anticipazione
Esce finalmente a gennaio l'atteso libro postumo che raccoglie tutte le poesie di Claudia Ruggeri. "Inferno minore", questo è il titolo. Libro pubblicato da peQuod e curato da Mario Desiati. Qui un'anticipazione. Una poesia scritta negli anni '90, prima della composizione del poemetto-capolavoro della Ruggeri che dà il titolo a questa raccolta.

CLAUDIA RUGGERI
BALLATA
Quanto vorrei avere una lametta
per disegnare
sul tuo stomaco supino
una circonferenza.
Poi alzerei il coperchio
e svellerei
l’estremità inferiore
del tumido intestino.
Piano piano il gomitolo
srotolerei in chilometri
quindi arrivata a Roma
vi salirei in groppa
con la lametta
in mano.
Vorrei saltare monti
corrodere le strade
vedere oceani
a cavalcioni del tuo Intestino
poi arrivare al Polo,
con la punta rossa
del tuo sangue
inciderei anche me.
Dopo un riuscito innesto
gongolante nel taciturno gelo
quanto vorrei
offrire a te lontano
la tua cacata
lucida e ghiacciata.
Quanto vorrei avere una lametta
di quelle che usano gli amanti
per annunziare ai tronchi
il loro Amore.
DISASTER

È ricomparsa d’improvviso, dopo anni di latitanza, ben nascosta dietro strati di pelle porosa. È ricomparsa senza un minimo cenno, senza il giusto preavviso che è doveroso dare quando si toccano sensazioni così totalizzanti. È ricomparsa mentre i miei occhi osservavano con attenzione le opere di Andy Warhol, esposte presso il Chiostro del Bramante di Roma. “Pentiti e non peccare più!”, questo il titolo della mostra. 80 opere su tela di grande formato, fotografie e video provenienti perlopiù dal Warhol Museum. Ero in un’immensa sala ad osservare le figure iconiche che tanto celebre hanno reso Warhol, da Marilyn a Marlon Brando, passando per Jackie Kennedy, rappresentata nel giorno dei funerali del presidente assassinato, sino ad arrivare, una volta entrato in una nuova e ancora più grande sala, alla serie dei Disaster, raffiguranti immagini degli incidenti automobilistici e delle vittime tratte dalle pagine dei giornali e resuscitati sulle tele nel loro puro orrore. È ricomparsa in tutta la sua ineluttabilità, proprio negli attimi in cui il mio sguardo si posava silente su figure di lamiere accartocciate e corpi senza vita, la paura della morte. Quella stessa asfittica sensazione che crea voragini nello stomaco e che per molti anni mi ha accompagnato durante la mia infanzia. Dove si va quando si muore? Dove? Era questo che mi chiedevo e naturalmente non avevo risposte da dare, ma solo un senso di sconforto, un palesarsi nella mia mente di campi cromatici neri al solo pensiero di un mondo in grado di poter alimentarsi ottimamente anche senza la mia presenza. Quella stessa sensazione è tornata ad assalirmi. E ora, come ad allora, non so darmi risposte alla domanda che tutte le altre divora.
R.A.






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