intervista
Gli alieni secondo Tommaso Pincio
di Rossano Astremo
Come mai gli extraterrestri hanno impiegato secoli e secoli per entrare compiutamente nel nostro immaginario quotidiano? È soltanto un caso che gli alieni siano giunti fra noi all'indomani della seconda guerra mondiale? E che dire della loro spiccata predilezione per gli Stati Uniti? A tutte queste ed ad altre domande risponde Tommaso Pincio in “Gli alieni” (Fazi, euro 16), suo ultimo e recente lavoro, pubblicato ad un anno di distanza dal lisergico romanzo “La ragazza che non era lei”.Chi conosce le tue opere narrative prima o poi avrebbe dovuto aspettarsi questo libro sugli alieni. I tuoi romanzi giocano molto spesso con questa relazione con l’ “oltreumano”. Quando è iniziata questa tua “passione” per gli alieni? Hai qualche aneddoto in proposito?
È andata più o meno come racconto in “Un amore dell'altro mondo”: da bambino pensavo di essere un piccolo alieno che per qualche ragione era stato punito e costretto a vivere sulla Terra in una famiglia che non era la sua. Speravo che un giorno o l'altro i miei veri genitori mi venissero a riprendere con un disco volante. Non è mai accaduto. Col tempo ho cercato di farmene una ragione, ma non è che abbia perso del tutto la speranza. Disfarsi dei
fantasmi dell’infanzia è impossibile.
Quanti film, serie televisive e libri hai ingurgitato sul tema degli extraterrestri?
Moltissimi film e tante serie televisive. Quanto ai libri, relativamente pochi. La saggista sull’argomento è spesso noiosa e inconcludente. Non di rado rasenta anche il ridicolo. Del resto, non potrebbe essere altrimenti. La ragione per cui l’ufologia non viene considerata una scienza è l’impossibilità di un accesso diretto al suo oggetto di studio. Gli alieni sono elusivi per natura. Ci provocano con fugaci apparizioni ma alla resa dei conti puntualmente si ritraggono, quasi pretendessero un nostro atto di fede. Vogliono che crediamo in loro alla stessa maniera in cui si crede alla favole o in Babbo Natale. La loro dimensione ideale è il mito, non la realtà in cui pretendiamo di vivere. Per questo le riflessioni più serie e
credibili sugli extraterrestri vanno cercate nel cinema di fantascienza.
Perché non dedicarti al tuo quinto romanzo? Per liberarti da un’ossessione personale? Per cercare di chiarire alcuni punti oscuri sulla questione degli alieni che sono sconosciuti a gran parte del pubblico o per altre ragioni?
Il libro sugli alieni è nato quasi per caso. Mi si è presentata l’occasione e l’ho colta al volo in quanto volevo evitare di immergermi subito in un nuovo romanzo. Ti sembrerà incredibile ma le storie che racconto le vivo mentre le scrivo e “La ragazza che non era lei” è stata un’esperienza difficile da vivere.
è da poco consultabile in Rete ALIENS DON'T SUCK!, un periodico di integrazione non violenta degli extraterrestri da te curato (www.webalice.it/tommasopincio). Che tipo di spazio sarà?
Uno spazio anarchico con regole precise. Una di queste è di non usare il web alla stregua di un contenitore dove accumulare materiali a tempo indeterminato. Ogni due settimane i contenuti verranno cambiati senza dare ai visitatori la possibilità di accedere ai numeri precedenti. L’accesso limitato è la principale direttiva imposta dagli alieni al fine di giungere a un’integrazione pacifica con noi terrestri.
A proposito del prossimo romanzo, è già in cantiere qualcosa?
Ha un titolo provvisorio: “Apocalypse Rome”. Dal che ognuno potrà evincere che sarà ambientato nella città in cui sono nato. Ovviamente, trattandosi di un mio romanzo sarà una Roma alquanto devastata dalla mia immaginazione. Il cantiere è già aperto ma contemporaneamente sto lavorando ad un altro libro che andrà in stampa prima del romanzo e sul quale preferisco mantenere il riserbo.
Per concludere questa nostra chiacchierata?
Soltanto il monito il finale: gli alieni esistono ma forse è meglio se non ci crediamo.
intervista
Zandegù, casa editrice con tanta voglia di crescere
di Rossano Astremo
Per partire, un po’ di retorica non guasta: in un Paese come l’Italia in cui i lettori sono putride mosche bianche e l’editoria è nelle mani di pochi potenti che bavosi arraffano tutto, che senso ha dare vita ad una nuova casa editrice? Lo abbiamo chiesto a Marianna Martino, ventiduenne di Torino, a capo della casa editrice Zandegù, piccola realtà editoriale che ha tanta voglia di crescere.
Allora Marianna, come è nata l’idea di aprire una casa editrice?
L’idea nasce dopo che ho finito il master Holden. Che fare? Non è che proprio i lavori da scrittore piovano dal cielo, tanto meno sei hai solo 20 anni e esperienza zero. E poi, a dirla tutta, a me di scrivere non mi andava per niente, perché durante il master avevo scoperto una grande passione per l’editing e la revisione dei testi altrui. Così, un giorno, mio papà mi ha detto perché non apri una casa editrice? E io ho pensato, perché no? Sarà difficile, ma sai che divertimento e che soddisfazione? All’inizio ero spaventatissima, non sapevo cosa fare, da dove cominciare. Allora ho frequentato dei corsi di editoria, ho studiato libri, ho chiesto consigli ad altri editori e alla fine ero sempre più convinta e mi sono messa a cercare i testi da pubblicare. È stato complesso e spesso avevo momenti di smarrimento, ma grazie all'appoggio dei miei genitori e del mio ragazzo ce l'ho fatta e ho tenuto duro. Però non sono completamente sola. Con me, collaborano Antonio, il grafico, e Marco, che si occupa dei contratti.
Qual è la linea editoriale della casa editrice?
Zandegù pubblica racconti e romanzi italiani surreali. Cioè storie che esaltino l'aspetto buffo e assurdo della vita di tutti i giorni. Racconti rocamboleschi del quotidiano. Ma anche favole moderne, con aspetti tipicamente fantastici. Insomma, pubblico tutto ciò che è molto divertente, originale e fuori dal coro.
Un accenno ai primi due titoli usciti?
I libri usciti per primi, a marzo 2006, sono due raccolte di racconti, “Hollywood Party”, antologia di giovani autori, e “Cosa faccio quando vengo scaricato” di Simone Marcuzzi. La prima è una raccolta di nove racconti ispirati ad altrettanti film famosi americani dagli anni 50 ad oggi (da La donna che visse due volte a Million dollar baby). I racconti sono intervallati da tre "pareri dell'esperto", scritti da Marco Ponti, Steve Della Casa e Bruno Fornara.La seconda uscita è una raccolta di storie d'amore tipicamente maschili, cattive, sboccate, audaci, divertentissimamente feroci.
I prossimi libri?
A breve, metà maggio, esce il primo romanzo “I sassi vanno matti per le sasse” di Roberto Tossani, una storia di sassi che contengono misteriosi ricordi al loro interno, di un uomo che li sa leggere, ma ha un brutto rapporto con le donne. E un rapporto migliore coi palloncini colorati.Tra settembre e novembre usciranno altri tre romanzi e un'altra raccolta.
Scrittori preferiti?
Gli autori che più amo sono Amelie Nothomb, Yehoshua, Saramago, Bradbury, Ammaniti, Nori. E poi il mitico Lansdale. Irraggiungibile!
Quali le speranze e le paure? La strada che hai intrapreso è impervia, no?
La mia speranza è di diventare un marchio che sia sinonimo di qualità, bei libri, scritti bene, storie interessanti e tematiche mica da ridere. Però ridendo! Cioè grandi pensieri detti senza annoiare il lettore con tanti giri di parole. La mia paura più grande è di deludere gli autori che si sono affidati a me e che con me si sono lanciati in questa epica avventura. E spero proprio di non deluderli mai.
I primi riscontri di critica e pubblico?
Per il momento mi sembra che ci sia un buon interesse. Piccolo ma positivo. Quindi, non mi resta che lavorare sodo perché il riscontro aumenti!
Qualcosa da aggiungere?
L'indirizzo del mio sito www.zandegu.it e quello del mio blog www.zandegu.splinder.com, dove racconto le mie vicissitudini da editore.
intervista uscita su www.booksblog.it






Ultimi commenti