Ciao sono vertigine
Vedi il mio profilo


Co-autori

Ciao sono manduria

Febbraio 2005

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Febbraio 2005

recensione

di vertigine (23/02/2005 - 17:55)

Lettura

Elio Coriano, Dolorosa impotenza il mestiere delle parole, I Quaderni del Bardo

di Rossano Astremo

 

Sarà presentato giovedì 24 febbraio, presso la Fondazione Moschettini di Copertino, alle 18,30, “Dolorosa impotenza il mestiere delle parole”,  l’ultima silloge poetica di Elio Coriano, edita da “I Quaderni del Bardo”, nella collana diretta da Maurizio Leo. Coriano è un poeta che nutre sospetto verso la mercificazione della letteratura imposta dalle logiche editoriali. Alla pubblicazione di un testo preferisce la lettura pubblica dei suo versi. Le sue performance, nei reading diffusi che hanno animato il Salento in questi ultimi anni, sono impronte graffianti che lasciano un segno.  Coriano vive la poesia come prolungamento carnale della sua stessa esistenza. Il corpus di testi inediti dello scrittore è immenso. Coriano numera progressivamente le sue poesie, anteponendo agli stessi la lettera H, abbreviazione dei componimenti giapponesi noti sotto il nome di haiku. Alla forma chiusa degli haiku, tre versi composti da un numero di sillabe ben definito, Coriano sostituisce lavori meno vincolati, che hanno la loro forza nella libera scansione corporea delle parole. “Dolorosa impotenza il mestiere delle parole” raccoglie un numero limitato di testi del poeta, risalenti alla metà degli anni Novanta, accompagnati da una nota di Antonio Errico e dai disegni di Maurizio Leo. Scrive Antonio Errico: “Vorrebbe trasformare il mondo con le parole, Elio Coriano. Come ogni poeta che si acceca per rimanere nel sogno di poter riuscire a trasformare il mondo. Ma possono trasformare il mondo le preghiere? Possono trasformarlo le bestemmie? Può trasformare il mondo una poesia, e qualsiasi cosa fatta dal vapore di parole che abbiano natura diversa da quella dell’imperativo di un potente che comanda avanzate o ritirate? È mai accaduto? Potrà accadere mai?”. Ciò che qui importa è non tanto dare risposta ai legittimi interrogativi di Errico, ma è considerare il titanico tentativo del poeta di tendere verso la risoluzione di tali questioni, di gettare luce sugli enigmi che il mondo pone tramite la parola poetica. Può trasformare il mondo una poesia? Forse no, ma il poeta deve crederci. Ne va di mezzo l’autenticità della sua scrittura. E Coriano è un poeta autentico, un poeta d’azione, non uno di quei poeti dell’ultima ora che intessono diligentemente versi, li racchiudono in una plaquette con prefazione dalla firma altisonante e impettiti si credono arrivati. Coriano è il poeta dell’Aut Aut, è il poeta della scrittura intesa come terremoto viscerale, è il poeta che odia le accademie e urla stridente ad un pubblico stordito i mali della nostra terra. Eccovi l’H 14183: “Il sangue illumina il buio per un attimo/ poi si ripiomba nell’abisso/ dove non ha senso il volo/ dove non ha senso la parola/ dove c’è puzzo di capelli al fuoco/ dove vorremmo che fosse almeno inferno”. Un poeta da tenere bene a mente se si vuole avere un prospetto critico obiettivo della letteratura salentina dell’ultimo ventennio.

Vota questo post

vertigine 5, piccola anticipazione

di vertigine (23/02/2005 - 10:19)

Editoriale

 

Ci sono forme di vertigine che non comportano giramenti di testa

Don DeLillo, Rumore bianco

 

Vertigine è un cantiere creativo in continuo divenire, uno strumento non contundente che fa dell’indipendenza la sua ragion d’essere, un’arma nelle mani di grafomani in preda a isterici e dissociati raptus di scrittura.  Il precedente numero, dedicato alla narrativa italiana, ha ottenuto consensi da parte dei nostri affezionati lettori e dissensi da parte del pubblico più esigente, di quelli che tutto distruggono aprioristicamente, degli intellettuali con la pappagorgia ben in vista, di operatori del mondo editoriale che esaltano visceralmente ogni minimo prodotto marchiato con il loro logo, i quali, senza molti peli sulla lingua, hanno etichettato la nostra piccola rivista come prodotto merdoso da dare in pasto a mosche portatrici di malaria incurabile. Naturale è quindi per noi dare alle stampe un quinto numero dedicato interamente ai nostri detrattori, affinché, da questo momento con cognizione di causa, possano parlare della nostra rivista attribuendole gli aggettivi più maleodoranti, e affinché possano usarla, non senza provare dolore, per ripulirsi nei loro quotidiani atti escrementizi. “Merda d’autore” è  nato attraverso un invito mediatico finalizzato all’invio di poesie, racconti o recensioni che, visto la loro bruttezza, sarebbero rimasti per sempre a poltrire in eterno negli angoli nascosti di pc protetti da antivirus sempre ben aggiornati. La risposta è stata sorprendente, tanto da dover operare delle scelte dettate dagli spazi limitati della rivista, poiché il superamento delle attuali pagine avrebbe determinato un aumento dei costi per noi insostenibile (tutti i testi giunti per “Merda d’autore” e non inseriti in questo numero saranno consultabili sul blog vertigine.clarence.com). Alcuni hanno paragonato questa operazione a quella di Dave Eggers con la rivista “McSweeney’s”. Il paragone mi sembra azzardato, anche se la speranza è quella di avvicinarsi, anche solo per asintoto, alla rivoluzione copernicana operata in ambito letterario da Eggers negli Stati Uniti. Azzardato soprattutto perché ci dice Eggers: “Diversi scrittori che conoscevano si vedevano rifiutare a destra e a manca la pubblicazione di ottimo materiale, o commissionare pezzi che, una volta scritti, non vedevano la luce per ogni possibile motivo; erano troppo lunghi, troppo complicati, troppo legati all’attualità, troppo slegati dall’attualità, o ponevano troppa enfasi su una gigantesca lumaca luccicante”. Ecco, in questo numero di Vertigine il rifiuto non viene dall’esterno, ma è lo stesso scrittore a gettare palate di merda sui propri lavori qui raccolti. Per Elio Vittorini l’umiltà era considerata un elemento fondante di ogni buon scrittore. E in queste pagine non c’è solo tanta umiltà, ma soprattutto tanti buoni scrittori, Wu Ming 1, Nicola Lagioia, Tommaso Pincio, Francesco Pacifico, Claudio Morici, Mario Desiati, Massimiliano Zambetta, Manila Benedetto, Roberto Lucchi, Luciano Pagano, Tiziano Serra e Stefano Donno. Un pugno di scrittori ben nutrito per un agglomerato di merda in parole mica male. David Foster Wallace nell’ultimo racconto di “Oblio”, “Il canale del dolore”, ci presenta un fenomeno da baraccone, il quale riesce a produrre della merda che assume forme artistiche: “Ma sono merda. Eppure allo stesso tempo sono arte. Opere d’arte sopraffina. Sono letteralmente incredibili. No, sono letteralmente merda, è letteralmente quello che sono”. Ecco, tra queste pagine, screziate di merda, troverete momenti di ottima letteratura. È necessario aggiungere che questo numero apporta delle novità all’organigramma della rivista. “Merda d’autore” è stato stampato in digitale e sarà distribuito dalla Luca Pensa Editore, una piccola casa editrice leccese che dopo un anno di attività ha deciso puntare sulla produzione di qualità (ad aprile ci sarà l’uscita di Neuropa, il romanzo-mondo di Gianluca Gigliozzi). Il tentativo è quello di migliorare la diffusione e la distribuzione della rivista, mantenendo la più assoluta libertà d’intenti. Ringraziamenti a Luciano Pagano per il progetto grafico e Annalisa Macagnino, i cui disegni sono corpo essenziale di Vertigine.

Buona Lettura

 

Rossano Astremo

Vota questo post