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vertigine 5 recensito

di vertigine (06/04/2005 - 18:29)

Vertigine 5

Da La Gazzetta del Mezzogiorno di Venerdì 25 marzo 2005

 

Vertigine d’autore sul WC

 

“Vertigine”, periodico di scrittura e critica letteraria, nasce a Lecce nell’agosto 2003 da un’idea di Rossano Astremo, con l’ambizione di mettere in contatto la giovane letteratura pugliese emergente degli ultimi anni e alcune esperienze letterarie extraregionali. L’ultimo numero della rivista, appena uscito in libreria distribuito dalle edizioni salentine Luca Pensa, riserva il provocatorio titolo di “Merda d’autore”. Una sorta di ironica monografia dedicata al peggio in circolazione, che è stata allestita attraverso un invito su Internet (vertigine.clarence.com) ad inviare poesie, racconti o recensioni che, per la loro bruttezza, sarebbero altrimenti rimasti “a poltrire in eterno negli angoli nascosti di pc protetti da antivirus sempre ben aggiornati”. Ecco allora “Vertigine” (n.5, marzo 2005), in cui gli stessi scrittori si mettono alla berlina sotto il segno della cacca. Fra i diversi contributi, si possono menzionare: la feroce critica “Au Lecteur” di Nicola Lagioia alla società delle carte di credito, dei codici pin, delle pay-tv di turno; o la vita di uno scrittore esordiente ai margini delle copisterie raccontata da Claudio Morici; il dialogo sulla poesia “selvatica e selvaggia” fatta di sangue ed “escrementi lirici” di Tiziano Serra in “Sui pedigree di animali domestici”; l’esistenza metropolitana, paranoica, asfittica di uno qualunque in un giorno qualunque, stemperata lungo il vuoto grigiore di una storia d’amore qualunque, del “Lento ritorno a casa” di Massimiliano Zambetta. In sommario, ancora, ci sono la guerra in Iraq di un giovane sopravvissuto cui non rimangono che gli occhi innocenti delle vacche attorno alle macerie della sua casa, narrata da Manila Benedetto in “Le vacche di Bagdad”; l’analisi socio-economica del Sud America di Wu Ming 1 in “Versi dal viaggio in Brasile”; il “Vernissage” di Roberto Lucchi nel quale l’ncontro tra i due sessi diviene abominio e tortura fisica e psicologica; la Roma post-atomica di Tommaso Pincio intessuta di visioni e suono allucinati in “Apocalypse Rome”; la poesia claustrofobica e insonne di “16 chiavi” nata tra le sbarre di un carcere minorile, a firma di Stefano Donno. Infine, ecco una recensione-parodica di mario Desiati del recente romanzo di Lagioia “Occidente per principianti”, la visione di Luciano Pagano de “Il Merda” da Petrolio di Pier Paolo Pasolini e la Roma di collettivi gay di Francesco Pacifico in “Intervallo”.

(r.c.)

 

Per ricevere la rivista nell’immediato basta spedire in busta chiusa 2 euro più 2 francobolli da 45 cent al seguente indirizzo: Rossano Astremo, Via Madonna di Pompei 279, cap 74023, Grottaglie (Ta). Questo quinto numero apporta delle novità all’organigramma della rivista. È stato stampa in digitale e sarà distribuito in un numero selezionato di libreria d’Italia dalla Luca Pensa Editore, piccola realtà editoriale salentina in crescita. I disegni sono di Annalisa Macagnino. Maggiori informazioni scrivendo a rossanoastremo@libero.it o visitando il blog vertigine.clarence.com.

 

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recensione

di vertigine (06/04/2005 - 12:05)

Qualcosa da dire

 

Lettura

Qualcosa da dire, Voci da una Puglia migliore, Kora Editrice

Rossano Astremo

 

Alla luce dei recenti risultati delle elezioni regionali, che hanno visto il successo sorprendente del poeta di Rifondazione Comunista Nichi Vendola sul Governatore uscente Raffaele Fitto, l’istant book Qualcosa da dire, edito dalla casa editrice barese Kora (pag. 46, 3 euro), può essere letto in un’ottica differente e propositiva  per le sorti della letteratura made in Puglia. Qualcosa da dire reca come sottotitolo Voci di una Puglia migliore e raccoglie al suo interno testi poetici, interventi narrativi e riflessioni di alcuni tra gli esponenti più interessanti dei nostri scrittori, rigidamente disposti in ordine alfabetico: Lino Angiuli, Ornella Bellucci, Osvaldo Capraro, Angelo Cassano, Mario Desiati, Francesco Dezio, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Antonio Massari, Leo Palmisano, Manlio Ranieri, Mariella Sciancalepore, Roberto Talamo, William Vastarella e Massimiliano Zambetta. Al di là dei modesti risultati sul piano della resa letteraria, con le dovute eccezioni, il testo rappresenta una delle molteplici operazioni culturali organizzate da tutti coloro i quali hanno sostenuto Vendola durante la recente campagna elettorale, conclusasi con le 120 ore di concerti diffuse in tutte e sei le Provincie pugliesi, e mostra, senza mezzi termini, la voglia di cambiamento che ha investito tutti i settori della società civile della nostra Regione. Qualcosa da dire si apre con un estratto della conferenza programmatica del centrosinistra tenuta da Vendola il 19 febbraio a Bari: “Ecco, una Puglia capace di riflettere sulla propria storia, di auto-narrarsi, di ricollocare la propria immagine pulita a cavallo tra sedimento locale e spinta globale, capace di farsi laboratorio complesso e partecipato dei saperi e delle cultura. Ecco il nostro programma e il nostro sogno: una grande Puglia che diventa il cuore intelligente e pulsante del Mediterraneo”. Consideriamo, allora, Qualcosa da dire un testo-laboratorio, l’inizio di un percorso che affidi allo scrittore pugliese il compito di narrare il proprio tempo, di mostrare le ferite e i medicamenti di una terra per troppo tempo “periferia infinita” lasciata alla deriva. Ecco quindi, immergendoci nel testo, A ciclo continuo di Ornella Bellucci, che sonda la situazione degenere dell’Ilva di Taranto (“Per gli operai, gli ultimi dieci anni hanno voluto dire bassa sindacalizzazione, scioperi non riusciti, proteste fallite sul nascere, tutti segni di una negazione di futuro largamente comprensibili in una megafabbrica tenuta per il collo dal largo uso dei contratti a termine, e quindi dal ricatto sui rinnovi”); in Discariche umane Angelo Cassano lancia un’accusa feroce contro i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), considerati “galere etniche”;  in Le ciliegie della ferrovia, il più riuscito dal punto di vista letterario, Mario Desiati si sofferma sulla condizione servile subita da “la folla di praticanti avvocati usciti dalle varie Facoltà di Giurisprudenza”; in Trentatreanni Francesco Dezio ci dona un ritratto straziante del precariato lavorativo odierno (“Io non riesco a darmi un senso: sono anni che non compro un disco originale, che non vado ad un concerto… per risparmiare su tutto. Sfrutto quel poco che ho per comprare qualche libro… mi basta questo. Ne ho bisogno per tenermi a galla come meglio posso”); In Sei Gennaio e in Apulian Jet Society Manlio Ranieri e Massimiliano Zambetta affrontano la questione della “fuga dei cervelli” che vede lo spostamento di preziose energie intellettuali dalla Puglia verso il ricco Nord, con le conseguenti lacerazioni affettive e scombussolamenti esistenziali ad esso connessi. Attendiamo questi autori a sforzi più complessi. Alcuni di loro hanno già dato prova di sé in romanzi usciti per Feltrinelli (Dezio) o Einaudi (Lagioia). La sensazione, però, è che sentiremo presto parlare di una new wave di autori pugliesi. Si respira aria di cambiamento in Puglia e la scrittura non può non risentirne.

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