estratto
THOMAS PYNCHON
estratto da Entropia

Quando era giovane, a Princeton, Callisto aveva imparato uno statagemma mnemonico per ricordare le Leggi della Termodinamica: non si può vincere, le cose peggioreranno prima di migliorare, e chi può dire che andranno meglio. A 54 anni, alle prese con il concetto di universo secondo Gibbs, si rese improvvisamente conto che quella formuletta da studente si era rivelata profetica. Quel sottile labirinto di equazioni divenne per lui la visione di una morte calorica finale, cosmica. Certo aveva sempre saputo che un motore o un sistema può funzionare con un rendimento del 100% soltanto in teoria; e che secondo il teorema di Clausius l'entropia di un sistema isolato aumenta continuamente. Tuttavia, fu soltanto quando Gibbs e Boltzmann applicarono a questo principio i metodi della meccanica statistica che esso gli apparve in tutta la sua importanza terrificante: solo allora capì che ogni sistema isolato — una galassia, un motore, un essere umano, una cultura o qualsiasi altra cosa — deve evolversi spontaneamente verso lo Stato di Maggiore Probabilità. E così nel triste autunno morente della mezza età, fu costretto a rimettere radicalmente in discussione tutto quanto aveva imparato fino ad allora; tutte le città, le stagioni e le passioni casuali della sua vita andavano riviste in una luce nuova e vaga. Non sapeva se sarebbe stato all'altezza del compito. Era cosciente dei pericoli di un illusorio riduttivismo e sperava di essere abbastanza forte da non finire alla deriva, nella dolce decadenza di un fiacco fatalismo. Il suo era sempre stato un pessimismo vigoroso, all'italiana: anche lui, come Machiavelli, dava un 50% di possibilità alle forze della virtù e un altro 50 a quelle della fortuna; ma adesso le equazioni introducevano un fattore accidentale, e ciò spingeva le probabilità verso una proporzione così indicibile e indeterminata che lui aveva addirittura paura a calcolarla.






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