reading
13 Dicembre - Bari - la Vallisa

SUDario: la voce musicata dei poeti sul cadavere del Sud. Sul corpo morto dello stereotipo meridionalista, luogo comune trito e infecondo, e sul corpo morto di voci defunte, troppo presto, ma che, grazie alla poesia, ritornano, come impronte sul sudario.
Quattro diversi momenti poetici, incroci dell’anima ritmata, accomunati da un arcaico ma insieme estremamente contemporaneo riallacciarsi alle origini comuni della oralità poetica e della musica.
La Zona Braille: il progetto di poesia fonografica del poeta Enzo Mansueto, col compositore Davide Viterbo e il cantautore , che dalle liriche agghiaccianti degli Ultracorpi si estende a invadere le zone umbratili dell’arte del discorso sonorizzata, proponendo, in questa occasione, anche un omaggio per liriche e canzoni a Nico Cafagno, poeta e cantautore barese, tragicamente scomparso a Praga pochi anni fa.Così come scomparve, per morte volante ed autoprocurata, la giovane e bella Claudia Ruggieri, che Mario Desiati – poeta e narratore – evocherà nel suo reading musicato, presentando in anteprima il libro inedito della poetessa salentina.
Da Napoli, invece, Giovanna Marmo, una delle migliori performer italiane, poetessa vaga e crudelmente fiabesca, accompagnata da una figura di spicco della new wave e della sperimentazione cantautorale partenopea: Nino «Ninette» Bruno, già componente dei Von Masoch e dei ResiDante di Gabriele Frasca.
Infine - come un reading nel reading, con le musiche etniche contaminate degli Adria (Claudio Prima, Redi Hasa, Emanuele Coluccia) a far da contrappunto alla parola poetica -, Rossano Astremo, Irene Leo, Luciano Pagano, Gioia Perrone, Ilaria Seclì, cinque voci emergenti dal Salento, capaci, anche attraverso un uso scaltrito del web, di imporsi all’attenzione nazionale, proponendo un ricambio generazionale tra le file poetiche del Sud del Sud dei santi.
una poesia
DARIO BELLEZZA
(Da "Morte segreta" - 1976)

E abbandono morte. Giocattolo di Dio.
Le muse si sveltiscono solo se andate cose
rigirano, sezionando in dolore e confessione,
oscillando fra tenere immagini e pensiero
lucido di ieri, friabile rendendo la memoria
delle realtà impossibili, quelle mai volute
e tutte assoldate al vizio del ricordo.
Le trapassate entità ingiuste e invivibili
che fecero di me un ragazzo come tanti e ora
un morto che cammina, un fiato eterno di pietà
e tristezza, trascinandomi un corpo-cadavere
che di mattina alzo e vesto, rantolo per casa,
chiudo al gabinetto, ascolto nelle sue chiacchiere
insulse e quotidiane, chiedendo udienza alle muse
ancora con ironia come una pianta secca
dai fiori profumati, chissà perché. Dentro
il cuore si agita invano la parola chiave, morte,
morte terrena, morte eterna, ed è il corpo trionfante
bestia che si accalda a dimostrarlo in attesa
di diventare freddo come un marmo.
Questo corpo che vesto e nutro e lavo
e accordo ai separati corpi altrui, costringo ad amare,
manometto, chiedo il perdono della sua putrefazione
perenne in una erezione instabile e impotente, sterile,
senza figli severi e solari per confortare vecchiaia.
Tutto questo decomposto, gracile corpo cadavere
devo affaticarlo per sbiancare una notte senza insonnia
uncinato da pasticche velenose; cuori diabolici nel letto
agitano la loro bandiera nevrotica. "Anche tu sei dei nostri,
caro, scegli l'orgasmo che vuoi. Ti aspettiamo impazienti,
addio!" I morti, gli strabilianti morti vivendo nei sogni
li terrorizzano fino al delirio della più enorme insonnia
e solo le botte dell'infanzia mi placano, giacendo
senza vita lontano dal centro della mia vita.
"Non urlare, Dario, non urlare, sei pazzo.
Un vivente melodramma da strapazzo!"
Così diviso da me, osservo il mio cadavere,
ne contemplo le mille epoche sopravvissute
alle illusioni, alla felicità passeggera di un bacio,
preda di sapienti ladroni notturni che sanno
aspettare fino all'ultimo l'estremo rantolo.






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