PINCIO/PYNCHON

thomas pynchon
Contro il tempo e lo spazio
Appena uscito in America, «Against the day», ovvero l'ultimo romanzo dell'invisibile scrittore americano, è una successione apparentemente caotica di eventi sparsi per il globo, che conferma il piglio anarchico dell'autore e la veemenza del suo attacco al capitalismo. Essendo i tempi quello che sono, a molti critici simili idee sono parse bambinesche se non proprio intollerabili
Tommaso Pincio
Apparso nelle librerie americane in prossimità del Giorno del Ringraziamento, dopo un'attesa protrattasi per quasi un decennio, il nuovo Pynchon non ha certo ricevuto una calorosa accoglienza. Com'era prevedibile, tra i più veementi stroncatori si è prontamente distinta l'acidula Kakutani che pure aveva apprezzato il precedente Mason & Dixon. Per il critico del New York Times il libro «sembra l'imitazione di un romanzo di Pynchon scritta da un suo accanito quanto grossolano fan sotto l'effetto di qualche stupefacente». Pareri dello stesso tenore sono stati espressi da una nutrita schiera di detrattori. Chi lo ha definito un libro senza capo né coda; chi un Moby Dick senza capitano Achab né balena; chi ha ipotizzato che nemmeno Pynchon capisce quel che scrive.
Bisogna riconoscere che, in un certo senso, l'autore se l'è cercata scrivendo di suo pugno una sorta di anticipazione nella quale sembra prendere per i fondelli i suoi vezzi più caratteristici quali l'uso di termini oscuri, la descrizione di strane pratiche sessuali e le «stupide canzoni» che di punto in bianco i personaggi si mettono a cantare interrompendo l'azione del romanzo. Il testo, comparso sul sito di Amazon la scorsa estate, si chiudeva così: «Che sia il lettore a decidere. Che il lettore stia in guardia. Buona fortuna». E i lettori, o per meglio dire i critici, guardinghi lo sono stati. A modo loro, però, stabilendo in pratica che Pynchon è uno scrittore finito e fuori dal tempo.
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