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Sabato seconda edizione della Festa dei Lettori
Lettori di libri, la Puglia un modello da seguire
di Rossano Astremo
Un avvertimento per chi si accinge a dare uno sguardo all’articolo in questione: sarà pieno di cifre, numeri, statistiche e percentuali. Eppure parlerà di libri, quegli oggetti tridimensionali pieni di fogli rilegati cosparsi di grafemi, parole, frasi, discorsi, storie ed emozioni. Cominciamo. Oltre il 50% di italiani nel corso del 2005 non ha letto neanche un libro. La situazione peggiora di molto se si considera il nostro Sud. Diciamo pure che il mercato editoriale è nelle mani di una piccola fetta, circa il 10%, di cosiddetti lettori forti che leggono tra gli 11 e i 20 libri l’anno e che tengono in piedi la baracca.Gli italiani spendono 64,95 euro pro-capite l’anno per acquisti di libri, pari ad una serata in trattoria per due (ben diverso dai norvegesi che spendono 208,75 euro pro-capite, tre volte tanto). A 2,02 euro pro-capite l’anno ammontano le risorse disponibili per acquisto di libri da parte delle biblioteche di pubblica lettura. Lo stesso prezzo di un cappuccino al bar. 3,31 euro è l’investimento annuo per studente delle scuole italiane per acquistare libri e riviste per la biblioteca scolastica: una colazione completa al bar. 0,31 centesimi di euro è la spesa giornaliera per acquisto di prodotti e sussidi didattici per studente. E con questa cifra cosa si può comprare in un bar?Di chi è la colpa? Nel nostro caso va imputata principalmente alla scuola. Senza demonizzare tutto il sistema. Nelle scuole si fa ancora troppo poco per stimolare gli alunni alla lettura di libri di narrativa o di poesia, al di fuori della prassi didattica.Il raffronto con gli altri Paesi europei è persino imbarazzante: Un solo esempio, Francia e Germania hanno un mercato del libro per ragazzi che è 3 o 4 volte più grande del nostro. I dati da me sciorinati qui sopra sono emersi nei recenti Stati Generali dell’Editoria svoltisi a Roma nei quali gli addetti ai lavori hanno chiesto a viva voce l’ormai “mitica” Legge per il libro e il Ministro Rutelli sembra che abbia dato esito favorevole all’attuazione di una politica lungimirante riguardo alla “questione lettura”. Un cambiamento di rotta rispetto all’assoluto silenzio del precedente Governo.Ora, in sintesi, la mia piccola esperienza: proprio in questo periodo mi trovo coinvolto in un progetto dal titolo inequivocabile “Lettori di libri in Puglia”, portato avanti dall’Università di Lecce. L’obiettivo è quello di determinare lo stato della lettura nella nostra Regione con uno sguardo particolare rivolto alla scuola, coprendo un target di studenti che va dai 12 ai 19 anni. Non posseggo ancora le cifre esatte, ma, analizzando i questionari a noi pervenuti, i dati sono sconfortanti. Alla domanda “Qual è l’ultimo libro che hai letto?”, più della metà degli studenti risponde che non sta leggendo nulla. La restante parte cita pochi e costanti nomi: uno a scelta tra i volumi della saga di “Harry Potter”, per quanto riguarda i ragazzi delle scuole medie, oppure, e qui si va peggiorando, “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire “ di Melissa P. o “Tre metri sopra al cielo” di Federico Moccia, per quanto riguarda i ragazzi che frequentano le scuole superiori.Questo cosa vuol dire?Eppure in Italia si pubblicano migliaia di titoli l’anno. Una delle frasi retoriche più abusate è in Italia ci sono più scrittori che lettori. E nonostante ciò, nonostante questa abbondanza di quantità e, perché no, di qualità, Moccia e Melissa P. detengono lo scettro dei più forti.Questa logica di omologazione dei gusti può subire una distorsione? Sono possibili nel breve periodo dei cambiamenti di rotta?Io ritengo che, in Puglia, il lavoro svolto dai Presidi del Libro, piccola accolita di amanti della lettura, che, partendo dal basso, attraverso il contatto diretto e costante con la gente, porta l’odore della pagine di libri di narrativa e poesia nei posti più inconsueti e suggestivi, possa rappresentare un ottimo volano da seguire, un modello di riferimento per tutte le regioni. Sabato si celebra la seconda edizione della Festa dei Lettori e l’intera Puglia sarà messa sottosopra. Piazze, librerie, bar, associazioni saranno invase da parole da dire, ascoltare, leggere e sussurrare. Non a caso, quest’anno, la “Festa dei Lettori” è stata esportata in Sardegna, Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Trentino, Veneto e Piemonte. E se anche solo uno di quel 50% di non lettori italiani, alla fine della giornata, invece di osservare in televisione un gruppo di nullafacenti che lotta su un’isola deserta per un pugno di fagioli, poserà il suo sguardo sulle pagine di un libro, l’obiettivo potrà dirsi raggiunto.
libro che sto leggendo, giovanni martini, la nostra presenza, fazi editore

Per Giovanni Martini la scrittura è un’arte marziale. Le sue frasi, prima ancora di comporsi in pagine di rara bellezza, e raccontare, descrivere, commuovere, possiedono l’inconfondibile energia di una pratica. In particolare somigliano a un esercizio di Qigong, quello con cui, tramite piccole, alternate e ritmiche pressioni del piede sul terreno, ci si allena a centrarsi e radicarsi – condizione necessaria per poi potersi elevare. Nei templi tibetani si possono vedere i monaci camminare così, con andatura apparentemente saltellante, e mentre l’ignaro ride del buffo spettacolo che offrono, loro si centrano e si fondano sempre più solidamente nella madre terra. Le frasi che reggono questi racconti sembrano fare la stessa cosa, sembrano premere sul terreno della tradizione, ritmicamente, ostinatamente, per garantire il medesimo risultato. E infatti si percepisce nella scrittura di Martini una fondata, radicata classicità, in un’arte – quella della short story – che in Italia è inspiegabilmente svilita ma che ha prodotto e continua a produrre altissima letteratura in ogni lingua del mondo. “Io sono tutt’uno con quello che dico. E’ necessario. Io sono quello che dico”, sostiene il protagonista di uno di questi racconti; e così è anche Giovanni Martini, fondato, centrato e capace di elevarsi in poche pagine grazie a una scrittura formidabilmente produttiva. Se si fosse in America, ci scommetto, se ne parlerebbe già come di un maestro, e si citerebbe Salinger: siamo in Italia, ed è solo un esordiente.
Sandro Veronesi
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