riflessione
Appunti in salsa oulipiana su New Thing

1. La forma
Nigger
shout your thirst of tolerance
shout your thirst of freedom
shout your thirst of revolution
I.A.Baraka, Fight for your right, City Lights Book 1973
Penso a Pasolini. A Petrolio. Ai pensieri che ingombrano il cranio di Pasolini durante la “costruzione” di Petrolio. L’autore afferma di voler rifiutare la dimensione della “storia” o del “romanzo” a favore di quella della “forma” o di “qualcosa di scritto”. L’autore pone in atto il rifiuto di creare un intreccio basato su un sistema di personaggi disposti secondo coordinate di spazio e tempo. L’autore si propone, quindi, la negazione del “dire” una storia, prediligendo la costruzione di una “forma”. Dopo la lettura di New Thing di Wu Ming 1 mi è tornato in mente Petrolio. Condivisibile da tutti mi pare il fatto che il nucleo delle narrazioni del collettivo “senza nome” sia quello di produrre storie che spingono sull’acceleratore della successione di eventi che non lasciano respiro, che tengono incollati il lettore sulla pagina sino all’ultimo grafema . L’atelier di narrativa costruisce storie, non forme, eppure…
Siamo nella primavera del ’67. L’America è scossa dalla protesta contro la guerra in Vietnam e contro i tumulti legati a fenomeni di razzismo. A New York, dopo le morti di alcuni musicisti che suonano jazz, la vox populi diffonde la storia dell’esistenza di un assassino, il “Figlio di Whiteman”, mangiatore di artisti di colore, dispregiativamente etichettati come nigger. Tutto si proietta nel presente, nell’America della “War on Terror”, dove una campagna di reduci racconta la storia della cronista Sonia Langmut. Sullo sfondo l’ascesa del potere dei neri e della New Thing, del jazz di Albert Ayler, Archie Shepp, Bill Dixon e John Coltrane. Tutto si muove verso una risoluzione dalla dinamica che non fa una piega. E Petrolio? E la forma?
2. Il narratore
Chi narra le vicende che si susseguono nel romanzo? C’è la prevalenza di una tipologia narratore che è presente come personaggio nella storia e che analizza gli avvenimenti dall’interno. Green Man, Rowdy Dow, Blood Will Tell, Let’s Play a Game, il Direttore, Thumbtack, W.Ch., Julia Mey, Git On The Good Foot e altri rappresentano la compagnia di reduci, intervistati da non si sa chi, i quali ricostruiscono, attraverso una plurivocità di punti di vista che divergono e si sommano, le vicende della primavera del ’67. Se le voci che abbiamo citato contribuiscono ad alimentare la struttura dell’intreccio, i monologhi di John Coltrane sono dosi di poesia che vengono iniettate nelle vene dei lettori. L’orizzontalità della plurivocità contro la verticalità dell’ “uomo dei fantasmi”. Come l’Empire State Building (381 metri, 102 piani, 73 ascensori), New Thing è costruzione che ha nella complessità della composizione il punto di forza, è mosaico fatto da frammenti che, pur essendo pulviscoli, come la chiesa San Vitale di Ravenna, s’incuneano generando una visione d’insieme da sindrome di Stendhal.
3. Il sogno
Sogno senza polluzioni. Serata jazz, atmosfere tipo i Sotterranei di Kerouac, birra che sgorga a fiumi, un palco che si schiaccia nel fondo, un nugolo di musicisti a dettare il ritmo, suonatori che detonano la mente, sfiati di pentagramma che spaccano i timpani, strumenti che si aggrovigliano in una struttura surreale, sax, tromba, pianoforte a coda che inonda l’aria, tamburi che aiutano a smuovere il culo, trombone della goffaggine, maracas, contrabbasso, xilofono, suoni che bloccano lo spazio, lo farciscono d’energia, vibrafono della morte, una chitarra in un angolo, sì, perché qui ogni nota sembra al punto giusto, come il Paganini di Kluas Kinski, dove vale il prezzo del biglietto l'esecuzione dei brani al violino di Salvatore Accardo.
4. Il cazzo
In solitudine
m’inchino tra fessure dove s’incontrano mani.
Come muscone alle deriva dei sensi,
chiedo pietà per l’acredine di questo mio corpo.
Alberto Rizzi, L’armadio cromatico, Archivio della memoria, Rovigo 2000
Infine la centralità del cazzo. Considerate il paragrafo 55 di Petrolio, Il pratone della Casilina, in cui il protagonista è violentato da ragazzi della periferia romana. Ad emergere nella crudeltà dell’espressione è la successione dei cazzi dei violentatori che si trasformano in simbolo. Il cazzo che fa male, che vìola la rettitudine del borghese, è un voler mettere in crisi lo sproposito del capitale. Petrolio ha la forma di un cazzo. Dopo aver letto New Thing, ho pensato nuovamente al cazzo come forma, come reductio ad unum del senso del romanzo. La morte di Joey Cafariello è la sconfitta di un potere che logora. Un potere che odia quei fottitori dei nigger. New Thing termina con una grossa inculatura del potere che sfianca. Sì, se dovessi rappresentarlo graficamente disegnerei un cazzo. Ecco la forma. Cito: “Io fotto nel culo e lo ingravido col lanciafiamme (New Thing, pag.73)”. Mi sembra un bel modo per concludere.
rossano astremo






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