Il 27 giugno 2005 è stato presentato ai giornalisti il Festival “…il libro possibile…”, che si terrà dal 30 giugno al 3 luglio a Polignano a Mare (Ba).
Portare il libro in piazza, per strada, a portata di tutti, in una cornice suggestiva a Polignano a Mare.
Scoprire posti insoliti per valorizzare le bellezze naturali del nostro territorio.Offrire non solo mare e buona cucina ma anche cultura. Catturare l’attenzione di turisti abbronzati dal sole della Puglia con incontri con autori, narratori, poeti, giornalisti, per conversare e raccontare…storie. Storie per ridere e per riflettere su temi scottanti come TV, censura e politica con la vena ironica di Dario Vergassola e la critica pungente di Marco Travaglio.
Storie d’oltremare con Younis Tawfik e Mauro Di Domenico, storie di guerra e di dittatura, che vanno dall’ Iraq di Saddam al Cile di Pinochet.
Ma anche del Mediterraneo, del Sud del mondo attraverso il racconto di Rosario Tornesello, per capire con Gino Di Mitri che la pizzica e il tarantismo non sono solo tradizioni popolari ma vere e proprie forme di cultura. Un viaggio con Progetto Terrae di letture, musiche ed immagini alla scoperta delle radici comuni che abbracciano la nostra regione e tutte le terre del mare nostrum. Storie di giovani e sui giovani, con Federico Moccia, che ha saputo dare voce ai loro sentimenti e ai loro disagi: il suo libro “Tre metri sopra il cielo” è il più amato degli adolescenti. Ma proprio i giovani saranno i protagonisti assoluti di performance letterarie e musicali, di scritture sperimentali, in uno spazio animato e coordinato da Manila Benedetto, che ospiterà: Stefano Massaron, Angela Buccella, Elisabetta Pendola, Gianluca Gigliozzi, Leo Palmisano, Antonio Lanera, Manuela Ardingo, Tiziano Serra, Angelo Petrelli e tanti altri. Le inquietudini della nuova generazione, dei trentenni alla ricerca di se stessi, nelle parole di Marco Drago, autore di “Zolle”, curatore di una rivista di giovani narratori e conduttore radiofonico.
Storie della beat generation, raccolte dalla tradizione orale, in un viaggio che parte dalla Sicilia arriva in Svezia per tornare a Milano sullo sfondo degli anni ’60 con Marco Philopat e Caterina Grimaldi.
Senza dimenticare i bambini: Paolo Comentale con il suo pupazzo Guastaggiusta intratterrà i più piccoli.
Al centro dell’attenzione anche storie di chi…”dimagrisce pubblicando” con Antonio Stornaiolo, e storie raccontate in una insolita gara di poesia da chi si mette in gioco e si offre generosamente ad un pubblico imprevedibile nelle reazioni con la seconda edizione del Poetry Slam.
Ci sarà spazio anche per le storie locali, con la partecipazione di poeti e narratori del luogo, e per cercare di capire come ridare dignità alla nostra Puglia, mettendo insieme “Le tessere e il mosaico” con Gianfranco Viesti.
Le prospettive economiche e di riordino ambientale saranno al centro di un dibattito sul Piano Spiagge con Assessori e Consiglieri della Regione, della Provincia, e dei Comuni.
Ma chi ha fatto la storia del cinema italiano chiuderà il festival. Con Pippo Mezzapesa vincitore del David di Donatello 2004 per il miglior corto, Ermanno Olmi racconterà la sua esperienza di regista e di scrittore che ha attraversato momenti importanti della seconda metà del Novecento. Il festival quindi animerà tutto il centro storico con i suoi negozi, caffè, ristoranti, balconate e vicoli in un clima festoso e reso ancor più accogliente dagli interventi teatrali e musicali. Dalla chitarra a fiato di Antonio Onorato, musicista di fama internazionale alle suggestioni melodiche degli Omega Tre, alle affascinanti atmosfere del tango argentino, rivisitato con incursioni jazz dai Nuevo Tango Ensamble, per finire con ritmi afro-brasiliani del gruppo di percussionisti Bandita.
Arrivederci dunque a Polignano a Mare, dal 30 giugno al 3 luglio, per il festival “…il libro possibile…” organizzato dall’ Associazione i Presidi del Libro: presidio del libro di Castellana (Associazione Artes), Presidio del libro Cartesio (Liceo scientifico Cartesio, Comuni di Capurso, Cellamare, Triggiano e Valenzano, CRSEC Ba /13), Presidio del libro di Polignano (Palazzo Pino Pascali). Con il patrocinio della Regione Puglia, Provincia di Bari e Comune di Polignano e con la collaborazione della Pro Loco, della Accademia Unika e di JazzItalia.
Il Libro Possibile
medicine show
è uscito il numero di giugno di medicine show. qui copiato e incollato un pezzo di mario desiati che si scaglia (sacrosantamente) contro la pizzica!

Contro la pizzica
IL FOLKLORE IMBASTARDITO
DALLE MODE CIALTRONE
di mario desiati
Basta, per carità, basta con la Pizzica. Non ne possiamo più. È possibile che un pugliese deve subire in ogni consesso pubblico questa umiliazione? Ogni torrida estate, ogni refolo di bella stagione significa feste etniche, sedani bagnati e vino sfuso di cattiva qualità, un paio di tamburelli e una fisarmonica, le grida di qualche esagitato: “E Balla la pizzica, balla la pizzica tu che sei pugliese” indicandomi con il dito, il battito ritmico delle mani a seguire una musica distonica e i fianchi esposti a un tremore senza sprezzo del ridicolo.
Centri sociali, piazze e sagre paesane, istituti di cultura, associazioni di volontari e sale da ballo. È la moda del momento, del lustro, del decennio. Come il tango negli anni Ottanta e il latino americano nei Novanta adesso è l’ora della Pizzica, di Santu Roccu e Santu Paulu, dell’uomo che si avvicina e la donna che si allontana, della Luna otrantina cantata in bergamasco. Altro che Ernesto de Martino, altro che i suoi splendidi studi su quello che rappresentavano i morsi delle tarantole e del significato allegorico di quel ballo. Il ritorno alle origini, la ribellione all’immanentismo e alla piemontesizzazione forzata. Altro che l’esordio singolare di un regista evocativo come Edoardo Winspeare. Una dimensione onirica di una danza che aveva origini antichissime.
La Pizzica è sfuggita agli studiosi e ai suoi amanti. Adesso tutto è nelle mani di queste stronze con le gonne lunghe, le cavigliere, i sandali e piedi sporchi che si mettono a insegnare una danza bastarda, un misto tra la tarantella salernitana e i suoni maranza di Coccoluto. Ecco serate su misura, uguali a se stesse da Milano fino a Santa Maria di Leuca, sudicioni ubriachi con magliette di musica metallara più adatti a un rave che all’antichissimo rito, le stronze suddette avvolte in sacchi di iuta che sventolano drappi rossi come se fossero a una corrida a o allo stadio. Bottiglie di pessimo vino fatto con la polvere spacciato per Negroamaro e primitivo di Manduria in feste autogestite, musicisti (sic!) che non suonerebbero neanche nella banda di Pintopitò diventanti maestri del tamburello, ciarlatani che aprono corsi di pizzica in palestre per fighetti nei centri metropolitani e universitari a 50 euro l’ora, studenti salentini fuorisede, fuoricorso di dozzine d’esami che campano di vecchie babbione che vogliono “fare la pizzica”.
Una patina folcloristica che avvolge un’antichissima tradizione, imbastardita dalla mania cialtrona tutta italiana e tutta piccolo borghese di piegare al suo trito divertimento il suono incalzante di una fisarmonica, l’espressione dilaniata di una donna, questa volta vera, come le tarantolate raccontate da de Martino, le foto di Franco Pinna e Pablo Volta, le pellicole di Edoardo Winspeare, invece travolte dal gusto cialtrone del nostro paese di dilettanti.
noi ci saremo
cassano murge, 8-9-10 luglio 2005


(luciano pagano) (rossano astremo)
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tre di tre
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Rossano Astremo
Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (3)
Oltre alla pubblicazione di romanzi che affrontano la tematica del lavoro precario, consideriamo due testi antologici. Il primo è Teoria e tecnica dell’artista di merda, edito dalla Valter Casini di Roma. È un’antologia curata da Claudio Morici, al cui interno presenta una sezione dal titolo inequivocabile di L’artista di merda fa il doppio lavoro (Il secondo è in omaggio). Se abbandoniamo la pratica della narrativa, per abbracciare il filone della ricerca-inchiesta, da leggere assolutamente è il testo Precariopoli, volume collettaneo edito da Manifestolibri, un libro che raccoglie alcune inchieste sui ricercatori dell’Università, operai di Melfi, dipendenti dell’aeroporto di Fiumicino e autoferrotranvieri. Concludiamo con il romanzo di Giuseppe Caruso, Chi ha ucciso Silvio Berlusconi, edito da Ponte alle Grazie. È una storia come ce ne sono tante in Italia, almeno all’inizio, in un posto che potrebbe essere ovunque ma che è a Milano. Ettore Saleri ha 25 anni e si è appena laureato in Storia. I suoi genitori, mamma casalinga, papà in pensione, hanno già trasformato la gioia in preoccupazione per il suo futuro. In effetti, il “mercato” di un laureato in Storia è molto, molto basso. Ettore, se da una parte sente forte questa stessa preoccupazione, dall’altra la stempera un po’ con l’idea che avrebbe preso qualsiasi lavoro gli si presentasse. Quando si sente particolarmente giù, va a trovare Max, amico del papà, ma ormai molto di più amico suo. Max ha un passato da sindacalista di sinistra, anche se adesso la sua vita volge ad un certo declino più psicologico che fisico. La difficoltà di Ettore nel cercar lavoro, i colloqui nell’agenzia interinale, i lavoretti di data entry, sono perfettamente reali, anzi, mi ci sono pienamente trovato avendo fatto più o meno lo stesso iter. Una sera, Ettore e Bruno, altro suo amico squattrinato, sono al centro sociale vicino casa. Incontrano Allegra. Ettore è un po’ innamorato di Allegra, da quando la conobbe, a Genova durante il G8. Allegra è una ragazza particolare, tanto dolce quanto lunatica, abbastanza impegnata politicamente, studentessa in Statale, e iniziano a frequentarsi ed amarsi, anzi per Ettore Allegra è la valvola di sfogo, visti i lavoretti, che fa, alcuni dei quasi faticosi e pagati in nero, per Ettore Allegra e la consolazione quando improvvisamente il padre muore. Ad un certo punto, però, Allegra lo lascia senza un perché. E per Ettore è una botta senza precedenti tanto che si convince che lei l’abbia lasciato per un altro. E si mette a seguirla. E scopre che ogni tanto va in case sconosciute, in genere alla periferia di Milano, dalla quale esce accompagnata sempre da persone diverse. E quando finalmente i due tornano insieme perché separati proprio non possono stare lui prima con sgomento ma poi sempre più accondiscendente e convinto scopre che Allegra fa parte del “Gruppo Rosso Combattente”, un gruppo eversivo di estrema sinistra che, bandita la violenza verso le persone vuole comunque farsi notare per dire all’Italia che la stagione della protesta “alternativa” non è terminata. Senza anticipare il finale, una premessa è d’obbligo. Il romanzo di Caruso non caldeggia affatto l’uccisione di Silvio Berlusconi, ma è solo una provocazione, una specie di “evento simbolico”. Silvio Berlusconi in questo romanzo, e non solo, rappresenta il simbolo del malessere reale in cui versano i giovani, che non trovano lavoro e devono quasi prostituirsi alle agenzie di lavoro interinale, senza diritti, e quando trovano pidocchiose occupazioni, massacranti e sottopagati. Berlusconi è simbolo di una classe dirigente che, in nome della esasperata flessibilità (perché così a loro fa più comodo), toglie ai giovani il futuro. Caruso è scrittore-metonimia che dimostra a lettere cubitali come la narrativa, ma, la letteratura tutta, nell’era topica del berlusconismo-sistema di potere criptico, caldeggi fortemente la tematica della recrudescenza del conflitto sociale e del lavoro. La caduta del Governo/Azienda diretta da Mister Trapianto Bis, che avverrà nel maggio 2006, quali novità apporterà nei solchi sfarinati della nuova narrativa?
due di tre

Rossano Astremo
Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (2)
Pensiamo poi a Nicola Rubino è entrato in fabbrica dello scrittore di Altamura Francesco Dezio, uscito con Feltrinelli. Ecco una breve e simpatica biografia dell’autore presente nel romanzo: “Sono nato nel 1970 nella città del pane e dei salotti (ma potrebbe diventare presto anche la città del carboncello o della salsiccia tagliata a punta di coltello – diciamo a periodi). Il 24, il giorno di Gesubbambino, nasco, erompo sulla scena. Il mio esordio letterario risale al 1998 in un’antologia similtondelliana che si chiama Sporco al sole, racconti del Sud estremo. Il mio racconto viene definito una sorta di Trainspotting. Poi finisce il periodo di disoccupazione e frequento un corso di formazione quale operatore alle macchine C.N.C. (controlli numerici), seguito da uno stage di mesi due. E poi la Grande Fabbrica. E poi ancora Disoccupazione. Mentre accade tutto questo partorisco abbozzi di storie – una deriva ontologica degli accadimenti. Anche piuttosto rabbiosa. Scrivo negli orari più impensati. Di solito a fine turno, quando i ricordi sono ancora freschi. Mi levo il sonno dagli occhi e scrivo. Anche durante le pause di lavoro. Osservo e scrivo. Loro parlano e io scrivo. Mi comandano, mi sfottono, ci litigo, mi minacciano, mi licenziano – io scrivo. Scrivo tutto. Loro hanno abusato di me due anni a formazione. Io abuserò di loro in eterno, punto e basta. È così che si fanno i buoni libri, almeno quelli che piacciono a me.” Quello di Dezio è un romanzo-reportage, dal carattere spiccatamente autobiografico, che mette crudamente in evidenza le condizioni di lavoro dilanianti dell’operaio nella società postindustriale. Nicola Rubino, alter-ego di Dezio, è un trentenne operaio pugliese, il quale, dopo mesi e mesi alla continua ricerca di una chimera chiamata lavoro, ha finalmente la sua occasione. Una multinazionale, “leader nel settore” della produzione dei motori diesel, lo ha assunto con un contratto di formazione. Un futuro garantito e tutelato dal mitico posto fisso lo aspetta come un miraggio al termine del periodo di prova. In mezzo, ci sono sei mesi di lavoro infernale: ritmi di produzione pazzeschi sotto il ricatto continuo del licenziamento, le vessazioni dei capi, l’incomprensione dei colleghi. Nicola, del resto, è quel che si dice una testa calda, svelto di mani e di parola: praticamente ingestibile. Però osserva e registra tutto, lasciandoci assistere alla messa in scena di sogni e frustrazioni della classe operaia precarizzata in luoghi e momenti topici del lavoro in fabbrica: davanti alle macchine, durante la pausa-caffè, in mensa. Il tutto filtrato da una “ironia solforica” talmente vitale e genuina da restare costantemente al di qua dell’ideologia. La fabbrica, oggi come negli anni sessanta, quando erano scrittori come Parise, Volponi e Testori a raccontarci la grande industria del Nord, è ancora un mostro capace di stritolare le risorse umane attraverso un meccanismo perfetto di consumazione del corpo e di annullamento della volontà. "La fabbrica si prende tutto", divorando perfino lo spazio narrativo. Non c’è quasi nulla nel romanzo che accada fuori dai suoi cancelli. Sono passati venticinque anni da Tuta blu del barese Tommaso Di Ciaula, pubblicato nel '78 nella collana “Franchi narratori” della stessa Feltrinelli, e in Puglia, nuovamente, con Nicola Rubino è entrato in fabbrica, il mito operaista è messo al bando dalla bassezza della denuncia di uno sfruttamento senza vergogna. Nicola Rubino è entrato in fabbrica è un romanzo “politicamente scorretto”, che mette a nudo le ferite dell’attuale Governo italiano, capace solo a risolvere le questioni che s’impigliano nello spazio ristretto del suo ombelico, ignorando l’inferno feroce della realtà sociale che attorno si agita. O inoltratevi nella lettura di Cordiali Saluti di Andrea Bajani, edito da Einaudi, nel quale il protagonista compone lettere di licenziamento, piene però di “sensibilità, empatia, cordialità, fermezza e attenzione al prossimo”. Di commiato in commiato, l’anonima voce narrante vede la sua carriera progredire in parallelo con la malattia che ha colpito il suo predecessore. E così mentre i suoi sentimenti (imbarazzo, affetto, solidarietà e dispiacere) diventano policy aziendale, il protagonista si rivolge al mondo di fuori per cercare la verità di queste emozioni. Ha dichiarato Bajani in un’intervista: “Il mondo dell’azienda, con la retorica motivazionale che gli è connessa, è una sorta di scatola nera in cui i nomi delle cose non sono più collegati alle cose… L’azienda vuole che i suoi collaboratori siano felici, e allora organizza per loro crociere, scampagnate, i panettoni sulla scrivania per Natale, i brindisi per santificare gravidanze di collaboratrici che fatalmente perderanno il lavoro. Non esiste compassione possibile semplicemente perché l’azienda si propone come universo totalmente sostitutivo. Ti propone uno scambio mefistofelico: rinuncia alla tua vita, alla tua famiglia e a tutto il resto penseremo noi”. E, perché no, il Massimo Carlotto di Niente, più niente al mondo (edizioni e/o), nel quale è la voce di una madre a parlare, tra le buste della spesa, i soprammobili comprati in edicola nelle infinite collezioni delle riviste, una donna disperata costretta dopo il licenziamento del marito dalla fabbrica a mutarsi in colf, in concorrenza perenne con le slave. Ha scritto Roberto Saviano, recensendo questo testo: “Carlotto è riuscito in questo capolavoro a celebrare la quotidiana morte dell’anima”.
uno di tre
Rossano Astremo
Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (1)
nuovo quotidiano di puglia
Presentazione del romanzo d’esordio di Gianluca Gigliozzi presso l’Apuliae di Lecce
Neuropa, romanzo che indaga le radici storiche del nostro oscuro presente
di Rossano Astremo
La pubblicazione di Neuropa, romanzo d’esordio dello scrittore di L’Aquila Gianluca Gigliozzi, con la casa editrice leccese Luca Pensa Editore, si innesta a pieno titolo all’interno di quel particolare filone della narrativa contemporanea che privilegia la degenerazione massimale e onnivora degli intrecci e non la sua scansione minimale (basti considerare Perceber (Sironi, 2005) di Leonardo Colombati e La macinatrice (peQuod, 2005) di Massimiliano Parente). La presentazione ufficiale di Neuropa si terrà giovedì 30 giugno alle 19,30 presso la Libreria Apuliae di Lecce. Neuropa, poema epicomico in prosa, è un esperimento folle e ambizioso, libro-mondo, che vorrebbe dar corpo alla domanda: è possibile vedere qualcosa del nostro oscuro presente indagando le sue radici storiche? Neuropa, scritto dal 1996 al 2001, e riscritto dall’autore per la sesta volta poco prima di darlo alle stampe, è un romanzo che attraverso l’ipotesi di una follia, quella del protagonista IO, mette in scena la progressiva costituzione psicotica dell’Occidente postilluministico, schiacciato nel cono di luce della ragione e repressivo di ogni ombra. Una volta divenuto folle IO viene internato nell’ospedale di Charenton, celebre perché residenza del Marchese de Sade. L’incontro con de Sade sarà fondamentale per l’evoluzione del protagonista. Il marchese è dedito in quel momento all’allestimento di spettacoli teatrali aventi come protagonisti i malati di mente di Charenton e IO sperimenterà le potenzialità della propria patologia, venendo ad identificarsi scenicamente con una successione di personalità secondarie (su tutte quella di un domenicano peregrinante in terra iberica alla fine del XVII secolo), o cruciali per la formazione del nuovo mondo: da Newton a Diderot, da Marat a Voltaire. La schizofrenia di IO, però, ha due contesti privilegiati di manifestazione: la Spagna successiva al 1672, di piena decadenza e di poco precedente i conflitti per la successione; e la Parigi rivoluzionaria, nella cui violenza e nei cui ideali le contraddizioni passate e future si inscenano con evidenza. Neuropa è innanzi tutto un viaggio comico e stravolto nel Seicento e Settecento alle origini del pensiero scientifico e del diritto moderno. Riprende il tema archetipico della ricerca del Padre, della Legge, ma anche quello della sua uccisione, di una liberazione da ogni principio precostituito. Allo stesso tempo è un libro che sbeffeggia una tradizione tutta italiana e libresca: quella dei romanzi storici, con il loro illusionismo coatto, con la loro assurda pretesa di far rivivere mondi perduti per sempre. Sul piano dello stile è una prova di pirotecnica linguistica e di libertà compositiva che ha i suoi numi tutelari in Lawrence Sterne e Jhonatan Swift. Il suo modo può essere definito come cubismo istrionico perché la teatralità barocca e allucinata costituisce il centro generatore della sua visione sempre alterata, sempre tesa verso ciò che non ha ancora forma. Tutte le informazioni sul romanzo e sul suo autore al seguente indirizzo: http://neuropa.splinder.com.
vincitori e vinti
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Premi: Viareggio a La Capria, De Angelis, Arbasino, Piperno
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| Sono loro i vincitori della 76/a edizione (ANSAweb) - VIAREGGIO (LUCCA), 24 GIU - Raffaele La Capria per la narrativa, Milo De Angelis per la poesia, Alberto Arbasino per la saggistica e Alessandro Piperno per l'Opera prima sono i vincitori della 76/a edizione del Premio Viareggio. La Capria con 'L'estro quotidiano', De Angelis con 'Tema dell'addio', Arbasino con 'Marescialle e libertini', Piperno con 'Le peggiori intenzioni'. Lo rende noto un comunicato degli organizzatori. (ANSAweb) |











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