IO
(Ho terminato il mio secondo libro di poesie, "Oltre lo zero", che raccoglie testi scritti negli ultimi due anni. Qui sono comparsi alcuni frammenti, molti mutati ora rispetto all'origine. Qui sotto la nota introduttiva che motiva il percorso delle liriche all'interno del testo. Vi terrò aggiornati sull'evolversi della faccenda).

Oltre lo zero
Nota dell’autore
Un uomo. Una donna. I loro corpi rinchiusi in uno spazio domestico. Un amore totale. Uno schermo proietta immagini. Programmi di tutto il male che c’è. Flashback della realtà lasciata alle spalle. Potere, guerre, collassi. Due solitudini. Un’unione. Lento deteriorarsi delle carni. Inseparabili, attendono la fine. La loro. Di tutti.
estratto
GIOVANNI ACCARDO estratto da UN ANNO DI CORSA Tutti correvano, quell’inverno lì, chiusi nelle tute da ginnastica,lungo i pochi metri quadrati di verde che costeggiavano i canali della città, col traffico che sfiorava i corpi, correvano: la faccia stravolta dalla fatica, i muscoli tirati, le labbra viola, mentre il freddo grattava e grattava, come un magnifico roditore, e s’infilava nelle ossa; in certi momenti arrivava al cervello e lo trasformava in un blocco di marmo: completamente privo di sensibilità. Io ero l’unico a non correre, l’unico a camminare, in un percorso sempre uguale tra il telefono, l’edicola, il bar e l’ufficio del personale di qualche azienda. A un certo punto avevo attaccato una cartina della regione alla parete della cucina, proprio di fianco alle mensole dove tenevamo i barattoli col sale e lo zucchero, quelli più piccoli col peperoncino e l’origano, il pepe nero e il curry, la paprika, la salvia, il rosmarino, e poi le bottiglie dell’olio e dell’aceto, la scatola con gli stuzzicadenti. Una cartina topografica dell’Istituto Geografico Militare, in scala 1:100.000, con la longitudine calcolata sul Monte Mario. C’erano indicati le montagne, i prati, le colline, i corsi d’acqua, la rete stradale, la linea ferroviaria, insomma, tutte quelle cose che possono servire per identificare un territorio. Avevo anche una piantina della città, una di quelle che danno negli alberghi o negli uffici turistici, dove a essere indicato con precisione è il centro storico, che occupa la maggior parte dello spazio, mentre dei quartieri periferici sono indicate solamente le vie principali. C’erano dei numeri evidenziati in giallo, a ognuno corrispondeva un palazzo medioevale o uno rinascimentale, una chiesa, una piazza, un museo: il palazzo della Ragione, la basilica del Santo, piazza dei Signori, la cappella degli Scrovegni. Avevo attaccato anche quella piantina, anche quella al muro, però di fronte alle mensole. Eppure, continuavo a soffrire di vertigini, improvvisi capogiri, come se il terreno sotto ai miei piedi incominciasse d’improvviso a franare, come se mancasse un qualunque punto d’appoggio. Magari è la Terra che rallenta il movimento di rotazione su se stessa, mi dicevo; però non vedevo girare gli oggetti attorno a me, ero io che giravo, era dentro di me che scattava una forza centrifuga. Il tutto durava solamente pochi secondi, il tempo sufficiente per sentire un tremore invadermi il corpo, le gambe che diventavano molli e provare la sensazione, la paura, di cadere sul pavimento. Magari va a finire che un giorno o l’altro mi trovano in una pozza di sangue con la testa sfracellata, pensavo. Mi trovano morto. Sarei finito anch’io sui giornali, avrebbero intervistato il mio compagno d’appartamento, sarebbe stato il suo momento di gloria, magari avrebbe anche trovato lavoro, ’sto deficiente! Allora toccavo la sedia su cui ero seduto e mi toccavo io, vedi, sono due cose diverse: c’è la sedia e ci sei tu, mi dicevo. Poi toccavo il tavolo e dopo il bicchiere. Finché rimangono due cose distinte puoi stare tranquillo, non può succederti nulla. Allora toccavo nuovamente la sedia, toccavo il tavolo e toccavo il bicchiere. Qualche volta toccavo anche il muro. Questo è un muro, mi dicevo, e questo sei tu. E mi toccavo un braccio, oppure una gamba, ed erano più morbidi del muro. O del tavolo. Più morbidi della sedia. O del bicchiere. E anche più caldi. Forse avrei bisogno di individuare i punti cardinali, mi dicevo, almeno sapere dov’è il sud, oppure da quale lato della città spunta il sole. Era come se non riuscissi a capire dove mi trovavo, verso quale direzione guardavano i miei occhi, verso dove camminavo. E allora mi studiavo di nuovo le cartine, segnavo un percorso col dito, e poi cercavo fuori dalla finestra, ma senza riuscire a raccapezzarmi: dov’era il sud? Dove spuntava il sole? Il sole non lo vedevo neppure tramontare, lo vedevo soltanto sparire dietro i palazzi in fondo alla strada. Cercavo un punto, una via o una piazza, nella cartina della città, ci passavo sopra il dito e ritornavo alla finestra. La colpa era anche del clima, della nebbia che avvolgeva tutto in un fumo bianco: le strade, i marciapiedi, le automobili, le case, gli alberi. C’era quella nebbia, che non spariva mai.
nuova editoria
primi due libri fichi di Zandegù.

Cosa faccio quando vengo scaricato
180 pagine - marzo 2006
ISBN 88-89831-00-6
Prezzo di copertina: € 10
Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d’amore crudele è una raccolta di racconti d’amore. Ma non immaginatevi serenate sotto a un balcone, cenette a lume di candela, anelli con brillanti e gite sul lago. Qui ci si aggira nei dintorni dell’adolescenza maschile, descritta come pungente, vendicativa, inesperta e ironica; la pubertà raccontata senza giri di parole, con tutto il suo contorno di brutte figure, situazioni imbarazzanti, ripicche e dubbi.
In queste dieci schegge fulminanti e divertentissime, Simone Marcuzzi ci presenta commessi che sognano amori impossibili con le showgirl; ragazzi che si interrogano sui gusti cinematografici delle proprie fidanzate; tentativi di approccio non molto collaudati e molte altre storie che tutte insieme compongono un quadro veritiero, feroce e privo di false romanticherie sul mondo degli amori giovanili.
Hollywood Party
246 pagine - marzo 2006
ISBN 88-89831-01-4
Prezzo di copertina: € 12.50
Hollywood Party è una raccolta scritta da nove giovani talenti provenienti da tutta Italia, i cui racconti sono ispirati a nove film americani famosi (La donna che visse due volte, A qualcuno piace caldo, Animal House, I Goonies, Edward mani di forbice, Fuga dalla scuola media, Face/Off, I Tenenbaum e Million Dollar Baby).
Il legame tra immagini e parole è stata l’idea di partenza di questa raccolta. Guarda un film e fa’ che sia di ispirazione per la stesura di un racconto.
E così sono nati questi racconti che a volte stravolgono e attualizzano i temi portanti dei film in oggetto, e a volte li rievocano da vicino, mantenendone intatte le atmosfere.
Il risultato è un caleidoscopio di situazioni e storie spesso ironiche e dal forte tratto irriverente raccontate da nove promettenti ragazzi dotati di stili molto vari e di un’originale capacità narrativa, specchio di una nuova concezione dello scrivere, scanzonata, moderna e fichissima!






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