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2006

di vertigine (24/02/2006 - 11:47)

Da Desiati a D'Attis, da Romano a Piva, da Zambetta alla Liguori

Scrittori di Puglia: un 2006 tutto da leggere

di Rossano Astremo

 

 

Promette davvero bene il nuovo anno sul versante della narrativa made in Puglia. Se il 2005 è stato l’anno della consacrazione internazionale del giallista Gianrico Carofiglio e l’anno che ha segnato l’unanime successo di critica ottenuto da Raffaele Nigro con l’intenso “Malvarosa”, il 2006 darà spazio ad un numero notevole di giovani scrittori, che con sempre maggior intensità vanno affermandosi sulla scena nazionale. Attesa per la seconda prova narrativa dello scrittore di Martina Franca Mario Desiati, dopo il promettente esordio di “Neppure quando è notte” (2003), la cui uscita è prevista per metà marzo. Il titolo è “Vita precaria e amore eterno”. Il romanzo, pubblicato da Mondadori, racconta la storia di Martin, giovane meridionale trasferitosi a Roma, vittima di quel precariato lavorativo che sta falcidiando un’intera generazione. Martin da precario diventa un uomo contraddittorio e dagli ideali confusi: imbroglione, qualunquista, egoista, razzista, sessuomane, corrotto, meschino, pigro, pronto a tutto per un giorno in più di benessere, per uno scherzo di cattivo gusto, per esaudire i propri istinti primari. “Ma soprattutto – aggiunge Desiati – Martin è terrorizzato da qualunque cosa: da un aereo di linea, da un autobus troppo pieno, da un pakistano, dai vicini di casa. L’unica sua ancora di salvezza è Toni, la sua compagna”. Ad aprile è prevista l'uscita di "Montezuma airbag your pardon", romanzo d'esordio del salentino Nino D'Attis, uno dei fondatori della web-zine "Blackmailmag", che verrà pubblicato nella nuova collana di narrativa contemporanea della Marsilio. La storia si svolge nel dicembre del 1999, poco prima del tuffo nel nuovo millennio. Quando c’erano ancora le lire, il governo D’Alema, Taribo West al Milan e Paola Barale in posa sul calendario di GQ. Quando c’era ancora "il pirata" Pantani. Uomo del Sud trapiantato a Bologna, addetto alla sicurezza in un centro commerciale, una moglie incinta, erotomane, manesco e spaccone, il protagonista di questo romanzo sogna una vita GQ - fighe da calendario, auto di lusso, un guardaroba firmato, viaggi intorno al mondo – e nel frattempo passa le sue giornate ad affrontare zingare e taccheggiatori e le sue notti tra enormi bevute e incontri sessuali con prostitute e mature ninfomani, incamerando rabbia e frustrazioni. A mandare definitivamente in frantumi il suo precario equilibrio e le sue illusioni patinate arriverà un fantasma dal passato, una donna che credeva sepolta e dimenticata per sempre, e che invece torna a tormentarlo.  Tra luglio e settembre sarà pubblicato il nuovo romanzo di Livio Romano, lo scrittore di Nardò, al suo terzo libro dopo “Mistandivò” (2001) e “Porto di mare”(2002). “Niente da ridere”, questo è il titolo, edito anch'esso da Marsilio, è la storia di Gregorio, trentacinquenne piccolo borghese e capro espiatorio d’una serie di problemi gravissimi che in quella famiglia allargata quotidianamente si susseguono. E’ un uomo che si fa scorrere addosso tutto, che si immola con una certa propensione all’autoflaggellazione, che nonostante tutto ha sviluppato un salubre cinismo nei confronti di parenti, paese, vita civile e politica, un’amante platonica, la moglie, i figli, tutto il mondo che lo circonda. “Ovviamente – ci dice l’autore - nonostante gli argomenti serissimi affrontati e nonostante la scelta di occuparsi della gente comune e dei suoi problemi spiccioli e minimali: il tono è ironico dall'inizio alla fine, se non proprio comico (da qui il titolo) qua e là”. Uscirà a settembre, inoltre, nella prestigiosa collana Stile Libero dell’Einaudi, “Apocalisse da camera” di Andrea Piva, scrittore barese, che dopo aver scritto il soggetto e la sceneggiatura di “Lacapagira” e “Mio cognato”, film diretti dal fratello Alessandro, si cimenta con la forma romanzo. “ ‘Apocalisse da Camera’ – dice Piva - è il racconto tragicomico di una giornata particolare nell’ordinaria vita di Ugo Cenci, un trentacinquenne della buona borghesia barese che lavora come assistente di un professore di Filosofia del Diritto alla facoltà di giurisprudenza di Bari. Ossessionato dalle donne e dal sesso, legato ai propri genitori in un rapporto malato e contraddittorio, dedito a un uso più o meno saltuario di alcool, tabacco e cocaina, Ugo è un ragazzo come tanti della nostra contemporaneità. Quello che lo rende forse unico è il suo sguardo sul mondo, una specie di feroce, sarcastico disincanto sulle cose: attitudine che, se il più delle volte lo aiuta ad accettare i piccoli e grandi compromessi quotidiani del lavoro e degli affetti, altre volte lo inchioda a una tesa e dolorosa immobilità, tutta avvitata su se stessa. Immobilità che spesso, come istericamente, si sviluppa in violente pulsioni autodistruttive”. Concludiamo questo breve viaggio segnalando due uscite, previste nel 2006, della PeQuod, meritevole casa editrice di Ancona. “Le distanze” è il romanzo di esordio dello scrittore barese Massimiliano Zambetta, che, ancora una volta, ha come tema il precariato lavorativo. “Il correttore”, secondo romanzo della leccese Elisabetta Liguori, dopo il fortunato esordio di “Il credito dell’imbianchino” (2005), è la storia di una giovane coppia, lui magistrato, lei avvocato, il cui rapporto è strenuamente messo alla prova dalla forzata separazione dettata dal lavoro. Le premesse per un nuovo anno denso di storie da leggere ci sono tutte. Non ci resta che aspettare.

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