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sul quotidiano di calabria

di vertigine (22/06/2006 - 11:42)

in un saggio di astremo
Kerouac
sotto
processo

di MICHELE CHISENA



A chi gli chiedeva cosa fosse la Beat generation, Jack Kerouac rispondeva: «È un gruppo di bambini all'angolo della strada che parlano della fine del mondo». Una definizione che unisce e fa stridere, tra loro, il candore e il disincanto. A cinquant'anni dalla pubblicazione dell'"Urlo" di Allen Ginsberg, uno dei movimenti letterari più controversi della storia è tornato in auge. La pubblicazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di "Un mondo battuto dal vento. I diari di Jack Kerouac" è un'ulteriore conferma. Così come il saggio "Jack Kerouac, il violentatore della prosa" di Rossano Astremo.
Nel libro, edito da Icaro, il pugliese Astremo fa un'attenta analisi dello stile di Kerouac. «In Italia ­ ci dice ­ un lavoro di analisi non era stato ancora fatto. Fernanda Pivano ha messo in evidenza più che altro gli aspetti, oserei quasi dire, mitologici legati alla sociologia della letteratura».
Astremo, cosa ne pensa dell pubblicazione dei diari di Kerouac?
«Per quanto riguarda la pubblicazione dell'inedito, esso testimonia il passaggio dalla scrittura tradizionale che Kerouac portò a compimento nella "Città e la metropoli" (la prosa di Thomas Wolfe, in sostanza) alla scrittura più sperimentale. Questo è l'elemento che emerge con forza dalla lettura di questo diario che raccoglie scritti dal 1947 al 1956».
Cosa l'ha spinto, invece, a scrivere il suo saggio?
«Inanzitutto, la passione. I miei erano operai e a casa mia non avevamo libri. Sono stato io a riempire la nostra biblioteca. In seguito, pensai di scrivere una tesi sulla Beat generation che è stata all'origine della mia successiva analisi. "Jack Kerouac. Il violentatore della prosa" documenta che "Sulla strada", il maggior successo editoriale di Kerouac, non è stato lo scritto della svolta stilistica dell'autore, bensì sono "I sottorrenei" a rappresentare il carattere più avanzato delle sue idee sulla scrittura. Tre giorni e tre notti di pura scrittura come flusso d'idee ininterrotto».
Qual è l'attualità di Kerouac, Ginsberg e tutta la Beat generation?
«Ci sono differenze nel concetto di "beat" tra Ginsberg e Kerouac. Il primo declina il termine come una deriva sociale e politica: la beat generation ovvero il vangelo degli hippy, una rivoluzione politica. Kerouac, al contrario, non ha mai potuto sopportarli. È morto nel '69, proprio nel momento culmine di quel movimento. L'urlo di Ginsberg ha anticipato con i suoi contenuti visionari il '68. Per tornare all'attualità del movimento, penso che venga dato alla letturatura il compito di cambiare il mondo in meglio. Scardinare il conformismo della politica attuale: la letturatura che può arrivare dove la politica non arriva».

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