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Rossano Astremo, Jack Kerouac. Il violentatore della prosa, 96 pp., Libreria Icaro Editore, Febbraio 2006
INDICE
PARTE UNO – LA VITA PARTE DUE – ASPETTI TEORICI PARTE TRE – I LIBRI PARTE QUATTRO – APPENDICEA) Appello rivolto al giudice italiano
B) Chi era chi
C) Cronologia
BIBLIOGRAFIA DI JACK KEROUAC BIBLIOGRAFIA DELLA CRITICA SU JACK KEROUAC E SULLA BEAT GENERATIONUNA POESIA
segnalo
(Continua l'inchiesta condotta da Davide Bregola. E' la volta di Nicola Lagioia)
Il romanzo del ventunesimo secolo

Il romanzo italiano del XXI secolo ci prenderà alle spalle. Sarà abbastanza nuovo da mandare in crisi gli allibratori fino a un secondo prima della sua nascita ma – sfogliandone le pagine – chi ha amato veramente la letteratura saprà contare i cerchi sulla sezione del tronco, e riconoscere i padri, le ascendenze, l’eredità e il sano tradimento. Un’immersione tra i gironi del Pasticciaccio prevede che, tra i cinque o sei dei virgilî disponibili, si incontrino i fantasmi di Dossi e di Lucini. Ma a leggere con l’esasperazione del filologo le Note azzurre non si capisce niente del Gadda che verrà.
Sarà più vicino a Svevo che a Sciascia, perché la società italiana è ormai talmente un nido adamantino di idiozia che per sondare l’occhio del ciclone un confronto in linea retta dà solo risultati riflettenti. Quindi non sarà lo specchio della società, ma la sua essenza, spingendosi in percorsi che la rassegna stampa dei quotidiani – o il blob televisivo – non contemplano. Del resto Todo modo non dice sull’orgia di potere tra Chiesa e Democrazia cristiana più di quanto si sarebbe potuto estrarre da un’attenta, sensibile, intelligente, disperata frequentazione con lo spirito del tempo – ma nel finale della Coscienza di Zeno è contenuto il referto di un intero secolo.
Non avrà colorazioni politiche, almeno fino a quando un chierico rosso o nero o azzurro o bianco ci metterà le mani sopra (per tutti in questo caso vale il Viaggio, di Céline, semplicemente tra i massimi romanzi del secolo scorso e poi, subito dopo la sua uscita, un libro anarchico, antimilitarista, criptomilitarista, fascista, comunista, reazionario, rivoluzionario). Non avrà niente di pedagogico, ovviamente, se non a posteriori. E, se proprio dovrà esserne costretto, utlizzerà senza nessuno scrupolo sociologia, psicologia, ecologia, massmediologia, telecrazia, tecnologia, filosofia a soli fini letterari, avendo come risultato finale non la letteratura, ma l’uomo.
Lo riconosceranno subito i lettori sensibili per le ragioni giuste e gli editori per quelle sbagliate (e questo per gli editori alla fine è un merito, perché è assurdo pretendere che un editore sappia quello che fa, l’importante è che lo faccia). A questo punto, mi rendo conto, si può chiamare in causa Robert Denoël: ma si tratta di un santo, e i santi non fanno statistica.
Non lo riconoscerà affatto invece, temo, l’attuale generazione di critici letterari. Non li ho mai visti ridere a crepapelle né infuriarsi per le ragioni giuste, né essere davvero scontenti di se stessi né conquistare la statura delle vere tirannie. Si tratta dunque di burocrati. Un libro può ancora smuovere qualcosa nella loro coscienza ma non ha più speranza di cambiargli la vita.
Un burocrate della letteratura non è comunque totalmente inservibile, la circostanza di aver abdicato alla vita può essere emendata (soltanto in parte) dalla speranza che i pallottolieri della propria scrivania vengano mossi dalle dita di una cultura solidissima. Ma la cultura dell’attuale generazione di critici letterari (per non parlare dei professori universitari) di solito fa acqua da tutte le parti. Chi si salva, è costretto ad annaspare nella palude dei colabrodo altrui.
Sopravvivrà il romanzo italiano del XXI secolo a tutto questo? Certo, come ha sempre fatto la letteratura e l’arte in generale. Otto Dix si alimentò del pantano di Weimar e dalla noia della Restaurazione francese venne fuori Il rosso e il nero.






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