frammento
La castrazione di ogni utopia a volte me la dipingo tra le carni.
Il sorriso dondola sonoro come pasticca che riposa sottolingua,
gli occhi svuotano il contorno di paramenti seccati lungo
un campo magnetico che adombra il totale infiammo del silenzio.
Zone in torsione, curve di pensiero con le quali
distorcere percezioni, punti di fuga verso l’infinito,
buco vitreo di coscienza, velami tessuti a rendere il disincanto
di trame non dette, di trame ovattate come particelle
che accelerano il finimondo visivo del collasso di tutta la luce.
rossano astremo
ricevo e inoltro
in considerazione dell'articolo pubblicato da andrea di consoli sull'unità dell'11 aprile e postato da me un po' di tempo fa ricevo e inoltro alcune considerazioni del poeta giovanni santese. che ne pensate?

I POETI SONO ALTROVE
I COGLIONI OVUNQUE
Caro Rossano
mi piace poter constatare ancora una volta la tua attenzione verso tutto ciò che accade intorno al mondo letterario senza la quale io non avrei mai letto le oscenità che pure ho letto, che pure l’Unità ha pubblicato, che pure nel caso Andrea Di Consoli ha scritto.
Tentando di procedere per ordine, ricordo esattamente le tue parole in seno alla presentazione dell’antologia “Trentacinque” che lasciarono qualcuno sgomento ma che trovarono i più d’accordo:”Voglio vedere fra due anni quanti di questi autori esisteranno ancora”.
Ora,che l’operazione di Stefano Donno di “antologizzare” dei perfetti sconosciuti non solo alle cronache letterarie ma anche agli editori fosse a dir poco azzardata è opinione comune,mi sembra,anche se ad onor del vero bisogna riconoscere che quelli che prontamente( come sempre del resto) Angelo Petrelli chiama “cazzoni” sono anche Luciano Pagano che insieme a Rossano Astremo( lo conosci?) e allo stesso Donno promuovono Letteratura ( non letterarietà) attraverso internet presentazione di volumi, letture di versi pubbliche ed in ultimo ma non ultimo la rivista Vertigine e le varie e valide autoproduzioni, ma da qui a definirlo “sottoprodotto” in assenza di forma e linguaggio, senza riuscire ad intravedere in alcuno di questi una traccia o un solco (letterario) che potrebbe portarli ad avere un proprio linguaggio, non diverso dai tanti ma unico perché “proprio” mi sembra troppo.
Per parlarci di come si può interagire con la modernità raccontando la provincia Di Consoli ha scomodato Satta la Deledda Garcia Marquez “giusto per fare qualche nome”, io gli consiglio Verri Bodini Comi Pagano e Toma “ giusto per farne qualche altro”
Caro Rossano
Il fatto è che mi sale la pressione quando sento parlare del “superbo” Sangue vivo di Winspeare, unica icona del rinascimento culturale salentino,secondo Di Consoli, responsabile invece di aver ridotto il salento ad una macchietta di se stesso, secondo me, che sono pure fra quelli che si indignarono quando Manera diede la cittadinanza onoraria al regista, al comune di Sternatia, con una motivazione conosciuta solo al Sindaco, macchiandoci allora si, di provincialismo.
Ancora la pressione mi sale quando chiamiamo Goffredo Fofi pagandolo profumatamente, per insegnarci a leggere cultura, a fare cultura, a parlarci del mondo, a farci donare la sua biblioteca “ perché io amo il salento”, per fortuna che te ne sei accorto!, perché gli autori salentini che l’amico Fofi nella sua carriera ha “promosso” altrove o nel suo nord sono davvero pochini.
Ancora la pressione mi sale quando chiamiamo Cotroneo a finire di rovinarci il Premio Salento e ancora prima ad occuparsi di cultura salentina perché aveva scritto Otranto, e noi che siamo provinciali dovevamo pure ripagarlo!
Caro Rossano
È vero che nel salento c’è un bel giro di soldi che qualcuno immeritatamente si intasca, è vero che siamo provinciali altrimenti a questi signori la vacanza la faremmo pagare, ma dire che i poeti( o presunti tali) si fanno pagare, significa non conoscere il sud e il sud del sud e le sue case di calce bianca e il sibilo lungo che si può udire solo di mattina e il mare alla deriva il mare aperto e infinito del sud, significa arrendersi alla “facciata” culturale che Winspeare per primo ha contribuito a creare, quella del “ tutti sono registi,attori, autori,cantanti,musicisti…”e che poi con molta sagacia quei politici senza nervo, senza coraggio hanno “legalizzato” con concertoni, tarante, pizziche e porcherie varie, significa che questo fermento poetico, che del salento è il nervo e l’anima in questo momento, altro non è che quel fervore anarchico critico-costruttivo necessario perché il salento non diventi la metafora di se stesso, perché non prevalga la cultura dell’assistenzialismo ad interim( o ad hoc..oserei dire, dove per hoc stanno gli “amici” dei politici di cui sopra), significa compattare e non dividere le voci del dissenso rispetto a quest’assalto alla diligenza indiscriminato, significa far vibrare la parola con decisione contro chi ci accusa di essere provinciali, quando scimmiottiamo gli imitatori della modernità!accidenti.
Caro Rossano
Mi infiammo quando leggo tanta superficialità, tanta poca conoscenza, tanto parlare per dire, come già accade con certi critici che danno l’impressione di scrivere di un libro che non hanno letto, tanto si discosta la critica dal contenuto dello stesso, perché quella della movida, di un diffuso palcoscenico senza attori, di aver ridotto il salento a terra di pizzica e divertimento “ leggero”, di aver promosso una “certa cultura” dimenticando i padri nobili della cultura del sud, è una battaglia che i presunti poeti salentini portano avanti già da qualche anno, in virtù del fatto( anche e tra l’altro) che durante la follia estivo-vacanziera tutti vengono pagati( compresi cani e porci, che per certi aspetti sono la maggioranza) tranne i poeti che notoriamente lo fanno per passione!
Alla Notte Della Taranta eravamo una ventina, sono stati pagati i camerieri, gli sciacquini d’ogni genere, gli operai, gli elettricisti e tutti ma proprio tutti, tranne i poeti ai quali era stato consegnato il Pass di Artisti come ai suonatori dell’orchestra, salvo poi accortisi della gaff ( quando mai i poeti sono stati considerati artisti?) ce l’hanno cambiato con quello degli Ospiti!
Questo è il provincialismo che dobbiamo combattere, altro che poeti prezzolati!
Possiamo discutere sul valore degli stessi e delle cose che scrivono, sull’essere impreparati degli editori che guardano tanto lontano da non accorgersi ciò che hanno a fianco, della mancanza di un progetto editoriale teso a promuovere autori locali meritevoli d’attenzione( e non mancano…non mancano), possiamo discutere della mancanza di spazi pubblici dove far convergere le passioni poetiche e rivoluzionare con la parola un modo sbagliato d’intendere il salento, possiamo smetterla intanto di considerare nullo tutto ciò che non accade sotto l’ombrello di una programmazione culturale oscenamente di facciata, avendo il coraggio, per intanto(!) di dire che il Salento d’amare diventerà il salento da coglionare se non cambiamo rotta! E soprattutto è Lei signor Di Consoli a dover cambiare bersaglio…,non i poeti dunque.
Altrimenti dirà cose non proprio memorabili, anzi.
Gio' Santese
il poema su cui sto mettendo mani questi giorni
onde psicotiche che squarciano le ore
rossano astremo

onde psicotiche è il poema che cercherò di completare in questo fine settimana, quando abbandonerò la calura cittadina leccese per andare a grottaglie, nella casetta di campagna dei miei. la prima parte è già stata pubblicata su questo blog e uscita anche sul bardo rivista letteraria storica del Salento. ve ne faccio leggere un'altra parte. rossano.
Il corpo di Chiara è serrato in bagno, a stretto
contatto con il water, nella ritmica procedura della defecazione,
sorseggio caffè da una tazzina di ceramica possente,
la tv manda la rassegna stampa dei quotidiani a diffusione regionale,
Sesta Provincia, esclusa la lista di Fitto, stop ai dazi,
l’ira dei tessili barlettani, truffa ai malati terminali di cancro,
la giornalista si muove abile nel magma di colonne dense di scrittura,
il suono stridulo della sua voce s’incardina tra le fenditure
dei cuscini poggiati sulla poltrona della cucina, traveggole di sensi
svellono l’equilibrio ottenuto dopo una nottata serena,
priva di fitte situate nello spazio che separa le tempie
dalla scansione orbitale di orecchie sul punto di spegnersi.
Chiara, con lento incedere, si lascia seguire dal respiro della sua ombra,
l’aria sollevata al suo passaggio si posa sui miei capelli arruffati,
un semplice sorriso, timido slargarsi di labbra sottili,
bianco di incisivi in contrasto col rosso di carne della sua pelle,
tenui rotondità tenute assieme da un mucchio di cenci in cotone,
il caffè si posa nelle anticamere dello stomaco, s’inabissa e spinge
il marcio verso il basso, mi chiudo in bagno, prendo da una sedia
la prima rivista patinata che mi capita a tiro, in copertina il volto
sornione di un giovane scrittore dal nome che ricorda vecchi cartoon,
molti parlano bene del suo primo romanzo, sarà il prossimo libro che acquisterò.
mutamenti

Giulio Mozzi dopo due anni chiude il suo blog. Dedicherà maggiore attenzione a Vibrisse. Antonio Moresco con una lettera senza diritto di replica abbandona Nazione Indiana.
pugliesi alla riscossa

giuse alemanno
terra nera
stampa alternativa
TERRA NERA è la storia della terribile volontà di potenza del protagonista, Nino, un ragazzo 'cafone' pugliese che decide di diventare padrone ad ogni costo e con ogni mezzo; di sua madre Annina, figura tragica nel solco della tradizione meridionalista di matrice verghiana; e di Zio Peppe, originale e pericoloso imbroglione, guaritore e ruffiano. Attraverso vicende spesso violente ed esplicitamente carnali, viene offerta una visione del sottoproletariato agrario di tutto il secolo scorso. In più vive nel romanzo il confronto tra due grandi temi dell'anarchismo: quello legato alle intuizioni di Errico Malatesta e quello dell'anarco-individualismo stirneriano, che si incarna proprio in Nino.
bob dylan vs tito schipa jr

Lettura
Bob Dylan, Mr. Tambourine. Testi e poesie 1962-1985, Arcana Editrice (traduzione Tito Schipa Jr.)
di Rossano Astremo
Monumentale riedizione di Mr. Tambourine, raccolta pubblicata dalla Arcana Editrice di tutti i testi di canzoni e le poesie firmate da Bob Dylan nel periodo che va dal 1962 al 1985, tradotti da Tito Schipa Jr. Introduzione firmata da Patti Smith per oltre mille pagine che ricostruiscono fedelmente la storia di uno dei pilastri del Rock, la cui carriera è cominciato nel 1962 con l’album The Freewheelin’ Bob Dylan, contenente già pezzi come A Hard Rain’s A-Gonna Fall (“Cosa vedi figliolo mio dagli occhi blu? Cosa vedi mio caro? Io vedo un bambino appena nato circondato da lupi, vedo un’autostrada di diamanti senza nessuno”), Blowin’ in the Wind, che diventa l’inno del movimento per i diritti civili e Masters of War, fra le altre. Non è che una lunga stagione di poesia e musica con gli altri album: The Times They Are A Changin’, Another Side of Bob Dylan, Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited, Blonde on Blonde, tutti tasselli imprescindibili del menestrello che ha cantato il pacifismo, la liberalizzazione delle droghe, la contestazione delle norme più rigide e antidemocratiche in vigore. Non è un caso che l’idea titanica di tradurre gran parte della produzione di Bob Dylan sia venuta a Tito Schipa Jr., figlio del più grande tenore di grazia del secolo, grande sperimentatore e agitatore culturale. Il suo lavoro attorno alla figura di Bob Dylan comincia nel lontano 1967 quando dà vita all’Opera Beat, nella quale Tito Schipa Jr., partendo da diciotto canzoni di Dylan, unisce la sua passione per Giuseppe Verdi con quella per la canzone popolare. L’Opera Beat va in scena al Piper Club, ottenendo successo enorme e un’eco tradizionale che apre a Schipa il mondo del teatro ufficiale. A vent’anni di distanza dall’Opera Beat, nel 1987, Tito Schipa Jr. pubblica l’album Dylaniato, raccolta di canzoni di Bob Dylan da lui tradotte e interpretate. Nell’89, grazie a Fernanda Pivano, avviene l’incontro con l’Arcana Editrice di Riccardo Bertoncelli, che porta alla traduzione dell’opera omnia di Bob Dylan, da poco nuovamente pubblicata. Operazione titanica quella di Tito Schipa Jr. il quale, e questo è l’unico appunto che possiamo evidenziare, a tratti preme l’acceleratore sulla libera interpretazione testuale, determinando l’utilizzo di strutture barocche, assenti nella limpidezza di significato della forma anglofona originale. Alcuni esempi di parole e frasi come “viaggiaufo” (hobo), giovane restando (forever young), “mastri guerrai” (forever young) per spiegare quanto sopra detto. D’altro canto, però, Mr. Tambourine è un testo fondamentale per chiunque voglia comprendere pienamente l’evoluzione del percorso creativo di una delle voci più autentiche della storia del Rock di tutti i tempi.
la rivista di letteratura con i controcazzi_anticipazione del prossimo numero
NUOVI ARGOMENTI n. 30 – Quinta Serie – Aprile/Giugno 2005-05-25 A t l a n t i d e LUOGHI E PERSONAGGI SOMMERSI ____________________________________________________________ S o m m a r i o
ARGOMENTI
Marc Augé, Autonomia della libertà, umanità e immaginazioneLUOGHI
Stefano Malatesta con tavole di Dieter Kopp, Passeggiate con visioniRoberto Saviano
, La terra padreFranco Arminio
, Esercizi di paesologiaMauro Minervino
, "Olasz Olasz!"Marco Mantello
, La legge di HumeFrancesco Pacifico
, Il giorno e la notte: la montagna, la morte e la conoscenzaGianni Biondillo
, Quarto Oggiaro è un luogo comuneSCRITTURE
Gianni Clerici, Due bicicletteAlberto Arbasino
, Intervista con Gabriele D’AnnunzioDurs Grünbein
, L’ora di latinoRené Daumal
, Contro-cieloAntonio Trucillo
, La nuvèlaLuigi Socci
, Ero venuto a salutartiGiovanni Bracco
, Oggi è domenicaFrancesco Giusti
, Accanto ai denti dell’eternoNinon Magri Nisio
, Nostalgia di A. PolizianoAndrea Gibellini
, FosforescenzeLuciano Neri
, Notizie dalla HavenCANTIERE
Gabrielle Palli Baroni, Controcanto alla poesia. Carteggio Sereni-ParronchiJean-Michel Maulpoix
, La responsabilità del poetaFranco Buffoni
, Il movimento dell’adagio di Tiziano RossiMassimo Onofri
, Il popolo di "Metello" cinquant’anni dopoCarlo Barabba
, Rassegna dell’ultima poesia italiana (I parte)PERSONAGGI SOMMERSI
Tommaso Pincio, L’amicizia al tempo delle paranoieAlessandro Piperno
, Pastiche proustiano in bianco-celeste (I parte)Mario Desiati
, Fantozzi contro RavelsteinMassimiliano Parente
, Betty PageLeonardo Colombati
, Buffalo Bill e AugustarelloGiuseppe Genna
, Franco BattiatoWu Ming 1
, Non sarei qui senza Franco Battiato, ovvero: chiedi chi era Tommaso TramontiGiulio Mozzi
, Appunti: Adorazione CadornaNicola La gioia
, Oronzo CanàFlavio Santi
, MercuriIgino Domanin
, Do you remeber Magnum P.I.?Silvia Magi
, New dawn fadespincio
Un mondo possibile che frana, esplode e diviene vuoto

di Rossano Astremo
Con La ragazza che non era lei (Einaudi Stile Libero Big, 14,80 euro), Tommaso Pincio, alla sua quarta prova narrativa, dopo M. (Cronopio), Lo spazio sfinito (Fanucci) e Un amore dell’altro mondo (Einaudi Stile Libero), costruisce un mondo possibile dove reale e irreale si interrano tra loro generando un’unica sostanza inseparabile, dove spazio e tempo abbandonano la loro architettura cronotopica, che nella consuetudine fa da ratio allo sviluppo dell’intreccio, dando vita ad uno spazio-tempo lisergico e omogeneo, nel quale si sublima a lettere cubitali il male oscuro che muove l’azione di un nugolo variegato di figure attanziali disincarnate. Laika Orbit, ventiquattrenne dotata di grande fascino, beve tranquillamente la sua Coca Cola in un fast food. Le si avvicina uno strano tipo, con un ciondolo da far rabbrividire anche i peggiori denigratori del buon gusto e una maglietta con una complicata geometria che vortica su uno sfondo dai colori insopportabili alla vista. Laika accetta di salire sulla macchina dello sconosciuto e di fuggire con lui. Poi qualcosa si spegne. Laika è trasportata in una realtà bizzarra, nella quale tutto è ricoperto da una polvere che se leccata ti fa sballare all’inverosimile. Il tipo si dimostra più strano del previsto. È un uomo ossessionato dai calcoli matematici, che parla senza pronunciare le vocali, perché ritiene che sia più stimolante produrre nuovi lessemi staccandosi dalla consuetudine di una grammatica orticante. Poi arriva in un hotel, in una strana città, chiamata Cloaca Maxima, nella quale si produce solo merda. L’uomo ossessionato dalla matematica scompare, così, all’improvviso, senza una ragione, Laika senza di lui si sente persa, è l’unico legame che ha con quella realtà che non le appartiene, perché lei non si chiama Laika, perché lei non ricorda un cazzo del passato. Il suo vero nome? Era felice? La sua famiglia? I suoi amici? Non ricorda un cazzo di niente. Laika senza il matematico che le fornisce il denaro non può pagare la sua camera d’albergo. Paga con il proprio corpo. Si fa stuprare da un dipendente dell’albergo e da un suo amico. Lei osserva tutto da una crepa del soffita. Laika ha leccato la polvere rossa, quella che ti fa sballare come matti. Poi viene scagliata fuori, nei pressi dello studio di William Burroughs, investigatore psichiatrico, specialista in pedinamenti psicosomatici e ritrovamenti degli stati di coscienza. Ancora una volta Pincio utilizza il suo amato Burroughs, derealizzandolo (Burroughs scrittore nella realtà diviene Burroughs investigatore psichiatrico nel romanzo). Procedimento utilizzato per tutti i personaggi di Lo spazio sfinito. Burroughs è l’hombre invisible che mai compare nel testo. Aleggia la sua cattiva fama. Si dice che abbia voluto fare il figo mettendo una mela in testa alla moglie con l’intenzione di imitare Guglielmo Tell. Risultato: moglie colpita in pieno cranio con pistola di grosso calibro. In questo il Burroughs reale viene a coincidere con il Burroughs fittizio. Interpretano se stessi nel romanzo altri due mitici esponenti della Beat Generation. Ad un certo punto della narrazione si fa un salto nel passato, si parla di Kinky Baboosian, siamo in pieni anni Sessanta, movimento hippy al culmine del suo potenziale utopico. Kinky altro non è che la madre del folle matematico mangiatore di vocali. Lei, ribelle e libertina come molti in quegli anni, si ritrova vestita da coniglietta di Playboy lunga le strade del continente americano. E chi ti va a beccare? Ken e Neal e altri sballatoni, su uno strano furgoncino multicolore. Ken è Ken Kesey, che con le sue indigestioni pilotate di Lsd, psicolocibina, mescalina, peyote, e gli happening organizzati ovunque, apre la strada alla generazione hippy. Neal è proprio lui, Neal Cassady, il Dean Moriarty di On the road, chiamato da Kesey a guidare il furgone dei Merry Pranksters per migliaia e migliaia di chilometri nella ricerca spasmodica di un’esistenza più autentica. Cosa cazzo c’entrano Ken e Neal in tutto questo? Bene, a quanto pare ci sono buone probabilità che il padre del matematico con problemi di linguaggio sia proprio Ken Kesey. Ma visto tutti gli uomini che la madre Kinky si è scopata nella comune nella quale vivevano tutto assume la prospettiva nebulosa dell’incerto. E Laika che fine ha fatto? La narrazione, ad un certo punto, per analessi si volge indietro. Dalla terza persona iniziale che si sofferma sulle sofferenze inspiegabili di Laika Orbit, si passa alla prima persona, che altro non è che il matematico morto. Dall’oltretomba il matematico Zxyz, dal nome più simile ad un codice fiscale che ad altro, racconta la sua storia, la sua infanzia passata in una comune californiana, la sua passione per i calcoli impossibili, lo spostamento ad Amsterdam, la fine progressiva e inevitabile della chimera hippy, l’abbandono dalla madre, l’ossessivo infittirsi di numeri nel suo cranio, il ritorno della madre a distanza di anni, il sesso incestuoso che consumano, l’autoconvincersi che un senso di follia sembra impossessarsi di lui, anzi no, l’immedesimarsi con le vicende esistenziali di un certo K, matematico incarcerato per atti di terrorismo, che altro non era il primo ragazza ad avere infilato le mani tra le cosce della madre molti anni prima, poi il precipitarsi degli eventi sino al congegno esplosivo che invade il finale. E Laika Orbit?
bigmouth strikes again

Artista: Smiths (The)
Titolo: Bigmouth Strikes Again
Titolo Tradotto: Il Ciarlatano Colpisce Ancora
Dolcezza, stavo solo scherzando
Quando ho detto che mi piacerebbe fracassare ogni marchingegno
Che hai in testa
Oh?dolcezza,stavo solo prendendoti in giro
Quando ho detto che per diritto dovresti
Essere presa a bastonate nel tuo letto
E ora so cosa ha provato Giovanna d'arco
Quando le fiamme hanno incendiato il suo profilo romano
E il suo walkman ha cominciato a liquefarsi
Il ciarlatano ?il cialtrone..
Il chiacchierone colpisce ancora
E non ho nessun diritto di far parte
della razza umana
Il ciarlatano ?il cialtrone...
Il linguacciuto colpisce ancora
E non ho nessun diritto di far parte
della razza umana
E ora so cosa ha provato Giovanna d'arco
Quando le fiamme hanno incendiato il suo profilo romano
E il suo apparecchio acustico ha cominciato a liquefarsi
Il ciarlatano ?il cialtrone...
Il pettegolo colpisce ancora
E non ho nessun diritto di far parte
della razza umana (rep.x4)
(Grazie ad adria per questa traduzione)







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