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di vertigine (04/03/2005 - 10:55)

“Motus”

la copyart di Mauro Marino

 

Dal 4 al 31 marzo

Trumpet (Zone)

Lecce, Via Principi di Savoia

 Venerdì 4 marzo ore 21.00 al Trumpet zone di Lecce, secondo appuntamento con l’Art Showcase di Big Sur dedicato al mondo della comunicazione visiva, un progetto che intende portare contenuti “altri”, storie, esperienze, espressioni creative nei luoghi di aggregazione giovanile. Questa volta l’incontro è con “Motus”, la copyart di Mauro Marino, installazione che proseguirà fino al 31 marzo.“Motus” nasce ad Urbino negli anni Ottanta da un gruppo di giovani intellettuali, studenti fuorisede, che condivide la stessa casa e gli stessi (bi)sogni e che sceglie la locandina, il ‘giornale da muro’, come campo d’azione per una controinformazione poetica in tempo reale. Mauro Marino, il grafico di Motus, utilizza la fotocopiatrice uno strumento di stampa alla portata di tutti, quasi un elettrodomestico, che permette di produrre delle matrici ed una notevole quantità di copie a basso costo e con particolare rapidità di esecuzione, ‘un mezzo che va alla velocità del pensiero ’. Sgranatura, distorsione, forti contrasti bianco e nero, sono ‘difetti’ di questa tecnica che utilizzati in modo creativo diventano segno caratterizzante della copy art di Mauro Marino. Il foglio, la locandina, la fanzine diventano luogo dove la poesia, l’immagine, l’articolo giornalistico, si uniscono in maniera trasversale, implodono all’interno del perimetro visivo, mettono in relazione i diversi linguaggi generando così forti suggestioni e significati nuovi. Per Mauro Marino la pratica di questo linguaggio è poi continuata, dagli anni Novanta in poi, a Lecce, città dove vive e lavora. Un’esperienza che va oltre la copy art e che ancora oggi contraddistingue il suo operare artistico, mantenendo l’idea di ‘spaginatura’ delle varie discipline dell’agire creativo: teatro, poesia, grafica, scrittura sono tenute insieme da un lavoro fatto di incontri, di relazioni, di scambio di esperienze, di valorizzazione dei ‘talenti’, lavoro che per la sua costanza diventa esso stesso opera d’arte. La serata di inaugurazione si apre con la proiezione del cortometraggio “Speranze di germogli” di Giulio Schirosi, un’intervista a Mauro Marino che racconta l’esperienza di “Motus” da Urbino fino ad oggi. Seguirà l’ambientazione sonora di Nicola Pignatelli che ripropone, in vinile, suggestioni sonore anni Ottanta. La mostra è racchiusa in un catalogo realizzato da Big Sur, in collaborazione con Libreia Icaro e Digital Copy , con una prefazione di Pierfrancesco Pacoda.Le iniziative di Big Sur Art Showcase si possono visitare on line su Bzine (www.bigsur.it)

Info: 0832.346903

 

La furia del dire

di Pierfracesco Pacoda

 Motus è stato la  ‘CNN dei poveri’, per citare la definizione che David Byrne ha dato dell’hip hop. Voce di una generazione? No, più semplicemente ‘sottile’, sotterraneo canale di comunicazione, che ha avuto il merito (inarrivabile) di definire i confini ‘in movimento’ di una comunità, di mantenere forte il senso autentico della ‘posse’, come nello slang giamaicano prima e della comunità afro americana poi veniva chiamato un gruppo di persone, di amici, che si muovono intorno a un ‘ideale’ che li unisce.Nel caso di Motus, l’aspirazione da inseguire, da far sedimentare ‘qui e ora’, è stata la necessità del messaggio. ‘Motus’ o ‘La furia del dire’, per usare la frase dell'antropologo francese George Lapassade, riportare cioé la comunicazione nei territori della ‘everyday life’, di un racconto, di una scansione quasi cinematografica della ‘politica delle piccole cose’, della quotidianità che diventa, improvvisamente, sentire comune e cerca di tracciare un itinerario nomadico, che passa per la geografia più autentica, quella ‘interiore’, quella dei sentimenti. Sulle rotte delle passioni da bruciare subito, dei desideri impellenti,  Motus è stata una ‘stazione radio alternativa’ che ha ribaltato le regole ‘codifcate’ dell’informazione, che affida all’intensità lieve (è possibile!) di un foglio di carta scomposto, ‘riletto’, manipolato, una sorta di ‘rivolta dello stile’, che sembrava l’unica possibile a questo manipolo di sociologi-poeti-grafici che ha fatto della sua stessa vita la più significativa espressione artistica.Un atto di ribellione (senza una ‘causa’) che si propagava felice tra i muri scrostati di Urbino, le aule universitarie, le case degli studenti.Rendendo tangibile un esperimento meraviglioso di ‘collettivizzazione dei sentimenti’ che permetteva di passare, con disinvolta leggerezza, dall’ ‘Oceano di suoni’ nel quale siamo immersi, alle strategie mediologiche.Il metodo privilegiato era quello degli ‘impercettibili spostamenti per icone pop’, preso dalle copertine dei dischi new wave, malinconici sino all'essenza (i grandissimi Smiths del poeta Morrissey, su tutti), e trasportato nello scenario di un dibattito, che infiammava, entusiasmava, faceva riscoprire la parola (si, perché per Motus l’immagine era ‘parola’), tutto il potere, la carica iconoclasta e ‘selvaggia’ necessaria per demolire le quattro mura dell’ ‘Accademia’. Per questo Motus è un frammento vibrante di pulsione artistica irripetibile. Una guerra, quella dell’informazione, combattuta con ‘ogni mezzo necessario’. E, naturalmente, irrimediabilmente, perduta.

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