Ciao sono vertigine
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Archivio Giugno 2006

06/06/06

di vertigine (06/06/2006 - 16:38)

(Oggi è davvero una giornata strana. Volevo comunque segnalarvi su Il Manifesto di oggi un bel pezzo di Tommaso Pincio su Un mondo battuto dal vento, un libro uscito oggi per Mondadori che raccoglie i diari scritti da Jack Kerouac dal 1947 al 1954. In realtà nella stessa pagina è contenuto un delizioso box che parla del mio Jack Kerouac, il violentatore della prosa che vi riporto sotto)

Saggi

L'impronta religiosa

"Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa che essa non potrà più rifarsi una verginità. Appasionato cultore della lingua, Kerouac sa come usarla. Da virtuoso nato qual è, egli si compiace di sfidare le leggi e le convenzioni dell'espressione letteraria". Intorno a questo giudizio di Henry Miller ruota Il violentatore della prosa (Icaro, pp. 95, euro 10), un saggio nel quale Rossano Astremo ricostruisce le tappe evolutive di quello che egli definisce il "Proust d'America". Il volume contiene anche un documento di non poco interesse: l'appello che Kerouac inviò nel 1963 al giudice italiano che aveva ordinato il sequestro per oscenità del suo terzo romanzo, I sotterranei. Tra le tante cose, lo scrittore riconosce un debito nei confronti del Dostoevskij di Memorie del sottosuolo, e afferma inoltre in termini inequivocabili l'importanza della sua formazione religiosa: "Il mio modo di narrare affonda le radici nella mia esperienza di bambino cattolico che entra in un confessionale".

(Il Manifesto, 6 giugno 2006, pagina 12)

 

 

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Neuropa: quasi un anno

di vertigine (06/06/2006 - 11:01)

Un altro capitoletto di Neuropa di Gianluca Gigliozzi

 

IN CAMMINO VERSO LA CIVILTA’
 
Giorno di sole nelle Asturie—aprile di germogli, linfe e tepori—più arditi zampillano i rivi—più vivi orti e intrichi di corniole nei fossi—IO e Grisostome attraversano una macchia frollante—le fragranze dell’alloro e il leccio cordiale allietano il passo—finché non spuntano lungo siepi di sambuco striature rosee, di olezzo dolciastro, ma via via più aspro, fino al puro puzzo—e ora riconoscono le membra sconnesse, sbiancano di brutto, brividi scuotono le ossa frugali, nominano le parti sparse con ribrezzo e col cuore oppresso—al villaggio i due domandano di quel cadavere asperso—se trucidato da briganti o punito dai Santi Fratelli, resta ignoto—i frammenti esposti a rammentare a viandanti e nativi la retta via per riservarsi il cielo—dopo, è risaputo, i pezzi sono raccolti per collezioni—o per infarcire pasticci, da rivendere a miseri o viaggiatori—più tardi per una cittadella di pietra, roseti e orti, s’imbattono in un signore che in una gargotta ombrosa offre loro lombata con pere e rucola—narra d’esser stato tempo addietro proprietario di campagne rigogliose, di belle mandrie, di stupendi casali—ma tanta era la compassione di costui per le turbe di villani impoveriti, tanta la volontà di farsi strumento di giustizia e misericordia, che dopo aver tentennato assai, s’era deciso con tutta l’anima a donare i suoi beni, un po’ per volta, a miserabili di passaggio—ma da allora sente in sé crescere odio e ripugnanza per ogni creatura—e ogni suo fare è offuscato, e lo spirito stesso gli è ridotto—e maledice Iddio, schiere di santi, dominazioni e troni—e dopo essersi sfogato a parole, lo sputafiele passa a ingiuriare i due poveri fraticelli appena sfamati, li piglia anzi a calci nelle tibie spartane, e li abbandona tutti pesti sul selciato—li soccorre di là a poco una misericordiosa femmina, trovatasi a passare da quelle parti, che con l’aiuto d’un sellaio se li porta nella sua baracca—i fraticelli, riavutisi, rendono grazie alla salvatrice—se non che a quei due prende un colpaccio quando s’avvedono delle sue vesti succinte e della tentazione che ne sbalza—proprietà che è sempre bene tener al riparo, per non diffondere capricci—lei non ha l’aria di darci peso, se per selvatichezza o malizia non si può dirlo, su due piedi—al frate di poca fede viene un prurito d’altri tempi—il puro Grisostome la prega di rimediare all’istante a questa sconcezza—la predica è accolta con una smorfia d’incredula (non solo che li aiuta!)—più tardi i due devono lasciare in fretta e furia baracca e borgo, poiché s’è sparsa voce che abbiano allungato le manacce fratesche su quella bellezza tipica—IO trascorre la notte a rievocare l’oppressione soave di quelle carni lontane—lo disanima una luna di luce traboccante, con tutto il suo carico di poemi e proverbi che saettano dalla sfera esagerata—solletica, quella grassa luna, una propensione barbarica al vaticinio di futuri incombenti, e possibilmente tremendi

 

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aliens don't suck

di vertigine (06/06/2006 - 10:45)

il nuovo numero di
ALIENS DON'T SUCK!
periodico di integrazione non violenta degli extraterrestri

è on line al seguente indirizzo:
http://www.webalice.it/tommasopincio

 



umani, scrutate il web!

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