recensione
di vertigine (11/11/2005 - 18:57)
Uno dei romanzi migliori del 2005
L'anno luce vibra nell'etere
di Rossano Astremo

Giuseppe Genna accantona la scrittura di genere e con essa manda in letargo l’ispettore Guido Lopez, il personaggio seriale dei suoi thriller, dopo che lo stesso si è incarnato nella serie tv Suor Jo. L’anno luce è definito nella seconda di copertina il primo romanzo neoborghese italiano. Definizioni a parte, L’anno luce è un romanzo di un iperrealismo talmente smodato da sciogliersi come burro sfrigolante su padella rovente. Ed ecco il Mente, un manager quaranta-cinquantenne dalle smodate ambizioni. Il Mente è un dirigente della Komtel Italia, una società di telecomunicazioni, sotto l’assedio di compratori inglesi che mirano al controllo delle comunicazioni della nostra nazione. La moglie Maura non riesce ad avere figli anche se tenta più volte la fecondazione artificiale. Una sera il Mente trova Maura riversa sul suo letto. Sembra morta. Ma in realtà è in una sorta di coma psichico. Le ragioni? L’amante minorenne della moglie, autore del folgorante Capolavoro Misterioso, si è suicidato nella sua vasca da bagno. Mentre il protagonista sta preparando materiale per la riunione più importante della sua vita la moglie verrà inseminata da un maniaco in ospedale. Per l'ottenimento del possesso della Komtel si muovono non solo compratori inglesi, i quali conoscono i segreti più oscuri dei dirigenti della società italiana, grazie al lavoro sporco del Faccendiere, ma anche il Vaticano, incarnato, nelle pagine del romanzo, da un Cardinale che conosciamo molto bene. Oggi Papa. Accanto a questi protagonisti compaiono icone immarcescibili del nostro immaginario contemporaneo, da Michael Jackson, al playboy Gigi Rizzi, dalla cagnolina spaziale Laika al Michael Douglas di Wall Street, senza dimenticare lo scrittore Uwe Johnson e il suo infernale Jahrestage. Genna si muove abilmente nelle trame dense di questo torbido intreccio, mixando fiction televisiva e tragedia classica. Pensate al Mente e alla descrizione con la quale è introdotto nella storia: "Lo sguardo bellissimo, però anche molto freddo, e anche ironico, per via di pupille profondamente blu che a volte paiono glaciali e quasi aliene, tradisce un'eccessiva intelligenza: quest'uomo è furbissimo. Il suo umorismo è un'arma. Ha trasferito le competenze di sopravvivenza dal corpo, lievemente più disarmonico della norma, alla mente: rapida, prensile, rettile. I capelli, corvini e tendenti quasi al blu, ultimamente sono spruzzati di bianco, soltanto in un'onda sulla destra della fronte, il che gli conferisce un sovrappiù di marzialità e autorevolezza. In pratica, un biglietto da visita che enuncia: occhio, io sono il finto dolce, sono l'uomo che morde". Ritroviamo il Mente alla fine del suo lungo viaggio, quando la tragedia è oramai montata, nella struggente lettera a Maura, dall'incipit che strazia: "Maura, amore mio, mio amore, è trascorso un anno da che te ne sei andata. Un anno luce. Un anno per me di strazio. Sono straziato, Maura". La tragedia che si compie in L'anno luce è individuale, certo, riguarda il Mente e il crollo di quella marzialità che sembra caratterizzarlo nelle prime pagine, ma è anche collettiva, poiché il Mente è la parte di quel tutto composto da uomini privi di scrupoli pur di poter raggiungere i loro sporchi obiettivi. Il Mente ottiene ciò che vuole, prende il posto del Profeta, è amministratore delegato della Komtel, ma l'assenza di Maura è struggente. Oltre ogni cosa. Altre piccole annotazioni. Prendiamo in considerazione questo breve estratto: "Siamo la rete che sta scoprendo il pianeta. Questo pianeta non morirà esplodendo. Questo pianeta sarà talmente inquinato da congelarsi. Si congelerà. Diventerà livido, violaceo. Come Marte: un pianeta morto, abissi che non recano più traccia di acqua alcuna. Tracce di una vita che fu, sfumata. Termiti che sopravvivono nel sottosuolo. Ma noi…noi saremo altrove, nello spazio profondo, germinando, sbocciando! Stiamo lavorando per una nuova specie!". A parlare è il Profeta, nella convention aziendale con la quale la storia ha inizio. L'utilizzo della prima persona plurale e di verbi quali "sbocciare" e "germinare" richiamano alla mente alcune distorte figure che popolano i Canti del Caos di Moresco. Gli attanti genniani sembrano muoversi in una sorta di spazio-tempo allucinato (allucinare è uno dei verbi più usati), come piccole sagome slothropiane che vibrano sfocandosi progressivamente, perdendosi in un bianco di pura luce, sino alla fine: "Sorridendo è solo come nella piazza non fosse alcun umano, fossero migrati, ominidi confusi, via, verso sconosciuti Bering, allucinando. È solo e spalanca il suo manto e sotto il manto non vi è il corpo e si vede l'universo e tutte le stelle. Luce – bianca intensa".
poesia
di vertigine (11/11/2005 - 10:35)
Elisa Biagini
da "Acqua smossa"

(Qui c’è paura
che avvelena l’aria, pulsa
caldo di stella, buco nero:
le mie narici
assorbono le ombre, fanno
il silenzio del sangue.)
Tu
aprimi il petto per
aruspicina, per leggere
nel pozzo che
mi cresce, stacca gli
occhi ossidati – usa
lo sterno come una
tovaglia – e poi sgusciali
come castagne
setacciami
la sabbia dell’orecchio, le tue
parole elettrodi alle tempie.
poesia
di vertigine (11/11/2005 - 10:16)
FRANCO BUFFONI
da “Guerra”

Non costa nulla chiedere perdono
Per archi trionfali popolati
Di allegorie screziate
Consustanziate in lame ed armature
Tasse sul miele al papa-re per S. Michele
Spade pugnali attrezzi di tortura
Non costa nulla chiedere perdono.
Per il potere di sciogliere e legare
Convertire reprimere annientare
Non è possibile chiedere perdono.
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