2006
Da Desiati a D'Attis, da Romano a Piva, da Zambetta alla Liguori
Scrittori di Puglia: un 2006 tutto da leggere
di Rossano Astremo

Promette davvero bene il nuovo anno sul versante della narrativa made in Puglia. Se il 2005 è stato l’anno della consacrazione internazionale del giallista Gianrico Carofiglio e l’anno che ha segnato l’unanime successo di critica ottenuto da Raffaele Nigro con l’intenso “Malvarosa”, il 2006 darà spazio ad un numero notevole di giovani scrittori, che con sempre maggior intensità vanno affermandosi sulla scena nazionale. Attesa per la seconda prova narrativa dello scrittore di Martina Franca Mario Desiati, dopo il promettente esordio di “Neppure quando è notte” (2003), la cui uscita è prevista per metà marzo. Il titolo è “Vita precaria e amore eterno”. Il romanzo, pubblicato da Mondadori, racconta la storia di Martin, giovane meridionale trasferitosi a Roma, vittima di quel precariato lavorativo che sta falcidiando un’intera generazione. Martin da precario diventa un uomo contraddittorio e dagli ideali confusi: imbroglione, qualunquista, egoista, razzista, sessuomane, corrotto, meschino, pigro, pronto a tutto per un giorno in più di benessere, per uno scherzo di cattivo gusto, per esaudire i propri istinti primari. “Ma soprattutto – aggiunge Desiati – Martin è terrorizzato da qualunque cosa: da un aereo di linea, da un autobus troppo pieno, da un pakistano, dai vicini di casa. L’unica sua ancora di salvezza è Toni, la sua compagna”. Ad aprile è prevista l'uscita di "Montezuma airbag your pardon", romanzo d'esordio del salentino Nino D'Attis, uno dei fondatori della web-zine "Blackmailmag", che verrà pubblicato nella nuova collana di narrativa contemporanea della Marsilio. La storia si svolge nel dicembre del 1999, poco prima del tuffo nel nuovo millennio. Quando c’erano ancora le lire, il governo D’Alema, Taribo West al Milan e Paola Barale in posa sul calendario di GQ. Quando c’era ancora "il pirata" Pantani. Uomo del Sud trapiantato a Bologna, addetto alla sicurezza in un centro commerciale, una moglie incinta, erotomane, manesco e spaccone, il protagonista di questo romanzo sogna una vita GQ - fighe da calendario, auto di lusso, un guardaroba firmato, viaggi intorno al mondo – e nel frattempo passa le sue giornate ad affrontare zingare e taccheggiatori e le sue notti tra enormi bevute e incontri sessuali con prostitute e mature ninfomani, incamerando rabbia e frustrazioni. A mandare definitivamente in frantumi il suo precario equilibrio e le sue illusioni patinate arriverà un fantasma dal passato, una donna che credeva sepolta e dimenticata per sempre, e che invece torna a tormentarlo. Tra luglio e settembre sarà pubblicato il nuovo romanzo di Livio Romano, lo scrittore di Nardò, al suo terzo libro dopo “Mistandivò” (2001) e “Porto di mare”(2002). “Niente da ridere”, questo è il titolo, edito anch'esso da Marsilio, è la storia di Gregorio, trentacinquenne piccolo borghese e capro espiatorio d’una serie di problemi gravissimi che in quella famiglia allargata quotidianamente si susseguono. E’ un uomo che si fa scorrere addosso tutto, che si immola con una certa propensione all’autoflaggellazione, che nonostante tutto ha sviluppato un salubre cinismo nei confronti di parenti, paese, vita civile e politica, un’amante platonica, la moglie, i figli, tutto il mondo che lo circonda. “Ovviamente – ci dice l’autore - nonostante gli argomenti serissimi affrontati e nonostante la scelta di occuparsi della gente comune e dei suoi problemi spiccioli e minimali: il tono è ironico dall'inizio alla fine, se non proprio comico (da qui il titolo) qua e là”. Uscirà a settembre, inoltre, nella prestigiosa collana Stile Libero dell’Einaudi, “Apocalisse da camera” di Andrea Piva, scrittore barese, che dopo aver scritto il soggetto e la sceneggiatura di “Lacapagira” e “Mio cognato”, film diretti dal fratello Alessandro, si cimenta con la forma romanzo. “ ‘Apocalisse da Camera’ – dice Piva - è il racconto tragicomico di una giornata particolare nell’ordinaria vita di Ugo Cenci, un trentacinquenne della buona borghesia barese che lavora come assistente di un professore di Filosofia del Diritto alla facoltà di giurisprudenza di Bari. Ossessionato dalle donne e dal sesso, legato ai propri genitori in un rapporto malato e contraddittorio, dedito a un uso più o meno saltuario di alcool, tabacco e cocaina, Ugo è un ragazzo come tanti della nostra contemporaneità. Quello che lo rende forse unico è il suo sguardo sul mondo, una specie di feroce, sarcastico disincanto sulle cose: attitudine che, se il più delle volte lo aiuta ad accettare i piccoli e grandi compromessi quotidiani del lavoro e degli affetti, altre volte lo inchioda a una tesa e dolorosa immobilità, tutta avvitata su se stessa. Immobilità che spesso, come istericamente, si sviluppa in violente pulsioni autodistruttive”. Concludiamo questo breve viaggio segnalando due uscite, previste nel 2006, della PeQuod, meritevole casa editrice di Ancona. “Le distanze” è il romanzo di esordio dello scrittore barese Massimiliano Zambetta, che, ancora una volta, ha come tema il precariato lavorativo. “Il correttore”, secondo romanzo della leccese Elisabetta Liguori, dopo il fortunato esordio di “Il credito dell’imbianchino” (2005), è la storia di una giovane coppia, lui magistrato, lei avvocato, il cui rapporto è strenuamente messo alla prova dalla forzata separazione dettata dal lavoro. Le premesse per un nuovo anno denso di storie da leggere ci sono tutte. Non ci resta che aspettare.
una poesia
da "Oltre lo zero"
Fuori piove: una corazza musicale a scandire il respiro
(un suono che ricorda le tue danze).
Come onde contro il pietrisco
così precipita il tempo spezzandosi in once morte.
I nostri corpi perdurano nel cambiarsi da materia in materia.
Tu posi sulla soglia in statuario profilo.
Nel sogno di te posso cullarmi. Nella mente, nella sola mente.
Gli incensi bruciano: un profumo esangue s’impossessa dell’aria.
r.a.
segnalo
PRESENTAZIONE 'UN NODO D'ACCIAIO' - 25 FEBBRAIO 2006

Pensiamo che la presenza dell'acciaieria abbia profondamente influenzato la storia di Taranto degli ultimi decenni. Pertanto abbiamo cercato di costruire uno strumento di riflessione sull'evoluzione del rapporto fra la città e l'industria, ricorrendo a contributi importanti e di valore che potessero descrivere la situazione ed esprimere i vissuti di molti tarantini.
Se questo rapporto può essere immaginato come un nodo, occorre rinvenirne i capi per modificarlo in maniera accettabile, per tutelare l'ambiente ed il diritto alla salute, ma anche per rispettare la necessità di occupazione e le esigenze economiche.
Abbiamo avuto l'esperienza che Taranto dispone di un patrimonio di talenti, di entusiasmo e di idee; speriamo che sia utilizzato per risolvere la questione ambientale e per disegnare un futuro migliore.
Pertanto l'Associazione TarantoViva INVITA la S.V. ad intervenire alla presentazione del libro “UN NODO D’ACCIAIO” che si terrà in data 25 Febbraio 2006 alle ore 9,30 presso il Palazzo della Cultura, piazzale Bestat Taranto.
Interverranno gli Autori: Cosimo Argentina, Luisa Campatelli, Giovanni Cito, Franco Conte, Maurizio Cotrona, Alessandro Langiu, Rossana Mitolo, Flavia Piccinni, Ettore Raschillà, Francesco Sebastio, Pasquale Todisco, Michele Tursi.
Un nodo d'acciaio
a cura di Girolamo Albano, Massimina Gigante, Roberto Petrachi
ExCogita Editore
NEUROPA A MILANO

(traversa di v. Mac Mahon, vicino a v. Cenisio e al Cimitero Monumentale)
[poema epicomico in prosa]
Gianluca Gigliozzi
UNA POESIA
GOTTFRIED BENN
GENTE INCONTRATA

Esseri umani ho incontrato che,
quando si chiedeva loro il nome,
timidamente - quasi non potessero pretendere
di possedere anche soltanto un modo di chiamarsi -
"signorina Christian", rispondevano e poi:
"come il nome", e ti volevano agevolare la comprensione,
nessun nome difficile come "Popiol" o "Babendererde", -
"come il nome", - prego, non incomodi la sua facoltà mnemonica!
Esseri umani ho incontrato che
coi genitori e quattro fratelli in una stanza
crebbero, di notte, con le dita nelle orecchie,
studiavano al focolare,
si fecero strada, di fuori belle e ladylike come contesse -
di dentro miti e operose come Nausicaa,
avevano la fronte pura degli angeli.
Mi sono spesso domandato e non ho trovato risposta,
da dove venga la dolcezza e il bene,
nemmeno oggi lo so e ora devo andare.
VERTIGINE: IL LIBRO
sacrosanto
EMANUELE TREVI
incipit di un articolo apparso su Alias sabato 18 febbraio

"Bisogna urgentemente allargare il nostro concetto di “novità letteraria” fino a comprendere almeno i libri usciti da un annetto, per combattere l’imperante usa-e-getta dell'informazione culturale, che coinvolge indifferentemente nel suo squallido tritacarne il bello il brutto e il medio"
intervista
Nelle librerie “Zoo” nuovo romanzo edito da Fazi della scrittrice di Riccione
La famiglia secondo Isabella Santacroce

Chiusi in un mondo a parte, in un recinto domestico che oscilla tra lo Zoo di Tennessee Williams e un set di Ingmar Bergman, tre personaggi senza nome, il padre romantico e fragile, la madre onnipotente e manipolatrice, e la dolce “innocua figlia” non poi così candida, si amano lungo gli anni di un amore malato e claustrofobico, sfidandosi a colpi di seduzioni, ricatti, tentazioni morbose, ambizioni frustrate, fino ad annientarsi l’un l’altro in un rituale di umiliazione, mutilazione, eliminazione prima emotiva e poi carnale. Il romanzo si presenta come un monologo ossessivo, un dramma della memoria raccontato dalla figlia che ricorda in un lungo flashback. Questa in sintesi la storia di “Zoo” (Fazi, euro 12,50), nuovo romanzo di Isabella Santacroce, dark lady della letteratura italiana, autrice di romanzi cult, quali “Destroy”, “Luminal”, “Lovers”, che hanno infettato come un virus inestirpabile la crescita di migliaia di adolescenti.
“Zoo” è il tuo primo romanzo che sposta l’attenzione sulla necessità di narrare un’esperienza familiare. Come è nata l'idea e come si è sviluppata?
“Zoo” racconta una storia veramente accaduta, ho conosciuto la protagonista, è stata lei stessa a chiedermi di scriverla. Le famiglie sono per me delle grandi macchie che nascondono del buio dentro, con zoo sono andata a prenderlo, l’ho portato nella luce. Zoo è il primo libro
che scrivo senza ascoltare musica, volevo ci fosse silenzio per sentire la voce della protagonista della storia, mentre lo scrivevo la sua voce diventava la mia. L’ho scritto di notte, quando nel palazzo in cui vivo andavano tutti a dormire, quando c'erano pochi rumori per strada. In quel silenzio ho trovato la dolcezza feroce che mi serviva per raccontare ciò che è
successo.
Come mai la scelta di passare da una grande casa editrice come Mondadori ad una piccola e agguerrita realtà come quella di Fazi?
Avevo bisogno di una casa editrice che avesse il cuore che ho messo dentro il libro. Quando ho finito di scriverlo l’ho mandato alla Fazi, sentivo che era il posto giusto dove lasciare questo mio nuovo figlio.
La tua prosa, hanno scritto, “è una mina antiuomo che esplode schegge di violenza e lirismo, sete d'amore e bisogno di fare e farsi male, gocce di passionalità e neurolettici”. Ti ritrovi in questa definizione?
Per me la scrittura è rivolta, io mi sento una rivoltosa, una strana guerriera spaventata e coraggiosa, da questo nasce l'idea di farmi fotografare con un maschera. L'inchiostro è la mia arma. Si, violenza e lirismo, amore e rabbia, dolcezza e morte.
Quali libri hanno scandito la tua formazione?
Non lo so, la vita mi è servita tanto, ciò che più ho letto è la vita. Ho letto anche libri, alcuni di questi sono stati importanti, ora non lo sono più, per questo non mi piace ricordarli. Il libro che più ho amato e amo è una fotografia di Diane Arbus, ritrae tre sorelle gemelle sedute
sopra a un letto, in loro ho visto moltissime parole, è il più bel libro
che ho letto sulla solitudine.
Un libro di un autore italiano che consiglieresti ai nostri lettori?
“Parassiti” di Massimiliano Governi, è come una fotografia di Diane Arbus.
recensione
di Giorgio Tesen

La macinatrice di Massimiliano Parente è stato pubblicato nel giugno del 2005 dalla casa editrice peQuod. L’autore, trentacinquenne alla sua quarta opera, scrive per il settimanale di cultura “Il Domenicale” e, come recita una nota nel risvolto di copertina del volume “non è un giornalista”. C’è da aggiungere che l’autore pubblica un romanzo in un momento critico della produzione letteraria degli autori appartenenti alla sua generazione, critico perché negli ultimi due anni, sotto i colpi di un mercato letteralmente invaso dalle saghe epiche di hobbit & maghi e malgrado l’imperversare di codici & graal in salsa pariglia con vere e proprie ‘sezioni’ di librerie monotematicizzate, si è sviluppata una sensibilità del lettore nei confronti di romanzi come questo, buon segno anche perché il romanzo in questione non è l’esordio di un autore esordiente.
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VERTIGINE: IL LIBRO

(Dipinto di Edoardo De Candia)
Dopo tre anni di autoproduzione, sei numeri e quaranta autori ospitati al suo interno, "Vertigine", il periodico cartaceo da me curato, cambia volto. Il numero di aprile e i numeri che seguiranno verranno pubblicati dalla Luca Pensa Editore, piccola realtà editoriale salentina, che ha avuto il merito di aver pubblicato nel 2005 il romanzo di Gianluca Gigliozzi "Neuropa". Per "festeggiare" l'inizio di questa nuova collaborazione, oltre al previsto percorso tematico dal titolo "Tritature", con recensioni e riflessioni su libri dimenticati nel corso della passata stagione editoriale, il numero di aprile conterrà una sezione antologica, che raccoglierà tutti gli interventi (esclusi editoriali e interviste) comparsi in questi tre anni. Oltre 200 pagine di "Vertigine". E' possibile prenotarla all'indirizzo della casa editrice: penspol@libero.it. Tutti gli altri aggiornamenti sempre su questo blog. Per contattarmi rossanoastremo@libero.it.
r.a.
estratto
MASSIMILIANO PARENTE
estratto da LA MACINATRICE

Nella borsetta di ecopelle rosa di Palmira, dalla fessura della zip aperta, si intravede qualche Tampax e decine di Chupa-Chups. Palmira dice di chiamarsi Palmira perché sua padre era comunista e suo nonno era comunista, e il suo bisnonno aveva conosciuto nientepocodimenoche Marx e Engels, e il suo secondo nome, follia genitoriale, il secondo nome anagrafica, e Andrea per favore non lo dica a nessuno, sarebbe addirittura "Togliatta", Palmira Togliatta Jacovini. La famiglia di Palmira è un incrocio resistenziale di partigiani, lei ha l'antifascismo nel sangue, nei geni, e pure il Sessantotto, e sua madre italo-americana, ha avuto un incontro ravvicinato del "quarto tipo" con Jack Kerouac ("E le lettere di Jack! Cosa non le scriveva! Era pazzo di lei!"), si è baciata con Allen Ginsberg e con Theolonius Monk, al Charlie Mingus, al Caffè Bhoemia, al mitico numero 15 di Barrow Street, ha fatto petting con Ferlinghetti, ha masturbato Ed Sanders, ha fatto un pompino a Neal Cassady, al Greenwich Village, una sera di primavera del 1952, insomma se ne è fatti più della Pivano, pur non avendo fatto alcuna carriera perché, a differenza della Pivano, non ha scritto niente, non ha fatto dell'utero un tesoro, ha fatto la casalinga, ha sposato un partigiano togliattiano bellissimo biondissimo, e però, trasmettendole, nei cromosomi, anche un sacco di spirito beat e di spiritualità zen bella e buona.
segnalo
giuseppe genna: dies irae
IN USCITA IL 20 MARZO, PER LA NUOVA COLLANA "24/7" DI RIZZOLI
Giugno ’81: a Vermicino Alfredo Rampi, 6 anni, è incastrato in un pozzo artesiano. Diciotto ore di diretta televisiva raccontano la sua drammatica fine trasformandolo in un’icona mediatica: Alfredino. L’Italia non lo dimenticherà mai più. Nelle stesse ore: la scoperta delle liste della loggia P2, il processo Calvi, l’edificazione della città satellite di Milano 3 a opera dei fratelli Berlusconi. È l’alba di una nuova Italia, rammodernata e corretta. Da chi? Ignara delle proprie ombre, la nazione-Titanic vara il suo decennio pi







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