro....". Ma si sa, nessuno è profeta in patria...
vito paticchio






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