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estratto

di vertigine (20/06/2005 - 18:15)

thomas pynchon

l'arcobaleno della gravità

Un grido s'avvicina, attraversando il cielo. È già successo prima, però niente di paragonabile ad adesso.

Ormai è troppo tardi. L'Evacuazione prosegue, ma è tutta scena. Le luci dei vagoni sono spente. Sono spente anche fuori. In alto, sopra la sua testa, si ergono le travi oblique, vecchie quanto la regina di ferro, e più in alto ancora una vetrata in grado di lasciar filtrare la luce del giorno. Sennonché è notte. La vetrata cadrà giù - presto - sarà un crollo temibile, spettacolare, il crollo di un palazzo di cristallo. Però avverrà nel buio più totale, senza neppure un barlume di luce a rischiararlo, un grande schianto invisibile e nient'altro.

L'uomo se ne sta seduto nell'oscurità vellutata di quella carrozza a più piani senza niente da fumare, avverte il fremito del metallo, vicino e lontano, che sfrega e si aggancia, gli sbuffi di vapore, una vibrazione che si propaga lungo il telaio della carrozza, un senso di sospensione, di disagio; gli altri passeggeri schiacciati attorno a lui, i deboli, le pecore secondarie, i quali hanno esaurito la loro scorta di tempo e di fortuna: ubriachi, vecchi reduci di guerra ancora sotto shock vent'anni dopo per un fuoco d'artiglieria, lestofanti in abito borghese, derelitti, donne sfinite in possesso di una quantità disumana di marmocchi, ammassati in mezzo alle altre masserizie da mettere in salvo. Solo le facce a lui più vicine sono in qualche modo visibili, e per giunta somigliano alle immagini semiargentate che si vedono nel mirino di una macchina fotografica, alle facce dei VIP intraviste dietro i finestrini verdi delle auto blindate che sfrecciano per la città...

Hanno cominciato a muoversi. I vagoni sfilano via lenti, lasciano la stazione principale, il centro, e si spingono nei sobborghi più vecchi e più desolati della città. L'uscita è veramente di qua? I passeggeri si voltano per guardar fuori dai finestrini, nessuno però ha il coraggio di fare domande, per lo meno non ad alta voce. Piove. No, di qua non si va da nessuna parte, non ci si libera, anzi, ci si aggroviglia sempre più - si infilano sotto i passaggi a volta, entrate segrete di cemento armato putrefatto, sembrano passanti ferroviari, ma in realtà non lo sono... sopra il loro capo passano alcuni tralicci di legno annerito, nell'aria ora si sente l'odore di carbone dei tempi lontani, degli inverni che sapevano di nafta, delle domeniche senza traffico, delle concrezioní coralline, misteriosamente vitali, cresciute lungo le curve cieche, sopra i raccordi solitari, un odore acre nato nell'assenza di materiale rotabile, l'odore della ruggine che avanza, che matura in quei giorni di svuotamento totale, luminosi e profondi, soprattutto all'alba, quando le ombre blu sigillano il suo passaggio, nel tentativo di riportare gli eventi allo Zero Assoluto... più si addentrano nei sobborghi più lo scenario si fa desolato... sono le città dei poveri, posti segreti, in sfacelo, dal nome a lui sconosciuto... i muri si sgretolano, i tetti si fanno sempre più scarsi, così come le loro probabilità di rivedere la luce. La strada, invece di allargarsi come ci si sarebbe aspettato, si restringe sempre più, si fa sempre più tortuosa, le curve si fanno sempre più strette finché all'improvviso, decisamente troppo presto, il convoglio si infila sotto l'ultimo arco: i freni scattano, bloccandosi con un rumore tremendo. È una sentenza senza appello.

Il convoglio si è fennato. Sono arrivati al capolinea. Tutti gli sfollati ricevono l'ordine di scendere. Si muovono lentamente, ma senza far resistenza. I soldati incaricati di smistarli portano una coccarda color piombo e non parlano. Il posto in cui sono arrivati è un albergo enorme, molto vecchio e molto buio, un prolungamento metallico del sistema di binari e di scambi che li ha portati fin lì... Appesi alle elaborate gronde in ferro battuto vi sono dei globi dipinti di verde scuro, spenti da secoli... la folla avanza silenziosa, senza mormorii o colpi di tosse, lungo i corridoi diritti e funzionali quanto le corsie di un magazzino... le superfici rivestite di velluto nero assorbono il movimento: si sente un odore di legno vecchio, di aria stantia, di ali remote appena riaperte per ospitare quella calca di anime, un odore di intonaco freddo, dove han trovato la morte tutti i topi, solo i loro fantasmi, infissi nelle pareti, brillano ancora ostinati, immobili come dipinti preistorici... gli sfollati vengono fatti salire a gruppi sull'ascensore: un ponteggio mobile di legno aperto da tutti i lati, sollevato da vecchie funi incatramate che girano su pulegge di ghisa dai raggi a forma di S. A ogni piano, i passeggeri scendono e scompaiono nel buio... esistono migliaia di queste stanze ovattate, senza luce...

Alcuni restano ad aspettare da soli, altri condividono le loro stanze invisibili. Sì, propio così, invisibili. Del resto, che importanza possono avere i mobili, a questo punto? Le suole delle loro scarpe frantumano la lordura più antica della città, la cristallizzazione finale di tutto ciò che la città ha negato ai propri figli, ricorrendo alle minacce e alle menzogne. Ognuno di loro, in tutto quel tempo, ha sentito una voce che pensava parlasse a lui solo: «Non credevi davvero che qualcuno t'avrebbe salvato. Su, andiamo... Ormai lo sappiamo tutti, chi siamo. Chi poteva prendersi la briga di salvare proprio te, vecchio mio...?»

Non c'è via d'uscita. L'unica cosa da fare è starsene giù distesi ad aspettare, senza muoversi e senza fare rumore. Il grido sta ancora attraversando il cielo. Quando cadrà, verrà giù al buio, oppure porterà con sé la propria luce? E la luce verrà prima o dopo?

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valeria parrella, per grazia ricevuta

di vertigine (20/06/2005 - 17:58)

Vi racconto Napoli, ma non è una cartolina

di Angela Azzaro
liberazione.it - 16 giugno 2005

Immaginate di stare su un ascensore. Non un ascensore qualsiasi. Ma un ascensore della vita, che va su e giù nel tentativo di mettere insieme due unità prima collegate. In mezzo ci sta il dolore, il dolore che coglie qualsiasi essere umano, uomo e donna, ma soprattutto donna, nel momento in cui si distacca dalla madre. E' il dolore, ma anche la gioia, di crescere, di andare avanti, di fare scelte. Andando su e giù incontrerete anche il nuovo romanzo di Valeria Parrella, vero talento napoletano, che torna in libreria dopo il successo di mosca più balena con un altro libro di racconti.

Fulminanti, pirotecniche, doloranti, le quattro storie di Per grazia ricevuta sono il ritratto di una Napoli intensa, vera, mai folclorica.
Sono quattro ritratti, quattro voci, tre di donna, che raccontano la vita senza mistificazioni, senza ipocrisie. Quattro storie, ma anche diversi ambienti sociali, diversi punti di vista, sempre colti nell'attimo del passaggio, mentre vanno su e giù nel loro particolare e speciale ascensore. Come la protagonista del quarto racconto che dà il titolo al libro. «Ho ancora le chiavi, dopo dieci anni. Ma mia madre apre il portone dall'alto sempre nell'attimo in cui le sto infilando nella serratura. Mentre l'ascensore passa tra il terzo e il quarto piano metto a fuoco la cosa che dirò appena la vedo: devo dire una cosa qualunque, perché sembri normale rivedersi. Trovo qualcosa per abbattere l'imbarazzo di essere madre e figlia, di essere uscite l'una dall'altra e poi esserci separate». Così è per tutte le protagoniste, per i protagonisti. L'autrice li coglie nel momento del passaggio, nel momento in cui la vita li tradisce, li porta da una parte inaspettata. Mario muore (nel primo racconto). Ucciso. Era al soldo della camorra. La protagonista lo vede cadere, colpito da un pugnale. Vede il suo corpo diventare altro. Prende il suo posto, spaccia, finisce il galera. Ma è solo l'inizio perché dentro tutto muta. Il passaggio di testimone avviene da quartiere a quartiere, da donna a donna, da voce a voce. Sono voci della periferia, ma anche del centro o di una Napoli di un altro continente. Le unisce l'intensità, lo stile, la capacità di passare dal monologo interiore al dialogo, dal dentro al fuori, dal basso in alto.

Parrella in poco tempo sta bruciando le tappe. Il primo romanzo mosca più balena è stato un successo di critica e di pubblico. Ha vinto i premi Campiello opera prima, Procida e Amelia Rosselli. Parrella è nata nel '74 e non arriva direttamente dall'ambiente letterario. Sembra immediata, sincera, senza tanti tic d'autrice. Se questo sia un merito o un demerito attiene perlopiù alla dimensione umana: Parrella può risultare più o meno simpatica. Ciò che è certo sono stile e talento. Per grazia ricevuta sta andando lo stesso forte. Fortissimo. Lo sguardo, spiazzante, non ha niente a che fare con quello di Spaccanapoli di Domenico Rea, né tanto meno con lo straordinario Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese. Con quest'ultima non mancano però, più che le assonanze, le dissonanze: fatte dal modo sempre in diagonale, obliquo di osservare la realtà, di non fermarsi alla superficie, di raccontare gli strati di una città complessa, vitale, che sa essere molto dura. I quattro racconti di Per grazia ricevuta non nascono in un contesto letterario forte, in cui c'è una poetica o un genere che dettano legge. Non c'è bisogno di distinguersi. Di dire, ancora prima di quello che si è, che cosa non si è. Non per questo è minore la loro originalità, la loro qualità. Fatta di accelerazioni e di improvvisi arresti. E' lo sconvolgimento che prende la voce narrante del primo racconto. Finita in prigione sente l'ansia che le corre dentro. Corre fino all'ultimo giorno. Poi la vita ritorna in forma di morbide ineleganti pantofole, ma che fanno camminare a proprio agio.

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24-25 giugno

di vertigine (20/06/2005 - 11:49)

Intervista a Giordano Meacci

Il mistero ed il mestiere dello scrivere, laboratorio di scrittura creativa

Il mistero ed il mestiere dello scrivere, questo è il titolo del laboratorio di scrittura creativa che si terrà a Taranto il 24 e 25 giugno, organizzato dalla associazione culturale Punto a Capo. Maestri d’eccezione Christian Raimo e Giordano Meacci.  Christian Raimo, uno degli scrittori più talentuosi dell’ultima generazione, ha pubblicato due raccolte di racconti con Minimum Fax, Latte e Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? È, inoltre, uno dei quattro autori che si nasconde dietro il nome collettivo di Babette Factory, che da poco ha pubblicato con Einaudi 2005 dopo Cristo. Giordano Meacci è autore del recente Tutto quello che posso, anch’esso edito da Minimum Fax. Il laboratorio è rivolto a chi desidera esprimersi nell'arte dello scrivere oppure a chi semplicemente ama leggere e vuole scoprire cosa c'è dietro la realizzazione di un testo.  L'iniziativa è un’ottima occasione per una riflessione condivisa attorno alla letteratura, investendo tanto gli aspetti teorici dello scrivere quanto quelli - più pratici - legati ad una migliore conoscenza del mondo dell'editoria letteraria.  Abbiamo intervistato Giordano Meacci, soffermandoci su i vizi e le virtù dei laboratori di scrittura creativa.
 A Taranto come si svolgeranno i vostri incontri? Come avete pensato di strutturarli?
”Credo proprio - e considera che a un'idea di partenza si sommano sempre quelle che reputo le necessarie, rigorose improvvisazioni estemporanee: ovvero i tentativi di dar corpo a certe illuminazioni semplicemente parlandone - che, come sempre, verrà data priorità ai testi narrativi. Una lettura di brani di racconto o di romanzo che in qualche modo evidenzi, se possibile, i differenti modi in cui possono essere affrontati i "nodi di intreccio" o "le caratterizzazioni dei personaggi", in corso d'opera, fino a rendere la scrittura pronta per essere letta (per vivere di vita propria, in soldoni). Partire dai testi definitivi per incamminarsi poi verso l'idea "officinale" che potrebbe - "potrebbe" - averli resi così come sono. In qualche modo una scommessa, un lavoro artigianale al contrario: per analizzare i tipi di tecniche diverse che concorrono alla scrittura di una storia. Certo, è ovvio: va ugualmente segnalato che, comunque, è molto difficile (se non impossibile) avvicinarsi alla luce improvvisa che ha trasformato una serie di frasi in qualcosa di memorabile "per noi"... Una lettura consapevole delle tecniche usate è però, ripeto, un ottimo punto di
partenza: un'impalcatura necessaria. E' solo chi conosce le regole che può permettersi di violarle. Anche se, per principio, sono contrario a qualsiasi generalizzazione”.
 Non tutti potranno divenire gli Enrico Brizzi e le Melisse P. di turno. E questo tipo di corsi, specialmente quando presenta una durata limitata di ore, non ha il potere di trasformare in oro tutto ciò che tocca. Non credi che i laboratori di scrittura creativa rischiano di dare vita a  delle attese a volte spropositate in chi li frequenta?
”Mi viene in mente il consiglio che nell' "Impero colpisce ancora" Yoda dà al giovane Luke Skywalker. "Disimparare, Luke. Disimparare". Penso che se si arriva a un corso di tecniche di scrittura con certezze assolute, allora sarà con quelle stesse certezze assolute che si uscirà dal corso di tecniche di scrittura. Se invece ci si avvicina con il dubbioso - magari anche un po' guascone - atteggiamento di chi è curioso di vedere quello che succede può capitare di essere stupiti da qualcosa (e questo, ovviamente, dipende da ciò che viene proposto). Per paradosso, anche prendere "consapevolmente" le distanze da tutto quello che viene detto è a suo modo un esercizio fondamentale. Personalmente, comincio sempre i corsi ricordando che il mio compito non è insegnare 'cosa' debba essere raccontato; mi limito a evidenziare alcune soluzioni tecniche a problemi che possono sorgere durante la scrittura. E consiglio di leggere, leggere, leggere; senza mai dimenticarsi di vivere (che è uno dei demoni solipsistici sempre in agguato, per chi vuole scrivere)”.
Mii sembra che un aspetto davvero importante dei laboratori di scrittura creativa sia proprio, paradossalmente, quello di riattivare in chi li frequenta la  pratica della lettura. Se dovessi consigliare tre libri da leggere assolutamente non solo ai tuoi "studenti", ma anche ai nostri lettori ?
 “Una delle cose che mi sta più a cuore, infatti, è investire di titoli e di consigli di lettura chi frequenta i corsi (intendiamoci: sono letture 'partecipate', nel senso che premetto ogni volta che i miei consigli si riferiscono a libri fondamentali 'per me'; la speranza è che ognuno trovi poi una sua strada personale di lettura, o la consolidi per adesione o rifiuto). Per questo, nel momento in cui mi chiedi un elenco 'a griglia fissa' di tre titoli ti dico: "I figli della mezzanotte" di Salman Rushdie, "Pastorale americana" di Philip Roth e "La ragazza dai capelli strani" di David F. Wallace. Ma poi mi vengono in mente altri titoli necessari e posso solo dire che questo è l'inizio, dell'elenco. Fortunatamente”. (
Per informazioni chiamare il 338-9675550, scrivere a puntoacapo@postino.it  o consultare il link: www.puntoacapo.altervista.org/laboratorio/laboratorio2.htm).

rossano astremo

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musicaos on line again

di vertigine (20/06/2005 - 11:04)

MUSICAOS Anno 2 Numero


Cari lettori e care lettrici,

collaboratori e collaboratrici
il numero 17 di Musicaos è online,
il titolo scelto questo mese è "Canto Soave"
vi suggeriamo di andare a leggere l'editoriale.

Questo mese (esattamente a tre mesi dal suo inizio) si è conclusa la
scrittura della prima parte di "Canto Blues alla Deriva", potete leggere qui
la prima parte di questo poema collettivo

http://www.musicaos.it/canto/cantoblues.htm

sulla stessa pagina troverete indicazioni/istruzioni per proseguire, mentre
sul forum potete intervenire a riguardo

prosegue la rubrica di racconti curata da Manila Benedetto e dedicata alla
sensualità al femminile, in questo mese un racconto di Martina alias Signora
delle Ore Oscure, dal titolo "Miele e vino"

da questo mese comincia la collaborazione con Officine Meridiane (vedi
sezione diario), ogni mese un racconto scelto dalle Officine verrà
pubblicato nella sezione TESTI, cominciamo con il racconto di Rossana
Mitolo, "Grande abbastanza"

vi ricordiamo che l'indirizzo a cui rispondere e inviare materiale o
proposte di collaborazione è il seguente

musicaos@libero.it

vi auguriamo una buona lettura

[La redazione]


>>>>>>>>>INTERVENTI

Luciano Pagano - "La lettera che muore" di Gabriele Frasca
"2005 dopo Cristo" della Babette Factory
"Audiodrome" di Andrea Ferreri
Stefano Donno "Terra nera" di Giuse Alemanno
"La lanterna del filosofo" di Guido Ceronetti
Rossano Astremo "La ragazza che non era lei" di Tommaso Pincio "Perceber" di Leonardo Colombati "Asce di guerra" di Vitaliano Ravagli e Wu Ming "Lo sbrego" di Antonio Moresco La critica italiana e la letteratura beat
Elisabetta Liguori
"La ragazza che non era lei" di Tommaso Pincio
"Tutto su mia nonna" di Silvia Ballestra
Fabrizio Corselli
SUBLIMIS, APOLOGIA DELL’ESTASI - Eros e Poesia
[Pubblicato sul numero 37 della rivista Atelier ]
PPP - Pier Paolo Pasolini
Continuiamo a pubblicare, mensilmente, un intervento su un'opera o su una
aspetto delle opere di Pier Paolo Pasolini, questo mese:
Vito Antonio Conte: Un paese di temporali e di primule (Ugo Guanda)
(gli scritti del primo Pasolini)
[DEL NON LETTO - I e II] a cura Andrea Volontè
I MIEI LUOGHI OSCURI- UNA NEMESI DI CARTA James Ellroy
Pamela Serafino Francesco Jovine
Maddalena Mongiò
"Io ti attacco nel sangue" di Clara Nubile
"I lanzillotti" di Francesco Lanzo
Angelo Petrelli Edoardo Sanguineti, il tragico e il disordine tra allegoria
del caos e alienazione
Eliana Manca su "Il grande Gatsby" di F.S. Fitzgerald
Beatrice Protino Punto linea superficie di Wassily Kandinsky
Marta Ampolo Quattro istantanee sul cinema (Festival del Cinema Europeo a
Lecce, Old Boy, Se mi lasci ti cancello, La caduta)

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>TESTI

Pasquale Iannucci - Giorni
"SENSUALITY" a cura di Manila Benedetto Signora delle Ore Oscure Miele e
Vino
Enrico Pietrangeli - tre poesie
Luciano Pagano - I visitatori al confine
Stefano Donno - Necronauti
Rossano Astremo - Senza respiro
Oronzo Liuzzi - poesie da "Pensieri in transito"
Maddalena Mongiò - Storia d’amore (forse) musica e…
Simone Giorgino - Nulla nessuno in nessun luogo mai
Paolo Polvani - La donna grassa
Luca Spagnolo - Diciassettenovezerozero
Vito Lubelli - Piccola città
Dario Brandi - Ecco: è tutto pronto
Gioia Perrone - L'Ifosauro
Alessio Argentino - poesie da "Dalla cenere"
scelto da Officine Meridiane Rossana Mitolo Grande abbastanza
speciale Giovanni Matteo Carni Paesane, parte settima

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