anticipazioni
estratto
L'ANFITEATRO DEL NULLA

“Quanti volti incrociamo lungo il dispiegarsi di una giornata? Quante labbra infuocate, quanti arti claudicanti, quanti piedi ammuffiti in calze di spugna umide e maleodoranti, quanti brani di pelle lacerati da infezioni cutanee, quanti lobi infilzati da oggetti spinosi, quante anime prive di splendore?” Interrogativi assordanti lambiscono la mente di Florinda, mentre, come ogni mattina, si reca con l’autobus numero 31 presso l’Accademia delle Belle Arti per farsi ritrarre nuda da un nugolo degenere di studenti. Impossibilitata a concentrare la sua attenzione attorno al proprio ombelico, Florinda, dopo aver dato fondo a tutte le domande retoriche prive di risposta che l’immaginazione può partorire a trenta minuti esatti dalla veglia mattutina, si sofferma, in modo morboso, a fissare il volto di una donna seduta in ultima fila. Le ragioni che spingono Florinda all’operazione di chirurgica esposizione dei propri lobi oculari in direzione opposta rispetto alla sua posizione vanno ricercate nell’atipica figurazione generata dal volto della donna in questione. Avete presente l’espressione che compare sulla faccia di qualcuno una frazione di secondo prima che si metta ad urlare? Florinda non sembra avere la forza di distogliere lo sguardo da quella forma munchiana che le si palesa innanzi in tutta la sua sublime imperfezione. “Sarà stata una operazione chirurgica non riuscita”, pensa Florinda. “Impossibile nascere con quella faccia devastata. Sì, sicuramente un intervento andato a puttane, magari per darsi una piccola piallata alle zampe di gallina attorno agli occhi. In interventi del genere basta la minima mossa azzardata dei bisturi per ritrovarti ad indossare in eterno una maschera di folle terrore”. Ed eccola nuovamente brancolare tra i vettori spiumati della sua testolina disincantata, con gli occhi catapultati lungo la perimetria del viso sfondato della povera donna, la quale sentendosi osservata abbassa lo sguardo, incavandosi verso il basso, nascondendosi tra i corpi issati di altri passeggeri, riemergendo con addosso un paio di occhiali che le danno un aspetto tremendamente clownesco. Alla visione di quel mutamento visivo, Florinda spalanca gli occhi, come se si trovasse dinanzi al volo mistico di San Giuseppe da Copertino, sopraffatta da un sentimento di incredulità mixato a vile sdegno. L’autobus s’inchioda. Le porte si spalancano. Florinda è arrivata a destinazione. Un fotogramma caustico le inonda la testa: L’immagine di un uomo, sul corpo della donna dal viso scempiato, nell’atto della penetrazione.
(L'anfiteatro del nulla è il titolo provvisorio del romanzo su cui sto lavorando. Spero di terminarne la stesura in primavera. Poi per la pubblicazione ci penserà la mia agente. Scherzi a parte (ma non troppo), L'anfiteatro del nulla ha come protagonisti quattro individui, un laureato in cerca di occupazione, una ragazza che lavora in accademia come modella, un operaio ed un pittore che lavora alla realizzazione della sua opera d'arte definitiva)
rossano astremo
moresco è hardcore


Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno
Antonio Moresco
“Allegorie e invettiveper sottolineareil sogno eterno della letteratura come antidoto al dominio del potere sulle menti e sui corpi.”
il Giornale
Mosca nei giorni del massacro al teatro Dubrovka, le cavallette che hanno invaso il mondo, i maiali che infestano l’Italia, un convento di monache di clausura, un mostro incontrato a Lisbona, Madrid, l’Argentina dopo il disastro economico, le acque fredde della Terra del Fuoco… Ma anche altri viaggi attraverso lo spazio e il tempo, il nostro passato e il nostro futuro. E poi il dominio sulle menti e sui corpi, la guerra, il sogno della letteratura…
Attingendo al reportage e al racconto fantastico, all’allegoria e all’invettiva, Antonio Moresco costruisce uno straordinario mosaico tutto legato dal movimento del viaggio, del combattimento e del sogno, offrendo al lettore una prospettiva inedita e appassionata sul nuovo millennio.
Antonio Moresco (Mantova, 1947) è tra le voci piú originali e dirompenti della narrativa italiana degli ultimi anni. Ha pubblicato, fra l’altro, Lettere a nessuno (Bollati Boringhieri), Gli esordi (Feltrinelli) e, sempre per Feltrinelli e Rizzoli, i primi due volumi di Canti del Caos, il monumentale progetto narrativo che lo impegnerà anche nei prossimi anni.






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