Archivio Aprile 2006
ancora dies irae
di vertigine (06/04/2006 - 11:32)
Da DIES IRAE di Giuseppe Genna
Paola C. – Berlino Ovest – Marzo 1989"“Hai pfenning?”
Chiedere un marco è troppo. Con un tedesco zoppicante, poi, da immigrato.
“Hai pfenning?”
Passano, non la osservano nemmeno, lei è seduta sul gradino esterno alla quarta vetrina di Wertheim in Kurfürstendamm e ha già avuto problemi con quello della sicurezza, che è venuto due volte a dirle di andarsene, controllava se era fatta, ma lei non è fatta. Wertheim è colorato tanto quanto Berlino è grigia. E’ grigio ovunque a Berlino e soltanto la roba accende colori da tropici, in un viaggio in acido le è sembrato, anni fa, addirittura di camminare sulla sabbia calda di una spiaggia dominicana, una spiaggia stretta tra negozi incendiati da neon multicolori di nuova fattura, ed era la Genthinerstasse. Oggi non è strafatta. Appena un po’ di valium, per calmarsi in vista dell’operazione da ragazzi che doveva compiere. Ha appena rubato un golf, da Wertheim, lo indossa sotto un altro golf, e le sembra legittimare finalmente un atto di giustizia: starsene lì a pochi metri dalla porta a vetri automatica da dove è uscita dopo un furto, starsene lì, a chiedere mezzo marco a chi passa, uomini grigi e donne impettite o curve o strafatti come lei, perché qui a Berlino sono migliaia quelli strafatti.
Fa freddo. Dentro, fuori, sopra, sotto.
I berlinesi emanano gelo, glaciazione.
Un giovane qui rischia di morire tra i ghiacci, se non si è procurato una pelle animale degna di un adulto, degna del capobranco. Un giovane qui entra a passi veloci nell’illusione del capobranco.
E si procura pellicce artificiali per difendersi dal gelo artico berlinese.
Metedrina.
Mandrax.
Captagon.
Lexotan.
Valium.
Eroina.
Cocaina, solo se ti gira la grana, e per fare speedball.
Lsd.
Oggi non è strafatta e si gode il calore suplettivo del golf che ha rubato dentro Wertheim. Ha molti marchi, sotto il secondo golf, deve incontrare Markus, deve procurarsi la roba per lei e Alexander, che adesso starà battendo per i culi alla Busche, il club omo in Mühlenstrasse. Alexander non è culo, non è nemmeno bisex. Va alla Busche per le marchette che, dopo l’anno di galera quando è stato beccato per un affare di pushing, dove era il galoppino, sono diventate l’unica entrata. L’unica entrata per procurarsi la roba, almeno roba non tagliata troppo. I culi sono più ricchi e si sentono più immorali e perciò avvertono una colpa che li schiaccia, e loro cercano di schiacciare la colpa a suon di marchi. Per Paola le marchette sono un problema, ma è l’unico modo, quando non è fatta porta i clienti nei cessi pubblici della Bundesplatz davanti al vecchio palazzo del potere, un altro colmo del sarcasmo, sono i migliori cessi di Berlino, un posto pulito e chiaro che non le comunicava ansia, anche perché se era lì non era fatta e poi aveva in borsa la bomboletta antiaggressione che le aveva procurato dalla Francia Alex, qui è illegale, sono i migliori cessi pubblici di Berlino, enormi, le porte arrivano al pavimento e quindi non c’è la solita feritoia da paranoia ad altezza piedi, alle pareti non ci sono buchi, e poiché sono i migliori cessi di Berlino si erano suicidati lì già parecchi bucomani, ma non si vedevano pulotti, lei smarchettava pulito, licenziava il cliente e restava nel cesso e allora, soltanto dopo, si faceva nel magnifico posto chiaro e pulito e bene illuminato sotto la Bundesplatz.
Altrimenti, quand’era fatta o strafatta, intorno alla Potzdamerstrasse, che adesso era strapiena di turchi, oltre che di puttane, le più strafatte. Alex l’aveva strappata a un pappone che la voleva sotto di lui, Alex si era presentato con il giro di Lehninerplatz, Markus e tutti gli altri, e la cosa si era risolta, ma Paola non capiva comunque niente quando era in Potzdamerstrasse, se era lì era perché era strafatta.
“Qualche pfenning?”
I berlinesi sono stronzi e meritano di morire, sono nazisti per natura. Era tutto finito. Niente più movimento. Niente punk. Inveramento del Punk: futuro zero. Era punk, Paola, quando era sbarcata a Berlino, in fuga, sempre in fuga, il suo nero passato, nero cavo orale della bocca distorta che ansima roca dopo che i denti hanno digrignato, in fuga da Pioltello, il paese dove era nata, cresciuta e marcita nell’arco di pochi anni, nell’hinterland di Milano, un luogo chimico, in fuga dallo squat milanese sgomberato perché la proprietà dello stabile aveva...
Vide a una trentina di metri Markus.
Si alzò, fiera e felice del golf che aveva rubato, si voltò verso l’addetto alla sicurezza del Wertheim, alto massiccio e pelato, come tutte queste SS post-nazi, come dev’essere un pulotto o un parapulotto che sta a spiare cosa c’è nelle borse delle sciure che escono dal Wertheim, e gli fece il dito medio alzato e andò verso Markus, che sorrideva, era fatto ma sorrideva."






Ultimi commenti