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mai domi

di vertigine (24/08/2005 - 19:42)

Ha inizio giovedì 25 agosto a Parabita l’evento culturale organizzato dal “Fondo Verri”

“Luoghi d’allerta”, l’unione tra territorio e creatività

di Rossano Astremo

 

Dopo l’esperienza degli anni passati nelle Cave di Cursi, con le visite ai Giardini di Pietra, l’associazione culturale “Fondo Verri” di Lecce continua i suoi attraversamenti e le sue esplorazioni con i Luoghi d’allerta. Parabita, dove prenderà avvio la manifestazione giovedì 25 agosto, Patù, Galatina, Andranno, Martignano e Ugento, questo l’itinerario scelto per la terza edizione della manifestazione. Centri storici, castelli, la meraviglia enigmatica dello Cento Pietre di Patù divengono scena di atti che insieme coniugheranno danza, teatro, musica, poesia e videovisioni. Nella scorsa estate un nutrito gruppo di persone ha compiuto le sue vacanze nel Salento al seguito dei Luoghi d’allerta. Una significativa presenza per un itinerario che rinuncia ai grandi mezzi per costruire un passaggio di visita in un Salento che guarda ai luoghi e alle energie creative del territorio nell’ottica di valorizzarli pienamente. Questa terza edizione è resa possibile grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce e gli Assessorati alla Cultura dei Comuni ospitanti sopraelencati. Un cammino di scoperta che attraversa il Salento in visite che portano lo spettacolo a confondersi con i luoghi. Un approccio naturale che misura gli artisti nel loro divenire voce, suono, movimento nella relazione semplice e frontale con il pubblico in spazi insoliti, particolari per riverberi e prospettive di veduta. “Quando ti manca il respiro, o ti senti mancare la terra sotto i piedi, c’è sempre la memoria a darti una mano per ricordare il presente e in silenzio cercare l’inatteso farsi del territorio, la sua bellezza, l’intensa suggestione che mischia cultura e natura, campo ideale per i suoni, gli echi, le risonanze, per la messa in scena”, spiegano gli organizzatori. Molti gli artisti salentini coinvolti. La guida del viaggio, il narratore, l’accompagnatore sarà Piero Rapanà. Al suo fianco musicisti, attori, performer, videomaker, poeti e storici della tradizione tra i quali Matthias Hermann Ibach, Antonello Taurino, Carla Petrachi, Domenico Gigante, Giuseppe Goffredo, Michelangelo Zizzi e i poeti dell’antologia poetiCircus, Salvatore Brigante, Alessandro Cossa, Cinzia Villani, Raffaella Aprile, Anna Maria Mazzotta, Emanuela Gabrieli, Carla Petrachi, Giorgia Santoro, la Compagnia Teatro Danza Skenè di Patrizia Rucco, Giuseppe Corianò, Caterina Gerardi, Marco Grazioso, Gian Luigi Antonaci, l’Oistros Balletto di Sonia Norma Marino, i Croque Mule, Elio Coriano, Fabrizio Petrelli, Maddalena Mangiò. Si comincia, quindi, giovedì 25 agosto con la visita al castello di Parabita, per poi proseguire domenica 4 settembre a Patù. Venerdì 9 settembre sarà la volta del centro storico di Galatina e domenica 11 settembre del Castello di Andrano. Appuntamento, poi, domenica 18 settembre al Palazzo Palmieri di Martignano, per concludere la serie di incontri venerdì 23 settembre presso il Castello di Ugento. Luoghi d’allerta è un viaggio di scoperta e esplorazione. Un invito a guardare, a tenersi desti nell’ascolto, ad andare in visita e farsi accompagnare da chi del luogo conosce storie, leggende, i nomi più segreti, le ragioni della vita, del lavoro, delle relazioni, i perché e i come di personaggi e vicende. Per quanto riguarda le scelte artistiche l’orientamento è stato quello di prediligere l’esplorazione di modi e stili differenti, nell’intenzione di provocare un’interazione attiva tra i generi, con una particolare attenzione nei confronti della scena salentina e di quegli artisti che hanno scelto il Salento come meta del loro agire creativo.

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ecceziunale veramente

di vertigine (24/08/2005 - 11:40)

Lo scrittore veneto sarà a Parabità il 26 per presentare "Groppi d’amore nella scuraglia"

Tiziano Scarpa tra le immondizie del linguaggio

di Rossano Astremo

Ancora un appuntamento per "EquiLibri", rassegna sul filo della narrazione inserita nel cartellone estivo "ArteinParabita". Venerdì 26 agosto sarà la volta di Tiziano Scarpa, che presenterà l’ultima sua fatica letteraria "Groppi d’amore nella scuraglia"(Einaudi "Arcipelago", euro 9,80). Scarpa, autore, tra gli altri, di Occhi sulla graticola, Corpo, Kamikaze d’Occidente, fantastica in versi mimando un dialetto pseudo-abruzzese. Protagonista una comunità che insorge contro una discarica voluta dal sindaco, ma che poi si lascia imbonire. Su tutti campeggia il narratore, Scatorchio, pazzamente innamorato della non aggraziata Sirocchia. I "groppi d’amore" giungono quando l’io narrante immagina la sua donna in compagnia del suo nemico giurato Cicerchio. La "scuraglia", ossia l’oscurità tempestosa che agita i pensieri di Scatorchio non si palesa solo nelle sue pene d’amore. Perché, poco celatamente, il testo di Scarpa è un piccolo poemetto civico sull’Italia contemporanea. C’è quindi la "scuraglia" politica e civile del paese, qui inscenata da un sindaco poco incline ad assecondare le esigenze dei propri cittadini, che grazie all’aiuto del suo "ministro de l’iggene" piazza nel paese una bella discarica in cambio di un ripetitore che il Governo telecratico si appresterà a fornire. La reazione degli abitanti non si lascia attendere. Scoppia la protesta. Tra i maggiori oppositori Cicerchio che così attira le attenzioni di Sirocchia. Tutti si oppongono, quindi, tranne Scatorchio che, invidioso del rivale, cerca di convincere tutti della necessità della "munnezza d’iggene". Una scrittura degenere, comica, che evade gli argini. Una ricerca linguistica che affonda le radici nella tradizione cinquecentesca, pensate al linguaggio maccheronico di Teofilo Folengo, ma non solo, pensate all’idioma usato da Diego Abatantuono in "Ecceziunale Veramente" ed in altre pellicole del trash cinematografico nostrano, con una predilezione totale per uno stile basso, dove l’imbruttimento materiale del reale campeggia fittamente. L’immondizia non è solo filo conduttore contenutistico che dipana la matassa del plot, quindi, ma soprattutto concrezione linguistica, abbrutimento formale, espressionismo carnascialesco, il tutto proiettato nella costruzione di una storia grottesca, dove la contemplazione finale della "munnezza" da parte di Scatorchio metaforizza il punto di vista dell’autore sulla "sua" Italia.

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