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noi ci saremo

di vertigine (27/06/2005 - 18:27)

cassano murge, 8-9-10 luglio 2005

www.officinedelsud.org

(luciano pagano)                                                                                                           (rossano astremo)

NOTTI DI POESIA
Festival della Cultura Poetica
Suggestioni e teatralità. La poesia moderna sembra muoversi lungo queste linee. E "Notti di Poesia - Festival della Cultura Poetica", che si svolgerà a Cassano delle Murge (Ba) dall'8 al 10 luglio 2005 e giunto quest'anno alla sua terza edizione, ha voluto provare a capire di più e meglio quali sono le caratteristiche della poesia degli anni Duemila, ospitandone alcuni fra i protagonisti. Lontani dai riflettori, dalle prime linee dei mass-media vippati e gossip-dipendenti ma anche da un mondo della cultura troppo accademico e chiuso fra le proprie granitiche certezze, quasi sempre legate al passato.
Dopo una doverosa apertura dedicata a Franco Fortini a poco più di dieci anni dalla morte, eccoli, allora, alcuni dei poeti di oggi: il barese Gianni Miniello - che al Festival presenterà la sua ultima opera "Ci vuole fegato ad avere cuore" -; i lucani Giovanni Rosiello e Michele Martinelli, ricercatori eccelsi del verso esatto così come di una poesia che sia anche contestazione e riscatto sociale; i giovani leccesi Rossano Astremo e Luciano Pagano che sfruttano appieno le nuove tecnologie e i loro strumenti (internet, i blog, l'editoria elettronica) per sperimentare in un mondo senza più frontiere.

Il teatro, poi, almeno quello che attrici e attori vivono come tale, trasformatrice della realtà ma che ad essa sempre ritorna.

"Notti di Poesia" ha quest'anno il privilegio di tenere a battesimo un gruppo di artisti giovanissimi, quasi tutti alla prima esperienza, guidati da Marco de Virgilio, Giulia Caporusso e Angela Susca, tutti con significative esperienze teatrali alle spalle e con tanta voglia di "mettere in piazza la poesia", di dare ai versi la corposità di un gesto, drammatizzando situazioni e sensazioni. Ne è scaturito un lavoro da apprezzare in tutte e tre le serate del Festival, basato sulle liriche di Pessoa, Ben Joullon e Merini e intitolati "Accorpa-menti".

Altra "perla" dell'edizione di quest'anno del Festival - si tratta di una anteprima nazionale, visto che la messa in scena girerà l'Italia - il lavoro "Un padre passaporto" basato sulle poesie di Zaccaria Gallo e curato da Umberto Binetti.

Ma i reading non sono certo finiti: dalle poesie di "Ritratto di Donna" a cura di Lucia Siciliano, già attrice e ora brillante scrittrice di teatro; a quelle erotiche così come sono state concepite nei secoli scorsi dagli poeti italiani, in una selezione curata dall'attore Peppino Paciolla; ai "versi in musica" di Lucio Battisti.

Durante il Festival esporrà le sue opere la pittrice Silvana Mastrangelo, presso la Sala Espositiva del Palazzo Miani-Perotti. E' sua, fra l'altro, l'immagine ufficiale del Festival di quest'anno.

"Notti di Poesia" è una iniziativa dell'Associazione di promozione sociale e culturale OFFICINE DEL SUD realizzata in collaborazione con la Pro Loco di Cassano delle Murge, "La Murgianella", le librerie "Stella" di Acquaviva delle Fonti e "Equilibri" di Santeramo in Colle nonché con il patrocinio del Comune di Cassano. Il Festival - quest'anno più che mai - è stato reso possibile grazie alla sensibilità di alcune aziende cassanesi che hanno ancora una volta creduto nella cultura e nella promozione artistica e che non finiremo mai di ringraziare.

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di vertigine (27/06/2005 - 18:17)

Rossano Astremo

Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (3)

 

Oltre alla pubblicazione di romanzi che affrontano la tematica del lavoro precario, consideriamo due testi antologici. Il primo è Teoria e tecnica dell’artista di merda, edito dalla Valter Casini di Roma. È un’antologia curata da Claudio Morici, al cui interno presenta una sezione dal titolo inequivocabile di L’artista di merda fa il doppio lavoro (Il secondo è in omaggio). Se abbandoniamo la pratica della narrativa, per abbracciare il filone della ricerca-inchiesta, da leggere assolutamente è il testo Precariopoli, volume collettaneo edito da Manifestolibri, un libro che raccoglie alcune inchieste sui ricercatori dell’Università, operai di Melfi, dipendenti dell’aeroporto di Fiumicino e autoferrotranvieri. Concludiamo con il romanzo di Giuseppe Caruso, Chi ha ucciso Silvio Berlusconi, edito da Ponte alle Grazie. È  una storia come ce ne sono tante in Italia, almeno all’inizio, in un posto che potrebbe essere ovunque ma che è a Milano. Ettore Saleri ha 25 anni e si è appena laureato in Storia. I suoi genitori, mamma casalinga, papà in pensione, hanno già trasformato la gioia in preoccupazione per il suo futuro. In effetti, il “mercato” di un laureato in Storia è molto, molto basso. Ettore, se da una parte sente forte questa stessa preoccupazione, dall’altra la stempera un po’ con l’idea che avrebbe preso qualsiasi lavoro gli si presentasse. Quando si sente particolarmente giù, va a trovare Max, amico del papà, ma ormai molto di più amico suo. Max ha un passato da sindacalista di sinistra, anche se adesso la sua vita volge ad un certo declino più psicologico che fisico. La difficoltà di Ettore nel cercar lavoro, i colloqui nell’agenzia interinale, i lavoretti di data entry, sono perfettamente reali, anzi, mi ci sono pienamente trovato avendo fatto più o meno lo stesso iter. Una sera, Ettore e Bruno, altro suo amico squattrinato,  sono al centro sociale vicino casa. Incontrano Allegra. Ettore è un po’ innamorato di Allegra, da quando la conobbe, a Genova durante il G8. Allegra è una ragazza particolare, tanto dolce quanto lunatica, abbastanza impegnata politicamente, studentessa in Statale, e iniziano a frequentarsi ed amarsi, anzi per Ettore Allegra è la valvola di sfogo, visti i lavoretti, che fa, alcuni dei quasi faticosi e pagati in nero, per Ettore Allegra e la consolazione quando improvvisamente il padre muore. Ad un certo punto, però, Allegra lo lascia senza un perché. E per Ettore è una botta senza precedenti tanto che si convince che lei l’abbia lasciato per un altro. E si mette a seguirla. E scopre che ogni tanto va in case sconosciute, in genere alla periferia di Milano, dalla quale esce accompagnata sempre da persone diverse. E quando finalmente i due tornano insieme perché separati proprio non possono stare lui prima con sgomento ma poi sempre più accondiscendente e convinto scopre che Allegra fa parte del “Gruppo Rosso Combattente”, un gruppo eversivo di estrema sinistra che, bandita la violenza verso le persone vuole comunque farsi notare per dire all’Italia che la stagione della protesta “alternativa” non è terminata. Senza anticipare il finale, una premessa è d’obbligo. Il romanzo di Caruso non caldeggia affatto l’uccisione di Silvio Berlusconi, ma è solo una provocazione, una specie di “evento simbolico”. Silvio Berlusconi in questo romanzo, e non solo, rappresenta il simbolo del malessere reale in cui versano i giovani, che non trovano lavoro e devono quasi prostituirsi alle agenzie di lavoro interinale, senza diritti, e quando trovano pidocchiose occupazioni, massacranti e sottopagati. Berlusconi è simbolo di una classe dirigente che, in nome della esasperata flessibilità (perché così a loro fa più comodo), toglie ai giovani il futuro. Caruso è scrittore-metonimia che dimostra a lettere cubitali come la narrativa, ma, la letteratura tutta,  nell’era topica del berlusconismo-sistema di potere criptico, caldeggi fortemente la tematica della recrudescenza del conflitto sociale e del lavoro. La caduta del Governo/Azienda diretta da Mister Trapianto Bis, che avverrà nel maggio 2006,  quali novità apporterà nei solchi sfarinati della nuova narrativa?

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di vertigine (27/06/2005 - 18:15)

Rossano Astremo

Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (2)

Pensiamo poi a Nicola Rubino è entrato in fabbrica dello scrittore di Altamura Francesco Dezio, uscito con Feltrinelli. Ecco una breve e simpatica biografia dell’autore presente nel romanzo: “Sono nato nel 1970 nella città del pane e dei salotti (ma potrebbe diventare presto anche la città del carboncello o della salsiccia tagliata a punta di coltello – diciamo a periodi). Il 24, il giorno di Gesubbambino, nasco, erompo sulla scena. Il mio esordio letterario risale al 1998 in un’antologia similtondelliana che si chiama Sporco al sole, racconti del Sud estremo. Il mio racconto viene definito una sorta di Trainspotting. Poi finisce il periodo di disoccupazione e frequento un corso di formazione quale operatore alle macchine C.N.C. (controlli numerici), seguito da uno stage di mesi due. E poi la Grande Fabbrica. E poi ancora Disoccupazione. Mentre accade tutto questo partorisco abbozzi di storie – una deriva ontologica degli accadimenti. Anche piuttosto rabbiosa. Scrivo negli orari più impensati. Di solito a fine turno, quando i ricordi sono ancora freschi. Mi levo il sonno dagli occhi e scrivo. Anche durante le pause di lavoro. Osservo e scrivo. Loro parlano e io scrivo. Mi comandano, mi sfottono, ci litigo, mi minacciano, mi licenziano – io scrivo. Scrivo tutto. Loro hanno abusato di me due anni a formazione. Io abuserò di loro in eterno, punto e basta. È così che si fanno i buoni libri, almeno quelli che piacciono a me.” Quello di Dezio è un romanzo-reportage, dal carattere spiccatamente autobiografico, che mette crudamente in evidenza le condizioni di lavoro dilanianti dell’operaio nella società postindustriale. Nicola Rubino, alter-ego di Dezio, è un trentenne operaio pugliese, il quale, dopo mesi e mesi alla continua ricerca di una chimera chiamata lavoro, ha finalmente la sua occasione. Una multinazionale, “leader nel settore” della produzione dei motori diesel, lo ha assunto con un contratto di formazione. Un futuro garantito e tutelato dal mitico posto fisso lo aspetta come un miraggio al termine del periodo di prova. In mezzo, ci sono sei mesi di lavoro infernale: ritmi di produzione pazzeschi sotto il ricatto continuo del licenziamento, le vessazioni dei capi, l’incomprensione dei colleghi. Nicola, del resto, è quel che si dice una testa calda, svelto di mani e di parola: praticamente ingestibile. Però osserva e registra tutto, lasciandoci assistere alla messa in scena di sogni e frustrazioni della classe operaia precarizzata in luoghi e momenti topici del lavoro in fabbrica: davanti alle macchine, durante la pausa-caffè, in mensa. Il tutto filtrato da una “ironia solforica” talmente vitale e genuina da restare costantemente al di qua dell’ideologia. La fabbrica, oggi come negli anni sessanta, quando erano scrittori come Parise, Volponi e Testori a raccontarci la grande industria del Nord, è ancora un mostro capace di stritolare le risorse umane attraverso un meccanismo perfetto di consumazione del corpo e di annullamento della volontà. "La fabbrica si prende tutto", divorando perfino lo spazio narrativo. Non c’è quasi nulla nel romanzo che accada fuori dai suoi cancelli. Sono passati venticinque anni da Tuta blu del barese Tommaso Di Ciaula, pubblicato nel '78 nella collana “Franchi narratori” della stessa Feltrinelli, e in Puglia, nuovamente, con Nicola Rubino è entrato in fabbrica, il mito operaista è messo al bando dalla bassezza della denuncia di uno sfruttamento senza vergogna. Nicola Rubino è entrato in fabbrica è un romanzo “politicamente scorretto”, che mette a nudo le ferite dell’attuale Governo italiano, capace solo a risolvere le questioni che s’impigliano nello spazio ristretto del suo ombelico, ignorando l’inferno feroce della realtà sociale che attorno si agita. O inoltratevi nella lettura di Cordiali Saluti di Andrea Bajani, edito da Einaudi, nel quale il protagonista compone lettere di licenziamento, piene però di “sensibilità, empatia, cordialità, fermezza e attenzione al prossimo”. Di commiato in commiato, l’anonima voce narrante vede la sua carriera progredire in parallelo con la malattia che ha colpito il suo predecessore. E così mentre i suoi sentimenti (imbarazzo, affetto, solidarietà e dispiacere) diventano policy aziendale, il protagonista si rivolge al mondo di fuori per cercare la verità di queste emozioni. Ha dichiarato Bajani in un’intervista: “Il mondo dell’azienda, con la retorica motivazionale che gli è connessa, è una sorta di scatola nera in cui i nomi delle cose non sono più collegati alle cose… L’azienda vuole che i suoi collaboratori siano felici, e allora organizza per loro crociere, scampagnate, i panettoni sulla scrivania per Natale, i brindisi per santificare gravidanze di collaboratrici che fatalmente perderanno il lavoro. Non esiste compassione possibile semplicemente perché l’azienda si propone come universo totalmente sostitutivo. Ti propone uno scambio mefistofelico: rinuncia alla tua vita, alla tua famiglia e a tutto il resto penseremo noi”. E, perché no, il Massimo Carlotto di Niente, più niente al mondo (edizioni e/o), nel quale è la voce di una madre a parlare, tra le buste della spesa, i soprammobili comprati in edicola nelle infinite collezioni delle riviste, una donna disperata costretta dopo il licenziamento del marito dalla fabbrica a mutarsi in colf, in concorrenza perenne con le slave. Ha scritto Roberto Saviano, recensendo questo testo: “Carlotto è riuscito in questo capolavoro a celebrare la quotidiana morte dell’anima”.

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di vertigine (27/06/2005 - 18:12)

Rossano Astremo

Lo scrittore contemporaneo nelle trame-rizoma del precariato lavorativo (1)

 

E se la finzione fosse più fottutamente vera della realtà? Se la scrittura fosse un’arma contundente per porre allo scoperto il sommerso e il sottaciuto di questa società capovolta nella quale, non per nostra volontà, siamo costretti ad agire? Prendete, ad esempio, la confessione di Roberto Saviano in un pezzo apparso su Nazione Indiana dal titolo Scrivere sul fronte meridionale. Lo scrittore casertano è stato interrogato per molte ore dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe su mandato della Procura Antimafia di Napoli per alcuni testi comparsi in rete. L’accusa? Quella di sapere troppe cose per essere uno scrittore, quello di aver messo il dito nelle piaghe purulenti del connubio malavitoso tra grande imprenditoria e camorra. Saviano insiste, ripete più volte, “cazzo, io sono uno scrittore, scrivo racconti, la mia è pura finzione”. La risposta che gli viene data, in realtà, è un’altra domanda: “Lei sa dove è nascosto Bernardo Provenzano?”. Mi sembra che stia prendendo sostanza un interessante filone letterario che non riguarda solamente gli scrittori sudisti, ma che possa, a tutti gli effetti, estendersi a tutto lo stivale: quello di una letteratura che si scaglia a muso duro contro un sistema che castra ogni velleità di esistenza  serena, di una letteratura civile che mostra le piaghe pustolose generatesi da anni di becero belusconismo d’accatto. Tra le striature complesse di un sistema editoriale denso di nuove uscite, ci soffermiamo sulle trame variegate di oggetti narrativi che fanno della precariato lavorativo la ragion d’essere del loro essere scagliati nel calderone indigesto del sistema librario nostrano. Considerate Pausa Caffè di Giorgio Falco, pubblicato dalla Sironi, casa editrice milanese che si avvale del nobile lavoro di talent scout di Giulio Mozzi. Il romanzo d’esordio di Falco è un affresco gelido di Milano, città nella quale il lavoro non è più lavoro, dove non c’è più la fabbrica, ma esiste una raffica indistinta di impegni, traffici e desideri. Il romanzo è costituito da una serie di riflessioni, monologhi, microstorie, registrazioni di telefonate, segreterie telefoniche, slogan, passioni. Falco disegna con mano sicura la città che incontriamo ogni giorno al bar, in ufficio, al telefono. Precari, licenziati e licenziandi, pornostar, televisivi di basso livello, blateratori radiofonici, mestieri sfuggenti ad ogni classificazione razionale.Un mondo non sconfitto, ma certamente senza speranze. Ha scritto Aldo Nove parlando di questo romanzo: “Trecentocinquanta pagine di brandelli di mondo lavorativo che diventano brandelli di ego e residui organici di una società sull’orlo di una esplosione. Falco, scrittore mimetico come pochi, racconta la vita dei precari con una scrittura fortissima nella connotazione e precaria a sua volta nell’imporsi un uno stile, piuttosto rapsodico e in grado di coprire, con il linguaggio, tutti gli stilemi, ma anche le forme di vita, di quei lembi di reale in cui si muove o s’arresta il lavoratore precario”.

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nuovo quotidiano di puglia

di vertigine (27/06/2005 - 12:16)

 

Presentazione del romanzo d’esordio di Gianluca Gigliozzi presso l’Apuliae di Lecce

Neuropa, romanzo che indaga le radici storiche del nostro oscuro presente

di Rossano Astremo

 

 

La pubblicazione di Neuropa, romanzo d’esordio dello scrittore di L’Aquila Gianluca Gigliozzi, con la casa editrice leccese Luca Pensa Editore, si innesta a pieno titolo all’interno di quel particolare filone della narrativa contemporanea che privilegia la degenerazione massimale e onnivora degli intrecci e non la sua scansione minimale (basti considerare Perceber (Sironi, 2005) di Leonardo Colombati e La macinatrice (peQuod, 2005) di Massimiliano Parente). La presentazione ufficiale di Neuropa si terrà giovedì 30 giugno alle 19,30 presso la Libreria Apuliae di Lecce.  Neuropa, poema epicomico in prosa, è un esperimento folle e ambizioso, libro-mondo, che vorrebbe dar corpo alla domanda: è possibile vedere qualcosa del nostro oscuro presente indagando le sue radici storiche? Neuropa, scritto dal 1996 al 2001, e riscritto dall’autore per la sesta volta poco prima di darlo alle stampe, è un romanzo che attraverso l’ipotesi di una follia, quella del protagonista IO, mette in scena la progressiva costituzione psicotica dell’Occidente postilluministico, schiacciato nel cono di luce della ragione e repressivo di ogni ombra. Una volta divenuto folle IO viene internato nell’ospedale di Charenton, celebre perché residenza del Marchese de Sade. L’incontro con de Sade sarà fondamentale per l’evoluzione del protagonista. Il marchese è dedito in quel momento all’allestimento di spettacoli teatrali aventi come protagonisti i malati di mente di Charenton e IO sperimenterà le potenzialità della propria patologia, venendo ad identificarsi scenicamente con una successione di personalità secondarie (su tutte quella di un domenicano peregrinante in terra iberica alla fine del XVII secolo), o cruciali per la formazione del nuovo mondo: da Newton a Diderot, da Marat a Voltaire.  La schizofrenia di IO, però, ha due contesti privilegiati di manifestazione: la Spagna successiva al 1672, di piena decadenza e di poco precedente i conflitti per la successione; e la Parigi rivoluzionaria, nella cui violenza e nei cui ideali le contraddizioni passate e future si inscenano con evidenza.  Neuropa è innanzi tutto un viaggio comico e stravolto nel Seicento e Settecento alle origini del pensiero scientifico e del diritto moderno. Riprende il tema archetipico della ricerca del Padre, della Legge, ma anche quello della sua uccisione, di una liberazione da ogni principio precostituito. Allo stesso tempo è un libro che sbeffeggia una tradizione tutta italiana e libresca: quella dei romanzi storici, con il loro illusionismo coatto, con la loro assurda pretesa di far rivivere mondi perduti per sempre. Sul piano dello stile è una prova di pirotecnica linguistica e di libertà compositiva che ha i suoi numi tutelari in Lawrence Sterne e Jhonatan Swift. Il suo modo può essere definito come cubismo istrionico perché la teatralità barocca e allucinata costituisce il centro generatore della sua visione sempre alterata, sempre tesa verso ciò che non ha ancora forma. Tutte le informazioni sul romanzo e sul suo autore al seguente indirizzo: http://neuropa.splinder.com.

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vincitori e vinti

di vertigine (27/06/2005 - 11:22)

Premi: Viareggio a La Capria, De Angelis, Arbasino, Piperno

Sono loro i vincitori della 76/a edizione (ANSAweb) - VIAREGGIO (LUCCA), 24 GIU - Raffaele La Capria per la narrativa, Milo De Angelis per la poesia, Alberto Arbasino per la saggistica e Alessandro Piperno per l'Opera prima sono i vincitori della 76/a edizione del Premio Viareggio. La Capria con 'L'estro quotidiano', De Angelis con 'Tema dell'addio', Arbasino con 'Marescialle e libertini', Piperno con 'Le peggiori intenzioni'. Lo rende noto un comunicato degli organizzatori. (ANSAweb)

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