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intervista

di vertigine (21/02/2006 - 10:51)

Nelle librerie “Zoo” nuovo romanzo edito da Fazi della scrittrice di Riccione

La famiglia secondo Isabella Santacroce

 

 di Rossano Astremo

 

 

Chiusi in un mondo a parte, in un recinto domestico che oscilla tra lo Zoo di Tennessee Williams e un set di Ingmar Bergman, tre personaggi senza nome, il padre romantico e fragile, la madre onnipotente e manipolatrice, e la dolce “innocua figlia” non poi così candida, si amano lungo gli anni di un amore malato e claustrofobico, sfidandosi a colpi di seduzioni, ricatti, tentazioni morbose, ambizioni frustrate, fino ad annientarsi l’un l’altro in un rituale di umiliazione, mutilazione, eliminazione prima emotiva e poi carnale. Il romanzo si presenta come un monologo ossessivo, un dramma della memoria raccontato dalla figlia che ricorda in un lungo flashback. Questa in sintesi la storia di “Zoo” (Fazi, euro 12,50),  nuovo romanzo di Isabella Santacroce, dark lady della letteratura italiana, autrice di romanzi cult, quali “Destroy”, “Luminal”, “Lovers”,  che hanno infettato come un virus inestirpabile la crescita di migliaia di adolescenti.

Zoo” è il tuo primo romanzo che sposta l’attenzione sulla necessità di narrare un’esperienza familiare. Come è nata l'idea e come si è sviluppata?

“Zoo” racconta una storia veramente accaduta, ho conosciuto la protagonista, è stata lei stessa a chiedermi di scriverla. Le famiglie sono per me delle grandi macchie che nascondono del buio dentro, con zoo sono andata a prenderlo, l’ho portato nella luce. Zoo è il primo libro
che scrivo senza ascoltare musica, volevo ci fosse silenzio per sentire la voce della protagonista della storia, mentre lo scrivevo la sua voce diventava la mia. L’ho scritto di notte, quando nel palazzo in cui vivo andavano tutti a dormire, quando c'erano pochi rumori per strada. In quel silenzio ho trovato la dolcezza feroce che mi serviva per raccontare ciò che è
successo.
Come mai la scelta di passare da una grande casa editrice come Mondadori ad una piccola e agguerrita realtà come quella di Fazi?
Avevo bisogno di una casa editrice che avesse il cuore che ho messo dentro il libro. Quando ho finito di scriverlo l’ho mandato alla Fazi, sentivo che era il posto giusto dove lasciare questo mio nuovo figlio.
La tua prosa, hanno scritto, “è una mina antiuomo che esplode schegge di violenza e lirismo, sete d'amore e bisogno di fare e farsi male, gocce di passionalità e neurolettici”. Ti ritrovi in questa definizione?
Per me la scrittura è rivolta, io mi sento una rivoltosa, una strana guerriera spaventata e coraggiosa, da questo nasce l'idea di farmi fotografare con un maschera. L'inchiostro è la mia arma. Si, violenza e lirismo, amore e rabbia, dolcezza e morte.
Quali libri hanno scandito la tua formazione?
Non lo so, la vita mi è servita tanto, ciò che più ho letto è la vita. Ho letto anche libri, alcuni di questi sono stati importanti, ora non lo sono più, per questo non mi piace ricordarli. Il libro che più ho amato e amo è una fotografia di Diane Arbus, ritrae tre sorelle gemelle sedute
sopra a un letto, in loro ho visto moltissime parole, è il più bel libro
che ho letto sulla solitudine.
Un libro di un autore italiano che consiglieresti ai nostri lettori?

“Parassiti” di Massimiliano Governi, è come una fotografia di Diane Arbus.

 

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recensione

di vertigine (21/02/2006 - 10:08)

Epifanie amorali

di Giorgio Tesen

La macinatrice di Massimiliano Parente è stato pubblicato nel giugno del 2005 dalla casa editrice peQuod. L’autore, trentacinquenne alla sua quarta opera, scrive per il settimanale di cultura “Il Domenicale” e, come recita una nota nel risvolto di copertina del volume “non è un giornalista”. C’è da aggiungere che l’autore pubblica un romanzo in un momento critico della produzione letteraria degli autori appartenenti alla sua generazione, critico perché negli ultimi due anni, sotto i colpi di un mercato letteralmente invaso dalle saghe epiche di hobbit & maghi e malgrado l’imperversare di codici & graal in salsa pariglia con vere e proprie ‘sezioni’ di librerie monotematicizzate, si è sviluppata una sensibilità del lettore nei confronti di romanzi come questo, buon segno anche perché il romanzo in questione non è l’esordio di un autore esordiente.
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