tratto da www.wuz.it
Nuove tendenze della narrativa in Italia
Una via illuminata al neon
di Giulia Mozzato
Quali sono le nuove scritture in Italia e chi sta facendo davvero uno sforzo di ricerca per capire dove va la letteratura nel nostro Paese? Lo spunto viene dalla coraggiosa nascita di una nuova collana TEA, una casa editrice tradizionalmente dedita ad altre scelte, che si inaugura con tre titoli di esordienti italiani. Ma il discorso si allarga, quasi inevitabilmente, a minimumfax che da anni percorre questa strada con Nichel. Ecco un confronto a distanza di due punti di vista, quello di Aldo Nove, artefice di Neon!, e di Nicola Lagioia, curatore di Nichel. Due collane stranamente accomunate dal nome che richiama una sostanza inanimata ma terrena, fredda ma "vera".
Nasce una nuova collana dedicata, sino a oggi, agli autori italiani. In realtà se ne sentiva il bisogno. Spesso i titoli di scrittori esordienti (o quasi) sono "buttati" qua e là nelle collane già esistenti, senza una visione logica d'insieme. Nella presentazione della collana si legge che "nasce per raccontare il presente attraverso testi di facile lettura senza rinunciare mia alla qualità del testo". Una buona premessa ma che non
spiega fino in fondo la creazione di una serie "specifica". Qual è il segnale principale che si vuole dare al lettore, in cosa questa collana sarà differente da tutte le altre e da quelle che più possono assomigliarle, come Nichel di minimum fax? Lo abbiamo chiesto a chi l'ha ideata, Aldo Nove, celebre autore italiano che, grazie all'esperienza acquisita in questi anni, può davvero giudicare e capire questo mondo.
Mi piacerebbe che fossero le differenze, e non una differenza, a creare lo scarto. La possibilità cioè di offrire uno spazio a ogni tipo di linguaggio in grado di comunicare qualcosa del presente. Un presente che è, attenzione, somma di tutti i passati ma anche qualcosa di assolutamente nuovo.
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| Aldo Nove - Foto Effigie |
Ogni titolo racconta una porzione di realtà, è un punto di vista tra i tanti ma ha una capacità di sintesi che contribuisce a costruire una lettura del nostro mondo. In "Vermi" di Giovanna Giolla il tema del viaggio, in "Tempo" di Alessandro Scotti quello della malattia e in Ascione il mondo di Internet. Sono tre grandi temi che a loro volta ne includono altri.
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| Nicola Lagioia |
Non ci interessa la letteratura intesa come intrattenimento seriale. Legittimo che esista, ma è molto difficile che trovi cittadinanza e agio in Nichel. Nella collana convivono scrittori anche abbastanza diversi tra loro (da Christian Raimo a Valeria Parrella ad Antonio Pascale a Leonardo Pica Ciamarra a Giordano Meacci), con qualche privilegio per la letteratura ibrida e di ricerca.
Nonostante io ne sia il responsabile, Nichel non ha una struttura verticistica, è il risultato più che altro del confronto e perché no, anche delle divergenze esistenti all'interno di un piccolo comitato edioriale costutuito da me, Christian Raimo, Marco Cassini, Daniele Di Gennaro, Marco Di Marco.
La discussione su un libro da pubblicare o da mettere in cantiere certe volte può durare anche dei mesi. I testi ci arrivano dalle solite fonti: agenti letterari, critici militanti, consulenti vari, ma anche direttamente dagli autori o aspiranti tali. Per esempio, il fortunato "Mosca più balena" di Valeria Parrella - autrice che non conoscevamo prima di cominciare a frequentarla sulla pagina - ci è arrivato normalmente per posta, senza bisogno di nessun intermediario. Detto questo, in casa editrice arrivano circa duemila manoscritti all'anno, la maggior parte dei quali testimoniano più che altro che l'Italia è un ricettacolo di grafomani con pochissime esperienze di lettura.
Com'è nata la collaborazione di Aldo Nove con l'editore? È stata una sua proposta o è stata la Tea a chiedergli questo impegno?
Ci siamo incontrati sul desiderio comune di fare ricerca, e in ambito letterario.
Nichel ha una storia più lunga alle spalle e quindi una visione già consolidata della situazione.
Dal tuo punto di vista come vedi la tendenza generale della narrativa italiana? Quali temi vengono privilegiati dagli esordienti e che tipo di linguaggio?
Tra quelle uscite negli ultimi anni, mi sembrano interessanti le opere che hanno un approccio autenticamente critico rispetto la realtà, cosa che oggi non è più possibile fare senza il coraggio di alimentare nel fondo delle proprie pagine anche un nucleo di ambiguità.
Provo a spiegarmi: il muro contro muro dei Pasolini non ha più molto senso per una generazione che è nata e cresciuta nella società dei consumi, e quindi ne ha subito non solo la contaminazione ma anche un fascino oscuro e luminoso al tempo stesso. Fascino e atterrimento che sono irrinunciabili per chi, essendo uno scrittore, accoglie su di sé l'imperativo etico di raccontare il mondo.
Penso, per fare pochi nomi, a Tommaso Pincio a Giuseppe Montesano a Giordano Tedoldi a Marco Mancassola... Un caso emblematico, in questo senso, anche se non si tratta certamente di un esordiente, è il Walter Siti di "Troppi paradisi". Racconta la volgarità estrema dei reality show ma senza negargli una patente di umanità. Da Wanna Marchi a Berlusconi all'eccidio di Beslan alle disavventure psichiatriche del regime di Pyongyang: è tutto manifestazione dell'umano, basta dimenticarlo per trasformare uno scrittore in un semplice autore di slogan.
In tutto questo sono felice che tu non abbia tirato in ballo la faccenda del"giovane scrittore": mi sembra paradossalmente un'espressione da geriatria dell'intelletto. Grazie, davvero.
Però una domanda anagrafica te la farei comunque... Tra i vostri autori ci sono giovanissimi e meno giovani, come Carola Susani che con Pecore vive è l'ultima autrice pubblicata in questi mesi. Cosa li accomuna?
L'approccio problematico alla realtà. come spiegavo prima, e una particolare tensione linguistica.
Diceva Elsa Morante che l'età e il sesso di uno scrittore sono concetti letterariamente irrilevanti. Sono d'accordo con lei. E ci aggiungo anche la provenienza geografica, la religione, le opinioni politiche. Una collana che ospitasse, uno accanto all'altro, Céline e Bertold Brecht, Sartre e Drieu La Rochelle non mi metterebbe minimamente in imbarazzo. Al contrario mi intristirebbe molto un piano editoriale affollato da sindaci di sinistra, comici di avanspettacolo e cantanti springsteeniani. Anche perché non tutti sono Boris Vian, e ancora meno Winston Churchill...
Un nome può indicare una linea editoriale? Perché il nome "neon"?
Freddo, luminoso: è una sintesi del Novecento, della sua luce, artificiale ma profonda come la il gas che la costituisce... Poi "neon Lights" è una delle più belle canzoni dei Kraftwerk, il gruppo che negli anni Settanta ha inventato il pop elettronico, e anche indirettamente la collana è un omaggio a musicisti che hanno saputo anticipare il nostro tempo.
L'immagine di Nichel la conosciamo da tempo, anche se proprio con gli utlimi due titoli c'è stata un'evoluzione grafica: nuovi illustratori (selezionati tra più di 500 candidature), per andare "alla ricerca di un'unità sempre maggiore con la linea editoriale minimum fax", come affermano gli editori. "La scelta minimale della nuova grafica segue l'obiettivo di una visività che contrasti l'ipertrofia urlata dei segni grafici. Veste grafica nuova per l'esterno e per gli interni, a ribadire l'attenzione per il libro come tale e non come merce".
Con Neon! dobbiamo ancora familiarizzare. La grafica dei volumi, i colori e le copertine sono piuttosto "dirompenti". Il disegnatore è sempre il medesimo. Quanto è stato stretto il rapporto con i grafici? Gli autori hanno potuto vedere l'immagine di copertina e magari sceglierla?
Feric, il disegnatore, ci è piaciuto perchè unisce un senso del fiabesco con una forte componente tecnologica, quasi mettendo in scena l'immaginario contemporaneo. Gli autori hanno visto le copertine ma non le hanno scelte, non ce n'è stato bisogno: anche perchè si sono innamorati subito dei disegni e della grafica!
Questi gli spunti iniziali, ma voi cosa ne pensate?
Dove sta andando la letteratura italiana? Quali sono le tendenze prevalenti in ambito narrativo e linguistico? Quali gli autori che tracceranno la nuova strada? E quanto la grafica di una collana può incidere sulla curiosità e il gradimento dei lettori? Potete scrivere le vostre opinioni a: redazione@wuz.it.
Ne riparleremo!!
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NICK HORNBY
UNA VITA DA LETTORE

“I libri, ammettiamolo, sono meglio di qualunque altra cosa. Se organizzassimo un campionato di fantaboxe culturale, schierando sul ring i libri contro il meglio che qualunque altra forma d’arte abbia da offrire, sulla distanza di quindici riprese… be’, i libri vincerebbero praticamente sempre.” La pensa così Nick Hornby, lo scrittore inglese classe 1957 che, dopo i grandi successi di Febbre a 90’, Un ragazzo e Alta fedeltà, ci offre questo nuovo libro curioso che fornisce pareri e consigli sui libri da vero intenditore e lettore “accanito” e affezionato.
L’approccio emotivo di Hornby ai libri è lo stesso che lo ha già guidato nei romanzi sulle sue altre grandi passioni, il calcio e la musica leggera. Come già aveva fatto in 31 Canzoni (ma qui in maniera più estesa e approfondita), lo scrittore inglese stila elenchi, fa classifiche, esalta e stronca nuove uscite e riedizioni di classici. E ci racconta saggi e romanzi con queste sue “non recensioni” di poche, felicissime righe che comunicano in modo estremamente diretto le sensazioni di sorpresa o noia, la felicità o il dispiacere, insomma i motivi per cui vale comunque ancora la pena di leggere, anche se si è distratti da mille altre faccende domestiche e quotidiane.
Il libro per Hornby è ancora in grado di fare la sua partita ed è ancora il migliore modo per passare alcune ore di tempo libero. Questo suo diario di lettore, con l’indicazione di tutti i libri letti e acquistati dal settembre 2003 al giugno 2006, ha l’intento di dimostrarlo attraverso un’appassionante avventura dentro i libri, con giudizi che più che da critico letterario somigliano piuttosto ai pareri di un amico che ha scelto di accompagnarci in libreria e di farci orientare tra migliaia di novità, di saggi e di classici ristampati.
prossimamente: gennaio 2007

di Aa. Vv.
Voi siete qui
Quindici esordi narrativi
200 pagine - (2007/01) gennaio 2007
Dopo il successo della Qualità dell’aria, minimum fax propone una nuova antologia di narrativa, nello spirito più tipico della casa editrice: la ricerca e la scoperta dei nuovi scrittori. Dagli esordi più interessanti pubblicati su rivista nel 2006 Mario Desiati, con la collaborazione della redazione di minimum fax, ha selezionato in Voi siete qui quindici autori su cui scommettere nel prossimo futuro. Si tratta di racconti e reportage narrativi che – dall’immaginario suicidio di Paris Hilton ipotizzato da Giancarlo Liviano al mondo delle officine meccaniche che «preparano» le auto della camorra napoletana descritto da Piero Sorrentino – offrono uno spaccato delle novità in arrivo sul panorama letterario italiano.
La scelta di scrittori inediti tenta uno schizzo sulla possibile scena futura della narrativa italiana. E tali «promesse editoriali», per l’audacia e l’eterogeneità, tracciano il solco di un’operazione paragonabile alle più rivoluzionarie del nostro passato recente: Nuovi Argomenti negli anni Cinquanta, il Gruppo 63 nei Sessanta, i Franchi Narratori negli anni Settanta, le Under 25 di Tondelli negli Ottanta, «Ricercare» nei Novanta... e oggi Voi siete qui.








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