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Ripubblicato da Abramo Editore uno dei testi più importanti dello scrittore salentino Antonio Verri
"I trofei della città di Guisnes" tornano a brillare

di Rossano Astremo
Ci sono testi dalla rara bellezza, pagine incantate e sublimi che il peso insolente del tempo sbiadisce e, senza possibilità di replica, consuma. Uno di questi è I trofei della città di Guisnes di Antonio Verri, lo scrittore di Caprarica morto a causa di un incidente stradale nel maggio del 1993. I trofei della città di Guisnes rappresenta l’opera più complessa e sofferta, il testo che segna la definitiva maturazione artistica di Verri, dopo la già pregevole prova di La Betissa. Questo testo è stato stampato una prima volta nel 1988 dalla piccola casa editrice di Parabita Il Laboratorio, e da pochi giorni è stato ristampato da Abramo Editore, casa editrice di Catanzaro, che ha inaugurato con I trofei la collana Le Onde, finalizzata a riportare alla luce testi rari, insoliti, recuperi macinati molto spesso dall’omologazione delle mode del mercato editoriale. Segno aggiuntivo di un ritorno lento, ma progressivo, verso la scrittura di Verri. I tempi sembrano essere maturi. Consideriamolo un primo passo. Con la ripubblicazione di I trofei della città di Guisnes Verri continua ad essere uno scrittore "vivo". Il passo successivo dovrà essere quello di fare di Verri uno scrittore "letto". E in questo senso si dovrà testare la capacità di Abramo Editore di distribuire e diffondere il testo in maniera capillare in tutto il territorio nazionale. La scommessa non è delle più semplici. La prima tiratura di mille copie lascia ben sperare. Con I trofei della città di Guisnes, l’opera più corposa di Verri, l’impeto della sua creatività linguistica si manifesta in tutto il suo potenziale. Il testo può rappresentare a tutti gli effetti un metaromanzo, un romanzo che interroga le logiche del farsi e del costruirsi di un mondo possibile, con motivi che si presentano, scompaiono, si ripresentano, con valenza semantica accentuata. L’essenza concettuale del testo va ritrovata nel continuo scacco al quale è sottoposto l’ordigno linguistico che, puntualmente, s’invischia all’interno della struttura romanzesca generando quel senso di fragilità che sembra aleggiare tra le pagine. Nella nota introduttiva al testo, firmata dallo scrittore Mario Desiati, pugliese trapiantato a Roma, redattore di Nuovi Argomenti, la rivista di Moravia e Pasolini che ha ormai cinquant’anni di illustre storia: "I trofei della città di Guisnes non è un romanzo di facile lettura, ma un luogo dove il lettore deve perdersi, lasciarsi trascinare dalla sua lingua sperimentale e vischiosa, un processo simile a quello di Antonio Pizzuto e Stefano d’Arrigo anche se su un piano diverso. Verri opera infatti nella letteratura, il protagonista è lo scrittore stesso, un alter ego joyciano chiamato Stefan che guarda con terrore e disincanto un mondo in continua espansione, come se assistesse all’esplosione di una supernova". Ci troviamo di fronte ad un punto significativo della poetica di Verri, poiché il franamento della parola nel nulla dei significati è, basti pensare a Wittgenstein, il fallimento del proprio pensiero e, conseguentemente, della propria visione del mondo. L’irrazionalità che avvolge la struttura testuale de I trofei è quello stesso senso di smarrimento che lo scrittore percepisce osservando e scrutando il mondo nel quale vive. Le mirabili ed ardue imprese che hanno accompagnato Verri nel corso della sua esistenza, sino all’impossibile tentativo di mettere le mani al libro assoluto, il Declaro, il libro fatto di infinito parole, sono sforzi volti alla strenua ricerca di un senso esistenziale al quale aggrapparsi, per non nuotare nel mare impetuoso degli interrogativi di fronte ai quali la vita ti pone.






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