una poesia

Paiono catene dileguate lontano,
come un oscuro turbine di suono,
preludi dal groviglio dell’occhio,
centro di bianchi sogni del mattino.
Paiono cascate di gendarmi proni,
come canti di poeti emaciati,
fogli di scrittura febbrili, curvi,
continuo strisciare di passi amari.
Paiono canti di bimbi e lussuria,
come forme impallidite di sfingi,
rumore cupo della miseria,
mondo abitato da dolci nuvole.
Pare il varco di una tellurica melodia,
come stanza in cui roteano rifiuti,
non basta la pittura, ci vuole l’acqua,
un flusso che slavi la vecchia luna.
r.a.
tratto da booksbrothers
La “forma blog”: il suo ruolo nell’evitare la stagnazione della poesia all’inizio del nuovo millennio. Percorsi e ipotesi sul futuro, di Matteo Fantuzzi
Il nuovo millennio poetico italiano si è aperto con una serie di problematiche non facilmente risolvibili: la fine delle avanguardie letterarie e un decennio “buio” come quello che va dagli anni ’80 all’inizio degli anni ’90 che assurdamente non aveva permesso la conoscenza delle nuove linfe, ovvero dei nati a cavallo del 1960 (cioè quel gruppo di poeti poi indicato come “generazione in ombra”, o secondo la definizione di Merlin “Poeti nel limbo” [“Interlinea”, 2005]); insomma lo spartiacque anagrafico creato con la divisione effettuata da Raboni in Poeti del Secondo Novecento [in Storia della Letteratura Italiana, Il Novecento, tomo II, Garzanti, 1987] aveva creato una stagnazione della poesia italiana contemporanea con una tendenza fortemente accentuata (tipica dei tempi di carestia) al “fare quadrato”, immettendo nella realtà italiana esperienze e riviste auto-celebrative senza la minima volontà di dialogo e cercando di abbattere chi con la propria esperienza aveva invece cercato di superare ponti e steccati. Questa situazione di terra bruciata se da un lato ha dato opportunità favorevole alla conoscenza della successiva generazione, quella dei nati negli anni ’70 (anche se dopo le prime importanti esperienze “da antologia” la loro “tendenza” è arrivata addirittura ai limiti dello status di moda), dall’altro ha creato i presupposti per l’espansione di una forma alternativa di comunicazione della poesia contemporanea che evitasse i canali di distribuzione complicati che ha questa editoria, che fosse economicamente non invasiva e fosse di facile utilizzo: per l’appunto il blog. Lungi da me considerare il blog come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità poetica, anzi i difetti via via sono andati a sommarsi e conoscersi, ecco che però il blog ha lanciato nella melmosa situazione poetica il classico sasso, mischiando le cose, creando piccole onde che hanno mosso almeno in piccola parte la situazione, ma che come tutti i modi ondosi sono destinate ad esaurirsi consumate dagli attriti e dall’inerzia. Se però brevemente vogliamo analizzare questo modo di fare blog ecco il dovere di dividere come una costola della realtà dei grandi blog multi-autori e multi-disciplinari (su tutti Nazione Indiana, per poi passare al bollettino di Vibrisse e da ultimo a Il primo amore), quella specifica della poesia spesso curata, almeno nella prima fase, da singoli poeti e critici. Ci sono esempi come il mio UniversoPoesia, ma anche Dissidenze di Giampiero Marano, che attraverso una conduzione univoca della proposta utilizzano la forma multi-autore come pluralità di argomentazione e di linea, creando una visione critica (e nel mio caso anche sociologica) della poesia. LiberInVersi di Massimo Orgiazzi e
E ancora, a proposito di presenze territoriali, non sarebbe giusto omettere il lavoro che si sta facendo in Puglia ad esempio con Rossano Astremo ed Angelo Petrelli, o nelle Marche col gruppo de
Questa veloce carrellata serve più che altro a fare vedere a chi già si orienta nell’attuale poesia quante voci stiano lavorando in tal senso, ma anche quanto dissimili esse siano e quanto varia quindi la proposta che esse sono in grado di offrire uscendo dal canone dei “soliti noti” senza però fare venire meno la qualità dei ragionamenti (almeno in questo contesto, non posso che concordare se a questa selezione si interpone il “mare magnum” che è stato indicato quest’estate nella querelle sulla poesia in rete apparsa su “Il Corriere della Sera” e su “L’Espresso”, innescata da Nanni Balestrini su “Liberazione” e poi continuata da Giuseppe Conte ed Umberto Eco), modificando (chi più chi meno) la modalità della proposta, creando uno strumento più snello, più veloce (ma inevitabilmente più effimero) rispetto alle ponderose riviste cartacee, creando un interessante punto d’approdo per chi, interessato alla poesia, non ha mai avuto la possibilità di approfondire la materia (l’Italia è un paese particolare, dove un paio di milioni sono gli scrittori di poesia, un migliaio sono i libri pubblicati all’anno e meno di mille sono probabilmente i lettori reali di poesia). A riprova di questo le tante interazioni anche e soprattutto coi neofiti, il riscontro avuto, come già rimarcato spesso, nelle letture pubbliche di poesia e nei festival, l’attenzione da parte degli studenti liceali ed universitari, vera colonna portante dell’espansione, anche a livello di importanza, della realtà dei blog, la sensazione insomma di avere creato qualcosa. Qualcosa che ora dopo quasi un lustro di lavoro da una parte va condensata e dall’altra deve evolversi. Come? Alcune settimane fa (il 5 Novembre) su UniversoPoesia ho inserito in tal senso un breve (e provocatorio) articolo intitolato Blog di poesia: è tempo del de profundis? e che date le piccole dimensioni qui ripropongo: Cercare di capire su un blog che parla di poesia se i blog che parlano di poesia hanno oggi piena necessità di essere rivisti e forse addirittura lasciati al loro destino non è una cosa che mi frulla nel cervello solo da oggi, per chi ha avuto modo di ascoltare la serata di Macerata quest'estate già diversi mesi fa si era tutti di quell'avviso. Rispetto ai giorni della nascita di quest'esperienza oggi diversi mezzi si sono potenziati: penso a youtube, penso alle linee telefoniche ad alta velocità, ma penso anche al satellite, al digitale e alle web radio. Oggi le possibilità si sono allargate ed è anche giusto che chi sta lavorando sulla diffusione della poesia anche attraverso mezzi non esclusivamente cartacei si ponga a ragionare in tal senso. Ognuno di noi ha una visione, un pensiero e anche delle capacità: allora prendiamoci un attimo di pausa per una riflessione molto semplice: il blog sta andando verso il suo naturale termine, parliamone: proposte ? Da un lato in primis già da alcuni mesi Vincenzo Della Mea e in seguito altri hanno cercato una soluzione alla necessità di “asciugare” la proposta creando una guida delle forze oggi in campo. È nato così il poEcast, ovvero un aggregatore di post in grado di dirigere direttamente agli argomenti che un utente preferisce, monitorando anche l’uscita dei nuovi post e facilitando in sintesi la fruizione dei blog. Dall’altra, come appunto auspicavo nell’articolo in UniversoPoesia, muove i primi passi la forma degli audio-blog, facilitata dal lavoro di Fahrenheit, la trasmissione di Radio 3 che già da tempo propone l’mp3 come proprio strumento d’eccellenza e da questi giorni anche lo stesso poEcast, oltre a Enne (di Daniele De Angelis e Andrea Tosti), che utilizza il fenomeno youtube, e al progetto Oboe Sommerso di Roberto Ceccarini; senza dimenticare chi utilizza la forma video anche con la nuova espansione del digitale della Rai, o le trasmissioni (sempre Rai) realizzate un anno fa ad esempio da Andrea Margiotta e che si integrano a quelle realizzate anche da Lello Voce (che pure con il mezzo blog in poesia ha molto lavorato) per Rai Educational con attenzione particolare allo Slam Poetry. Questa è la situazione in definitiva oggi del rapporto tra la poesia e il blog, una situazione in totale evoluzione che non si deve assolutamente fossilizzare ma che deve sopra ogni altra cosa (per concludere) scappare dalla possibilità di indicare il blog come rifugio del singolo poeta, in un’ottica privatistica ed autopromozionale non molto diversa da quelle operazioni che hanno reso sconosciuta ai più la poesia contemporanea italiana. Se l’amore per la poesia e per la diffusione della poesia è reale allora non si utilizzi questo strumento come una scusa per farsi i fatti propri, ma piuttosto si utilizzi il blog per quello che è: uno strumento imperfetto per reindirizzare alla vera poesia, al testo, insomma per reindirizzare alla carta.






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