recensione
Versi d’amore per l’esordio di Alessandra Nicita
di Rossano Astremo
“Sono stata molto delusa dai mirtilli”, questo è il titolo bizzarro scelto dalla salentina Alessandra Nicita per il suo libro d’esordio, una raccolta di versi da poco pubblicata dalla Besa. La prefazione del testo è firmata da Mauro Marino che, tra le altre cose, scrive: “La poesia abita nel disincanto, questa oggi la dimora scelta: sbigottimento e stupore, continuo domandarsi, in un non sapere che reclama innocenza. Da qui l’ascolto del poeta, tutto d’occhi, che sbircia e sa farlo sino al fondo, al raschio dell’animo, per trovare parole all’inspiegato, a ciò che non trova quiete e disarma. Procurarsi la ferita è nell’ogni giorno, oscilla tra intimo e sociale, tra mancanze amorose e il limite civico del mondo che non sa l’uscita, la via di fuga, l’oltre da tentare”.Nella lettura dei testi della Nicita ciò che emerge è la centralità della tematica amorosa , il suo è un poetare che abbandona l’armamentario svecchiante di certa produzione in versi molto attenta all’aspetto formale, prediligendo uno svolgersi colloquiale della stessa, una semplicità del dire, un rifiuto di arrovellamenti lessicali, una predilezione per una parola che non lascia adito a travisamenti semantici: “L’amore mio /è una scheggia impazzita /mentre mi penetra /il cuore e mi graffia la carne./L’amore mio /è labile fretta omicida /quando apre gli occhi /e mi sveglia,/quando il confine /tra dolore e pace /si perde /nella maestosità /dell’attimo che sfugge /e poi muore”.O ancora: “Scolpirò il tuo volto /nell’incavo delle dita /affinché nessuno possa vederlo;/ogni amore che avrò dovrà assomigliarti, /perché io possa continuare ad amare,/sempre”. Un canzoniere amoroso tenero, disincantato, docile, ironico, a tratti dolente, con i difetti propri di un esordio, alcuni versi che riecheggiano il già sentito, ma con soluzioni originali, prive di orpelli retorici che ne obnubilano il senso, nella ricerca di una forma sempre schietta, diretta, comunicativa. È l’io lirico a dominare i versi della Nicita, corpo poetico rivolto verso l’interno, anima di donna alla ricerca dei frammenti di vita perduti negli anni.







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