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Archivio Aprile 2005

pagano opuscriptu

di vertigine (16/04/2005 - 18:21)

il primo testo che ho avuto tra le mani nel 2002 di luciano pagano (nella foto al centro tra elio coriano e stefano donno) è stato opuscriptu. un testo sperimentale, che io ho amato molto, l'inizio di un percorso nel magma del linguaggio che ora lo sta portando verso mete meno astratte e più concrete (l'abbandono di un certo sostrato sperimentale in favore di un aggancio più realisticamente sostanziale).il testo si può leggere per intero qui.

io ve ne do un assaggio.

ma quanti pensieri sprecati euridice avremmo potuto e dovuto evadere la stanza del quadrato dove le nostre forze si annullavano. e non sapeva come giustificarsi e voleva star solo. forse. non credeva euridice nel male che si compie ad opera perfetta dell’amore. non credeva euridice di stupirsi più.

la poesia non resta muta e riesce a muovere le pietre.

i due lati della contenzione sono orfeo ed euridice.

al poeta del disamore. che offende la poesia.

se si volta a cercarlo ed è scomparso.

orfeo ed euridice.

si vorrebbe.

ed eccolo arrivato in stazione. nella sua città. nessuno viene a prenderlo. si ferma. guarda che ore sono.

in un punto imprecisato del quadrilatero una voce sta chiamando il suo nome. un errore nel cognome. non sa se chiama un omonimo o se è lui che la voce comanda. si ferma. accende una sigaretta.

questo è quanto distrattamente chiama il suo arrivo.

per nulla simile alla sua partenza.

l’elenco mentale di ciò che ha lasciato s’è poco nel conto di quel che non troverà mai. una stagione orientale estiva. un arabo paradiso sulla terra. un giardino di delizie terribili. una riverenza diffusa nei confronti di quanto ha prodotto. un’insoddisfazione nei confronti della lui donna.

il calco nella cui figura entravano il suo corpo e quei sudori. fino al modello di cartone ed infine la statua.

da cui questa fuga. forse.

come anima futile. la mano sulla spalla dietro preceduta dall’odore di un panino.

le donne che mangiano e coprono la bocca. lui dice. lui preferisce quelle che mangiano come naturale nel mondo. se una donna com’é naturale.

eccoti finalmente.

eccoci finalmente. no non c’è bisogno che mi aiuti non vedi che ho la valigia a rotelle e poi è leggera e non vedo l’ora di riposarmi ed è lontana casa tua e come ci si arriva. ferma. escono dalla stazione. non fa caldo e non fa freddo. si fermano ad aspettare un autobus. appena salgono comincia a piovigginare.

se vuoi ti puoi fare una doccia io nel frattempo cucino.

lei annuisce. si spoglia ed è sotto la doccia. lui prende uno yogurt e fa colazione. finita la doccia si può parlare. ma non è tardi ancora se ti va di uscire lo so che dopo un viaggio non ti rilassi. non ti fermi mai. è vero.

porto questo anello è vero. preoccupati perché tu non lo indossi.

è il circolo nel quale mi sto stretto stretto.

usciamo.

ho sete. camminano senza parlare tanto. è lui che già sa tutto e non prova alcun timore. non ha paura dei discorsi che sta per sentire. non vuole sentire alcun discorso. sta lì. apparentemente il piacere di esserci. se mai piacere di stare dove non sa. le sembra che chiamino. si volta. lui pure.

entrano insieme per bere un bicchiere di vino in un locale vicino a locali affollati. in un centro di città che somiglia ad un paesone. dove alle due di notte per strada non c’è più alcuno. solo per bere. non per chiarirsi. non si chiarisce nulla.

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