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repetita iuvant

di vertigine (17/03/2005 - 17:51)

Vertigine 5

È uscito il quinto numero di Vertigine, il periodico di scrittura e critica letteraria curato da Rossano Astremo

SOMMARIO

ROSSANO ASTREMO, Editoriale
NICOLA LAGIOIA, Au lecteur
CLAUDIO MORICI, Copisteria
TIZIANO SERRA, Sui pedigree di animali domestici e poeti selvatici
MASSIMILIANO ZAMBETTA, Lento ritorno a casa
MANILA BENEDETTO, Le vacche di Bagdad
WU MING 1, Versi dal viaggio in Brasile
ROBERTO LUCCHI, Vernissage
TOMMASO PINCIO, Apocalypse Rome
STEFANO DONNO, 16 chaivi
FRANCESCO PACIFICO, Intervallo. Pensieri che lavorano inosservati
MARIO DESIATI, L’ultimo amante di Rodolfo Valentino
LUCIANO PAGANO, “Il Merda (Visione) da Petrolio di P.P.P.

Per ricevere la rivista nell’immediato basta spedire in busta chiusa 2 euro più 2 francobolli da 45 cent al seguente indirizzo: Rossano Astremo, Via Madonna di Pompei 279, cap 74023, Grottaglie (Ta). Questo quinto numero apporta delle novità all’organigramma della rivista. È stato stampa in digitale e sarà distribuito in un numero selezionato di libreria d’Italia dalla Luca Pensa Editore, piccola realtà editoriale salentina in crescita. I disegni sono di Annalisa Macagnino. Maggiori informazioni scrivendo a rossanoastremo@libero.it o visitando il blog vertigine.clarence.com.

 

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poesia

di vertigine (17/03/2005 - 11:22)

(un testo in versi sul quale sto lavorando. ora ho scritto un centinaio di versi, vi faccio leggere l'inizio. buona lettura)

Onde psicotiche che irradiano le ore

 

Caduta dello stile nella fogna di una giornata glabra,

il risveglio è asettico, come il fluire di zecche

sul pelo di cani che giocano all’amore

appesi su semafori sfolgoranti, in cerca di una dose

di immondizia a buon prezzo da rosicchiare in voracità.

Occhi contornati da striature organiche e rinsecchite,

il movimento della mano in ascensione per ripulire

lo sporco che annebbia la vista, le coperte si dannano

in un’armonia deserta che spoglia gli arti bloccati,

agonizzanti su un materasso di seconda mano che

proietta la scansione di vertebre in un centro amorfo,

a rigido contatto con la quadratura della rete, in sospensione.

Di Chiara resta solo la sua sagoma soffice, sulla mia destra

un vuoto di respiri e movenze, di mani congiunte come in calvario.

Pelle racchiusa in indumenti castranti, erezione rigogliosa,

fitta calda in un cerchio di carne che si adagia

lungo le scapole, il ridestarsi prosciuga

il continuo fluire di sangue, il cervello è piattume di idee,

assenza di ossigeno che inibisce gli stimoli,

allungo il braccio, volteggia nello spazio

in arcuata movenza instabile, nel semplice gesto di pressione

su un tasto ovale, poi lo sprigionarsi di suoni jungle.

La radio, poggiata su un piccolo mobile di legno

trovato in abbandono tra il marciapiede e l’asfalto di una viuzza,

la radio, ripeto, replica se stessa, si muove in eterno,

è linea sinuosa che piega il tutto entropico.

In sussulto mi slego da una postura inerme,

i piedi si insinuano in pantofole di vecchia data,

con un gesto minimo alzo il volume,

la rifrazione del suono contro la parete mi detona,

il procedere lento dei passi mi trascina in cucina,

una dose di caffè per non morire in questo nuovo giorno.

rossano astremo

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