tratto dal quinto numero di vertigine_merda d'autore
(è ufficiosamente chiuso il sesoto numero di vertigine che sarà stampato nei primi giorni di settembre. il tema, come già anticipato, politicamente scorretto. prima di presentarvi in anteprima il sommario un racconto di tommaso pincio, comparso sul quinto numero merda d'autore).

Tommaso Pincio
Apocalypse Rome
Ai miei tempi, che poi sarebbero pure i vostri, se per caso qualche beduino svalvolato si metteva in testa di buttare giù uno o due grattacieli andandoci a sbattere contro con un aeroplano, gli americani erano capaci di bombardarti un’intera nazione di beduini con bombe così chirurgiche che gli scoppi si vedevano perfino in televisione. E se magari succedeva che qualche altro beduino kamikaze decideva di farsi saltare in un posto pubblico pieno di israeliani pacifici che pensavano ai fatti loro — che poi voleva dire pensare a spianare coi bulldozer le baracche dei palestinesi per costruirci sopra un bell’insediamento — gli israeliani erano capaci di bombardarti un’intera baraccopoli di beduini con bombe e basta. Fregava niente della chirurgia agli israeliani, ma gli scoppi si vedevano in televisione lo stesso. Si viveva in santa pace ai miei tempi. Quando saltava fuori un problema coi beduini, c’erano sempre americani e israeliani a pensarci. Noi che vivevamo alla periferia dell’impero, in città tipo Roma, bastava che guardassimo la televisione e più scoppi di bombe vedevamo, più in santa pace stavamo. Oggi mica è più così. Oggi, a Roma, fa un caldo così del cazzo che solo i beduini possono andarsene a fare il comodo loro. È per via del mancato rispetto dei protocolli di Kyoto. Mancato rispetto, dicono proprio così. Oggi, per esempio, fa caldo come ieri, come la scorsa settimana, come il mese passato e come non so più quanti anni da oggi. Così me ne sto chiuso in casa. Le finestre chiuse, le persiane chiuse. Solo lo sportello del frigo è aperto. Poi tengo il ventilatore accesso, il televisore acceso e il lettore CD a tutto volume. Dice, Ma come fai a guardare la televisione e ascoltare musica elettronica contemporaneamente? Andando in orbita, ecco come. Da quando me ne vado in orbita riesco a fare di queste cose contemporaneamente. Come ora, per esempio. Andare in orbita vuol dire spararsi secco un Bart Simpson, che non sarebbe però il bambino scemo che si vedeva un tempo in televisione. Un Bart Simpson è una specie di francobollo, ma un po’ più piccolo. Te lo ficchi in bocca —sotto la lingua, a voler essere più precisi — e dopo una mezzora te ne vai in orbita dove te ne rimani per circa otto ore. Anche dodici, se sei fortunato. In pratica un Bart Simpson sarebbe quel che si dice un acido. Non chiedetemi il perché del nome Bart Simpson, perché non lo so. Purtroppo il mondo è pieno di cose di cui non so un cazzo. Ora squilla pure il telefono. E io riesco a rispondere senza nemmeno rispondere. Senza alzare il ricevitore, cioè. Scatta la segreteria. È mia madre.
“Come stai, figliolo?” dice mia madre.
Ciao, dico io. Sto bene, dico.
“Ci sei? Perché non rispondi mai?”
Non rispondo? Secondo te cosa sto facendo adesso? Mia madre non si fa di acidi per cui certe cose non le può capire. Poi attacca con la solita storia che me ne devo andare via da Roma.
“Perché non te ne torni a casa? A Dubrovnik?”
Mai stato a Dubrovnik in vita mia, io. Non è casa mia, quella. Ma non lo spiego a mia madre perché tanto è inutile.
“Qui a Dubrovnik è pieno di brava gente ebrea, come te e me. Perché ti ostini a restare a Roma?”
Mamma, non rompere. Quante volte te lo devo ripetere che non sono ebreo e che nemmeno tu lo sei? La nostra famiglia era ebrea qualche centinaio di anni fa. I nostri antenati hanno deciso di diventare cristiani molto prima che tu e io nascessimo. È sempre così con mia madre. Ogni volta le devo fare il ripassino di storia. Meno male che oggi mette giù senza dirmi che il suo solo desiderio è di vedermi sposato con una brava ragazza ebrea.
Il rumore del nastro della segreteria che si riavvolge mi fa tirare un respiro di sollievo.
Dopo il mancato rispetto di cui dicevo prima, un bel po’ di romani se ne sono andati al nord. Adesso la città è invasa da beduini di tutto il medio oriente e da qualche profugo israeliano. Mia madre si è riconvertita all’ebraismo ed è andata a vivere a Dubrovnik perché è pieno di “brava gente ebrea”, come dice lei. Io, invece, sono rimasto. Non che mi trovi particolarmente bene qui. Anzi, diciamo pure che mi trovo da schifo. E non crediate che sia uno di quei sentimentaloni che pensano che siccome sono nati qui, qui rimangono e qui moriranno. D’altronde della Roma di un tempo non sono rimasti nemmeno i nomi delle strade. O forse sì. Vai a sapere. Adesso tutti i cartelli per me sono arabo. Non così tanto per dire, ma per davvero. Nel senso che sono scritti in arabo, cioè.
Nel mio quartiere ci sono le doppie indicazioni. Arabo ed ebraico. È perché vivo nei quartieri occupati, quelli dove si sono raccolti i profughi israeliani dopo che a Tel Aviv potevi cuocere un uovo con il pensiero per quanto aveva cominciato a fare caldo. Esquilino, San Lorenzo e San Giovanni: sono questi i quartieri occupati stando alla vecchia toponomastica. Si chiamano così — occupati — perché è pieno di pattuglie di beduini che presidiano la zona. Hanno paura che i profughi israeliani organizzino qualche sommossa per riportare le cose come ai tempi in cui si vedevano gli scoppi delle bombe in televisione. Non hanno tutti i torti.
Molte volte, di notte, capita che qualcuno infili da sotto la porta farneticanti volantini di un’organizzazione denominata SPQR, che vorrebbe dire Sion Per Liberare Roma. Cosa c’entri la Q con Liberare è un’altra di quelle cose del mondo che non so. Secondo me non lo sanno nemmeno quelli della SPQR. Comunque in questi volantini c’è scritto che bisogna unirsi alla lotta di resistenza clandestina dei profughi israeliani per la liberazione di Roma e la restaurazione degli antichi ordini democratici occidentali. Figurarsi se con questo caldo mi metto a perdere tempo dietro a certe stronzate.
Inoltre, se posso permettermi il lusso di una frase scema, non tutto il male viene per nuocere. Questa invasione dei beduini ha infatti anche i suoi lati positivi, il più importante dei quali è che non hanno niente contro gli acidi. Sembra incredibile, vero? Il corano che dice sempre “Non fare questo e non fare quello”, non dice niente a proposito degli acidi. Se ci pensate bene, però, non è così incredibile, perché ai tempi di Maometto non erano stati mica ancora inventati, gli acidi. Il che è una vera benedizione per noi che andiamo in orbita tanto spesso.
Magari voi pensate che sono rimasto a Roma per via degli allucinogeni. Mi dispiacerebbe se lo pensaste. Io sono rimasto per un motivo ben preciso. Sono rimasto per prepararmi. Diciamo che ho deciso di restare per portare a termine la fase di transizione. Diciamo che sono in vacanza. In vacanza nella mia città. Non è bella come figata? Adesso vi spiego.
Dunque c’è questo mio amico che si chiama Matonga. Lui ha molta più esperienza di me in fatto di spostamenti orbitali e una volta mi ha rivelato che nel 2012 arriveranno sulla Terra i Pleiadiani. “Loro sono di una super-razza di quelle aliene che, non appena arriveranno, il mondo non sarà più le stesso” mi ha detto il Matonga. Ah, no? ho fatto io. “Eh, no” ha fatto lui. Così gli ho chiesto come sarà questo mondo, visto che non sarà più lo stesso. “Sarà tutto più fluido. Più liquido” mi ha spiegato. “E non ci sarà più niente di quello che c’è adesso, nemmeno le banche”. Ma non mi dire, ho detto io. “Te lo dico sì” ha detto lui. “Tutte le dimensioni dello spazio e del tempo si fuidificheranno liquefacendosi in un unico spazio cosmico di peace & love”. Cazzo che storia, fu il mio commento. Poi Matonga mi ha spiegato anche che noi che andiamo in orbita saremo avvantaggiati rispetto agli altri, soprattutto rispetto a gente che ha una mentalità numerica tipo i banchieri. “Dunque noi facciamo bene a stripparci di acidi?” ho domandato io. “Facciamo bene sì” hai risposto lui. “Quando arriveranno i Pleiadiani e cambieranno tutto, noi non dovremmo fare lo sforzo di adattarci perché le nostre menti penseranno già in modo liquido. Capito come?”
Quando ci stiamo abbastanza con la testa, io, Matonga, Meko e tutta una serie di illuminati orbitali di ampie vedute chiamati Chimeratribe, uniti da uno strano campo di forza magnetica, nelle notti di luna di piena, ci riuniamo al Tempio di Minerva Medica, dove passano i binari abbandonati che portano a quella che un tempo era la Stazioni Termini. Qui ci prepariamo alla nuova era di cui il resto della città, addormentata dal caldo, ignora l’arrivo. Ci prepariamo suonando elettronica, un nuovo tipo di musica che abbatte le barriere del tempo alla media di 140 bpm. Grazie all’aiuto di potenti computer dalla memoria perfetta e infinita, questa musica produce sequenze di suoni che a seconda dei casi sembrano gracidii elettrici o misteriosi ululati o turbinii meccanici o sospiri profondi o canti di sciamani. Ma per lo più sono rumori che è impossibile descrivere perché sono rumori che finora nessun essere umano ha mai sentito. Questa musica è il nostro conto alla rovescia per la nuova era del tempo che deve arrivare, quel tempo che è ora perché il tempo è ora. Ora quando non farà più questo schifo di caldo e si rispetteranno i protocolli e non si sentiranno più le bombe scoppiare in televisione e gli ordinamenti del sistema occidentale verranno restaurati solo quando si giocherà a monopoli e i nomi delle strade saranno solo nomi e ci sarà amore. Ora.






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