Ciao sono vertigine
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Archivio Gennaio 2007

ancora poesia

di vertigine (05/01/2007 - 19:47)

VITTORIO PAGANO

LETTERA PER UN EPITAFFIO
 

La nostra veglia d’ippogrifi stanca,
le notti erronee d’arabeschi, il vuoto
che si solleva come un’acqua, tutto,
l’esilio disertato che spalanca
le sue ramure al riso dell’ignoto,
questo torchio del cuore, questo lutto
del mondo…s’è redento, s’è distrutto
- e nel macero d’ombra invano scuoto
le colonne del tempio che mi manca.

Ho sognato di treni sempre in fuga,
con un viso di diavolo: momenti
sudati, insudiciati, quando gli occhi
pensano… ed una pozza si prosciuga
nella sabbia incapace degli eventi,
nell’incavo lasciato dai ginocchi
troppo a lungo preganti. E, se tu scocchi
dal battaglio del cielo, ai tuoi dementi
calcoli romba un’ora che ti fruga…

E già mi vedo appeso ad una forca
sgangherato – ma fermo, irrigidito,
senza un impeto d’aria che mi muova:
solo mi resta la pupilla sporca
di me, del mio cadavere, l’ordito
sanguigno di una legge, d’una prova
compiuta, antica, svalutata e nuova,
nel palio estremo dove l’infinito
regna come una mano che ci torca…

E non sarò poeta che in quest’atto
definitivo…Amico, poesia
non è che il senso di sè, la misura
d’un poco d’ombra. Guardami: combatto
con la forma vanente, con la scia
funeraria del canto – ed ho paura
del sorriso, del sonno che m’oscura
un diluvio d’iperboli, che spia
l’ultima voluttà di me disfatto…

E tu, canzone, al punto del congedo,
spietatamente annota ciò che vedo:
la veglia, i treni, l’ora, la scoperta
della sorte possibile…T’affido
nient’altro che uno scheletro ed un grido
che svolga ai morti una figura certa.

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una poesia

di vertigine (05/01/2007 - 19:43)

milo de angelis

da tema dell'addio

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finchè mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

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