versi
poesia

Un perduto stupore d’elegia m’affligge nel cerchio
vietato delle tue labbra che lambiscono il vuoto.
Ti cerco lungo i confini degli esametri che sanno di guerra,
lungo le vie che scavano il ponente, certo del riverbero della polvere,
ti cerco come ruglio di eco desolante, come intreccio di storie spiantate.
Sono già morto, mentre la crescente ombra va sfumando il suo disegno.
Da quella sera non ho più toccato i pezzi della scacchiera,
il lampo rosso della tua lingua sulla bocca spessa mi strugge,
la coerenza di frammenti di film visti ad occhi aperti viene meno,
la vasta notte è divenuta solo una fragranza. Mancano i giorni ai miei occhi.
In fondo, sono già morto. Sono già qui i cinque piedi di terra.
r.a.






Ultimi commenti