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Archivio Ottobre 2006

claudia ruggeri, inferno minore

di vertigine (25/10/2006 - 14:24)

uscito oggi sul Nuovo Quotidiano di Puglia

A dieci anni dalla scomparsa si riparla della giovane poetessa leccese. Imminente la pubblicazione di una raccolta dei suoi scritti

Le pagine di Claudia

“Inferno minore”, un libro per ricordarla

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
di Rossano Astremo
Dieci anni sono passati dal “folle volo” che ha portato via per sempre una delle voci più originali della poesia salentina del Novecento. Era il 27 ottobre del 1996. Claudia Ruggeri, morta suicida all’età di 29 anni, lanciandosi nel vuoto, dal balcone della sua casa leccese, è autrice di un unico poemetto edito in vita, “Inferno minore”, pubblicato per intero sul numero 39-40 del dicembre 1996 del giornale di poesia “L’Incantiere”, di un  poema inedito “Pagine del travaso” e di altre poesie sparse. Dopo tanti anni di silenzio, di disinteresse della critica accademica e militante, verrà pubblicato a novembre il libro postumo di Claudia Ruggeri, dal titolo “Inferno minore”, raccolta di gran parte del materiale scritto in vita, edito dalla peQuod di Ancona e curato da Mario Desiati.Una laconica giustificazione al silenzio dominante in questi anni può attribuirsi alla complessità della poesia di Claudia Ruggeri. Ha scritto Desiati, in una sua appassionata riflessione sulla poetessa leccese: “Claudia Ruggeri scriveva divinamente. La sua poesia ricca di arrovellamenti lessicali, di figure estreme (il matto in primis), è una piccola epifania postmoderna, dove echeggia una semantica inconsueta che mischia parole di origine trobadorica, iperletteraria, dialettale, straniera, aulica, ma anche quotidiana. Claudia Ruggeri ha inventato una sorta di nuovo barocco, ma senza la sua decadenza”. Non a caso Desiati parla di epifania postmoderna. La vena creativa della Ruggeri raggiunge gli esiti migliori in un periodo, il decennio a cavallo tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, nel quale la poesia  ha esaurito le spinte propulsive di molta avanguardia e la sperimentazione non possiede più forti connotazioni ideologiche, ma diventa terreno fertile di plagi, citazioni, giochi intertestuali. In piena temperie postmoderna, appunto. Da qui il continuo dialogo della Ruggeri con Dante Alighieri, Guido Cavalcanti, Jacopone da Todi, Gabriele D’Annunzio, Umbro Saba, Dino Campana e Carmelo Bene. Inoltre, Claudia Ruggeri era un’eccezionale lettrice, capace di performance fuori dal comune. La sua poesia colta e passionale si riversava spesso in reading memorabili di cui oggi resta qualche rara registrazione. L’esordio pubblico di Claudia Ruggeri fu durante una lettura alla Festa dell’Unità di Lecce del 1985 davanti a un basito Dario Bellezza, uno degli scrittori più vicini all’autrice per spirito anarchico e sostanza corporea del verso.Eccone, allora, un breve assaggio, tratto dall’Inferno minore,  poemetto dedicato a Franco Fortini, poeta stimato dalla Ruggeri, ma profondamente lontano per storia ed ispirazione dalla poesia neobarocca della stessa: “ormai la carta si fa tutta parlare, / ora che è senza meta e pare un caso / la sacca così premuta e fra i colori / così per forza dèsta, bianca; bianca / da respirare profondo in tanta fissazione / di contorni ò spensierato ò grande / inaugurato, amo la festa che porti lontano / amo la tua continua consegna mondana amo / l’idem perduto, la tua destinazione/ umana; amo le tue cadute / ben che siano finte, passeggere /e fino che tu saprai dentro i castelli, i giardini / fiorire, altro splendore sai, altra memoria, /altro si splende si strega, si ride, si tira / la tenda e libero si mescola alle carte.”  Questo è il “il Matto II (morte in allegoria)” uno dei testi che strutturano l’Inferno minore. Un poetare tutto sciolto dagli schemi il suo, opera folgorante nella sua novità, che richiede una particolare attenzione da parte del lettore, ma che ammalia, imprigionandoti nella sua spirale di sensi “forti”, folgoranti anche nelle sue proiezioni profetiche: “Del Traghettatore: e volli / il “folle volo” cieca sicura tutta / Volli la fine delle streghe volli // Il chiarore di chi ha gettato gli arnesi / Di memoria di chi sfilò il suo manto / poggiò per sempre il Libro…”. La raccolta postuma esce anche grazie al sostegno della Provincia di Lecce. Finalmente le poesie della Ruggeri troveranno la loro giusta collocazione. Un tassello decisivo per evitare un colpevole oblio.

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aliens don't suck!5

di vertigine (25/10/2006 - 11:56)

il nuovo numero di



ALIENS DON'T SUCK!

periodico di integrazione non violenta degli extraterrestri





è on line al seguente indirizzo:



<http://www.webalice.it/tommasopincio> www.webalice.it/tommasopincio





umani, scrutate il web!

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appunti dell'invaso

di vertigine (25/10/2006 - 09:24)

La solitudine m’invade tutto,

persino le unghie, persino le chiome,

manichino di ombre, scossa livida,

premi il grilletto, è cosa giusta,

cosa buona giusta elidere l’inetto.

Schizzi di sangue sullo specchio,

visione riflessa di un capo smunto,

la carne s’affloscia se spappolata,

non temo la fine: l’agogno, l’imploro.

Colonna sonora timida, smagliata,

tappeto elettronico privo di bassi,

campionature di sibili della natura,

artificiale è questo restare.

Ritorno a sognare lo stesso sogno.

r.a.

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UN UOMO UN PERCHE'

di vertigine (25/10/2006 - 09:10)

ANDREA G. PINKETTS

DA NONOSTANTE CLIZIA

Due parole. Giusto per uscire da un casino e infilarsi in un altro. Due parole, tipo "Ti amo", dette controvoglia alla persona sbagliata o alla persona giusta che in quel momento non ne ha voglia. Due parole che possono pesare come due macigni rotti di cui ci si dimentica l’inevitabilità dei conseguenti sassolini. Due parole, le giuste due. Quelle che chiudono un discorso che non avrebbe meritato di essere stato aperto. Due parole per prendere le distanze dalle circostanze. Due parole per uscire da un tamponamento a catena, appiedato, e guarda un po’, solo sulle tue gambe. Il problema è che quelle due parole non escono mai al momento giusto. Ti tempestano i rimorsi e i rimpianti perché non sono state tempestive. Si ricomincia, signori, con poca sintesi e molta enfasi quando le due parole si moltiplicano. A questo punto, giustappunto, è meglio andare a capo. A capo di una situazione imbizzarrita ma non imbrigliabile. A capo e sul dorso di una vita che si rivela un cavallo di razza tanto più è incrociata. Un cavallo a un crocevia. Questa è la soluzione. Un cavallo piazzato improvvisamente spiazzato da tutte quelle croci che se ne vanno via. Due parole: "Vado via". Mi correggo: "Forse torno".

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una poesia

di vertigine (25/10/2006 - 09:05)

LUCIANO ERBA
Ricordando Vittorio Bodini e la Puglia
 
Dopo la lunga siesta di dicembre
svegliarsi in un paese meridionale
di strette vie, in salita e in discesa.
Salgono odori di cibi affumicati
scendono i ragazzini del doposcuola
vi è una stella nel cielo invernale
Bodini dice: E' Natale!

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