neomassimalismo in piazza

Chi sono i neomassimalisti (definizione del cazzo, direte: lo penso anche io, macome chiamarli)? Sono autori che vivono la scrittura come pulsione patologica, che passano gli anni migliori della loro vita chinati tra le sudate carte a comporre "il grande romanzo italiano", coscienti della loro aprioristica sconfitta, che danno alle stampe "mappazze" di minimo trecento pagine fitte fitte cercando di creare non un mondo possibile, ma tutti i mondi possibili. Opere mondo, quindi, non minestroni, ma coraggiose operazioni di scrittura onnivora, totale, carnale, massimalista. Fuori i nomi? Nuovi Argomenti nel dicembre 2004 ha dedicato ampio spazio a questi autori, con un fascicola dal titolo QUESTO NON è UN ROMANZO. Nel 2005 sono usciti PERCEBER di Leonardo Colombati, NEUROPA di Gianluca Gigliozzi, LA MACINATRICE di Massimiliano Parente, TUTTO QUELLO CHE POSSO di Giordano Meacci (Ma noi aspettiamo il suo romanzo). Senza dimenticare la furia espressiva di Antonio Moresco che, nel 2001, con il rpimo volume dei CANTI DEL CAOS, ha precorso i tempi. A mio parere, naturalmente. Altri neomassimalisti?Due di questi sono in giro in questo giorni. Per chi si trovasse in zona:
2ottobre 2005, ore 19,30
Lecce
ex convento dei teatini
presentazione del libro "Tutto quello che posso"(minimum fax) di Giordano Meacci
partecipano:
Giordano Meacci-autore del libro
Rossano Astremo -giornalista e scrittore
4ottobre 2005, ore 21,30
L'Aquila
Caffè Polar, via Santa Giusta 20
Presentazione del libro "Neuropa" (Poema epicomico in prosa; Luca Pensa Editore, Lecce) di Gianluca Gigliozzi
Partecipano:
Gianluca Gigliozzi - Autore di Neuropa
Angelo De Nicola - Giornalista e scrittore
Alessandro Sevi - attore
fenomeno web dell'anno
da L'Unità, martedì 27 settembre 2005, pag.21
"VMO", GLI SCRITTORI DIVISI TRA IL MALE E IL BENE
Un blog "surrealista" di due cagliaritani mette alla berlina il sistema-letteratura e diventa un successo in rete. Gli autori "colpiti" un po' stanno al gioco e un po' si offendono
di Wu Ming
Saga comunitaria scritta sotto gli occhi di chi legge, vorticare di personaggi veri, falsi e reinventati: scrittori, critici, giornalisti, blogger, oscuri dirigenti laburisti maltesi (?!)... Lingua sfrenata e vertiginosa, sgrammaticature sapienti, jazz improvvisato da cantori sardi. Fra un tormentone e l'altro pare un salto nel buio, eppure... Non una parola è messa a caso, ogni elemento è pervertito in modo sottile o spudorato, così da produrre spiazzamenti. Parole o intere frasi ripetute ad nauseam, e ogni ricorrenza è un grado di diluizione finché il senso è filtrato alla minima dose. Omeopatia. Geremiadi e panegirici respirano di una punteggiatura deviante ("Grande!!!,!!!!").
Forma e contenuto sono "due tagli della stessa sostanza", quindi la grafica è all'altezza, anzi, alla bassezza: testo e illustrazioni si scontrano, producono scintille che incendiano la pagina di colori chiassosi e accostamenti emetici. Il paratesto (titoli, note, link) è un insieme di dettagli incongrui, davvero incongrui, tanto da spiccare e divenire memorabile. E' il sogno surrealista: l'ombrello e la macchina da cucire si incontrano sul tavolo operatorio. Non si è mai vista, una satira così (perché di satira si tratta), e il bello è che può essere fruita al di fuori del contesto, senza conoscere nessun personaggio. Si gode del flusso di parole a un livello primitivo, di esaltazione infantile: DADA! CACA! PIPI'! PUPU'! RESTAURAZIONE!.
Tutto questo su un blog definito da alcuni "il fenomeno web dell'anno". Si chiama "VMO", iniziali di uno dei due (presunti) tenutari, Vincenzo Maria Ostuni. L'altro è Basile Pesaro Borgna. Si dichiarano coppia gay di web designer cagliaritani. Fanno continui riferimenti a una misteriosa "web agency" e a lavori per Tiscali e altri grandi committenti, ma l'HTML di VMO è ultra-dilettantesco, lurido di errori.
"Vincenzo" e "Basile" dividono il mondo letterario in due eserciti, l'un contro l'altro armati, e chiunque non si schieri è un nemico. Il Bene e il Male, Ahuramazdah e Ahriman. Compaiono sul web nella primavera scorsa, ergendosi a difesa pasdaranica di un pugno di critici e scrittori e scagliando invettive devastanti - ma sottoargomentate - contro i loro pretesi "nemici". Tra i Buoni vanno citati gli animatori del convegno contro la "Restaurazione culturale" alla scorsa Fiera del Libro di Torino: Carla Benedetti (a cui s'accompagna una sorta di attributo omerico, "la ragazza"), Tiziano Scarpa ("che noi stimiamo TANTISSIMO"), Antonio Moresco (da antologia il titolo dopo gli ultimi referendum: "Ancora una volta l'Italia non segue Moresco!") e altri. La schiera dei Cattivi è invece vastissima, praticamente chiunque abbia un successo di vendite: si va da Valerio Massimo Manfredi a Giorgio Faletti (definito "genocida culturale", aderendo con zelo a una sorta di fatwah apparsa sul blog Nazione Indiana) a Giuseppe Genna, da Gianrico Carofiglio a ... Wu Ming. Questi ultimi, ehm, sono indicati come ghost-writer di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, teoria del complotto già proposta da cronisti culturali di scarsa levatura.
Sul fondo roccioso di tale neo-zoroastrismo, i due edificano una teoria cospirativa sulla blogosfera italiana e stendono vaneggianti lettere aperte ai loro idoli, in cui chiedono pubbliche prese di posizione su problemi che paiono enormi soltanto a loro. Destinatario più in voga negli ultimi giorni: l'editore romano Sergio Fanucci, "immenso editore anti-restaurativo". Nel mentre, però, ci dicono di sé, ci raccontano le loro speranze e difficoltà quotidiane, le gioie e i dolori, e lodano gli "amici carissimi per sempre" in giro per il mondo.
VMO è uno dei blog più frequentati della rete. A seguire le loro peripezie accorrono migliaia di visitatori. Nel periodo luglio-settembre VMO ha sfiorato i ventimila contatti.
Il più recente cavallo di battaglia è l'omaggio/parodia al dialetto neo-molisano usato da Tiziano Scarpa nel suo poema civile Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi). Vincenzo e Basile, ospiti a Malta del loro amico Anton Caracci (menzionato di continuo, una vera ossessione), hanno composto una poesia, Franza o Spagna, scritta in un grammelot meridionale, apologia de "li scritturi antirestaurativi" dal punto di vista di un critico militante (presumibilmente: Carla Benedetti). Alcuni versi, fra i tanti citabili: "E li litturi / [...] / se liggono Faletti / se fanno cumplici / d'un ginocidio / lu stillicidio / de pulizzieschi / libbri grutteschi / restaurazziune / disillusiune / lu populu cugghiune ."
Dopo gli equivoci iniziali (pare che alcuni elogiati abbiano scritto a Vincenzo e Basile per ringraziarli), si è capito che vero oggetto della satira è la scorciatoia intellettuale del "nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai"), con la variante del "quasi-nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai, a parte me che sono un genio, e pure i miei amici non sono male"). Ne abbiamo fin sopra le orecchie. In Italia, oggi, mostrarsi apocalittici è una strategia per rimanere integrati. Dire che è finito tutto ("fine del romanzo", "fine della letteratura" etc.) o quasi (perché resiste un "manipulo di eroi" che "cumbatteno lu cancro de lu best seller") serve ad avere spazio su giornali e riviste, mantenere posizioni nell'accademia, riaffermare un potere vieppiù minacciato dai cambiamenti. Questi anni sono saturi di lamentazioni, anatemi, nostalgie del bel tempo che fu ("Li granni scritturi / lu Pasulinu / 'ndove so' fernuti, / quali distino?"). Decani e sotto-decani della critica hanno abdicato alla loro funzione - capire il mondo studiando i modi di raccontarlo - e hanno messo il cuore in freezer. L'unica risposta sensata è una pernacchia. VMO è vento che soffia tra lingua e labbra, è il cachinno che - in una società sana - dovrebbe seguire la lezioncina del trombone di turno.
Inoltre, come ha scritto un commentatore su un blog: "C’è poesia [in questa operazione] e c’è affetto per la letteratura e chi se ne occupa con passione. Se Basile e Vincenzo non esistono, comunque chi li ha chiamati al mondo vuole loro un po’ di bene, si vede, si legge."
Alcuni scrittori e critici, chiamati in causa da VMO come appartenenti a questa o quella fazione, hanno deciso di stare al gioco, linkando il blog ai loro siti o addirittura lasciando commenti (un aficionado è il giallista Gianni Biondillo). Altri hanno rivolto a VMO reprimende un po' biliose. Altri ancora hanno scelto il silenzio. Tutti, ma proprio tutti, si chiedono chi ci sia dietro. E' quasi sicuro che si tratti di uno o più addetti ai lavori, giornalisti o funzionari di case editrici. A tratti, pare di percepire un tocco femminile. Comunque sia, Vincenzo e Basile proseguono imperterriti, annunciando ogni giorno un nuovo scoop. Grande!!!!!,!!!!
http://vmo.splinder.com
tra i poeti di PAROLA PLURALE#3

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tra i poeti di PAROLA PLURALE#2
la parola tesse
la bocca che la parla
la beve fino a farla
essere
*
la ragazza dei cedri
disposta e dorme.
è all’orlo della galleria
lì aspetta -
anche il tempo ha cavo e bordo - non si spiega, le
punte dei capelli dicono
terra, e quasi sente ha - in sogno -
le ragioni degli strati
del sogno, fraying in the cloth -
e che oltre
il rialzo della strada, lato,
dove poi cominciano casetta campanile
i bossi le miliari militari
candide e cani e l’idea dell’area
protetta gli orsi le
verticali, irte, l’intero (in vero) (in vitro)
ha una curvatura ovvero non
inizia, non è iniziato, non
c’è - dice -
creazione, ma solo l’arco - ripreso
daccapo e più
piegato critico a sguardo
chiusa, cripta
che alla fine fonda, lo fonda, eppure o perciò
non rimargina
*
qualsiasi cosa vista
un fotogramma salta
- non sta lì di questo
il vero ma una morte
sì
*
sembra come la mattina molto freddo e presto il molto
alto incubo di Firenze, la stia
che suona ritto legno, l’odore di piallato,
ricci di stagno staffile e segatura che ha nella
notte assorbito orina passaggio e tempo ai corniciai
al rientrare quadro e cubo delle strade
portoni a svellere, catene, nere, vicolo del Leone,
l’arco e dietro il fabbro, quasi su piazza
Tasso, il battilano che trascina il carro
dei ballini di cemento, fumando gelo
schiacciata la ghiandola dio nell’oro i molari
che danno il marcio al vetro quando bevono
olio e le figure delle donne anche minute
che passano e credono che ai loro
profili basti stare muti per salvarsi
dal pensiero
…
*
piangeva amarissimo
i fogli barrati a verticali
le fourmillement de tous les embryons
respirazione: alveoli: sterco
dicendo ossigeno «at last»
le spiegazioni lasciate ai successivi
circa morendo
*
aperto il pacco, il regalo minore,
la lama ha spezzato e saputo
svellere svelta due grani di derma
disattivato, ma sotto la curva di sangue non ha
perso la sua occasione.
così nel plico è entrato il rosso
una piccola cifra, una piccola presa
del palazzo stemmato,
tutto minato così
tutto sommato
tra i poeti di PAROLA PLURALE#1

casto sviluppo: e lo stato è incerto.
. il pensiero l'ha adombrata in parte:
. una carne separata dal posto. In cui
. un'insegna di persona giovane, esclusa
. e tanto superata oltre, e il fervore
. e la fretta e la crescita, perché si cresce, e tu cresci!.
. rinominandola, è buona quella scrittura
. progressiva. Quella è erma e, infantile,
. si vede più isolata. Quella è prosa
. certa, non superiore. Quella, marina, è vista azzurra
. e luminosa in Liguria. la povertà colpisce
. diversamente, e consolarla è umano.
. lo stato non è certo: Ma sì m'abbaglia.
. le cerveau l'adombrerà, non contemporanea:
. una carne si distanzia, può, dal suo vero.
. Centauro, sorridendo: "Tutto è santo".
.
fondamentale
Parola plurale
Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli

A cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena
LUCA SOSSELLA EDITORE; Prezzo: euro 20,00 - Pagine: 1182 - ISBN: 88-87995-91-5
Da sempre la scrittura in versi è parte importante del nostro immaginario, ma da troppo tempo mancava una raccolta della produzione più recente che fosse estesa e, insieme, affidabile.
Negli ultimi trent'anni non sono mancate antologie autorevoli, ma hanno tralasciato le ultime generazioni di poeti; al contrario delle antologie "di tendenza", che sono però programmatiche e talvolta settarie.
Troppo arduo, per un singolo, abbracciare il vastissimo raggio della produzione attuale.
Perciò questa antologia si propone all'insegna della pluralità: tanto degli autori, quanto di chi li seleziona.
Non più un umorale Minosse, ma un individuo partecipe di una comunità; portatore di una responsabilità singolare e collettiva.
Plurale come i lettori ai quali il libro s'indirizza.
Otto giovani critici (nati tra il 1966 e il 1973) si sono spartiti 64 autori, nati tra il 1945 e il 1975, firmando – oltre agli ampi "cappelli" a ciascun autore – otto diverse introduzioni dedicate a esaminare aspetti e problemi presentati da un corpus vario quanto vasto, che occupa più di mille pagine.
Il volume è aperto da un quadro storico e concluso da un'esaustiva bibliografia.
presentazione dell'antologia in contemporanea nelle librerie Feltrinelli a Genova, Padova, Bologna e Napoli
non si tocca
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imperdibile
Presidi del Libro, Libreria Icaro, a.c. Fondo Verri
Comune di Lecce – Provincia di Lecce
Gran Bazar 2005
scritture - esperienze - culture
[5.a edizione]

Lecce, ex Convento dei Teatini / 29, 30 settembre - 1, 2 ottobre
Il programma
Il via è giovedì 29 settembre, alle ore 18.30. Per sostanziare la dedica della quinta edizione a Rina Durante – l’autrice de La Malapianta, de Gli amorosi sensi, di Tutto il teatro a malandrino - libri persi, meravigliosi ed introvabili - Gran Bazar apre le ‘sue presentazioni’ con l’ultimo libro che Antonio Errico ha pubblicato per i tipi di QuìSalento, “Salento con scritture”. Un testo che raccoglie, tra passato e presente, dei delicati bozzetti critici sui facitori della tradizione letteraria salentina. Errico ne parlerà con Aldo D’Antico - fondatore a Parabita dell’Archivio Storico e delle edizioni il Laboratorio - e Massimo Melillo - giornalista del Quotidiano di Lecce - testimonianze di un operare che nel tempo ha costruito incontri e tessiture di senso, dando sostanza e vigore al Salento contemporaneo, alla sua qualità culturale.
Alle ore 19.30 Carlo Salvemini presenta lo scrittore Osvaldo Capraro con “Né padri né figli”, edizioni e/o. Capraro è nato a Losanna nel 1963 da genitori emigrati. E’ stato impiegato in fabbrica, cappellano in carcere, disoccupato, venditore di saponette, educatore in comunità per minori. Da qualche anno vive a Monopoli dove insegna. Il suo è un ‘noir mediterraneo’, da una parte la guerra tra i clan della Sacra Corona Unita, gli agguati, gli omicidi; dall’altra l’Operazione primavera e l’illusione di una Puglia normalizzata mediante l’uso della forza militare. Il racconto dell’ iniziazione criminale di un sedicenne che sognava di diventare un campione di calcio, Mino, obbligato a costruirsi la vita con i mezzi avariati che la Storia degli adulti gli ha lasciato a disposizione.
Alle ore 20.00 primo appuntamento del ciclo dedicato a ‘l’arte della cura’ con la presentazione al pubblico del progetto di diffusione del libro e di promozione della lettura in contesti di disagio psichico “Librarsi”. Intervengono l’editore Grazia Manni e il Dott. Gianfranco Antonucci direttore del Centro di psichiatria e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza che - insieme ai Centri di Salute Mentale di Lecce, Calimera, Carmiano, Galatina, San Cesario, Squinzano, Nardò e il Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare, tutte strutture del Dipartimento di Salute Mentale dell’ Azienda Sanitaria Locale Le/1 - aderisce all’iniziativa, accogliendo autori, scritture, pubbliche letture e confronti critici interagendo con le agenzie culturali e sociali attive sul territorio.
Alle ore 21.00, Luca Spagnolo, presenta il suo “A Sud di Dio” (Luca Pensa editore). Un opera prima, scritta in bilico tra pura espressione poetica e dialogo teatrale. Un flusso di interrogazioni che svelano un singolare tracciato biografico che osa il confronto con l’oscurità del possibile, del probabile e dell’imprevisto.
Alle ore 22.00 recital di chiusura della prima giornata del Gran Bazar con Poemusica dal libro di Lino Angiuli, “Un giorno l’altro” (Ed. Aragno). Con Lino Angiuli, la voce di Lino Di Turi, e i suoni di Gianni Lenoci. La poesia Angiuli la pensa come “ un raschio luminoso, sul volto opaco del gran buio” e ‘organizza’ un controcanto, adottando un’antropologia essenziale, frequentando le periferie linguistiche e una religiosità primitiva e laica, distillando l’amore attraverso il sogno e la letteratura: materie prime dell’attiva costruzione di un’altra visione del mondo, alla ricerca di una via d’uscita dalla crisi dei vigenti modelli culturali.
Venerdì 30 settembre, seconda giornata del Gran bazar. Antonio Errico alle ore 18.30 presenta Giuse Alemanno, autore manduriano di “Terra nera, romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia” (Stampa Alternativa), il suo primo romanzo. Ancora un giovane il protagonista, ma d’un'altra epoca: “ mi chiamano Nino. A volte non pronunciano neanche il mio nome. Basta un cenno di ciglia ricce, uno sguardo basso, un risucchio d’aria. Quello sono io”. Un ‘cafone’ di Puglia che ad ogni costo vuole farsi ‘padrone’ della sua vita. Una narrazione che ci offre la visione, spesso violenta, d’un sottoproletariato agrario, in eterna lotta contro la soggezione e la miseria che si fa politico e combattente tra necessità di ‘classe’ e desiderio individuale..
Per lo spazio dedicato a ‘l’arte della cura’ alle ore 19.00 Eliana Forcignanò e la Dott. Caterina Renna , presentano “L’Osservatore in cammino” periodico dell’ArtLab, un iniziativa dell’Associazione Salomè, di Big Sur e del Fondo Verri a sostegno della giovane creatività. L’Osservatore è una rivista densa di senso e di ricerca, dedicata in questo numero alla visita che alcune giovani redattrici hanno compiuto presso la Tinaia, il laboratorio di arti espressive dell’Ospedale psichiatrico San Salvi di Firenze. Un immersione in quella che forse erroneamente Jean Dubuffet ha definito negli anni cinquanta ‘Art Brut’. “Arte modesta! che spesso ignora di chiamarsi arte. L’arte degli alienati mentali mossi dal bisogno di esternare le ‘feste’ che si svolgono nel loro spirito”. Un cammino lungo che ha trovato altri testimoni, altre sapienze per farsi pensiero liberante.
Alle ore 19.30 Giovanni Invitto e Silvia Cazzato presentano “Parlami d’amore Mariù – Cultura, società, costume nella canzone italiana” (Manni Editori). Una ricostruzione della memoria collettiva musicale della prima metà del Novecento italiano. La canzone collettore di emozioni, di condivisione, di leggerezza e di impegno. Lo ricorda Dario Fo, in un intervista contenuta nel libro, raccontando il proprio rapporto con la canzone e con l’impegno musicale e culturale di Enzo Jannacci.
Alle ore 20.00 per ‘l’arte della cura’ una prima riflessione teorica sulla condizione contemporanea del vivere. La prof. Maria Mancarella, docente di sociologia della famiglia presso l’Università di Lecce presenta Anna Oliveiro Ferraris autrice per Rizzoli di “Dai figli non si divorzia”. La famiglia valore, la famiglia e la sua crisi, la famiglia e le sue nuove forme. Dibattito centrale oggi in Italia dove le separazioni sono in continuo aumento: un matrimonio su quattro finisce con una separazione e nella metà dei casi è coinvolto almeno un figlio minorenne. Anna Oliveiro Ferraris, una delle più note studiose italiane di psicologia infantile, affronta il tema dal punto di vista di chi subisce la rottura. Attraverso il racconto delle esperienze di figli adulti di coppie divise, offre una panoramica delle fasi e delle modalità del processo di separazione.
Alle ore 22.00, in chiusura di serata, Vittorino Curci presenta il suo “La stanchezza della specie”, (Edizioni Lieto Colle), in un recital dove da solista si esibirà con il suo inseparabile sax. Il poeta di Noci, tra le voci più autentiche e vitali della poesia pugliese con quest’opera “ci consegna una realtà squarciata e infetta, in una lingua mai sproporzionata che ‘squaderna’ il contemporaneo. E’ al sud che Curci guarda, al sud che è stato e che tutt’ora è: “ prendiamo atto di quel che succede là, fuori, mai più ambizioni e vestiti bianchi… a volte anche noi ci rassegnamo al peggio, riconosciamo il tatto, il passo, la lezione sui tempi, l’inabissarsi, in una terra nera, questo no, non si può tacere”.
Sabato 1 ottobre alle ore 10.30, Omaggio a Franco Basaglia, un maestro dell’arte della cura, dell’integrazione sociale e culturale dei ‘matti’, l’artefice di quella rivoluzione che porta il nome di ‘Legge 180’. Ospite Maria Grazia Giannichedda – sociologa, da sempre vicina allo psichiatra veneziano, direttore della Fondazione a lui intitolata – presenta “L’utopia della realtà” (Einaudi) . Come scrive Franca Ongaro nella nota introduttiva, si tratta di una scelta di saggi “fatta seguendo i passaggi dell’evoluzione teorico-pratica di quella che per Franco Basaglia è stata l’impresa d’una vita”. La sua lingua diretta, semplice, le sue interrogazioni che sempre altre ne aprivano, la sua necessità di confrontarsi con l’altro, sono le qualità d’un medico-intellettuale che interamente s’è dato nella missione di tutelare la sofferenza, di liberarla nel tentativo di trovare vie d’espressione e di vita vera. Con Maria Grazia Giannichedda, il Dott. Francesco Margari (ricercatore clinica psichiatrica del’Università di Bari), la Dott.ssa Giovanna Del Giudice (psichiatra, DSM-Asl caserta/2), la Dott.ssa Maria Antonietta Minafra (psicologa del CSM di Lecce), la Dott.ssa Caterina Renna (psichiatra del DSM Lecce).
Alle ore 18.30, ‘L’estasi e la trance’, un incontro che unisce due libri e molte esperienze diverse. L’estasi è quella di San Giuseppe da Copertino, protagonista di un intenso libro “L’Olio della conversione” (Besa Editrice) di Luigi Caricato. Un’appassionata biografia del Santo dei Voli, che bene si contestualizza in questa edizione del Gran Bazar, che vuol parlare di Sud e di disagio. Giuseppe è emblema di questa doppia condizione, meridionale e matto, bifolco ed inquieto. E’ santo, ma prima è stato l’idiota da deridere, il visionario da isolare, il vegente pericoloso, il mistico ingombrante d’una chiesa non sempre buona con lui. La trance è quella degli artisiti che Vincenzo Ampolo e Luisella Carretta hanno raccolto nel libro “Dissociazione e creatività. La transe dell’artista”, ed. Campanotto Rifili. Con gli autori Maurizio Nocera per un analisi dei meccanismi che ispirano l’atto creativo, il desiderio di trovare la propria lingua per dirsi attraverso l’opera, l’arte che comunica col mondo.
Alle ore 19.30 il debutto delle edizioni de ‘I libri di Icaro’con le due pubblicazioni dedicate al cinema.Vincenzo Camerino, con “Le utopie del cinema e del sud”, e Anna Bidetti, con “Lawrence Olivier, l’impeccabile recitante”, una monografia dedicata all’attore inglese che più d’ogni altro ha rappresentato la capacità del farsi protagonista unico ed irripetibile mantenendo l’unicità dell’atto teatrale, l’irripetibilità recitativa anche di fronte alla macchina da presa. Spettatrice registrante e testimoniale. Il libro di Vincenzo Camerino affronta le questioni aperte del cinema a Sud, d’un operare mai realment







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