walter siti - troppi paradisi
WALTER SITI
tratto da “TROPPI PARADISI”
![]()
“Itsi Bitsi” era il soprannome, tratto da una canzone rock, che il suo
ragazzo dava a Iben Rasmussen, una delle più grandi attrici viventi. Lui
era appunto un cantante rock, anzi "il primo poeta beat che cantava in
danese", e si chiamava Eik Skalöe. Lei non recitava ancora, erano due
ventenni coraggiosi: lui si è suicidato nel 1968.
Chi non l'ha vista non sa che cosa possa fare Iben Rasmussen sul
palcoscenico; il suo corpo scrive quello che deve scrivere e la tecnica
non si vede; è un ragazzino di quindici anni, una donna sexy di trenta,
una vecchia, un folletto senza età; è Arlecchino, Anna Karenina,
l'ombra sfarfallante che una radice getta sul focolare; la sua voce è
metallica da automa, melodiosa da cantante di night, rauca da orco e
potente da generale. Il suo corpo è tutto meno che una forma fissa, o un
contenitore - è piuttosto, si direbbe, un reagente.
Le luci si sono spente, io lo spettacolo l'ho già visto e spero che stasera
sia al suo meglio, perché voglio che Sergio provi quel che ho provato
io. All'inizio sono nervoso perché mi sembra tutto diverso, con un'altra
scansione, mi sembra che ci siano più musiche e meno punti
commoventi. Quand'è che riceve la notizia che il suo ragazzo è morto, e
ha un ombrello giallo su cui cadono pezzetti di carta ? In quel momento
sta facendo la parte di Kattrin, la figlia muta di Madre Coraggio. Perché
questa è l'idea che ha reso possibile lo spettacolo: dopo più di vent'anni
da quella morte, finalmente il dolore vero, autobiografico, ha cessato di
essere muto. L'attrice che si era nascosta dietro il teatro e la disciplina è
riuscita finalmente a parlare di sé, ma l'ha fatto usando frammenti delle
proprie interpretazioni. Il dolore è astuto, è una talpa, è un re. Ma
bisogna lasciarlo lavorare.
Lei mi sembra meno in voce del solito, sono deluso - ma come se mi
avesse sentito, e se tra i circa duecento spettatori avesse captato la mia
scontentezza, d'improvviso comincia a sgolarsi, a lanciare grida enormi
e senza preparazione, così si farà male; sbircio Sergio con la coda
dell'occhio e lo vedo preso al laccio, lo spettacolo è decisamente un
altro ma anche questo funziona. Siamo tutti preoccupati per l'attrice,
non dovrebbe supplire con l'autolesionismo a una performance carente,
non per noi, non ne vale la pena. Poi tutto viene ripreso dalla
fisarmonica, lei è perfettamente padrona della situazione, riparla a voce
bassa; la partitura si ripete esattamente identica tutte le sere, compresa
l'impressione che sia ogni sera diversa; il parossismo masochista era
un'illusione tra le altre, ma non facciamo in tempo ad ammirarla che si
riaccendono le luci. Nessuno ha la prontezza di spirito di applaudire.
Solo adesso mi accorgo che Sergio sta piangendo come un vitello,
senza ritegno, mormorando smarrito una frase del testo: "ci sono forze
buie in cui si è ciechi, e ci sono forze buie che danno conoscenza". Lo
dirigo verso un angolo deserto vicino al fiume, mi abbraccia e insiste
con un'altra citazione, "la piccola fiamma che cerco di proteggere".
Dice “Walter , sarai tu la mia fiamma ? io non voglio restare come sono,
voglio che la mia vita abbia un significato".
Quella cosa strana, strana, strana che è un corpo: ho sempre pensato, e l'ho fatto per sessant'anni, che si potessero desiderare solo i corpi – che l'anima, il carattere, la forza morale venissero dopo. Perché nel corpo è iscritto quel lampo di cui l'anima, il carattere, la forza morale non sono che tardivi surrogati.
Forse non è così. Forse c'è un'energia simultanea
di cui il corpo è solo uno dei poli, e che ho sempre mancato.
La faccetta di Sergio si ricompone dopo la tempesta, stringendolo sento
la forza delle sue braccia snelle; è già ritornato sui prati dietro casa,
paragona quello che ha visto alle fiction televisive e ha l'esatta nozione
della pura merda. La contessina napoletana che dichiara "io per la
recitazione sarei disposta a tutto", ed è arrivata con una
raccomandazione di Mastella; quelli che sperano di "imparare facendo",
due attori da cinquanta pose per la Lega e un generico per il Cdu.
Ci rotola tra i piedi un cartone fumigante, due donne urlano e c'è
un'edicola di giornali che sta bruciando. Ma una bambina è rimasta
intrappolata tra l'edicola e il muro, le vampate sono alimentate dal vento
e le due donne non osano avvicinarsi - assicurano che stanno arrivando i pompieri. Sergio si toglie il cappotto, è un attimo, se lo getta sulla testa
e si lancia nel fuoco; ne esce dopo pochi secondi con la bambina che
strilla e odore di lana bruciata e lui che sfrega il cappotto sull'asfalto.
libro da custodire
|






Ultimi commenti