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neomassimalismo in piazza

di vertigine (30/09/2005 - 10:50)

Chi sono i neomassimalisti (definizione del cazzo, direte: lo penso anche io, macome chiamarli)? Sono autori che vivono la scrittura come pulsione patologica, che passano gli anni migliori della loro vita chinati tra le sudate carte a comporre "il grande romanzo italiano", coscienti della loro aprioristica sconfitta, che danno alle stampe "mappazze" di minimo trecento pagine fitte fitte cercando di creare non un mondo possibile, ma tutti i mondi possibili. Opere mondo, quindi, non minestroni, ma coraggiose operazioni di scrittura onnivora, totale, carnale, massimalista. Fuori i nomi? Nuovi Argomenti nel dicembre 2004 ha dedicato ampio spazio a questi autori, con un fascicola dal titolo QUESTO NON è UN ROMANZO. Nel 2005 sono usciti PERCEBER di Leonardo Colombati, NEUROPA di Gianluca Gigliozzi, LA MACINATRICE di Massimiliano Parente, TUTTO QUELLO CHE POSSO di Giordano Meacci (Ma noi aspettiamo il suo romanzo). Senza dimenticare la furia espressiva di Antonio Moresco che, nel 2001, con il rpimo volume dei CANTI DEL CAOS, ha precorso i tempi. A mio parere, naturalmente. Altri neomassimalisti?Due di questi sono in giro in questo giorni. Per chi si trovasse in zona:

2ottobre 2005, ore 19,30

Lecce

ex convento dei teatini

presentazione del libro "Tutto quello che posso"(minimum fax) di Giordano Meacci

partecipano:

Giordano Meacci-autore del libro

Rossano Astremo -giornalista e scrittore

4ottobre 2005, ore 21,30

L'Aquila

Caffè Polar, via Santa Giusta 20

Presentazione del libro "Neuropa" (Poema epicomico in prosa; Luca Pensa Editore, Lecce) di Gianluca Gigliozzi

Partecipano:
Gianluca Gigliozzi - Autore di Neuropa
Angelo De Nicola - Giornalista e scrittore
Alessandro Sevi - attore

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fenomeno web dell'anno

di vertigine (29/09/2005 - 16:53)

da L'Unità, martedì 27 settembre 2005, pag.21


"VMO", GLI SCRITTORI DIVISI TRA IL MALE E IL BENE

Un blog "surrealista" di due cagliaritani mette alla berlina il sistema-letteratura e diventa un successo in rete. Gli autori "colpiti" un po' stanno al gioco e un po' si offendono
cinque ballerini senza volto
di Wu Ming

Saga comunitaria scritta sotto gli occhi di chi legge, vorticare di personaggi veri, falsi e reinventati: scrittori, critici, giornalisti, blogger, oscuri dirigenti laburisti maltesi (?!)... Lingua sfrenata e vertiginosa, sgrammaticature sapienti, jazz improvvisato da cantori sardi. Fra un tormentone e l'altro pare un salto nel buio, eppure... Non una parola è messa a caso, ogni elemento è pervertito in modo sottile o spudorato, così da produrre spiazzamenti. Parole o intere frasi ripetute ad nauseam, e ogni ricorrenza è un grado di diluizione finché il senso è filtrato alla minima dose. Omeopatia. Geremiadi e panegirici respirano di una punteggiatura deviante ("Grande!!!,!!!!").

Forma e contenuto sono "due tagli della stessa sostanza", quindi la grafica è all'altezza, anzi, alla bassezza: testo e illustrazioni si scontrano, producono scintille che incendiano la pagina di colori chiassosi e accostamenti emetici. Il paratesto (titoli, note, link) è un insieme di dettagli incongrui, davvero incongrui, tanto da spiccare e divenire memorabile. E' il sogno surrealista: l'ombrello e la macchina da cucire si incontrano sul tavolo operatorio. Non si è mai vista, una satira così (perché di satira si tratta), e il bello è che può essere fruita al di fuori del contesto, senza conoscere nessun personaggio. Si gode del flusso di parole a un livello primitivo, di esaltazione infantile: DADA! CACA! PIPI'! PUPU'! RESTAURAZIONE!.

Tutto questo su un blog definito da alcuni "il fenomeno web dell'anno". Si chiama "VMO", iniziali di uno dei due (presunti) tenutari, Vincenzo Maria Ostuni. L'altro è Basile Pesaro Borgna. Si dichiarano coppia gay di web designer cagliaritani. Fanno continui riferimenti a una misteriosa "web agency" e a lavori per Tiscali e altri grandi committenti, ma l'HTML di VMO è ultra-dilettantesco, lurido di errori.
"Vincenzo" e "Basile" dividono il mondo letterario in due eserciti, l'un contro l'altro armati, e chiunque non si schieri è un nemico. Il Bene e il Male, Ahuramazdah e Ahriman. Compaiono sul web nella primavera scorsa, ergendosi a difesa pasdaranica di un pugno di critici e scrittori e scagliando invettive devastanti - ma sottoargomentate - contro i loro pretesi "nemici". Tra i Buoni vanno citati gli animatori del convegno contro la "Restaurazione culturale" alla scorsa Fiera del Libro di Torino: Carla Benedetti (a cui s'accompagna una sorta di attributo omerico, "la ragazza"), Tiziano Scarpa ("che noi stimiamo TANTISSIMO"), Antonio Moresco (da antologia il titolo dopo gli ultimi referendum: "Ancora una volta l'Italia non segue Moresco!") e altri. La schiera dei Cattivi è invece vastissima, praticamente chiunque abbia un successo di vendite: si va da Valerio Massimo Manfredi a Giorgio Faletti (definito "genocida culturale", aderendo con zelo a una sorta di fatwah apparsa sul blog Nazione Indiana) a Giuseppe Genna, da Gianrico Carofiglio a ... Wu Ming. Questi ultimi, ehm, sono indicati come ghost-writer di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, teoria del complotto già proposta da cronisti culturali di scarsa levatura.
Sul fondo roccioso di tale neo-zoroastrismo, i due edificano una teoria cospirativa sulla blogosfera italiana e stendono vaneggianti lettere aperte ai loro idoli, in cui chiedono pubbliche prese di posizione su problemi che paiono enormi soltanto a loro. Destinatario più in voga negli ultimi giorni: l'editore romano Sergio Fanucci, "immenso editore anti-restaurativo". Nel mentre, però, ci dicono di sé, ci raccontano le loro speranze e difficoltà quotidiane, le gioie e i dolori, e lodano gli "amici carissimi per sempre" in giro per il mondo.

VMO è uno dei blog più frequentati della rete. A seguire le loro peripezie accorrono migliaia di visitatori. Nel periodo luglio-settembre VMO ha sfiorato i ventimila contatti.
Il più recente cavallo di battaglia è l'omaggio/parodia al dialetto neo-molisano usato da Tiziano Scarpa nel suo poema civile Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi). Vincenzo e Basile, ospiti a Malta del loro amico Anton Caracci (menzionato di continuo, una vera ossessione), hanno composto una poesia, Franza o Spagna, scritta in un grammelot meridionale, apologia de "li scritturi antirestaurativi" dal punto di vista di un critico militante (presumibilmente: Carla Benedetti). Alcuni versi, fra i tanti citabili: "E li litturi / [...] / se liggono Faletti / se fanno cumplici / d'un ginocidio / lu stillicidio / de pulizzieschi / libbri grutteschi / restaurazziune / disillusiune / lu populu cugghiune ."

Dopo gli equivoci iniziali (pare che alcuni elogiati abbiano scritto a Vincenzo e Basile per ringraziarli), si è capito che vero oggetto della satira è la scorciatoia intellettuale del "nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai"), con la variante del "quasi-nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai, a parte me che sono un genio, e pure i miei amici non sono male"). Ne abbiamo fin sopra le orecchie. In Italia, oggi, mostrarsi apocalittici è una strategia per rimanere integrati. Dire che è finito tutto ("fine del romanzo", "fine della letteratura" etc.) o quasi (perché resiste un "manipulo di eroi" che "cumbatteno lu cancro de lu best seller") serve ad avere spazio su giornali e riviste, mantenere posizioni nell'accademia, riaffermare un potere vieppiù minacciato dai cambiamenti. Questi anni sono saturi di lamentazioni, anatemi, nostalgie del bel tempo che fu ("Li granni scritturi / lu Pasulinu / 'ndove so' fernuti, / quali distino?"). Decani e sotto-decani della critica hanno abdicato alla loro funzione - capire il mondo studiando i modi di raccontarlo - e hanno messo il cuore in freezer. L'unica risposta sensata è una pernacchia. VMO è vento che soffia tra lingua e labbra, è il cachinno che - in una società sana - dovrebbe seguire la lezioncina del trombone di turno.

Inoltre, come ha scritto un commentatore su un blog: "C’è poesia [in questa operazione] e c’è affetto per la letteratura e chi se ne occupa con passione. Se Basile e Vincenzo non esistono, comunque chi li ha chiamati al mondo vuole loro un po’ di bene, si vede, si legge."
Alcuni scrittori e critici, chiamati in causa da VMO come appartenenti a questa o quella fazione, hanno deciso di stare al gioco, linkando il blog ai loro siti o addirittura lasciando commenti (un aficionado è il giallista Gianni Biondillo). Altri hanno rivolto a VMO reprimende un po' biliose. Altri ancora hanno scelto il silenzio. Tutti, ma proprio tutti, si chiedono chi ci sia dietro. E' quasi sicuro che si tratti di uno o più addetti ai lavori, giornalisti o funzionari di case editrici. A tratti, pare di percepire un tocco femminile. Comunque sia, Vincenzo e Basile proseguono imperterriti, annunciando ogni giorno un nuovo scoop. Grande!!!!!,!!!!
http://vmo.splinder.com

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tra i poeti di PAROLA PLURALE#3

di vertigine (29/09/2005 - 10:16)

FLORINDA FUSCO

avere un aquilone a due corde (potrei forse alzarmi)
il drago nell’acqua le forme del drago nell’acqua

il corpo che ruota (un piacere incavato)

prepararsi nel fondo della sabbia / imitare le forme dell’acqua

misurala come puoi togliti il cappotto e misurala col corpo

sordamente
sprofonda il minimo articolare
stati di veglia e generazioni glaciali
salire o aspettare toccare il campo

avere le parole giuste sbagliare con le parole
cercare i punti di forza
galleggiare come l’aquilone

(non c’è certezza nel riparare
nella riparazione c’è qualcosa di molto rotto
di slegato congelato tagliato raffermo
c’è qualcosa di molto rotto
voglio dire che il centro è diverso dal lato
la riparazione è macerazione)

sporcarsi la faccia di nero
sedersi ad un tavolino in stazione

 

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tra i poeti di PAROLA PLURALE#2

di vertigine (29/09/2005 - 10:09)

MARCO GIOVENALE

la parola tesse
la bocca che la parla
la beve fino a farla
essere

*

la ragazza dei cedri
disposta e dorme.

è all’orlo della galleria
lì aspetta -
anche il tempo ha cavo e bordo - non si spiega, le
punte dei capelli dicono
terra, e quasi sente ha - in sogno -
le ragioni degli strati
del sogno, fraying in the cloth -

e che oltre
il rialzo della strada, lato,
dove poi cominciano casetta campanile
i bossi le miliari militari
candide e cani e l’idea dell’area
protetta gli orsi le
verticali, irte, l’intero (in vero) (in vitro)
ha una curvatura ovvero non
inizia, non è iniziato, non
c’è - dice -
creazione, ma solo l’arco - ripreso
daccapo e più

piegato critico a sguardo
chiusa, cripta
che alla fine fonda, lo fonda, eppure o perciò
non rimargina

*

qualsiasi cosa vista
un fotogramma salta
- non sta lì di questo
il vero ma una morte


*

sembra come la mattina molto freddo e presto il molto
alto incubo di Firenze, la stia
che suona ritto legno, l’odore di piallato,
ricci di stagno staffile e segatura che ha nella
notte assorbito orina passaggio e tempo ai corniciai
al rientrare quadro e cubo delle strade
portoni a svellere, catene, nere, vicolo del Leone,
l’arco e dietro il fabbro, quasi su piazza
Tasso, il battilano che trascina il carro
dei ballini di cemento, fumando gelo
schiacciata la ghiandola dio nell’oro i molari
che danno il marcio al vetro quando bevono
olio e le figure delle donne anche minute
che passano e credono che ai loro
profili basti stare muti per salvarsi
dal pensiero


*

piangeva amarissimo
i fogli barrati a verticali
le fourmillement de tous les embryons
respirazione: alveoli: sterco
dicendo ossigeno «at last»
le spiegazioni lasciate ai successivi
circa morendo

*

aperto il pacco, il regalo minore,
la lama ha spezzato e saputo
svellere svelta due grani di derma
disattivato, ma sotto la curva di sangue non ha
perso la sua occasione.
così nel plico è entrato il rosso
una piccola cifra, una piccola presa
del palazzo stemmato,
tutto minato così
tutto sommato

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tra i poeti di PAROLA PLURALE#1

di vertigine (29/09/2005 - 10:01)

MASSIMO SANNELLI

casto sviluppo: e lo stato è incerto.
. il pensiero l'ha adombrata in parte:
. una carne separata dal posto. In cui
. un'insegna di persona giovane, esclusa 
. e tanto superata oltre, e il fervore
. e la fretta e la crescita, perché si cresce, e tu cresci!.
. rinominandola, è buona quella scrittura
. progressiva. Quella è erma e, infantile,
. si vede più isolata. Quella è prosa
. certa, non superiore. Quella, marina, è vista azzurra
. e luminosa in Liguria. la povertà colpisce 
. diversamente, e consolarla è umano. 
. lo stato non è certo: Ma sì m'abbaglia.
. le cerveau l'adombrerà, non contemporanea:
. una carne si distanzia, può, dal suo vero.
. Centauro, sorridendo: "Tutto è santo".
.

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fondamentale

di vertigine (29/09/2005 - 09:56)

Parola plurale
Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli

A cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena
LUCA SOSSELLA EDITORE; Prezzo: euro 20,00 - Pagine: 1182 - ISBN: 88-87995-91-5

Da sempre la scrittura in versi è parte importante del nostro immaginario, ma da troppo tempo mancava una raccolta della produzione più recente che fosse estesa e, insieme, affidabile.
Negli ultimi trent'anni non sono mancate antologie autorevoli, ma hanno tralasciato le ultime generazioni di poeti; al contrario delle antologie "di tendenza", che sono però programmatiche e talvolta settarie.

Troppo arduo, per un singolo, abbracciare il vastissimo raggio della produzione attuale.
Perciò questa antologia si propone all'insegna della pluralità: tanto degli autori, quanto di chi li seleziona.

Non più un umorale Minosse, ma un individuo partecipe di una comunità; portatore di una responsabilità singolare e collettiva.
Plurale come i lettori ai quali il libro s'indirizza.

Otto giovani critici (nati tra il 1966 e il 1973) si sono spartiti 64 autori, nati tra il 1945 e il 1975, firmando – oltre agli ampi "cappelli" a ciascun autore – otto diverse introduzioni dedicate a esaminare aspetti e problemi presentati da un corpus vario quanto vasto, che occupa più di mille pagine.

Il volume è aperto da un quadro storico e concluso da un'esaustiva bibliografia.

presentazione dell'antologia in contemporanea nelle librerie Feltrinelli

a Genova, Padova, Bologna e Napoli

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non si tocca

di vertigine (28/09/2005 - 11:20)

  ANTONIO MORESCO_AI LIBRAI

 

Non so fra quanto tempo, non so in che modo, non so con che cazzo di titolo, ma vi arriverà prima o poi in libreria, con le solite schede della nostra casa editrice, il preannuncio di un libro come non ne avete mai visto. Non so che storie ci scriveremo sopra per invogliarvi a ordinarne molte copie, per infinocchiarvi, non riesco a immaginare cosa cazzo vi balbetteranno i venditori. Ma, insomma, in un modo o nell'altro questo libro arriverà nei vostri negozi. Lo scaricheranno i distributori con il carrello, ne porterete pile intere su quei trabiccoli a ruote, fino al vostro magazzino, se ce l'avete, o nel retro, o impilati lungo una scala. Qualcuno comincerà a sbirciare la copertina - perché, a quel punto, immagino che avrà per forza una copertina - qualcun altro comincerà a buttarci un'occhiata dentro, aprendolo a caso qua e là, la ragazza che inserisce quelle striscioline antifurto magnetizzate, per esempio. Andrà a farlo vedere all'altra commessa, a un commesso con i capelli a cresta e l'orecchino, che fino a un secondo prima stava ascoltando musica in cuffia sul trespolo di una delle casse, se la libreria sarà di quelle che hanno anche un settore musicale. Sgraneranno le palle degli occhi, si guarderanno l'un l'altra facendo quelle smorfie che fanno sempre i commessi più giovani, più aggiornati, tipo aprire la bocca, tirare fuori la lingua e contemporaneamente girare gli occhi con la testa tutta inclinata, prendendosi nello stesso tempo in mano la patta dei jeans di pelle di fenicottero e scrollandosela due o tre volte, a singhiozzo, con tutta quella mercanzia che ci sta dentro. Non saprete bene dove piazzarlo, se appena entrati a destra, come una torre, oppure nell'angolo più nascosto, o nel blocco centrale, con la prima copia in alto scellophanata (ah, andiamo bene, ho visto che fine hanno fatto le mie istruzioni ai cellophanatori!), perché il cliente che gironzola svogliato qua e là possa buttarci un'occhiata e fare quei gesti che fanno sempre i clienti delle librerie più aggiornate, tipo girare tutta la testa di lato, facendo ruotare il collo con la bocca tirata, e intanto guardarsi attorno emettendo nello stesso tempo aria dalle narici e deglutendo, e contemporaneamente stuzzicandosi una narice oppure il lobo di un orecchio affetto da dermatite e ancora nello stesso tempo grattandosi sotto un'ascella, oppure controllando macchinalmente che l'assorbente sia al posto giusto sotto i collant, se si tratta di una cliente. Qualcuno darà di gomito a qualcun altro, se non sarà entrato da solo in libreria, gli farà vedere il tal capoverso, indicandolo con il dito a due piazze, osservandolo da vicino con la bocca tirata, deformata, mentre l'altro leggerà con gli occhi sbarrati e intanto si leccherà i baffi, le ascelle, le animelle. Non vi dovrete meravigliare se cominceranno ad arrivare in negozio clienti che non avete mai visto prima. Entreranno con gli occhi sbarrati, gireranno per i banchi affamati, incontrollati, qualcuna lascerà una scia di sangue e di sporco, sul pavimento, di quello che cola sempre tra le gambe sgorgando fuori da certe fiche scoppiate, trasognate, dovrete tirare lo spazzolone quando avranno lasciato il negozio, strizzando lo straccio a ogni passata. Qualcun'altra entrerà con la bocca siliconata e squarciata, si avvicinerà a uno dei commessi con la scusa di chiedergli il libro. "Oh, cazzo, è già terminato!" dirà il commesso constatando che la pila sarà già andata esaurita. "Devo andare a prendere altre copie giù in magazzino." "Oh, sì, in magazzino!" si animerà la cliente. "L'accompagno anch'io giù in magazzino! Andiamo giù assieme, io e lei, lungo le scale e poi nel ventre del magazzino dove sono accatastate le pile dei libri, e io prenderò la sua mano tra le mie, e poi il braccio, e poi le appoggerò la mia piccola testa sulla spalla, e poi le solleverò il maglioncino e poi la camicia, e la maglietta, se è di quelli che ancora la porta, appoggerò finalmente le mie labbra scoppiate sul suo cazzo in crescita forte, già tutto scappellato, lo prenderò dentro tutto, anche i peli, le palle, me lo conficcherò in fondo alla piaga della mia gola tatuata, insanguinata, si sentirà quasi svenire quando avvertirà le contrazioni del vomito comunicarsi al suo pezzo di carne, dalla mia gola e dal mio esofago tutto ingozzato..." Scenderanno assieme con gli occhi fuori dalla testa, tenendosi con le mani allacciate, stritolate, cercheranno un posto dietro una pila di libri, per terra, lei gli abbasserà i calzoni, gli scoprirà il ventre, il costato, si farà uscire le tette dal reggipetto perché lui possa vederle e prenderle in mano e stritolarle e uncinarle mentre lei lo mangerà buttata contro il suo pezzo di carne, con gli occhi rovesciati all'indietro, ringhiando, rantolando. Lo lascerà col cazzo tutto sporco di sangue, quando infine staccherà la sua bocca, come se l'avesse appena scopata mestruata oppure sverginata. "Accidenti, che clienti attira in libreria questo libro!" troverà appena la forza di dire il commesso un istante prima di risalire. "Non so neanche come ti chiami!" "Mi chiamo Pompina!" dirà lei tirandosi dentro le tette, prima di risalire le scale e di andare verso l'uscita con la bocca bagnata, tutta sbudellata. "Il libro! Il libro! Ha dimenticato di prendere il libro!" le correrà dietro il commesso con i capelli a spazzola ancora più diritti e sparati. "Tanto lo so già cosa c'è in quel libro!" esclamerà lei uscendo di spalla dalla porta a vetri della libreria, incurante dell'antifurto che suonerà all'impazzata, se in magazzino le si sarà appiccicata qualcuna di quelle striscioline magnetizzate sparpagliate sul pavimento, mentre stava buttata per terra, con le ginocchia, la pancia, i gomiti, gli avambracci, e intanto se lo buttava contro la bocca tenendolo per lo spacco del culo con le mani dalle unghie dipinte, tutte smerdate, tutte ingioiellate. Arriverà poco prima dell'orario di chiusura anche un sacerdote. Entrerà chinando leggermente la testa, per una sua abitudine liturgica, forse, perché le porte d'ingresso delle librerie non sono in genere così basse da sbatterci il capo. Si aggirerà tra i banchi, senza fiatare, si sentirà solo il rumore delle sue scarpe dalle suole pesanti, scricchiolare. Prenderà in mano qualche libro, ogni tanto, girando gli occhi da tutte le parti come in cerca di qualcos'altro. Troverà finalmente il libro di cui stiamo parlando. Lo prenderà dalla pila, mentre la sua mano tremerà a tal punto da far cadere di schianto un'altra pila vicina. Si metterà a quattro zampe per terra per cercare di rimediare, mentre una delle commesse si sarà già gettata per terra a raccogliere i libri. "Lasci stare, reverendo. Faccio io, ci penso io, non importa." Si alzerà in piedi, passandosi una mano sopra la veste impolverata all'altezza delle ginocchia, si avvicinerà alla cassa per pagare il libro, faticherà a trovare il portafoglio sotto la veste, a contare i soldi, tanto la sua mano e il suo braccio cominceranno a tremare. "Che cos'ha, reverendo? Ha bisogno d'aiuto? Sta male?" gli chiederà la ragazza della cassa, allarmata, incrociando i suoi occhi rossi e pieni di vene. "No, no, la ringrazio," risponderà il sacerdote in un soffio, "non è niente, signorina, adesso mi passa. Faccio uso di droghe."
Tanti altri passeranno a cercare quel libro. Persone mai viste e che mai più rivedrete, che al massimo vi capiterà forse di incontrare, per caso, di notte, mentre andrete con l'ultima corsa della metropolitana, e nelle stazioni avranno già cominciato a chiudere le entrate, con quelle portelle a fisarmonica di plastica oppure di metallo, mentre uscirete di spalla dalla fessura dell'unica piccola porta lasciata aperta, e nei corridoi sotto terra qualche inserviente sarà già intento a passare col bidone delle immondizie e la scopa, controllando che non sia rimasto nessuno nelle gallerie, oppure fuggevolmente, su un camion carico di mobili e di masserizie, durante un trasloco, oppure nel buio di una sala di un cinema porno, e non dico in sala, ma direttamente sopra lo schermo... Una però di sicuro vi rimarrà impressa. Entrerà tranquillamente, in silenzio. Non si avvicinerà nemmeno ai libri. Rimarrà sulla porta, si limiterà a fare un cenno a uno dei commessi, che correrà a servirla. Tutto il suo atteggiamento sarà perfettamente tranquillo, i suoi movimenti del tutto normali, rilassati. Per questo nessuno in libreria crederà alle sue orecchie quando la donna aprirà bocca per pronunciare il titolo del libro. Alzeranno tutti la testa per guardarla, levandola da qualche libro che stavano piluccando, oppure dai video dei terminali dove stavano cercando un titolo, un autore, come investiti da un turbine di vento. Si guarderanno con gli occhi sbarrati, senza fiatare, persino una commessa del negozio che magari nel frattempo sarà seduta sul water del gabinetto interno, quello per il personale, e si sarà appena passata un segmento di carta igienica tra le gambe. Sentirà il cuore martellare più forte, non avrà neppure il coraggio di uscire a guardare che cosa si sarà abbattuto di schianto sulla libreria. Si sentiranno solo gli scaffali tremare, i libri cominceranno a volare nell'aria, a turbinare, mentre la donna starà tranquillamente in attesa che le portino il libro richiesto, ritta sulla porta...
"Ah, bene, la donna che urla!" interruppi il Gatto. "Così almeno finalmente sapremo che titolo avrà questo libro!"
"Magari! La tonalità della sua voce è così alta che nessuno riuscirà a percepire distintamente il suono delle parole, nel piccolo spazio chiuso della libreria. Resteranno tutti senza fiatare, senza capire se si tratterà di voce umana oppure di qualcos'altro, un crollo, un boato, in qualcuno dei palazzi vicini, non riusciranno a ricondurlo a dimensioni sonore decifrabili... Mah, cazzo! Ti ci metti anche tu a interrompere, adesso?"
"No, pensavo..."
"Sì, sì, fai il finto tonto! Intanto abbiamo piantato a metà strada il discorso con i librai! Non l'abbiamo neanche iniziato, addirittura. Il commesso, stavo dicendo, starà impalato di fronte alla donna che urla, senza riuscire a muovere un passo. ‘Mi scusi, signora, non ho capito. Come ha detto?' proverà a balbettare. La donna che urla ripeterà una seconda volta il titolo, ferma vicino all'ingresso, usando l'imbocco della libreria come una grande conchiglia primordiale, mentre il commesso appena spompinato da quell'altra si dovrà afferrare alle pile dei libri per non volare all'indietro. ‘Mi scusi, potrebbe scrivermi il titolo su questo foglietto, per favore...' proverà a balbettare porgendole un foglio e una biro, coi capelli sparati, quasi scardinati. La donna lo guarderà con gli occhi sbarrati. Aprirà la bocca in un urlo che a qualcuno sembrerà di decifrare nel seguente modo: ‘Scrivere? Io? Ma per chi mi prende?'.
Mentre il commesso rimarrà di fronte a lei ballando un po' sulle gambe. La donna si guarderà attorno per qualche istante, smarrita. Poi scriverà rapidamente qualcosa sul foglio, con la bocca leggermente tirata, con disprezzo. ‘Ah, sì, sì, certo, ho capito! Corro a prenderglielo subito!' trasalirà il commesso allontanandosi tra le pile dei libri. Gli altri clienti riprenderanno pian piano a vedere, a respirare. Poseranno il libro che stavano piluccando sopra la pila, si vedranno distintamente, di lato, le loro teste e i loro colli spostarsi tutti assieme in avanti, per deglutire. Usciranno un po' tramortiti dalla libreria, passeranno il giorno come un po' assenti, inesistenti, sposteranno gli oggetti a caso, si laveranno i piedi con il collutorio per le afte invece che col sapone neutro alla vaniglia, prima di andare a dormire col pigiama con la bottoniera sul culo invece che dalla parte del becco, oppure della fica ancora tutta glassata, se sono donne e si sono dimenticate di sciacquarsi via il balsamo per fica dopo essersela lavata con schampo all'olio di jojoba demineralizzato, e di asciugarsela col piccolo fon da viaggio, per fica. I commessi rimetteranno a posto come nel dormiveglia le pile dei libri semicrollate, diroccate, spostando le mani a caso qua e là, mentre farà il suo ingresso nel negozio - prova a indovinare chi - l'Interfaccia!"
"L'Interfaccia?"
"Sì, sì, proprio lei! Te la ricordi? Era in ombra, da un po' di tempo. Qualcuno poteva persino pensare che ce la fossimo dimenticata, che ce l'avessimo messa dentro alla cieca, all'inizio, e poi non sapessimo più che farcene. Col cazzo che ce la siamo dimenticata! Anzi, è lei quella che più di ogni altro darà futuro, darà proiezione a questa storia! Allora, dicevo... entrerà col suo grande ventre nella strettoia antifurto dell'ingresso..."
"Perché col suo grande ventre?"
"Ma perché sarà piena, mio caro, a quel punto, al nono mese!"
"È incinta? Ma davvero? L'Interfaccia è incinta? E com'è successo?"
"Com'è successo? Come sta succedendo, vuoi dire! Perché in questo stesso preciso momento, mentre noi siamo qui a blaterare, e intanto quella ragazza che porta via i cabaret ci ronza intorno in cerchi sempre più stretti, con le sue manine in quei trasparenti guanti di gomma... chissà se se li toglierà prima di fare una sega al suo ganzo, dietro la portella delle cucine? Ma stavamo parlando dell'Interfaccia... È uscita di casa da poco, dopo essersi fatta la doccia, e poi frizionata e profumata, ed essersi messa la biancheria pulita, e avere scelto accuratamente gli orecchini, gli anelli, frugando nella sua ciotola ricolma di piccole cose tintinnanti, col dito dall'unghia smaltata, si è appena premuta due o tre volte macchinalmente le labbra per distendere meglio il rossetto. È uscita di casa, ha chiuso a chiave la porta, ma come se lasciasse dietro di sé una casa incendiata, oltrepassata. È scesa a piedi lungo le scale, facendo risonare i gradini con le sue scarpe dagli alti tacchi, è uscita nella strada gremita, sbattendo un po' gli occhi per la luce. Ha camminato a lungo così, scorgendo di fronte a sé l'ombra delle sue lunghe ciglia a ogni battito delle palpebre, prima di chiamare un taxi. È salita sul sedile di dietro, passandosi una mano sul culo prima di sedersi, perché la gonna non facesse le grinze e, mentre la macchina si sposta nelle vie gremite della città, ecco che si sorprende per un istante a pensare: ‘Adesso sono una cosa. Fra un po' sarò un'altra cosa. Il mio utero si sposta come una mina vagante, qui in mezzo!'. È scesa facendo scivolare il bacino di lato, sul sedile, perché si era seduta al centro. Ha pagato la corsa e, quando il taxi è ripartito senza fare rumore, alle sue spalle, ha alzato gli occhi verso le finestre della banca del seme, prima di muovere i primi passi sui gradini della scala d'ingresso... Ecco, vedi, ti sto raccontando quello che ha fatto finora e siamo arrivati al punto in cui i tempi di questo racconto coincidono con quelli di ciò che sta succedendo qui dentro. Come si fa in questi casi? Si fa che si alzano le spalle e si tira dritto, si passa dall'altra parte! Accidenti, stavolta si sta dirigendo proprio qui, quella stronzetta, coi suoi guantini tutti macchiati, tutti eiaculati... Ecco, in questo momento l'Interfaccia è già pronta sopra il lettino. Sopra di lei la dottoressa sta preparando l'occorrente per l'inseminazione. Ha già scongelato, a temperatura ambiente, due paillette di liquido seminale, tirandole fuori con la pinzetta dal bidone fumante pieno di azoto liquido. Porta, come sempre, i jeans sotto il camice bianco, da cui spuntano un paio di scarponcini da roccia. L'Interfaccia è tranquilla. La dottoressa le parla di tanto in tanto. ‘Come mai ha scelto questa forma di inseminazione?' le chiede la dottoressa. ‘Una donna come lei...' ‘Sono sola,' le risponde sorridendo tranquillamente dal basso l'Interfaccia. ‘Ma perché?' le chiede ancora la dottoressa. ‘Basta pensieri! Voglio rompermi! Voglio andare in pezzi!' La dottoressa arrossisce, sorride, scoprendo per un istante i suoi denti un po' guasti sul suo viso infantile. Intanto maneggia la speciale siringa, facendo ruotare le sue mani piccole e magre, i suoi polsi sottili. ‘Ecco... apra bene le gambe,' le sorride avvicinando al suo corpo la siringa. ‘Sta per fare irruzione qualcosa di incalcolato, qui dentro. Da questo istante sta cominciando per tutti noi il tempo dell'attesa.'"

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di vertigine (26/09/2005 - 11:03)

Presidi del Libro, Libreria Icaro, a.c. Fondo Verri
Comune di Lecce – Provincia di Lecce
Gran Bazar 2005
scritture - esperienze - culture
[5.a edizione]

Lecce, ex Convento dei Teatini / 29, 30 settembre - 1, 2 ottobre

Il programma

Il via è giovedì 29 settembre, alle ore 18.30. Per sostanziare la dedica della quinta edizione a Rina Durante – l’autrice de La Malapianta, de Gli amorosi sensi, di Tutto il teatro a malandrino - libri persi, meravigliosi ed introvabili - Gran Bazar apre le ‘sue presentazioni’ con l’ultimo libro che Antonio Errico ha pubblicato per i tipi di QuìSalento, “Salento con scritture”. Un testo che raccoglie, tra passato e presente, dei delicati bozzetti critici sui facitori della tradizione letteraria salentina. Errico ne parlerà con Aldo D’Antico - fondatore a Parabita dell’Archivio Storico e delle edizioni il Laboratorio - e Massimo Melillo - giornalista del Quotidiano di Lecce - testimonianze di un operare che nel tempo ha costruito incontri e tessiture di senso, dando sostanza e vigore al Salento contemporaneo, alla sua qualità culturale.
Alle ore 19.30 Carlo Salvemini presenta lo scrittore Osvaldo Capraro con “Né padri né figli”, edizioni e/o. Capraro è nato a Losanna nel 1963 da genitori emigrati. E’ stato impiegato in fabbrica, cappellano in carcere, disoccupato, venditore di saponette, educatore in comunità per minori. Da qualche anno vive a Monopoli dove insegna. Il suo è un ‘noir mediterraneo’, da una parte la guerra tra i clan della Sacra Corona Unita, gli agguati, gli omicidi; dall’altra l’Operazione primavera e l’illusione di una Puglia normalizzata mediante l’uso della forza militare. Il racconto dell’ iniziazione criminale di un sedicenne che sognava di diventare un campione di calcio, Mino, obbligato a costruirsi la vita con i mezzi avariati che la Storia degli adulti gli ha lasciato a disposizione.
Alle ore 20.00 primo appuntamento del ciclo dedicato a ‘l’arte della cura’ con la presentazione al pubblico del progetto di diffusione del libro e di promozione della lettura in contesti di disagio psichico “Librarsi”. Intervengono l’editore Grazia Manni e il Dott. Gianfranco Antonucci direttore del Centro di psichiatria e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza che - insieme ai Centri di Salute Mentale di Lecce, Calimera, Carmiano, Galatina, San Cesario, Squinzano, Nardò e il Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare, tutte strutture del Dipartimento di Salute Mentale dell’ Azienda Sanitaria Locale Le/1 - aderisce all’iniziativa, accogliendo autori, scritture, pubbliche letture e confronti critici interagendo con le agenzie culturali e sociali attive sul territorio.
Alle ore 21.00, Luca Spagnolo, presenta il suo “A Sud di Dio” (Luca Pensa editore). Un opera prima, scritta in bilico tra pura espressione poetica e dialogo teatrale. Un flusso di interrogazioni che svelano un singolare tracciato biografico che osa il confronto con l’oscurità del possibile, del probabile e dell’imprevisto.
Alle ore 22.00 recital di chiusura della prima giornata del Gran Bazar con Poemusica dal libro di Lino Angiuli, “Un giorno l’altro” (Ed. Aragno). Con Lino Angiuli, la voce di Lino Di Turi, e i suoni di Gianni Lenoci. La poesia Angiuli la pensa come “ un raschio luminoso, sul volto opaco del gran buio” e ‘organizza’ un controcanto, adottando un’antropologia essenziale, frequentando le periferie linguistiche e una religiosità primitiva e laica, distillando l’amore attraverso il sogno e la letteratura: materie prime dell’attiva costruzione di un’altra visione del mondo, alla ricerca di una via d’uscita dalla crisi dei vigenti modelli culturali.

Venerdì 30 settembre, seconda giornata del Gran bazar. Antonio Errico alle ore 18.30 presenta Giuse Alemanno, autore manduriano di “Terra nera, romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia” (Stampa Alternativa), il suo primo romanzo. Ancora un giovane il protagonista, ma d’un'altra epoca: “ mi chiamano Nino. A volte non pronunciano neanche il mio nome. Basta un cenno di ciglia ricce, uno sguardo basso, un risucchio d’aria. Quello sono io”. Un ‘cafone’ di Puglia che ad ogni costo vuole farsi ‘padrone’ della sua vita. Una narrazione che ci offre la visione, spesso violenta, d’un sottoproletariato agrario, in eterna lotta contro la soggezione e la miseria che si fa politico e combattente tra necessità di ‘classe’ e desiderio individuale..
Per lo spazio dedicato a ‘l’arte della cura’ alle ore 19.00 Eliana Forcignanò e la Dott. Caterina Renna , presentano “L’Osservatore in cammino” periodico dell’ArtLab, un iniziativa dell’Associazione Salomè, di Big Sur e del Fondo Verri a sostegno della giovane creatività. L’Osservatore è una rivista densa di senso e di ricerca, dedicata in questo numero alla visita che alcune giovani redattrici hanno compiuto presso la Tinaia, il laboratorio di arti espressive dell’Ospedale psichiatrico San Salvi di Firenze. Un immersione in quella che forse erroneamente Jean Dubuffet ha definito negli anni cinquanta ‘Art Brut’. “Arte modesta! che spesso ignora di chiamarsi arte. L’arte degli alienati mentali mossi dal bisogno di esternare le ‘feste’ che si svolgono nel loro spirito”. Un cammino lungo che ha trovato altri testimoni, altre sapienze per farsi pensiero liberante.
Alle ore 19.30 Giovanni Invitto e Silvia Cazzato presentano “Parlami d’amore Mariù – Cultura, società, costume nella canzone italiana” (Manni Editori). Una ricostruzione della memoria collettiva musicale della prima metà del Novecento italiano. La canzone collettore di emozioni, di condivisione, di leggerezza e di impegno. Lo ricorda Dario Fo, in un intervista contenuta nel libro, raccontando il proprio rapporto con la canzone e con l’impegno musicale e culturale di Enzo Jannacci.
Alle ore 20.00 per ‘l’arte della cura’ una prima riflessione teorica sulla condizione contemporanea del vivere. La prof. Maria Mancarella, docente di sociologia della famiglia presso l’Università di Lecce presenta Anna Oliveiro Ferraris autrice per Rizzoli di “Dai figli non si divorzia”. La famiglia valore, la famiglia e la sua crisi, la famiglia e le sue nuove forme. Dibattito centrale oggi in Italia dove le separazioni sono in continuo aumento: un matrimonio su quattro finisce con una separazione e nella metà dei casi è coinvolto almeno un figlio minorenne. Anna Oliveiro Ferraris, una delle più note studiose italiane di psicologia infantile, affronta il tema dal punto di vista di chi subisce la rottura. Attraverso il racconto delle esperienze di figli adulti di coppie divise, offre una panoramica delle fasi e delle modalità del processo di separazione.
Alle ore 22.00, in chiusura di serata, Vittorino Curci presenta il suo “La stanchezza della specie”, (Edizioni Lieto Colle), in un recital dove da solista si esibirà con il suo inseparabile sax. Il poeta di Noci, tra le voci più autentiche e vitali della poesia pugliese con quest’opera “ci consegna una realtà squarciata e infetta, in una lingua mai sproporzionata che ‘squaderna’ il contemporaneo. E’ al sud che Curci guarda, al sud che è stato e che tutt’ora è: “ prendiamo atto di quel che succede là, fuori, mai più ambizioni e vestiti bianchi… a volte anche noi ci rassegnamo al peggio, riconosciamo il tatto, il passo, la lezione sui tempi, l’inabissarsi, in una terra nera, questo no, non si può tacere”.

Sabato 1 ottobre alle ore 10.30, Omaggio a Franco Basaglia, un maestro dell’arte della cura, dell’integrazione sociale e culturale dei ‘matti’, l’artefice di quella rivoluzione che porta il nome di ‘Legge 180’. Ospite Maria Grazia Giannichedda – sociologa, da sempre vicina allo psichiatra veneziano, direttore della Fondazione a lui intitolata – presenta “L’utopia della realtà” (Einaudi) . Come scrive Franca Ongaro nella nota introduttiva, si tratta di una scelta di saggi “fatta seguendo i passaggi dell’evoluzione teorico-pratica di quella che per Franco Basaglia è stata l’impresa d’una vita”. La sua lingua diretta, semplice, le sue interrogazioni che sempre altre ne aprivano, la sua necessità di confrontarsi con l’altro, sono le qualità d’un medico-intellettuale che interamente s’è dato nella missione di tutelare la sofferenza, di liberarla nel tentativo di trovare vie d’espressione e di vita vera. Con Maria Grazia Giannichedda, il Dott. Francesco Margari (ricercatore clinica psichiatrica del’Università di Bari), la Dott.ssa Giovanna Del Giudice (psichiatra, DSM-Asl caserta/2), la Dott.ssa Maria Antonietta Minafra (psicologa del CSM di Lecce), la Dott.ssa Caterina Renna (psichiatra del DSM Lecce).
Alle ore 18.30, ‘L’estasi e la trance’, un incontro che unisce due libri e molte esperienze diverse. L’estasi è quella di San Giuseppe da Copertino, protagonista di un intenso libro “L’Olio della conversione” (Besa Editrice) di Luigi Caricato. Un’appassionata biografia del Santo dei Voli, che bene si contestualizza in questa edizione del Gran Bazar, che vuol parlare di Sud e di disagio. Giuseppe è emblema di questa doppia condizione, meridionale e matto, bifolco ed inquieto. E’ santo, ma prima è stato l’idiota da deridere, il visionario da isolare, il vegente pericoloso, il mistico ingombrante d’una chiesa non sempre buona con lui. La trance è quella degli artisiti che Vincenzo Ampolo e Luisella Carretta hanno raccolto nel libro “Dissociazione e creatività. La transe dell’artista”, ed. Campanotto Rifili. Con gli autori Maurizio Nocera per un analisi dei meccanismi che ispirano l’atto creativo, il desiderio di trovare la propria lingua per dirsi attraverso l’opera, l’arte che comunica col mondo.
Alle ore 19.30 il debutto delle edizioni de ‘I libri di Icaro’con le due pubblicazioni dedicate al cinema.Vincenzo Camerino, con “Le utopie del cinema e del sud”, e Anna Bidetti, con “Lawrence Olivier, l’impeccabile recitante”, una monografia dedicata all’attore inglese che più d’ogni altro ha rappresentato la capacità del farsi protagonista unico ed irripetibile mantenendo l’unicità dell’atto teatrale, l’irripetibilità recitativa anche di fronte alla macchina da presa. Spettatrice registrante e testimoniale. Il libro di Vincenzo Camerino affronta le questioni aperte del cinema a Sud, d’un operare mai realment