caos scrauso
quelli dell’Accademia degli Scrausi hanno aperto un blog. Con una motivazione: candidare Caos Calmo di Sandro Veronesi al Premio Strega. Di più: alcuni di loro hanno scritto-stanno scrivendo- interventi da diffondere via web per motivare la motivazione. Su Vertigine ospitiamo l'intervento di Giuseppe Antonelli.

Caos
I ragazzi sono tornati a surfare. Sfidano il vento e le onde, disegnano traiettorie che s’incrociano. Dopo anni i fratelli Paladini sono tornati a sentirsi ragazzi, a dispetto dell’età; sdraiati sulla spiaggia si godono al sole la spossatezza salata, quando sentono – dal mare – grida d’aiuto. Il romanzo si apre così, con un avvio bruciante tutto basato sulle coincidenze. Quando ancora non sappiamo chi sia il protagonista e che vita faccia, lo troviamo che si tuffa per salvare una donna sconosciuta; poi torna a casa e scopre che in quegli stessi minuti la sua compagna, Lara, è morta improvvisamente (non ci si dice né come né perché) sotto gli occhi della loro figlia di dieci anni, Claudia. Tutto questo a pochi giorni dal matrimonio deciso per coronare un’unione che durava da dodici anni, così che al posto del matrimonio si celebra il funerale. Sembrano solo coincidenze. Una maga, poco tempo prima del suo aneurisma cerebrale, aveva detto a Lara che sarebbe morta giovane e adesso «combinazione, è morta, ed è solamente il senno di poi a far sembrare inquietanti quelle parole» (come dice Pietro Paladini, top manager). Ma se nella vita le coincidenze possono esistere, nella letteratura no, o almeno non senza un significato. Il caos calmo in cui il protagonista galleggia per tutto il libro è – come ci viene spiegato quasi subito – lo stato di grazia in cui si svolge la vita dei bambini. «Il caos semplice e fondamentalmente calmo nel quale vivrebbero tutto il tempo, se gli fosse permesso, senza comprendere fino in fondo la maggior parte delle cose che accadono ma, proprio per questo, con la capacità di viverle molto intensamente». Quando Pietro, nella sua recente condizione di vedovo, accompagna la figlia il primo giorno di scuola, si accorge che – nei momenti in cui entrano in contatto con quel mondo – «i genitori mollano per un breve lasso di tempo la civiltà a cui sono inchiodati» e rimangono intrisi di quel caos. Ecco: la sua scelta, dapprima inconsapevole, è quella di prolungare a oltranza il lasso di tempo, per rendere permanente la condizione in cui quei «genitori-regrediti» vivono solo pochi minuti. Vivere nel piazzale sotto alla scuola di Claudia. Perché «questo è il posto» – this is the place, cantano i Radiohead proprio mentre lui lo pensa – in cui Pietro ritrova sempre la calma; il posto in cui fermarsi per poi «tornare a casa sereno, col cuore pieno di caos e di tranquillità». Il lutto ha su Pietro questo strano effetto: invece di farlo chiudere nel dolore, lo fa uscire allo scoperto, come la pioggia con le lumache, costringendolo a mettere la sua vita – letteralmente – in piazza. Così, per la prima volta esce dal guscio in cui tutti siamo abituati a vivere sottovuoto, inscatolati da una cronica urgenza che ci tiene in costante affanno, ormai incapaci di entrare in contatto con gli altri e con le nostre stesse emozioni. E fuori dall’incubatrice ansiogena dei ritmi lavorativi, si rende conto che «la gente pensa a noi infinitamente meno di quanto crediamo». Ma anche noi pensiamo molto poco alle persone che ci circondano. Hai un momento, io? basta smettere di pensare a sé per un po’ e si prende a vedere tutto con occhio diverso. Caos calmo è un libro che ho amato subito, fin dal titolo allitterante e ossimorico, fin dalla prima potente scena del salvataggio in mare; un libro carnoso, che sa di vita senza essere mai banalmente autobiografico. È – per Sandro Veronesi – il libro della maturità, il romanzo importante che tutti aspettavamo da quando Gli sfiorati avevano confermato il suo straordinario talento narrativo. Un libro studiatamente orizzontale, concentrico, che ipnotizza a poco a poco il lettore, trascinandolo con sé nelle sue spire, verso la serena condizione di quegli yogi che rallentano le proprie funzioni vitali fin quasi a fermarle. Ammesso che una cosa bella debba necessariamente servire a qualcosa.
Giuseppe Antonelli , “Lo sbarellato” per l’Accademia degli Scrausi
premio strega, i candidati
Ecco gli undici candidati per la vittoria del Premio Strega 2006
(Io spero vinca Veronesi)

Massimo Cacciapuoti, di Napoli, infermiere, con L’abito da Sposa (Garzanti); di lui Segio Campailla, uno dei due proponenti al Premio, ha detto: “dei fardelli antichi, che pesano sulle spalle, alla fine si scaricano, esprimendosi”.
Sergio De Santis, di Napoli, giornalista, con Cronache dalla città dei crolli (Avagliano); Raffaele la Capria ha detto: “c’è la caverna primordiale, e gli uomini della caverna. Solo che la caverna è Napoli”.
Francesco Fontana, di Mestre, metereologo, con L’Imitatore di corvi (Feltrinelli); Maurizio Maggiani ha detto: “è la storia di un circo che gira la Germania portando carrozzoni di mostruose meraviglie, è la storia di una reclusione forzata che ridà allo spirito libero e sensuale di Fritz una dimensione inattesa”.
Pietro Grossi, di Milano, con Pugni (Sellerio); Salvatore Nigro ha detto: “uno stile scuro e inconfondibile. I racconti i Pugni ritagliano storie di intima vita quotidiana, e le distruggono là dove tutto incalza e costringe a misurarsi con le incertezze”.
Lucrezia Lerro, poetessa, con Certi giorni sono felice (peQuod); Vivian Lamarque ha detto: “Un lupo dentro la pancia di Cappuccetto Rosso. Un lupo vivo e tra i più affamati e spaventevoli che un lettore abbia mai incontrato”.
Giuseppe Manfridi, di Roma, drammaturgo, con Cronache del paesaggio (Gremese); Alberto Bevilacqua ha detto: “C’è una aspirazione alla totalità di impronta musiliana”.
Massimiliano Palmese, di Roma, autore teatrale, con L’Amante proibita (Newton Compon); Renato Minore ha detto: “mi ha convinto”; e Arnaldo Colasanti: “un libro semplicemente vero. Ne siamo entusiasti”.
Claudia Patuzzi, di Roma, insegnante, con La stanza di Garibaldi (Manni); Vincenzo Consolo ha detto: “è scritto bene, in modo chiaro ed essenziale, comprensibile e mai banale, cosa rara ai nostri giorni”.
Wilson Saba, di Roma e Bologna, attore, con Sole & Baleno (Il Foglio); Paolo Terni ha detto: “Il testo è abitato da un vero e proprio atto di fede, davvero furibondo e appassionato, una testualità forte, significativa, non autoreferenziale, processiva e necessaria”.
Sandro Veronesi, di Firenze, scrittore, con Caos Calmo (Bompiani); Tullio de Mauro ha detto: “Dalla prima pagina del ‘surf’, di pagina in pagina, come tanti, sono stato trascinato dalla corrente del racconto; coglie, mi pare, il correre inutile, vuoto, che ci affligge”.
Rossana Rossanda, giornalista, scrittrice, con La ragazza del secolo scorso (Einaudi); Dacia Maraini ha detto: “si scopre una persona tenerissima, anche fragile, ma capace di una amara e divertita ironia nel racconto dei propri abbagli e di quelli di tutta la sinistra, pur non rinnegando le ragioni di quelle scelte”.






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